I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

venerdì 24 febbraio 2017

Accusa di mafia per Maurizio Marchetta. Dda di Messina: "l'imprenditore era a disposizione del boss Di Salvo"

Notificato al noto architetto e imprenditore barcellonese Maurizio Sebastiano Marchetta l’avviso di chiusura delle indagini preliminari in ordine al reato di concorso esterno (art. 110) in associazione mafiosa armata (art. 416 bis comma 4). I Pm della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Messina, Angelo Cavallo e Francesco Massara, contestano all’indagato di aver “concorso nell’associazione denominata “famiglia barcellonese”, operante sul versante tirrenico della provincia di Messina, cui aderivano, tra gli altri, Giuseppe Gullotti, Giovanni Rao, Salvatore Di Salvo, Salvatore Ofria, Carmelo D’Amico, Carmelo Bisognano ed altri ancora, per i quali si è proceduto separatamente”. Sempre secondo i due Pm, l’organizzazione mafiosa di cui avrebbe fatto parte pure il Marchetta, “avvalendosi della forza d’intimidazione permanente dal vincolo associativo e dalla condizione assoluta di assoggettamento e di omertà che ne derivava sul territorio, programmava e commetteva delitti della più diversa matura contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, l’ordine pubblico e la fede pubblica, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta ed indiretta la gestione e comunque il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri”.
In particolare, Maurizio Sebastiano Marchetta, nella sua qualità di socio delle imprese “Cogemar” ed “Archimpresa”, avrebbe svolto attività economiche in “società di fatto e comunque per conto e nell’interesse di Salvatore Di Salvo  e di Carmelo Mastroeni”; Marchetta, inoltre avrebbe partecipato “ad una serie di turbative di aste ed appalti truccati anche per conto e nell’interesse” degli stessi Salvatore Di Salvo e Carmelo Mastroeni e di altri imprenditori ad essi vicini, tra i quali – citano i magistrati - il costruttore Mario Aquilia, recentemente condannato in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta Gotha 1, scattata il 24 giugno 2011.
“In tal modo – scrivono i magistrati Angelo Cavallo e Francesco Massara - ricavando vantaggi costituiti, per quanto riguarda Maurizio Marchetta, dallo svolgimento della propria attività imprenditoriale sotto la “protezione” e con l’“ausilio” dell’organizzazione mafiosa di riferimento, nonché potendo partecipare agli appalti pubblici truccati di cui sopra; per quanto riguarda l’associazione mafiosa barcellonese, in particolare Salvatore Di Salvo e Carmelo Mastroeni, ricavando il vantaggio di partecipare agli appalti pubblici truccati di cui sopra e di svolgere attività imprenditoriale “pulita” al riparo dai più penetranti controllo delle forze dell’ordine”. I reati contestati, secondo la Procura, sarebbero stati commessi in un periodo compreso tra il 1993 e il febbraio 2011. Maurizio Sebastiano Marchetta è difeso dall’avvocato Ugo Colonna del foro di Torino che, in attesa della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura, potrà depositare memorie e la richiesta di interrogatorio a garanzia del proprio assistito.
Enfant prodige della politica e dell’imprenditoria nel Longano a fin anni ‘90, nel 2001 Marchetta ascese alla vicepresidenza del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, in rappresentanza di Alleanza Nazionale, il partito guidato al tempo dal senatore ed ex sottosegretario alle Infrastrutture, Domenico Nania. Nel luglio 2003, con la deflagrazione dell’inchiesta denominata “Omega”, relativa all’infiltrazione della criminalità organizzata nella realizzazione di buona parte delle opere pubbliche della provincia di Messina, i magistrati contestarono all’imprenditore-consigliere di “aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alle turbative d’asta”. Tre anni più tardi, furono i componenti della Commissione incaricata dalla Prefettura di Messina di verificare eventuali infiltrazioni mafiose nella gestione del Comune di Barcellona a tracciare un profilo tutt’altro che lusinghiero su Maurizio Sebastiano Marchetta. I commissari, in particolare, si soffermarono sugli “stretti rapporti di cointeressenza esistenti” con Salvatore “Sem” Di Salvo, pluripregiudicato ai vertici dell’organizzazione mafiosa del Longano, e le “documentate condotte agevolatrici volte ad introdurlo nella casa comunale per permettergli di sbrigare con facilità e speditezza qualunque tipo di pratica amministrativa”. Del politico-imprenditore furono inoltre evidenziate le frequentazioni con altri due personaggi di punta della criminalità barcellonese, Giovanni Rao e il noto avvocato Rosario Pio Cattafi, condannato in secondo grado nel novembre 2015 a 7 anni di reclusione nell’ambito del procedimento Gotha 3.
Nel gennaio 2009, come un fulmine a ciel sereno, trapelò la notizia di una “collaborazione volontaria” del Marchetta con gli organi di polizia sulle conoscenze acquisite come imprenditore e relative ai rapporti esistenti tra politica, mafia e massoneria nel  messinese. Riferendo di essere stato oggetto per diversi anni di intimazioni e minacce di origine mafiosa, Marchetta ammise di aver versato denaro a favore di alcuni esponenti criminali barcellonesi per poter svolgere in “tranquillità” le opere ottenute in appalto in diverse località delle province di Messina e Catania. Grazie a quelle “rivelazioni” l’allora sostituto della DDA di Messina Giuseppe Verzera e il Pm di Barcellona Francesco Massara avviarono l’ampia indagine denominata “Sistema” che si concluse con gli arresti e i procedimenti penali nei confronti di Giuseppe D’Amico (al tempo boss emergente della famiglia barcellonese ed odierno collaboratore di giustizia), Pietro Nicola Mazzagatti (a capo della “famiglia di Santa” Lucia del Mela) e Carmelo Bisognano, al tempo boss della feroce cosca di Mazzarrà Sant’Andrea (oggi anch’egli collaboratore).
Durante le sue deposizioni ai magistrati peloritani, Maurizio Sebastiano Marchetta si soffermò in particolare sul cosiddetto meccanismo regolatore del “3 per cento”, quanto cioè si doveva pagare alla mafia per continuare a lavorare nella provincia di Messina. “Esiste un gruppo di imprenditori che adotta tale sistema su scala regionale e che fruisce sia di collegamenti con pubblici amministratori, sia con soggetti politici che svolgono una vera e propria funzione di referenti, sia con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata”, spiegò il professionista barcellonese.
Marchetta, già affiliato alla Loggia del Grande Oriente d’Italia “Fratelli Bandiera” e poi alla nuova Loggia del Goi “Eugenio Barresi”, entrambe con sede a Barcellona, puntò pure il dito contro le logge e i templi “occulti” della massoneria in cui sarebbe stato esercitato il potere del partito unico trasversale che regolerebbe la vita della fascia tirrenica del messinese. Dopo queste dichiarazioni, la Squadra Mobile della Questura di Messina avviò un’indagine sulla Gran Loggia Ausonia, un’obbedienza “indipendente” fondata a Barcellona il 15 gennaio 2004. “I fratelli dell’Ausonia punterebbero all’acquisizione ed al consolidamento di posizioni di vertice, nei contesti professionali e lavorativi in cui operano, ed incarichi presso strutture sanitarie che forniscono un bacino elettorale a cui attingere di volta in volta nelle competizioni amministrative e politiche, dietro cui staglierebbe, quale promotore e artefice ideatore, la figura del Senatore Domenico Nania”, ipotizzarono gli inquirenti. “Taluni di questi soggetti, inoltre, risulterebbero aver mantenuto rapporti con personaggi legati sia al mondo della politica che della criminalità organizzata barcellonese”. Nel dicembre 2014, tuttavia, il Pm Giorgio Nicola ha chiessto al Giudice per le indagini preliminari di Barcellona Pozzo di Gotto l’archiviazione dell’inchiesta sulle attività della “Gran loggia Ausonia” di Barcellona, non riscontrando la violazione della legge Anselmi che vieta e punisce la costituzione di “società segrete che cospirano contro le istituzioni e la sicurezza nazionale”.
Nel gennaio 2014, la credibilità come “testimone” di Maurizio Sebastiano Marchetta fu minata in sede processuale con la decisione della Corte di Appello di Messina di assolvere “per non avere commesso il fatto” Carmelo Bisognano e Carmelo D’Amico, accusati entrambi di estorsione in una costola del procedimento denominato “Sistema” In primo grado, con rito abbreviato, Bisognano era stato condannato a 10 anni e 8 mesi di reclusione, mentre D’Amico a 7 anni e 10 mesi. Nelle motivazioni della sentenza, il presidente del collegio giudicante Attilio Faranda, scrisse che le dichiarazioni dell’ex vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona erano ”inattendibili”.
Un anno dopo era l’ex boss Carmelo d’Amico a chiamare pesantemente in causa l’imprenditore barcellonese. “Maurizio Marchetta era parte della nostra associazione, diciamo che era il nostro colletto bianco”, riportò D’Amico nel corso di un’udienza del processo Gotha3. Il collaboratore raccontò inoltre di aver saputo dell’esistenza di una loggia massonica coperta nel Longano. “Sem Di Salvo mi disse che a questa loggia massonica occulta apparteneva anche l’avvocato Rosario Cattafi, insieme al senatore Domenico Nania. Era una loggia di grandi dimen­sioni, che abbracciava le regioni della Si­cilia e della Calabria. Sempre Di Salvo mi disse che Cattafi insieme al Nania, amico stretto di Marchetta, erano fra i massimi responsabili di quella loggia occulta”. Carmelo D’Amico ha pure raccontato che il Marchetta si sarebbe speso per raccogliere voti tra i mafiosi barcellonesi in occasione delle campagne elettorali a favore dell’(ex) deputato regionale di Forza Italia, Antonino Beninati. L’ingegnere messinese ha comunque fermamente respinto le affermazioni di D’Amico.

Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 24 febbraio 2017, http://www.stampalibera.it/2017/02/24/accusa-di-mafia-per-maurizio-marchetta-per-la-dda-di-messina-limprenditore-era-a-disposizione-del-boss-di-salvo-per-accapararsi-opere-pubbliche-e-truccare-gli-appalti/   

giovedì 23 febbraio 2017

Tremestieri, il grande porto dall’insostenibile impatto ambientale

Come realizzare un’opera insostenibile dal punto di vista ambientale, convertendo le legittime aspirazioni di una città di liberarsi dal transito dei mezzi pesanti in un business milionario per le aziende post-tangentopoli e i progettisti del consumo di territorio. Accade a Messina con la “Piattaforma  logistica  intermodale con annesso scalo portuale di Tremestieri” (la prima tranche di lavori, già appaltati, prevede una spesa pubblica di 73 milioni di euro): un intervento con devastanti effetti sui fondali e la fragile costa a sud della città peloritana, ultrasensibile ai sismi e alle correnti marine e che ripropone quasi tutte le criticità e le vulnerabilità dello scongiurato Ponte sullo Stretto. E non poteva essere diversamente, del resto, dato che ad occultarne o mistificarne la violenza sul territorio ci sono stati anche certi teorici della sostenibilità della megainfrastruttura per l’attraversamento stabile tra Scilla e Cariddi.      
“La Valutazione di Impatto Ambientale già effettuata per il costruendo porto di Tremestieri è da ritenersi datata, carente ed inidonea ad affrontare i problemi di un’opera complessa e costosa in un territorio di alta fragilità, terrestre e marina”, scrivevano i rappresentanti di tre tra le maggiori associazioni ambientaliste nazionali (Man - Associazione Mediterranea per la Natura, Italia Nostra e Wwf) in un documento inviato il 28 luglio 2015 ai ministri dei Trasporti e infrastrutture Graziano Delrio, e dell’Ambiente Gian Luca Galletti. “Condividiamo la necessità di spostare il traffico pesante fuori dall’area urbana, ma non possiamo condividere scelte non ponderate, quale quella dell’ampliamento del porto di Tremestieri. In attesa di una corretta e approfondita verifica dei suoi reali costi ambientali, sociali ed economici, nel breve, medio e lungo termine, ci preme chiedere che venga riavviata una nuova e approfondita istruttoria sull’impatto ambientale del nuovo progetto: senza di essa, saranno vanificate le notevoli somme che si intendono investire senza risolvere il problema dell’attraversamento del traffico pesante”. Alla richiesta di Man, Italia Nostra e Wwf veniva allegata un’accurata documentazione scientifica con le numerose osservazioni critiche al progetto che le tre associazioni avevano già inviato nei mesi di aprile, luglio e settembre 2014 alla Commissione VIA-VAS (valutazione impatto ambientale e valutazione ambientale strategica) del Ministero dell’ambiente, ma che tuttavia veniva colpevolmente e integralmente ignorata dalle autorità di governo, dalla stramaggioranza delle forze politiche e sociali e dalla stessa amministrazione comunale guidata dal NoPonte Renato Accorinti.
“Il porto attuale di Tremestieri che oggi si vorrebbe ampliare, è stato realizzato in procedura di emergenza, ha rivelato oggettivi limiti di praticabilità e ha innescato fenomeni di erosione costiera estremamente gravi”, spiegavano Man, Italia Nostra e Wwf. “Si interra ad ogni forte sciroccata e per riattivarlo si investono ingenti somme pubbliche, fino alla successiva sciroccata che interra nuovamente il bacino portuale. Il nuovo porto verrebbe realizzato in un’area ad alto rischio idrogeologico (un aspetto gravemente sottovalutato dai progettisti), a sud dello scalo attuale che si è dimostrato inidoneo ad assorbire il traffico dell’attraversamento dello Stretto. L’infrastruttura interferisce con lo sbocco di ben tre fiumare (Guidara, Canneto o Palummara, Farota), nell’ambito territoriale interessato dalla drammatica alluvione del 1° ottobre 2009, dove è altissimo il rischio di nuove alluvioni, per conformazione geomorfologica ed esposizione. Per le tre fiumare, sono previsti ulteriori regimazioni e intubamenti, oltre a vasche di raccolta, a monte, del materiale detritico che precipiterebbe con le piogge dai monti sovrastanti”.
Le associazioni evidenziavano inoltre come nella stesura del progetto definitivo dell’impianto portuale di Tremestieri non si sia tenuto conto delle mappe prodotte dall’ENEA nel febbraio 2013 (su commissione del Comune di Messina) e relative al rischio di erosione, suscettibilità a innesco di crolli, colate rapide, scorrimenti rotazionali e traslazionali nella zona sovrastante l’area di progetto. “Nessuno, nell’iter del 2014, ha poi preso in considerazione quanto già riportato nel parere del 2011, in relazione alla possibilità che la discarica illegale a monte della fiumara Guidara (materiali e rifiuti pericolosi) possa riversarsi sul torrente e arrivare alla foce”, aggiungono Man, Italia Nostra e Wwf. “Nessuno può escludere che possa piovere come e/o più del 1° ottobre 2009, che le vasche di raccolta del materiale detritico siano insufficienti e che dove si vorrebbe realizzare il nuovo porto, non possa riversarsi una valanga di fango e detriti”.
Cambiano gli ingredienti ma i disastri son gli stessi
All’indice degli ambientalisti pure le notevoli differenze nei materiali previsti per la realizzazione del nuovo porto, proposte il 30 luglio 2014 dalle imprese che si sono aggiudicate la gara d’appalto (l’associazione temporanea guidata dalla Nuova Coedmar Srl di Chioggia, mandante il Consorzio Cooperativo Costruzioni CCC di Bologna). “Sono subentrate modifiche dei materiali in termini di percentuale e tipologia, senza una verifica approfondita, nonostante si intervanga in una zona a rischio sismico di livello 1”, spiegano le organizzazioni. “Per il molo foraneo il nuovo progetto prevede un incremento del conglomerato cementizio del 12,33% e del 100% del materiale di scogliera e del conglomerato bituminoso (nel progetto 2011 non era riportato nulla in proposito); per le banchine di riva, si riduce del 78,71% l’impiego di acciaio, mentre il conglomerato cementizio cresce del 31,73%, il materiale di scogliera del 43,22% e il conglomerato bituminoso del 100%. Per gli interventi sui torrenti si registra una diminuzione rispetto al 2011 del 393,73% del conglomerato cementizio, del 144,92% dell’acciaio e del 43,14% del materiale arido e, di contro, un lieve aumento del pietrame (11,84%). Chi può escludere che il cambio di materiale proposto spontaneamente dal proponente, può essere sufficiente a garantire che nulla accada in ambito portuale in caso di piogge eccezionali, stante quanto già affermato nel parere del 2011 e quanto riportato dalle mappe dell’ENEA del 2013?”.
Le associazioni ambientaliste lamentano pure l’elevata criticità in termini di approvvigionamento delle risorse idriche necessarie sia in fase di cantiere che di esercizio (a regime, secondo i progettisti, il porto di Tremestieri consumerà 500 m/c d’acqua al giorno), quantità difficilmente reperibili senza che si aggravi ulteriormente la situazione nei siti di prelievo per l’area urbana di Messina dell’Alcantara e Fiumefreddo. “I dati sulla dinamica costiera non sono aggiornati (risalgono al 2008), nonostante già poco tempo dopo la realizzazione del porto attuale (2006) vi fossero, anno dopo anno, evidenti correlazioni tra l’erosione gravissima sia a sud che a nord della nuova infrastruttura portuale”, denunciano Man, Italia Nostra e Wwf. “E’ del tutto evidente che un nuovo porto avrà l’effetto di deviare l’energia dell’onda, abbattendosi altrove e innescando anche a distanza effetti drammatici per le popolazioni (attualmente a Galati, a sud del porto attuale, il mare è arrivato dentro le case). Nel parere del 2011, si legge tra le diverse prescrizioni della Regione Sicilia relative alla costa che lo studio dell’evoluzione morfologica della linea di costa in fase di progettazione esecutiva dovrà essere aggiornato tenendo conto delle proposte progettuali formulate dalla società proponente. Nell’istruttoria 2014, non risulta alcun aggiornamento e per quanto non si tratti ancora di progetto esecutivo, ci si sarebbe aspettati che quanto accaduto negli anni potesse indurre a richiedere un corretto e necessario aggiornamento della situazione, portando alla non esclusione da nuova procedura VIA”.
Valanghe di detriti da scaricare in mare  
Pesantissimi i rilievi inerenti la movimentazione dei materiali di scavo e il loro successivo utilizzo per gli interventi di “ripascimento” della costa. I progettisti prevedono di utilizzare l’intero quantitativo di materiale di dragaggio, stimato in 711.200 mc per il ripascimento nello Ionio (Stretto di Messina). In precedenza era stato previsto di riversare i materiali di scavo (stimati in 850.000 mc) in entrambi i versanti, ionico e tirrenico (in località Santo Saba), ma la seconda opzione è abbandonata nel 2014 per la gravità degli effetti ambientali previsti nell’area. Con il progetto definitivo di Nuova Coedmar e CCC di Bologna, tutti i materiali di risulta saranno collocati nella zona in erosione a nord del costruendo porto (la lunghezza dell’area di ripascimento si estende così a circa 2.900 metri contro i 2.000 di prima), mentre il quantitativo di massi in calcestruzzo passa da 293.937 a 327.596 tonnellate. “Come già evidenziato nel parere rilasciato nel 2011, già dopo tre anni lo stesso intervento non sarà più in grado di trattenere il materiale solido accumulatosi e quindi, a porto nuovo realizzato, si dovrà continuare a dragare e a buttare a nord, il materiale dragato”, rilevano gli ambientalisti. “Non è chiaro a carico di chi sarebbe un intervento ineludibile e necessario sia per il funzionamento del porto che per la salvaguardia della costa a nord, non considerando al momento quanto sta ancora accadendo a sud, in termini di erosione”.
Ovviamente anche relativamente agli impatti sulle delicatissime biocinesi e sulle specie marine protette che deriveranno dal raddoppio della quantità dei materiali di scavo, non c’è traccia negli “studi” accettati dalla Commissione tecnica VIA–VAS del Ministero dell’ambiente. “Inevitabili gli effetti a breve, medio e lungo termine anche nel settore della pesca, oltre ad un possibile incremento dell’erosione costiera, per l’inevitabile scomparsa anche a distanza, delle praterie di Posidonia oceanica, unica vera difesa naturale contro il potere erosivo dell’energia dell’onda”, spiegano Man, Italia Nostra e Wwf. “Solo per far comprendere l’enorme impatto che avrebbe la previsione di gettare in mare 711.000 mc, si ricorda che il materiale caduto in occasione dell’alluvione del 2009 è stato stimato in 80.000 mc e ha distrutto interi tratti di mare anche a grandi distanze. Nel caso del nuovo porto, si tratterebbe di quasi 10 volte la quantità di materiale caduta per eventi naturali, con l’aggravante ulteriore che verrebbe dispersa per mesi e mesi di lavorazione e con l’aggiunta di ingentissimi quantitativi di massi per il ripascimento protetto”.
“In ultimo, preme segnalare che per il progetto che ha effetti diretti e indiretti su un sito protetto dalla Ue (ZPS ITA030042) è stato sottoposto nel precedente iter, solo la procedura di Screening e non a corretta Valutazione di Incidenza, contrariamente a quanto affermato nel parere della Commissione VIA-VAS del Ministero dell’ambiente del 2014”, scrivono le associazioni. “Non si considerano ovviamente le specie di uccelli nel formulario Natura 2000 che svernano sullo Stretto di Messina (che subirebbe effetti negativi) o che lo utilizzano come area trofica tutto l’anno. Così nella valutazione non v’è traccia del flusso migratorio imponente, notte e giorno (4 milioni e 300 mila individui censiti da radar, di notte in un solo mese e mezzo nel 2006), di habitat fondamentali per la loro sosta, di impatto di luci, di alterazione delle catene trofiche come conseguenza del particolato, delle torbide, dei sedimenti, dell’alterazione delle biocinesi marine a seguito e della fase di cantiere e di esercizio”.
Dopo che nell’agosto del 2010 fu aggiudicata la gara d’appalto per la realizzazione del primo stralcio funzionale della Piattaforma  logistica  intermodale e dello scalo di Tremestieri, la società vincitrice Sigenco SpA ha proceduto a sottoporre a VIA il proprio progetto definitivo; lo studio di impatto ambientale fu esaminato ed approvato con alcune prescrizioni dal Ministero dell’ambiente il 18 luglio del 2011. La valutazione di impatto ambientale dell’opera fu eseguita in realtà dalla Interprogetti Srl di Roma (presidente l’ing. Sergio Pittori, amministratore delegato l’ing. Marco Pittori), società d’ingegneria con un ampio portafoglio lavori per conto della CMC di Ravenna, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell’Autorità portuale di Gioia Tauro e che nel 2012 si è aggiudicata la gara per la progettazione esecutiva del porto di Sant’Agata di Militello (Messina). Interprogetti, nello specifico, nel 2010 commissionò alla S.I.A. Società Italiana per l’Ambiente Srl (società di consulenza in campo ambientale attiva in Italia e all’estero, presidente l’ing. Giuseppe Marfoli) lo “studio della possibilità di ripascimento tramite materiale dragato nei siti di Tremestieri e San Saba”. Due anni più tardi, ancora Interprogetti e Sigenco affidavano a S.I.A. il progetto di “monitoraggio ambientale relativo alla costruzione della piattaforma logistica intermodale e del nuovo scalo marittimo di Tremestieri”.
A seguito di un ricorso in sede amministrativa, la gara d’appalto fu assegnata all’associazione temporanea Nuova Coedmar – CCC. Nell’estate 2013, le nuove aggiudicatarie furono invitate dall’amministrazione comunale di Messina ad acquisire la valutazione di impatto ambientale sul proprio progetto definitivo. La procedura di assoggettabilità a VIA veniva avviata nel marzo 2014; sette mesi più tardi, però, il Ministero dell’ambiente giudicava non necessario l’espletamento di una nuova procedura integrale di valutazione ambientale per le “minime” differenze tra i due progetti presentati da Sigenco e Nuova Coedmar. Peccato però che lo stesso Ministero rilevava come il progetto predisposto dalle nuove società aggiudicatarie presentasse “modifiche progettuali e strutturali rispetto al progetto definitivo già reso oggetto di giudizio favorevole di compatibilità ambientale con decreto n. 402 del 18/07/2011, in particolare: la viabilità di accesso, le opere marittime (molo foraneo, banchine di riva e opere a scogliera), le opere di regimazione idraulica dei torrenti Farota e Guidari, ed il ripascimento delle aree a nord”. Nel provvedimento di esclusione della procedura di impatto ambientale del 13 ottobre 2014, il Ministero dell’ambiente si limitava a richiedere ai progettisti una serie di prescrizioni meramente simboliche: interventi di carattere paesaggistico ambientale, opere di rinaturalizzazione delle dune nelle zone di ripascimento, plantumazioni e mitigazioni nella zona del porto, rinaturalizzazioni di alcune zone campione nelle aste dei torrenti, campagne di controllo e monitoraggio di componenti antropiche e biotiche pre-durante e post operam.
Nel frattempo, l’Autorità portuale di Messina si è incaricata di integrare nell’approvando nuovo Piano regolatore portuale (PRP), il completamento della piattaforma logistica e del nuovo porto di Tremestieri. Il rapporto per la valutazione ambientale strategica (VAS) applicata al PRP è stato redatto nel giugno 2016 da un gruppo di lavoro diretto dagli architetti e docenti universitari Francesco Karrer e Francesca Moraci, due professioni molto noti nella città dello Stretto per aver concorso a quasi tutte le fasi progettuali e/o di valutazione a favore del famigerato Ponte di collegamento tra Scilla e Cariddi.

sabato 18 febbraio 2017

Rischi liquefazione da terremoti per il costruendo Porto di Tremestieri

Gravi criticità ed errori progettuali, sovraesposizione ai venti e ai marosi, innumerevoli inabissamenti. Nasce a Messina proprio sotto una cattiva stella il nuovo approdo di Tremestieri che nelle intenzioni di amministratori, armatori e autorità portuale dovrebbe contribuire a liberare il centro storico dal transito dei tir ma che ha già divorato enormi risorse pubbliche. Sino ad oggi sotto accusa c’era la superficialità degli studi di fattibilità e localizzazione della megainfrastruttura in un’area dello Stretto non idonea. Adesso si scopre pure che progettisti e amministrazioni locali erano stati inutilmente allertati sul rischio che le costruende opere portuali possano cedere durante eventi sismici di non elevate intensità.
Il 18 dicembre 2009 l’assemblea generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (presidente tale Angelo Balducci, una condanna definitiva a tre anni ed otto mesi per i reati di corruzione aggravata ed atti contrari ai doveri d’ufficio nell’appalto per la Scuola allievi carabinieri di Firenze e, in primo grado, a nove mesi con pena sospesa per concorso in rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio per gli appalti dei Grandi Eventi come il G8 a La Maddalena e i Campionati di nuoto a Roma nel 2009) approvava il Piano Regolatore Generale del Porto di Messina in cui erano integrate le opere previste per la realizzazione della “Piattaforma logistica intermodale di Tremestieri con annesso scalo portuale” (importo complessivo 73.579.820 euro). Soffermandosi sulle scelte di localizzazione del nuovo porto a sud della città, il Consiglio Superiore rilevava come nella redazione e approvazione del progetto preliminare di Tremestieri erano stati prodotti ben tre diversi documenti relativi agli aspetti geotecnici. Nello specifico, in un primo documento dal titolo Studio geologico-tecnico erano descritte le indagini e le prove geotecniche con un’elaborazione dei risultati. In un secondo documento (Relazione di calcolo delle opere marittime) erano trattati il dimensionamento geotecnico delle opere, la caratterizzazione geotecnica dei terreni presenti nell’area e alcune verifiche di stabilità globale. Infine, al progetto preliminare era allegata una Relazione geotecnica che comprendeva la caratterizzazione geotecnica dei terreni e le analisi per la valutazione della stabilità in condizioni sismiche dell’area di Tremestieri. “La distribuzione in diversi documenti degli aspetti geotecnici del progetto non si presta solo a rilievi di carattere formale, perché la normativa prescrive che questi, trattati unitariamente, siano oggetto di un unico elaborato”, ammonivano i componenti dell’Assemblea generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. “Si evidenzia così la presenza, con riferimento alle stesse opere, di ben tre diverse caratterizzazioni geotecniche e tre diversi modelli di sottosuolo, che costituiscono elementi progettuali importanti e che devono essere definiti univocamente per le ovvie implicazioni sulla sicurezza delle opere”.
Per approfondire i delicati aspetti geologici dell’area per la nuova piattaforma logistica intermodale, il Consiglio Superiore preferiva soffermarsi sugli aspetti messi in evidenza dalla Relazione geotecnica, ritenuta “più esaustiva e convincente” nella caratterizzazione fisico-meccanica dei terreni, ma anche perché in tale relazione erano trattati i problemi, del tutto prioritari nell’area dello Stretto, riguardanti la stabilità del territorio sotto azioni sismiche severe. “A questo proposito, la citata relazione evidenzia chiaramente come i terreni presenti nell’area portuale presentino rischi di liquefazione sotto sisma, se si riferisce allo stato limite di salvaguardia della vita umana”, stigmatizzava l’organo dipendente del Ministero dei Lavori Pubblici. “Per lo stesso stato limite anche il pendio sottomarino risulta instabile. Inoltre, se si considerano i possibili incrementi di pressione interstiziale indotti dal sisma nel sottosuolo, le condizioni di stabilità potrebbero venire meno anche per bassi valori dell’accelerazione sismica”. Per esemplificare il linguaggio tecnico, per le costruende opere di Tremestieri è altissimo il pericolo che eventi sismici anche lievi possano produrre la cosiddetta “liquefazione” del terreno, esattamente come già accaduto per i terremoti nel centro-nord in Italia nel 2012 e nell’agosto 2016. “Il fenomeno della liquefazione del suolo è strettamente connesso alla natura del terreno della zona dove si verifica il terremoto”, riportano i testi scientifici in materia. In pratica, può accadere che un sedimento sottoposto a pressione e vibrazione perda temporaneamente resistenza e si comporti come un liquido denso. Questo può accadere su terreni sabbiosi o argillosi e in zone ricche d’acqua, con  conseguenze più o meno gravi: improvvise valanghe di fango (se la liquefazione interessa un versante collinare); cedimento di edifici, crolli, ecc..
“Alla luce di queste valutazioni e tenuto conto anche di alcune considerazioni conclusive della Relazione di calcolo delle opere marittime, inerenti la stabilità di alcune porzioni delle opere foranee, non sembrano sussistere le necessarie condizioni di sicurezza nelle aree interessate dalle nuove opere, tenuto conto dell’elevata sismicità della zona, e non risulta verificata la fattibilità delle opere in progetto”, concludeva la relazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che però approvava il Piano regolatore del Porto di Messina. “A questo proposito, a parere di questo Consesso, è necessario riesaminare attentamente le soluzioni progettuali e i metodi e i modelli adottati per le verifiche geotecniche, non escludendo la necessità di adeguati interventi di miglioramento del terreno, propedeutici all’esecuzione delle nuove opere”.
Dal dicembre 2009 ad oggi non sembra siano stati fatti molti passi in avanti per mettere in sicurezza il nuovo Porto di Tremestieri dai frequentissimi e devastanti eventi sismici che caratterizzano l’area dello Stretto. “Le previsioni del Piano Regolatore dei Porti di Messina (PRP) contemplano la realizzazione, a terra, di opere ed infrastrutture che incideranno in maniera rilevante su terreni di fondazione, i quali, da indagini e studi effettuati, risultano suscettibili alla liquefazione sotto azione sismica a causa della particolare stratigrafia e litologia, come peraltro evidenziato dal Consiglio Superiore LL.PP. con voto n. 51/2009 del 18/12/2009”, osserva Leonardo Santoro, ingegnere capo del Genio Civile di Messina in una nota inviata il 26 ottobre scorso all’Autorità portuale, al Dipartimento Politiche del Territorio del Comune di Messina e all’Assessorato Ambiente e Territorio della Regione Siciliana, oggetto Procedura di valutazione ambientale strategica del PRP di Messina e Tremestieri. “Dal raffronto fra le previsioni della variante ambientale al PRG di Messina e gli elaborati del PRP risulta pertanto necessario produrre, ai fini del rilascio del parare ex art. 13 L. 64/74: studi geologici particolareggiati di tutta la fascia litoranea interessata dalle previsioni di PRP al fine di caratterizzare sotto il profilo sismico, geotecnico ed idraulico l’immediato sottosuolo sul quale si prevedono opere strutturali di una certa rilevanza; modifiche delle tavole urbanistiche delle previsioni di PRP inserendo le fasce di rispetto dei torrenti, garantendo il deflusso delle acque e il naturale sbocco a mare; studi di microzonazione sismica di II livello”. Nella suddetta nota, il Genio Civile di Messina evidenziava che il nuovo Piano Regolatore dei Porti era conforme alla variante del PRG del Comune di Messina risalente al 2002, ma “non già alla variante di tutela ambientale per la quale l’Amministrazione ha in itinere le procedure per il rilascio della Valutazione Ambientale Strategica e su cui questo ufficio ha evidenziato la presenza di numerose criticità fra cui la mancanza di studi geologici aggiornati e di fasce di rispetto dei torrenti”.
Pur rilasciando il 9 agosto 2016 il nulla osta idraulico al progetto per la Piattaforma intermodale di Tremestieri e il parere di “compatibilità sismica di massima delle opere da realizzare”, l’ing. Leonardo Santoro precisava tuttavia che l’autorizzazione per l’inizio dei lavori ai sensi dell’art. 18 della legge 64/74 (Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche) “potrà essere rilasciata con il deposito del progetto esecutivo, da acquisire prima dei lavori”. Lo stesso ingegnere capo del Genio Civile, il 31 agosto 2016, alla pre-conferenza della Commissione regionale dei lavori pubblici convocata per esprimere un parere sul progetto definitivo per il nuovo Porto di Tremestieri, poneva in evidenza come erano state accertate “una serie di vulnerabilità dell’area scelta per la realizzazione dell’infrastruttura”, la cui “piena ed esclusiva” responsabilità “rimane dei soggetti istituzionali che hanno approvato in linea tecnica il progetto preliminare posto a base di gara”. Nello specifico, Santoro sottolineava le seguenti criticità di sito: presenza di numerosi corsi d’acqua che convergono nell’ambito della piattaforma logistica; forti acclività delle batimetriche dei fondali prospicienti l’area; esposizione a venti e correnti che espongono l’areale prescelto a frequenti fenomeni erosivi/insabbiamenti. “Negli ultimi cinque anni sono intervenuti continui e significativi mutamenti della morfologia del litorale interessato, presumibilmente riferibili anche ad interventi recentemente eseguiti a Sud di Tremestieri”, aggiunge l’Ingegnere capo del Genio Civile. “In particolare, in occasione di forti mareggiate del novembre 2014 e del febbraio 2015, si sono prodotti vistosi fenomeni di insabbiamento dello scalo esistente, di intensità mai riscontrata in precedenza, che hanno reso il porto non operativo per diverso tempo. Oltre al fenomeno sopra descritto si è determinato un sensibile aggravamento del processo erosivo interessante il litorale a Nord del porto con conseguente arretramento della linea di riva e conseguente stato di pericolo per edifici e strutture retrostanti”. Netta la presa di distanza dal progetto dell’ufficio dipendente dall’Assessorato regionale delle Infrastrutture e della mobilità, nelle conclusioni presentate in pre-conferenza. “Pertanto la presente relazione istruttoria viene svolta esclusivamente per dovere d’Ufficio, non condividendo lo scrivente il sito prescelto per l’allocazione dell’opera”, conclude Santoro.
Il Piano regolatore generale del porto di Messina e Tremestieri fu redatto negli anni della gestione dell’Autorità portuale dell’ingegnere-onorevole Vincenzo Garofalo, dal 2008 ad oggi membro della Camera dei deputati (prima con il Popolo delle libertà, poi con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano). L’on. Garofalo ricopre l’incarico di vicepresidente della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni e instancabilmente ha seguito tutto l’iter progettuale e finanziario del megaporto di Tremestieri. Presidente dell’Autorità portuale che diede alla luce il PRP l’ingegnere Dario Lo Bosco, professore associato dell’Università di Reggio Calabria (dove è stato direttore scientifico dei laboratori VIA-Valutazione incidenza ambientale delle infrastrutture territoriali e ferroviarie) e successivamente Presidente di Rfi, Rete Ferroviaria Italiana e del consiglio di amministrazione dell’Ast (Azienda Siciliana Trasporti), raggiunto da un mandato di cattura per concussione nell’ottobre 2015 nell’ambito di un’inchiesta del Tribunale di Palermo sull’acquisto di alcune attrezzature ferroviarie. Segretario generale dell’Autorità portuale era l’avvocato Mario Chiofalo, dall’aprile 2004 Cavaliere al merito della Repubblica italiana su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri, mentre responsabile dell’ufficio tecnico era l’ing. Francesco Di Sarcina, oggi segretario generale dell’AP. Il Piano regolatore del Porto fu approvato nel novembre 2007 dall’allora commissario straordinario del Comune di Messina, Gaspare Sinatra e comunque condiviso poi dalle amministrazioni comunali guidate da Giuseppe Buzzanca (city manager Gianfranco Scoglio) e da Renato Accorinti (assessore all’urbanistica l’ingegnere Sergio de Cola).
La redazione del progetto di Piano regolatore del Porto di Messina fu eseguita dalla Idrotec Srl di Milano (capofila), società d’ingegneria di opere idrauliche e marittime. Idrotec ha operato negli anni per conto di importanti industrie e società di costruzione italiane (Ansaldo, Saipem, Eni, Technip e Impregilo, capofila dell’associazione di imprese general contractor del Ponte sullo Stretto di Messina) e finanche delle forze armate statunitensi, US Navy e US Corps of Engineers. La società d’ingegneria ha firmato importanti e controversi progetti infrastrutturali (in particolare le opere per il terminal hub di Gioia Tauro, il masterplan portuale di Catania, il waterfront nel porto dell’isola de La Maddalena alla vigilia del vertice G8 del 2009 e alcune opere foranee nella laguna di Venezia - il famigerato MOSE – per conto del Consorzio Venezia Nuova di cui è socia e committente la Nuoca Coedmar di Chioggia, capofila del raggruppamento chiamato alla progettazione definitiva, esecutiva e alla realizzazione del terminal di Tremestieri). All’estero Idrotec è presente particolarmente in Albania, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi, Montenegro, Oman, Repubblica Dominicana.
Alla stesura del PRP di Messina hanno contribuito pure la Viola Ingegneri e Architetti Associati di Cernobbio e Bonifica SpA, nota società d’ingegneria che già nel 2002 in associazione con Systra S.A. aveva eseguito per conto della Stretto di Messina un contestatissimo aggiornamento dello studio di impatto ambientale del Ponte. Sempre Bonifica, una decina di anni prima, aveva eseguito lo studio di fattibilità per il collegamento ferroviario e una prima superficiale valutazione ambientale del Ponte sullo Stretto. Anche Idrotec Srl di Milano è un’azienda moto conosciuta a Messina: essa compare infatti ancora tra i soggetti redattori del progetto definitivo della piattaforma logistica di Tremestieri per conto della Nuova Coedmar (aggiudicataria dell’appalto multimilionario in associazione con il consorzio di cooperative CCC  di Bologna). Idrotec e la Viola Ingegneri e Architetti Associati di Cernobbio hanno pure presentato nell’ottobre 2015, per conto dell’Autorità portuale, lo studio di fattibilità di un nuovo porto turistico nella zona falcata del porto di Messina (previsti centinaia di posti barca e investimenti infrastrutturali per 75 milioni di euro).
Nella primavera del 2012 Idrotec, in cordata con la Favero & Milan Ingegneria (capofila dei progettisti della Piattaforma logistica intermodale con annesso scalo portuale di Tremestieri), Urban Future Organization e i professionisti Benedetto Camerana, Erika Skabar, Alfredo Natoli, Gianluca Ardiri e Marcello DAlia (figlio dell’ex sottosegretario Dc alla difesa on. Totò D’Alia e fratello dell’on. Giampiero, già vicesindaco di Messina e ministro della Pubblica amministrazione nel governo Letta con l’Udc, oggi parlamentare con i Centristi per l’Europa) hanno ottenuto il primo premio del concorso internazionale bandito dall’Amministrazione comunale peroritana per il “PIAU - Piano integrato per la ristrutturazione e riqualificazione urbana nell’area stazione marittima – Santa Cecilia” (il waterfront).
Ancora cemento e asfalto, asfalto e cemento per gli affari in città dei soliti noti.

giovedì 9 febbraio 2017

Dal Mose di Venezia al porto di Tremestieri, affari in chiaroscuro della Coedmar di Chioggia

Dopo anni di ricorsi e pressing finanziari a tutto campo, si conclude l’iter progettuale del megaporto di Tremestieri (Messina sud) che nelle intenzioni di amministratori locali, forze politiche bipartisan e ambientalisti sbiaditi e distratti dovrebbe porre fine al dramma dell’attraversamento dei Tir nel centro della città dello Stretto. Secondo quanto pubblicato stamani dalla Gazzetta del Sud, “è stata firmata l’aggiudicazione definitiva dei lavori da 72 milioni di euro alla nuova Cordmar che dovrà costruire il porto di Tremestieri”.
La gara d’appalto era stata espletata nel marzo 2012 e aveva visto vittoriosa la società Sigenco di Catania; la Coedmar di Chioggia presentò però un ricorso al TAR di Catania che fu accolto positivamente. Dopo un contro-ricorso della Sigenco, nel giugno 2013 il Consiglio di Stato confermò la sentenza del TAR con il conseguente affido del contratto alla società veneta per lavori del valore di 62 milioni di euro (con un ribasso del 15% sulla base d’asta). La lunga controversia legale e alcune modifiche tecniche al progetto hanno prodotto dunque un incremento del preventivo di spesa del costruendo porto di Tresmestieri per una decina di milioni di euro in appena cinque anni. Di certo, questa grande opera è destinata a fare da vero e proprio pozzo di san Patrizio per committenti, subcommittenti e fornitori.
Il 1° aprile 2015 i rappresentanti di vertice della Coedmar di Chioggia furono ospiti dell’amministrazione comunale di Messina per discutere sulle modalità di reperimento dei fondi mancanti per il completamento dell’opera. Nell’occasione si presentarono a palazzo Zanca una quindicina di rappresentanti dell’azienda, tra cui l’amministratore Albino Boscolo; a riceverli il sindaco Renato Accorinti, il segretario Antonio Le Donne e l’assessore all’urbanistica Sergio De Cola.
Come sempre accade nella città di Messina, a nessuno venne in mente di indagare sul recentissimo passato della società chiamata a “risolvere” il problema traffico-traghettamento dello Stretto. Nel luglio 2013, su ordine dei giudici di Venezia, era stato spiccato mandato di cattura ai danni di Giovanni Mazzacurati, a capo del Consorzio Venezia Nuova, il pool di società di costruzione e cooperative nato per la realizzazione del MOSE, la Grande Opera sorella del Ponte sullo Stretto dai devastanti effetti ambientali nella Laguna di Venezia, che originariamente sarebbe dovuta costare 1,6 miliardi di euro ma che nelle previsioni più ottimistiche, a lavori ultimati potrebbe superare una spesa di oltre 4 miliardi.  L’inchiesta svelò un enorme giro di tangenti per oleare il sistema di aggiudicazione degli appalti e delle forniture per i lavori del MOSE. Insieme a Mazzacurati, finirono ai domiciliari alcuni consiglieri del Consorzio Venezia Nuova e i rappresentanti legali e dirigenti di alcune note aziende italiane; tra essi anche Gianfranco Boscolo Contadin (detto Flavio), direttore tecnico della Nuova Coedmar s.r.l. . impresa titolare del 2% del Consorzio pro-MOSE.
Il 5 giugno 2014, meno di un anno prima del vertice tra i dirigenti della società veneta e gli amministratori messinesi per il completamento dell’iter finanziario-progettuale del porto di Tremestieri, l’inchiesta sulla tangentopoli a Venezia vedeva una seconda tranche di provvedimenti restrittivi a carico di una trentina di imprenditori e manager; tra essi spiccavano ancora una volta il nome di Gianfranco Boscolo Contadin, “procuratore generale e direttore tecnico della Nuova Coedmar”. Tra gli indagati figuravano anche altri due dirigenti della società di Chioggia, Andrea Boscolo Cucco e Dante Boscolo Contadin. Due settimane dopo la retata della Guardia di finanza, Maria Odette Crocco, responsabile amministrativa della Coedmar srl e, dal 2009, della Nuova Coedmar srl, in un interrogatorio ai magistrati rivelava le modalità con cui l’azienda riusciva a mettere da parte i fondi neri per sovrafatturare alcuni dei lavori legati alla realizzazione del MOSE. “Quando serviva disponibilità di denaro contante, normalmente 100.000 euro e a volte anche 500.000, i soci della Coedmar mi incaricavano di contattare, con il cellulare riservato, lo studio Cortella di Lugano; la consegna avveniva presso gli uffici della Coedmar”. Secondo quanto riportato dal Gazzettino di Venezia, la responsabile amministratrice della società di Chioggia “ha parlato anche di conti svizzeri riconducibili ai soci della Coedmar, sui quali lo studio Cortella provvedeva a bonificare i saldi contabili riferibili ai rapporti tra Coedmar e le società appositamente costituite per far lievitare i costi relativi alla fornitura dei sassi di annegamento: inizialmente la croata Antenal Doo; poi la canadese Farway Limited e la panamense Droxford, che si occupava dei trasporti”. Al processo, Dante e Gianfranco Boscolo Contadin hanno patteggiato condanne sino a due anni per i reati di corruzione ed emissione di fatture false. Nel corso della sua breve detenzione nel carcere di Solliciano (Firenze), dopo l’arresto ordinato dalla procura di Venezia, il procuratore generale e direttore di Coedmar era protagonista di una vicenda singolarissima. Nel giugno 2014, in una valigia consegnata al detenuto Gianfranco Boscolo Contadin dalla moglie, la polizia penitenziaria ritrovava tra pigiami, slip e calzini un pacco di 38 banconote da 500 euro, 19.000 euro in tutto. Sempre a proposito di denaro sospetto, il 14 luglio 2015 gli agenti del Nucleo di polizia tributaria di Venezia eseguivano un sequestro preventivo per un valore complessivo di 7,7 milioni di euro nei confronti di sette imprese finite nell’inchiesta MOSE: la Mantovani, il Consorzio Venezia Nuova, la Grandi Lavori Fincosit, Condotte, la Cooperativa San Martino di Chioggia, la Technostudio di Padova e ovviamente la Nuova Coedmar di Boscolo Contadin.