I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

domenica 16 luglio 2017

Bando alloggi Fondo Fucile. Quello che il Dipartimento Politiche della Casa del Comune di Messina non è riuscito a vedere...

Emergono nuovi particolari sulla gara per l’acquisto di alcuni alloggi di edilizia popolare in vista del “risanamento” della baraccopoli di Fondo Fucile di Messina, oggi al centro di uno dei filoni d’inchiesta della DDA di Messina sugli affari del gruppo criminale-mafioso dei Romeo-Santapaola.
La graduatoria sulle offerte acquisto alloggi, approvata e pubblicata sui media il 10 novembre 2014 dal Dipartimento Politiche della Casa del Comune di Messina con la firma in calce della dirigente architetta Maria Canale e dell’assessore all’Urbanistica ingegnere Sergio de Cola, vedeva ai primi posti alla Categoria A (Complessi già realizzati e dotati di agibilità), in ordine, la Effe D. Costruzioni Srl (12 alloggi); la Tuttedil Srl (4); la Siracusano Felice & C. (7); alla categoria B (Complessi in fase di ultimazione entro il 30.11.2014) la “Parco delle Felci Srl (12 alloggi + 12) – si tratta della società sotto indagine dei magistrati peloritani perché ritenuta nell’orbita della “famiglia” Romeo e del costruttore Biagio Grasso -; ANFA Costruzioni Srl (11); infine la Categoria C con gli alloggi singoli dotati di abitabilità (complessivamente 32 abitazioni).
La graduatoria veniva formalmente approvata con Determina dirigenziale n. 67 del 28/11/2014 dello stesso Dipartimento della casa, mentre il bando ricognitivo veniva approvato con delibera del Comune di Messina n. 1037 del 16/12/2014.
Subito dopo la pubblicazione dell’esito della gara, alcuni proprietari degli immobili segnalarono inutilmente alcune anomalie nell’iter del bando e successivamente, l’avvocato Carmelo Briguglio, per conto degli stessi, con note del 2 marzo 2015 e dell’1 aprile 2015, denunciava “delle irregolarità nella documentazione in possesso del Comune di Messina, relativamente ai requisiti degli alloggi previsti nel bando” e diffidava lo stesso “a porre in essere ogni atto propedeutico ed essenziale teso ad annullare in autotutela l’aggiudicazione ritenuta illegittima pronunciata nei confronti di alcune ditte vincitrici e inserite in graduatoria”. Lo stesso legale inviava copia delle note all’Assessorato Regionale delle Infrastrutture, chiedendo di “procedere alla revoca del finanziamento eventualmente erogato in favore delle ditte segnalate”. La Regione decideva pertanto di nominare un’apposita Commissione interna ispettiva che con nota n. 46212 del 21 settembre 2015 formalizzava le proprie conclusioni. Nello specifico, secondo quanto comunicato il successivo 11 novembre dall’Assessorato Regionale direttamente Sindaco di Comune di Messina Renato Accorinti e alla dirigente Maria Canale, la Commissione aveva rilevato come la Effe D. Costruzioni Srl di Messina non avesse presentato la necessaria dichiarazione del possesso di regolare certificazione di abilità, limitandosi a dichiarare che “gli alloggi saranno dotati alla stipula dell’atto di vendita di tutti i requisiti fondamentali ed in particolare del certificato di abitabilità” e ciò nonostante – da certificazione - gli appartamenti risultassero già ultimati. Identici rilievi venivano fatti dalla Commissione ispettiva regionale contro un’altra società inserita tra le vincitrici della Categoria A, la Tuttedil Srl.
Veniva altresì censurata la ANFA Costruzioni Srl: “la ditta dichiara che gli immobili offerti sono stati edificati in conformità allo strumento urbanistico ed alle norme in materia di edilizia e sicurezza; in tale fattispecie secondo il punto 6.11, essa doveva presentare in luogo dell’abitabilità copia della richiesta avanzata al Comune da almeno 30 gg, a norma della Legge Regionale n. 17/1994”. Inoltre, rilevava la Commissione, ANFA Costruzioni, aveva trasmesso al Comune di Messina il certificato di abitabilità il 29 aprile 2015, “oltre il termine della scadenza della presentazione delle offerte”. Sulla “Parco delle Felci”, l’altra società su cui erano stati sollevati rilievi dagli autori degli esposti al Comune e alla Regione, la Commissione interna riportava che “non si è provveduto ad entrare nel merito in quanto la stessa ha rinunciato alla vendita”. Altre censure venivano espresse infine sulla regolarità dei documenti presentati da alcuni singoli venditori al Comune: per Arnao Teresa & C.  e Di Carlo Rosario “le pratiche sono prive della documentazione prevista dal bando”; per Nicosia Anna & C. e Raffa Giuseppe & C. non erano stati muniti invece i certificati di agibilità, mentre le dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà non erano state sottoscritte da tutti i comproprietari degli alloggi. Molto più di un “errore” dunque nel processo di valutazione della documentazione e nell’espletamento della gara da parte dei responsabili del procedimento del Comune di Messina.
Il 20 maggio 2015, l’Assessorato regionale alle Infrastrutture con proprio decreto revocava il finanziamento per l’acquisto dei 12 alloggi ubicati in “Villaggio Minissale complesso Greinhouse, costituito da due corpi di fabbrica offerti in vendita al Comune di Messina dalla ditta Effe D Costruzioni per € 1.869.063,10” e quello per i 4 alloggi siti ancora una volta in “Villaggio Minissale complesso Greinhouse, per il prezzo complessivo di €. 499.344,75”, offerti in vendita invece dalla ditta Tuttedil Srl. Appartamenti dunque nello stesso complesso ma nella titolarità di due differenti società, entrambe con sede sociale al tempo  in Via Scalinata Domenico Moro is. 429, Messina (oggi Tuttedil ha sede in Corso Garibaldi 118).
C’è però un ulteriore elemento che unisce le sorti delle due società escluse dall’operazione alloggi di Fondo Fucile: il progettista, infatti, degli immobili è sempre l’ingegnere Luciano Taranto (consulente del Presidente dell’Assemblea regionale Siciliana on. Giovanni Ardizzone), già amministrato delegato di ATO ME 3 S.p.A, la (ex) società di gestione integrata dei rifiuti. Come si evince infatti dal curriculum vitae del professionista agli atti della Presidenza dell’ARS,  l’ing. Taranto, nel 2011, ha ricoperto l’incarico di progettista per conto di Effe. D. Costruzioni s.r.l. per la realizzazione di “due edifici per civile abitazione a cinque elevazioni, oltre piano seminterrato e sottotetto in villaggio Minissale, importo complessivo € 3.055.000); nel 2005, per Tuttedil S.r.l., l’ingegnere ha eseguito il progetto di lottizzazione di un “terreno sito in via Minissale per la costruzione di due palazzine per civile abitazione a cinque elevazioni, ecc., importo complessivo, € 1.719.000”. L’ex amministratore di ATO 3, già Responsabile Unico del Procedimento per i progetti degli impianti finalizzati all’avvio operativo della gestione integrata dei rifiuti nel Comune di Messina (impianti di compostaggio a Pace, isole ecologiche a Gravitelli, Giampilieri Marina, Tremonti, differenziata ecc.), nel 2014, per conto di ANFA Costruzioni S.r.l. ha progettato “l’edificio per civile abitazione a sei elevazioni più piano parcheggi e mansarda, in contrada Bisignano, villaggio Contesse, alloggi popolari legge 05/08/1978, n.457, importo € 3.600.000). Legale rappresentante di ANFA Costruzioni è il professionista Fausto Buttà, membro di Confindustria Messina.
Dopo i rilievi dei proprietari e della Commissione d’inchiesta interna della Regione e un dettagliato esposto in Procura da parte dei consiglieri comunali (allora Pd) Donatella Sindoni e Santi Zuccarello, fu avviata un’indagine sull’iter del bando per gli alloggi di Fondo Fucile: il 29 giugno 2015 i Carabinieri eseguirono un blitz all’Ufficio Risanamento del Comune di Messina e sequestrarono tutti gli atti relativi alla gara, l’elenco degli alloggi da acquistare, ecc.. Oggi le carte sono in mano alla Direzione Distrettuale Antimafia che intende far chiarezza su possibili pressioni da parte di gruppi interessi criminali sulla macchina amministrativa comunale. L’intera vicenda, aldilà dei suoi esiti processuali e penali, si presenta comunque gravissima sotto il profilo meramente politico. Ma ad oggi, né il sindaco, né l’amministrazione comunale, né i consiglieri e le forze politiche e sociali di Messina sembrano accorgersene….

Operazione antimafia Beta. Dagli alloggi di Fondo Fucile al Centro Commerciale di Via La Farina, il presunto pressing criminale sugli uffici del Comune di Messina

Silenzio, silenzio, silenzio. A Palazzo Zanca nessuno è disponibile a rilasciare una sola parola su uno degli stralci più controversi dell’ordinanza di custodia cautelare della DDA di Messina relativa all’operazione antimafia Beta che ha colpito i “presunti” uomini-guida della cellula criminale messinese strettamente legata alla famiglia di Cosa nostra dei Santapaola. L’indagine ha rivelato tra l’altro il tentativo del gruppo Romeo-Grasso di vendere al Comune di Messina alcuni alloggi popolari nell’ambito del progetto di “risanamento” della baraccopoli di Fondo Fucile (primavera-estate 2014), operazione portava avanti, secondo l’accusa, grazie alla collaborazione dell’ingegnere Raffaele Cucinotta, al tempo direttore di sezione tecnica della Ripartizione Urbanistica del Comune (nonché Responsabile del procedimento e co-progettista per la redazione della Variante parziale al P.R.G. di tutela ambientale). 
Dopo aver ricostruito i contorni più torbidi dell’affaire, i magistrati messinesi annotano amaramente che “da Cucinotta, a stare alle intercettazioni, si passa alla telefonata diretta al Grasso del De Cola, soggetto che palesemente il Romeo non vorrebbe menzionato e vi è da due associati un raccordo di tale telefonata ai “favori” fatti al Cucinotta”. Stando alle intercettazioni del ROS dei Carabinieri, cioè, nei mesi caldi in cui si espletava la gara per l’individuazione dei possibili venditori d’immobili al Comune, l’assessore all’urbanistica-ingegnere Sergio De Cola (comunque non indagato nell’inchiesta Beta) si sarebbe messo in contatto con il chiacchierato imprenditore edile Biagio Grasso, uno dei concorrenti al bando di gara comunale per nome e per conto di Vincenzo e Francesco Romeo, ritenuti i “promotori” dell’associazione mafiosa legata ai Santapaola. “Da Cucinotta, a stare alle intercettazioni, si passa alla telefonata diretta al Grasso del De Cola, soggetto che palesemente il Romeo non vorrebbe menzionato e vi è da due associati un raccordo di tale telefonata ai “favori” fatti al Cucinotta”, riportano i magistrati messinesi nell’ordinanza Beta. “E’ un passaggio inesplorato e il Cucinotta paga solo, ma la nuova mafia, che si può ritenere nota nell’ambiente (telefonando a Grasso si telefona a Romeo, ad un mafioso, e aggiudicando alle loro ditte la stessa cosa, si aggiudica ai mafiosi) non ha appoggi, del mondo di sopra, solo singoli. Sarebbe del resto illogico  e metodo di lettura depistante. I mondi si incontrano con mille facce, ritenere un corrotto o un complice singolo e spuntato dal nulla è effettuare una ricostruzione prossima all’inverosimile”.
L’assessore De Cola non ha ritenuto doveroso fornire elementi utili a chiarire i contorni ancora del tutto controversi della vicenda. “Non ricordo il nome della ditta né il nome di questo signore”, ha risposto al quotidiano la Repubblica. “Potrei pure averlo chiamato ma ignorando di chi si trattasse, non ricordo invece un ruolo di Cucinotta nel bando”.
Il dirigente Raffaele Cucinotta, braccio destro di Sergio De Cola nei procedimenti più importanti dell’assessorato all’Urbanistica sino al suo trasferimento a Milazzo a fine 2016 (la variante al PRG comunale in primis), secondo i giudici, quale funzionario del Comune, avrebbe compiuto “atti contrari ai doveri d’ufficio, e al fine di realizzare la condotta di turbata libertà degli incanti o comunque per favorire la ditta privata XP Immobiliare Srl nei rapporti con l’Amministrazione pubblica, anche a danno dei concorrenti – ovvero per evitare l’esclusione dalla gara pur in presenza di presupposti che ne mettevano a rischio la valida partecipazione (impegnandosi affinché non venisse rilevata la circostanza che l’immobile edificato non ricadeva su particelle di intera proprietà della ditta costruttrice)”. Sempre secondo i giudici, il Cucinotta avrebbe ricevuto quale corrispettivo “dazioni in denaro, utilità economiche quali l’assunzione di Giacomo D’Arrigo e Antonina D’Arrigo presso le aziende di Biagio Grasso e di Vincenzo Romeo, e la disponibilità da parte degli stessi – gestori di fatto e dunque interessati alla predetta XP – ad intervenire nelle vicende relative alla cooperativa edilizia cui lo stesso Cucinotta e la moglie erano interessati”.  
In particolare, secondo quanto accertato nel corso di un’intercettazione ambientale dei ROS, il 13 aprile 2014 emergevano “numerosi contatti diretti” tra l’imprenditore Grasso e Cucinotta, nel corso dei quali il dipendente comunale forniva le rassicurazioni sull’avvenuto spostamento del termine della presentazione delle offerte per l’acquisto degli alloggi a Fondo Fucile, com’era nelle speranze del gruppo criminale Romeo-Grasso. Con delibera di Giunta n. 263 dell’11 aprile 2014, il Comune di Messina aveva deciso infatti di prorogare il termine di presentazione delle offerte, con la motivazione che “i soggetti interessati, hanno anche fatto rilevare la ristrettezza dei tempi concessi, a poter produrre tutta la documentazione richiesta entro il 15 aprile, termine ultimo previsto per la presentazione delle offerte, pertanto uno slittamento dello stesso”. Un provvedimento amministrativo che è stato duramente stigmatizzato dalla Procura della Repubblica di Messina. “Appare grave e peculiare il dover rilevare quanti provvedimenti irregolari, illeciti, strumentali, si colgono in un solo appalto”, si legge nell’ordinanza.
Secondo quanto accertato dalla Procura, il successivo 17 aprile, Grasso, Cucinotta e il piccolo imprenditore Stefano Barbera (originario di Rometta ed ex autista del boss di Camaro, Carmelo Ventura) s’incontrano negli uffici della XP Immobiliare. “Si comprende l’esito dell’affare e si ha la conferma dell’incontro avvenuto tra Grasso e l’Assessore De Cola”, annotano i magistrati. Non solo una telefonata, dunque, ma anche un incontro tra questi ultimi due.
Il 14 maggio, l’amministratore unico della RD Costruzioni, Giuseppe Amenta, la società prescelta dal gruppo Romeo-Grasso per gli alloggi al Comune, presentava l’offerta di vendita di un complesso immobiliare in corso di costruzione costituito da 24 unità, sito in via G. Ghinigò, Villaggio Aldisio. Due mesi e mezzo più tardi, con lettera indirizzata al Dipartimento politiche per la casa, l’amministratrice del “Parco delle Felci Srl”, Silvia Gentile, riferiva che la propria azienda aveva rilevato il ramo della RD Costruzioni e diveniva subentrante nell’offerta di alloggi dell’area di Fondo Fucile. Intanto il Comune di Messina affidava all’architetto Salvatore Parlato il compito di verificare il rispetto dei requisiti previsti dal bando di gara per gli immobili della “parco delle Felci”. Il 27 agosto veniva registrata una conversazione, nel corso della quale Stefano Barbera faceva presente a Vincenzo Romeo della necessità “come riferitogli da parte di Raffaele Cucinotta”, di avvicinare l’architetto Parlato. Qualche giorno dopo, il 3 settembre, Romeo e Barbera si rincontravano e nel corso del dialogo i due riprendevano l’argomento Fondo Fucile. In particolare Romeo “evidenziava di avere già avvicinato il Parlato ma che lo dovrà rincontrare, e lasciava quindi intendere del  buon esito del procedimento a seguito di un pagamento”. “Il fatto resta esterno alle contestazioni, ma la gravità e indubbia”, annota la Procura.
A poco meno di due settimane della precedente conversazione, Vincenzo Romeo e Stefano Barbera s’incontravano ancora una volta e quest’ultimo raccontava quanto accaduto la sera precedente all’interno degli uffici dell’Urbanistica ove lavorava Cucinotta. “Questo giudice ritiene di estrema gravità che il Romeo riprenda il Barbera perché aveva fatto, in una telefonata, cenno all’Assessore De Cola; il dato è più che inquietate, grave”, si legge nell’ordinanza Beta. Inizialmente, infatti, il Romeo aveva ripreso il proprio interlocutore, poiché nel corso della conversazione telefonica precedente il Barbera aveva fatto cenno all’assessore all’Urbanistica. “Quindi il Barbera raccontava del litigio al quale aveva assistito, in particolare riferiva che l’Assessore, presumibilmente De Cola, aveva ripreso l’architetto Parlato poiché ancora non aveva preparato i preliminari con i proprietari delle abitazioni che dovevano essere acquistati da parte del Comune. Quindi il Barbera aggiunge che la sera precedente alla conversazione, il Parlato aveva comunicato, presumibilmente tramite il Cucinotta, di riferire all’amico loro, inteso Vincenzo Romeo, che era tutto sistemato”.
Le intercettazioni eseguite dai ROS hanno evidenziato anche “numerosi contatti” tra Biagio Grasso e l’architetto Parlato. I due, in particolare, si davano appuntamento a Fondo Fucile per effettuare il sopralluogo al cantiere il 24 luglio 2014, così come all’interno degli Uffici dell’Urbanistica ove prestavano servizio sia il Parlato che il Cucinotta. Il 31 ottobre si registrava l’ennesimo colpo di scena nella gestione interna della società proponente: Antonio Amato notificava al Comune il cambio dell’amministratore della Parco delle Felci Srl, nonché il trasferimento della sede sociale presso lo studio dell’avvocato Fichera di Catania. Sei giorni più tardi, il Dipartimento politiche della casa del Comune di Messina stilava la graduatoria delle ditte partecipanti alla vendita degli alloggi, tra cui compariva proprio la “Parco delle Felci”, complesso edilizio ancora in fase di ultimazione e la cui data finale dei lavori era prevista per il successivo 30 novembre. “Ne deriva quindi che la collaborazione illecita del Cucinotta, e non evidente di altri, aveva sortito i suoi effetti non solo, sulla turbata libertà degli incanti ma, anche, sul raggiungimento dell’obiettivo perseguito dal sodalizio anche se ridimensionato in termini quantitativi”, scrivono gli inquirenti. Una valutazione ben diversa da quanto affermato invece dall’amministrazione Accorinti-De Cola nel comunicato ufficiale emesso subito dopo l’operazione antimafia Beta. “Il tentativo di lucrare su un bando è abortito sul nascere, grazie principalmente a due fatti: la Giunta ha deciso di non seguire l’iter precedentemente definito che individuava un unico soggetto per l’acquisto degli alloggi, ma di rivolgersi all’ampia platea del libero mercato, consentendo l’acquisto di alloggi da più soggetti; in secondo luogo, a tutela dell’interesse pubblico, si è realizzata una vera competizione, offrendo prezzi non compatibili con le speculazioni”, spiegava l’Amministrazione. “Di fonte a ciò il gruppo mafioso che aveva odorato profumo di affari si è ritirato prima ancora che il verminaio venisse scoperchiato”. La graduatoria finale degli alloggi privati riservati al “risanamento” di Fondo Fucile, resa pubblica il 10 novembre 2014, riportava in ordine i complessi prescelti: quelli già realizzati e dotati di abitabilità Effe D. Costruzioni (12 alloggi), Tuttedil Srl (4) e Siracusano Felice and C. (7) e poi i “complessi in fase di ultimazione” Parco delle Felci (alloggi 12A+12B) e Anfa Costruzioni Srl (11). Nessuna “fuga” del gruppo Romeo-Grasso, dunque. Tutt’altro.
Ma nell’inchiesta Beta, il nome dell’ingegnere-assessore compare anche nelle intercettazioni dei sodali del gruppo criminale peloritano che si dicevano interessati alla realizzazione di un Centro commerciale a Messina. In particolare, nel mese di giugno 2014 si erano intensificati i rapporti tra Biagio Grasso e il noto professionista Pasquale La Spina, architetto e progettista di complessi residenziali, centri commerciali, porti e porticcioli, ecc.. Così il 25 giugno, il costruttore Grasso si rendeva disponibile ad accompagnare il La Spina in visita a Catania alla sede della società di costruzioni Tecnis Spa del gruppo Costanzo-Bosco, successivamente sottoposta a procedimento di sequestro dei beni e del capitale azionario perché sospettata di essere stata oggetto d’infiltrazione da parte del clan Santapaola. Il giorno successivo Biagio Grasso s’incontrava con Vincenzo Romeo presso l’ufficio di Viale Boccetta e riferiva a quest’ultimo in tono adirato che il motivo del viaggio a Catania insieme al La Spina, indicato nell’occasione col nome soprannome di Boccone, era da ricondurre all’interesse dello stesso architetto di far entrare la Tecnis in “un’altra speculazione edilizia che anche gli indagati stavano cercando di realizzare”, afferente alla realizzazione di un centro commerciale in Via La Farina. “Vi era la sensazione da parte degli interlocutori, quindi, che lo stesso soggetto stesse cercando di estrometterli e di approfittare del loro rapporto privilegiato con il Comune di Messina anche in ragione della riferita attenzione degli organi inquirenti nei loro confronti”, scrive la Procura. “Arrivo là ieri, mi sono permesso di portare il mio amico - racconta Grasso a Romeo - che era quello che doveva portare la cubatura, cioè io parlo con l’Assessore per fare l’accordo con noi … giusto che ci dice presenta la pratica perché mi dice mi piace il progetto e sto pezzo di fango già aveva fatto tutta l’operazione di nuovo, quindi ha verificato se noi realmente con l’amministrazione eravamo d’accordo, quando si è reso conto che l’accordo era con noi e che quello non c’entrava un cazzo, in qualche maniera ha dovuto fare per entrare nell’operazione”. “Ma che c’entra Boccone in questa storia?”,domandava Romeo. “No tutto Boccone … non c’entra … Bosco si è messo a disposizione (…) gli ho detto guardi che il rapporto con l’Amministrazione è nostro perché con questa cosa ci lavoriamo sei mesi poi la cubatura si è deciso di non portarla più là perché si è trovata un’altra soluzione … insomma fatto sta … al ritorno … al ritorno … gli ho detto architetto io questa cosa che gli avevo detto ad Enzo finisce a bordello … primo perché .. fottuto di Enzo , secondo è partito perché mi ha spostato la cubatura, terzo … terzo … abbiamo lavorato su questa cosa e, quarto, lei si affaccia con l’ingegnere De Cola con altre persone … no, ma io, ma sai. non per principio io su questa cosa ho lavorato che vuole dire voi altri avete lavorato, pure voi però non possiamo sbagliare con questo, sai con quegli aloni che c’erano a Messina … Borella … Antimafia … gli ho detto Architetto su questa cosa non mi dovete rompere i coglioni assolutamente quindi leviamocela completamente dalla testa perché se no l’operazione noi ce la presentiamo da soli”.


Articolo pubblicato in Stampa libera il 14 luglio 2017, http://www.stampalibera.it/2017/07/14/linchiesta-operazione-antimafia-beta-dagli-alloggi-di-fondo-fucile-al-centro-commerciale-di-via-la-farina-il-presunto-pressing-criminale-sugli-uffici-del-comune-di-messina/ 

martedì 11 luglio 2017

Mafia a Messina, Operazione Beta e l’oscuro affaire delle Case popolari del Comune a Fondo Fucile

Il lungo capitolo dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla DDA di Messina nell’ambito della cosiddetta operazione antimafia “Beta” e dedicata all’affaire del gruppo Romeo-Grasso relativo alla vendita al Comune di Messina di numerosi alloggi popolari al fine di “risanare” la baraccopoli di Fondo Fucile (pagg. 423-463) presenta alcuni passaggi particolarmente inquietanti, su cui riteniamo sia necessaria da parte del’Amministrazione comunale chiarire nelle sedi istituzionali il modus dell’assessorato competente (l’assessore De Cola, bisogna dirlo con chiarezza, non risulta essere indagatonella vicenda.
In particolare a pag. 429, gli inquirenti nel sottolineare che con delibera di Giunta n. 263 dell’11 aprile 2014, il Comune di Messina aveva deciso di prorogare il termine di presentazione delle offerte per l’acquisto di alloggi a Fondo Fucile (con la motivazione che “i soggetti interessati, hanno anche fatto rilevare la ristrettezza dei tempi concessi, a poter produrre tutta la documentazione richiesta entro il 15 aprile, termine ultimo previsto per la presentazione delle offerte, pertanto uno slittamento dello stesso”), affermano testualmente che “APPARE GRAVE E PECULIARE IL DOVER RILEVARE QUANTI PROVVEDIMENTI IRREGOLARI, ILLECITI, STRUMENTALI, SI COLGONO IN UN SOLO APPALTO”. Da quanto sopra, parrebbe che il giudizio di “irregolarità” e “illegittimità” venga espresso proprio sulla delibera di proroga della Giunta comunale.
Ancora più grave e sempre di non facile lettura è quanto riportato nell’ordinanza a pag. 459. Riportiamo integralmente il passaggio proprio per non incorrere in imprecisioni che capovolgano il senso dell’analisi impietosa degli inquirenti sulla borghesia mafiosa peloritana.
“La esposizione delle prove di cui in richiesta, si riporta perché propone direttamente le prove e si condivide, come da tecnica motivazionale sempre usata nel procedimento in caso di condivisione con la informativa, registrando ogni aspetto. valutativo del giudice.
Nella specie, come in altre, la lettura appare però alquanto carente. Da Cucinotta, a stare alle intercettazioni, si passa alla telefonata diretta al Grasso del De Cola, soggetto che palesemente il Romeo non vorrebbe menzionato e vi è da due associati un raccordo di tale telefonata ai “favori” fatti al Cucinotta. E’ un passaggio inesplorato e il Cucinotta paga solo, ma la nuova mafia, che si può ritenere nota nell’ambiente (telefonando a Grasso si telefona a Romeo, ad un mafioso, e aggiudicando alle loro ditte la stessa cosa, si aggiudica ai mafiosi) non ha appoggi, del mondo di sopra, solo singoli. sarebbe del resto illogico  e metodo di lettura depistante. I mondi si incontrano con mille facce, ritenere un corrotto o un complice singolo e spuntato dal nulla è effettuare una ricostruzione prossima all’inverosimile. E anche la lettura della corruzione, come singolo pagamento di una somma di denaro al funzionario corrotto è mera ipotesi di scuola, i rapporti crescono, si sistemano i figli e parenti, certo a 500 euro o magari a 100.000 dollalri secondo i livelli, e, cosa più grave, ci si compenetra nella capacità di forza dell’associazione, i favori contro altri che alla fine consentono di dire quel “noi” che non è a mettere un cappello su una testa che non vuole essere calzata ma una adesione a soggetti e metodi associativi che vale il vecchio giuramento col santino, il sangue e la “punciuta”. E i rapporti con architetti, impiegati sotto i cavalli e forze dell’ordine lievitano”.

Articolo pubblicato con Enrico Di Giacomo in Stampa libera, l’11 luglio 2017, http://www.stampalibera.it/2017/07/11/si-faccia-al-piu-presto-chiarezza-mafia-a-messina-operazione-beta-e-loscuro-affaire-delle-case-popolari-del-comune-a-fondo-fucile/

lunedì 10 luglio 2017

Droni a Trapani Birgi per le prossime guerre degli Emiri

Dal 5 luglio, le industrie militari internazionali Piaggio Aerospace e Leonardo-Finmeccanica, con la collaborazione dell’Aeronautica militare italiana, hanno ripreso nell’aeroporto “Cesare Toschi” di Trapani-Birgi  i voli sperimentali del prototipo di drone da guerra P.1HH Hammerhead. L’annuncio è stato fatto dai manager di Piaggio che però non hanno specificato come e sino a quando proseguiranno i test nei prossimi mesi. Recentemente è però stata emessa una notificazione (NOTAM B2914) ai piloti di aeromobili in transito dallo scalo trapanese che annuncia la possibilità di ritardi nelle operazioni di decollo e atterraggio a Birgi “per le attività di velivoli militari UAV senza pilota”, nel periodo compreso tra l’11 giugno e il 30 settembre 2017, cioè proprio nei mesi in cui è maggiore il traffico aereo passeggeri nell’importante scalo siciliano. Proprio a Trapani Birgi, “al fine di garantire il mantenimento dei massimi livelli di sicurezza”, l’Aeronautica italiana effettuerà in autunno lavori di “manutenzione straordinaria sulla pista di volo”, con la conseguente sospensione di tutti i collegamenti aerei da lunedì 6 novembre a lunedì 11 dicembre 2017.
I voli sperimentali dei droni Hammerhead sono ripresi dopo un’interruzione di 13 mesi a seguito del grave incidente verificatosi nella tarda mattinata del 31 maggio 2016, quando un prototipo del velivolo è precipitato in mare a 5 miglia a nord dell’isola di Levanzo (Egadi), una ventina di minuti dopo essere decollato da Birgi. Tra le ipotesi dell’incidente più accreditate, il non funzionamento dei sistemi di controllo volo a distanza. Il 19 marzo 2015, un alto velivolo sperimentale P.1HH era uscito fuori pista durante le prove di rullaggio, causando la temporanea chiusura per motivi di sicurezza dell’aeroporto trapanese e il dirottamento dei voli sullo scalo di Palermo - Punta Raisi. Le prove sperimentali dei droni hanno causato altri gravi disagi al traffico aereo, come rilevato dal personale delle compagnie che operano da Birgi.
I manager di Piaggio Aerospace fanno sapere che la nuova campagna di test nello scalo siciliano è stata avviata in vista della consegna dei droni di guerra alle forze armate degli Emirati Arabi, prevista nel 2018. Il contratto del valore di 316 milioni di euro tra l’industria aerospaziale e ADASI (Abu Dhabi Autonomous Systems Investments) è stato firmato nel marzo 2016 e include il trasferimento di otto velivoli a pilotaggio remoto, forniti di telecamere EO/IR (Electro-Optical Infra-Red), radar e sistemi di comunicazione avanzati. Il contratto comprende anche il supporto logistico integrato e l’addestramento alle operazioni di volo da parte dei tecnici dell’azienda produttrice. Lo scorso anno un prototipo del drone ha raggiunto gli Emirati a bordo di un aereo da trasporto Ilyushin 76, decollato da Trapani Birgi proprio alla vigilia dell’incidente al largo dell’isola di Levanzo.
Nel 2015, Piaggio ha pure annunciato la vendita di tre sistemi P.1HH Hammerhead (sei droni più tre stazioni terrestri) all’Aeronautica militare italiana, ma sino ad oggi il contratto non sarebbe stato formalizzato. Un anno fa circa, in occasione della fiera internazionale aerospaziale “Farnborough Air Show” di Londra, i manager dell’industria hanno ammesso che la consegna dei velivoli alle forze armate italiane potrebbe registrare ritardi proprio a seguito dell’incidente verificatosi alle Egadi.
I velivoli vengono testati a Trapani Birgi dal novembre 2013 da un team civile-militare composto da tecnici di Piaggio Aerospace, Leonardo-Finmeccanica e dell’Aeronautica. Oltre che in Sicilia occidentale, i nuovi droni utilizzano anche l’aeroporto sardo di Decimomannu e i poligoni di Capo San Lorenzo e Perdasdefogu per lo sganciamento di bombe da 250 libbre a guida laser ed infrarosso.
Il P.1HH Hammerhead è il primo velivolo a pilotaggio remoto della tipologia MALE (Medium Altitude Long Endurance) progettato e costruito interamente in Italia. Il drone può raggiungere la quota di 13.700 metri e volare ininterrottamente per 16 ore, ad una velocità massima di 730 km/h. Ogni singolo sistema Hammerhead è composto da due aerei a pilotaggio remoto (Uav, Unmanned Aerial Vehicle), un Ground Control Station e da sistemi integrati di navigazione e missione. “Il drone è stato progettato per missioni di pattugliamento, sorveglianza, ricognizione, acquisizione e analisi dati e per rispondere alle più diverse minacce: dagli attacchi terroristici fino alla lotta all’immigrazione clandestina, alla protezione delle zone economiche esclusive, dei siti e delle infrastrutture critiche, ecc.”, spiegano i manager di Piaggio. “Le apparecchiature montate sul P.1HH lo rendono idoneo per la sorveglianza dei confini e di spazi aperti, ma anche per l’individuazione di specifici obiettivi, e per il monitoraggio ambientale di zone disastrate da catastrofi”. Il drone può tuttavia essere convertito in uno spietato sistema-killer in quanto i radar e i visori a raggi infrarossi prodotti da Selex ES (Leonardo-Finmeccanica) gli consentono d’individuare l’obiettivo, anche in movimento, e di fornire le coordinate per l’attacco aereo o terrestre con missili e bombe a guida di precisione (il velivolo stesso può trasportare sino a 500 kg di armamenti).
L’ex industria italiana Piaggio Aerospace è stata interamente acquisita da Mubadala Development Company, la società di investimenti del governo di Abu Dhabi che è oggi una dei partner strategici del colosso statunitense Lockheed Martin (noto in Italia per essere il produttore dei cacciabombardieri di ultima generazione F-35 e del sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS). Fondata nel 2002 per diversificare le attività economiche, finanziarie e industriali dell’Emirato, la Mubadala Development Company è presieduta dallo sceicco Mohamed Bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi e vicecomandante supremo delle forze armate.

martedì 4 luglio 2017

Quando agli affari sui migranti ci pensano le aziende pubbliche e private

A fare affari milionari con l’“accoglienza” migranti in Italia non ci sono solo pseudocooperative e false onlus, ma anche più o meno note aziende di costruzione e perfino una società per azioni interamente controllata dal governo. E’ quanto emerge dalla “Relazione sul funzionamento del sistema di accoglienza predisposto al fine di fronteggiare le esigenze straordinarie connesse all’eccezionale afflusso di stranieri nel territorio nazionale (Anno 2015)” presentata il 13 marzo 2017 dal ministro dell’Interno Marco Minniti alla Presidenza del Senato della Repubblica.
Il consuntivo finanziario 2015 relativo al finanziamento dei centri governativi e delle strutture temporanee destinate all’ospitalità e/o all’identificazione, detenzione ed espulsione dei migranti soccorsi in mare, ha avuto un’assegnazione di bilancio pari a 610.045.927 euro. “Ciò ha coperto le spese per l’attivazione, la locazione, la gestione dei centri di trattenimento e di accoglienza per stranieri irregolari; le spese per interventi a carattere assistenziale, anche al di fuori dei centri e quelle per studi e progetti finalizzati all’ottimizzazione ed omogeneizzazione della gestione”, spiega il ministro Minniti. Più specificatamente, le somme messe a bilancio sono state utilizzate per un importo pari a 127.271.248 euro per finanziare la gestione dei centri governativi, la locazione o l’occupazione di alcuni stabili adibiti a CARA o CIE e le spese in economia come utenze, trasporti o altro. La restante parte, pari a 482.774.679 euro, è stata invece utilizzata per la “gestione delle strutture temporanee di accoglienza attivate su tutto il territorio nazionale a seguito dell’operazione Mare Nostrum e dell’Intesa sancita in Conferenza Unificata dell’1 luglio 2014, con la quale è stato approvato il Piano nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati”. Il ministro dell’Interno lamenta poi che l’attivazione di nuove strutture per l’accoglienza temporanea in tutto il territorio nazionale, poiché non supportata da un “adeguamento proporzionale delle risorse finanziarie”, ha generato nel bilancio 2015 un debito pari a 211.529.585 euro. Conti alla mano, la spesa governativa per la gestione di CARA e CIE, due anni fa, è stata di 821.575.512 euro. Non poco, considerate le pessime condizioni di vita di migliaia di “ospiti” all’interno della maggior parte dei centri attivati.
Una percentuale non irrilevante del budget è stata destinata alle cosiddette “spese infrastrutturali”, relative cioè alla “costruzione, acquisizione, completamento, adeguamento, ristrutturazione e manutenzione straordinaria di immobili e infrastrutture destinati a centri di identificazione ed espulsione, di accoglienza per gli stranieri irregolari e richiedenti asilo”. Si tratta complessivamente di una spesa di 37.136.488 euro; gli interventi di maggiore rilievo – riporta il ministero - hanno riguardato i lavori di ristrutturazione ed adeguamento funzionale dell’ex caserma “Serini” di Brescia (5.110.000 euro), la realizzazione di una nuova rete di perimetrazione presso il CARA di Foggia (3.168.600 euro); l’adeguamento funzionale dell’ex Consorzio ASI a Siracusa (3.497.934 euro); i lavori di ristrutturazione del “Villaggio” di San Giuliano di Puglia, Campobasso (1.289.475); quelli della “palazzina E” presso l’ex caserma “Cavarzerani” di Udine, da “utilizzare anche in relazione ai flussi migratori in arrivo alle frontiere terrestri” (1.500.000); i lavori di ristrutturazione e manutenzione straordinaria presso il CDA/CARA di Isola di Capo Rizzuto, Crotone (1.723.968); per le “esigenze di allestimento e di funzionalità degli hotspot di contrada Imbriacola a Lampedusa e di Pozzallo, Ragusa (1.200.000 euro); l’adeguamento delle ex caserme “Gasparro” di Messina (709.528 euro) e “Monti” di Pordenone (460.000); i lavori di manutenzione straordinaria presso l’ex caserma di Oderzo, Treviso (830.000); l’adeguamento del “Villaggio del fanciullo” di Barletta - Andria Trani (756.460). La tabella ministeriale riporta infine il trasferimento di 620.000 euro al fondo “Lire UNRRA” per i lavori di ristrutturazione ed adeguamento funzionale dell’immobile sito a Saint Pierre (Aosta), da adibire a centro di accoglienza per migranti.
Le cronache di questi mesi hanno documentato con dovizia di particolari il malaffare e la malagestione all’interno di alcune delle infrastrutture e degli immobili riconvertiti a centri: nel corso dell’inchiesta Mafia capitale, gli inquirenti hanno documentato come Luca Odevaine, già uomo di punta del tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione del Ministero dell’Interno, poi arrestato e condannato per favori e mazzette con le maggiori coop della malaccoglienza, prefigurasse per il realizzando “Villaggio” di San Giuliano di Puglia, un modello di gestione, occupazionale e clientelare dello stile CARA di Mineo (Catania), forse l’esempio più emblematico delle trame criminali che ruotano attorno all’affaire migranti in Italia. Altrettanto inquietanti le vicende giudiziarie che hanno interessato il CARA-lager di Borgo Mezzanone, Foggia (meno di un mese fa il Viminale ha comunicato la revoca della gestione del centro alla cooperativa Senis Hospes di Senise dopo aver accertato le drammatiche condizioni di vita a cui sono sottoposti gli “ospiti”) o del Centro di Isola di Capo Rizzuto, altro inferno per migranti ma vero e proprio paradiso per gli affari di personaggi strettamente legati alle cosche criminali e mafiose locali.
Nella sua relazione al Senato, il ministro Minniti si sofferma anche su uno dei capitoli meno noti dell’affaire migranti, quello relativo alla stipula, in data 28 maggio 2015, di un’apposita Convenzione Quadro tra il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale e INVITALIA S.p.A., l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia. Con l’obiettivo di “fornire il supporto per migliorare il sistema delle strutture per l’accoglienza e il soccorso dei migranti”, la Convenzione affida ad INVITALIA le funzioni di Stazione Appaltante o di Centrale di committenza del Ministero dell’Interno e delle sue articolazioni periferiche (le Prefetture) per le attività di “progettazione e realizzazione di interventi di adeguamento strutturale e impiantistico” degli immobili da destinare all’accoglienza. Per lo svolgimento di queste funzioni, nell’esercizio di bilancio 2015, il Ministero ha assegnato a INVITALIA la somma di 488.000 euro.
Per la cronaca, la S.p.A. del Ministero dell’Economia convenzionata con il Viminale, è presieduta dall’avvocato Claudio Tesauro, contestualmente presidente di Save the Children Italia Onlus e già legale delle holding industriale General Electric ed assicurative Generali-INA, nonché membro del consiglio di amministrazione di TNT Post Italia S.p.A. e, sino al 2013, del board di Save the Children International. Alla vigilia della stipula della Convenzione INVITALIA-Ministero dell’Interno, Save the Children Italia conduceva per conto del Viminale e delle Prefetture il progetto Presidium, in partnership con le organizzazioni internazionali OIM, UNHCR e la Croce Rossa Italiana. Nello specifico gli operatori di Presidium fornivano consulenze e informazioni ai migranti in occasione degli eventi di sbarco, valutavano gli standard di accoglienza dei centri presenti nel territorio nazionale e assicuravano il “supporto alle competenti Autorità al momento dell’identificazione dei minori non accompagnati in arrivo via mare”.
Più di un’ombra ed esiti contradditori sono stati registrati durante gli interventi INVITALIA di “progettazione e realizzazione strutturale” degli immobili destinati alle finalità di controllo sicuritario e “accoglienza”. Il 20 ottobre 2015, ad esempio, fu pubblicato il bando di gara per realizzare nei porti di Taranto e Augusta (Siracusa) due nuovi centri hotspot per le operazioni di prima assistenza e identificazione delle persone provenienti da Paesi terzi. Mentre la struttura di Taranto per circa 400 “ospiti” è stata attivata nel marzo 2016 con tende e container all’interno di un parcheggio dell’area portuale, l’hotspot nel porto commerciale di Augusta non è stato ancora realizzato: nel febbraio dello scorso anno, infatti, il Viminale ha sospeso “in via cautelare e temporanea” il procedimento amministrativo relativo alla gara d’appalto del lotto 2 dell’hotspot. Il provvedimento segue gli esposti presentati da alcuni parlamentari e amministratori locali e l’inchiesta avviata dalla Procura della repubblica per verificare la legittimità del bando di gara. Per l’hotspot di Augusta si prevedeva una spesa complessiva di 1.955.480 euro; il progetto però sarebbe sfornito delle obbligatorie autorizzazioni dell’Autorità portuale, titolare dell’area destinata alla semidetenzione dei migranti, né sarebbe stata presentata dal committente alcuna richiesta di concessone demaniale.
Non è andata meglio a Messina, dove nel febbraio 2016, INVITALIA aveva prima pubblicato un bando di gara per le “attività di rilievo e progettazione esecutiva e funzionale per adeguare il sistema di immobili all’interno dell’ex Caserma Gasparro a centro di accoglienza per migranti” (138.000 euro) e successivamente la gara per l’avvio dei lavori di realizzazione di una vera e propria zinco-baraccopoli al suo interno. Dopo un lungo e controverso iter segnato da annullamenti e ricorsi al TAR, l’affidamento dell’appalto è stato formalizzato il 6 febbraio scorso: una piccola azienda siciliana eseguirà i lavori per 1.249.550 euro + IVA, con un ribasso di circa il 35,3% rispetto al valore complessivo a base d’asta di 1.932.000 euro.
Sempre nella primavera 2016, INVITALIA ha pubblicato un bando per la fornitura e posa in opera, comprensiva di trasporto, installazione e montaggio per la realizzazione della recinzione e lavori accessori all’interno dell’area da destinarsi ad hotspot per migranti presso il Residence degli Aranci di Mineo (importo 1.932.000 euro). L’intervento maturava proprio nei mesi in cui si formalizzavano gli esiti dell’inchiesta della Procura di Catania sulla malagestione del centro per richiedenti asilo di Mineo, con il rinvio a giudizio di politici, funzionari, amministratori e titolari delle imprese e delle coop che hanno gestito in questi anni il CARA.  Mentre da più parti è stata richiesta con forza la chiusura definitiva della maxi-struttura del Calatino, è doveroso evidenziare che i lavori di recinzione promossi da INVITALIA hanno interessato un residence (già utilizzato dai Marines Usa di stanza nella base di Sigonella) di proprietà di una grande società di costruzioni nazionali, la Pizzarotti S.p.A. di Parma. Come appurato dagli inquirenti, per il canone di locazione del complesso immobiliare, l’ente gestore ha sottoscritto contratti annuali a favore della Pizzarotti per 4,5 milioni di euro + IVA. “Quanto alla manutenzione della struttura, il contratto di locazione triennale dell’aprile 2014 tra Consorzio calatino e Pizzarotti S.p.A., prevede l’impegno del conduttore di restituire l’immobile in buono stato locativo con obbligo di risarcimento di ogni danno provocato dagli ospiti”, evidenzia la Commissione Parlamentare d’inchiesta sul sistema d’accoglienza nella sua recente relazione sul CARA di Mineo. “Al riguardo, però, non può non evidenziarsi un’ulteriore criticità connessa al fatto che la società Pizzarotti è anche componente dell’ATI che ha ottenuto la gestione del Centro, nella quale le viene riconosciuto un aggio pari all’8,93% del valore contrattuale per il servizio di gestione e manutenzione ordinaria della struttura. In definitiva, una cattiva manutenzione ordinaria, potrebbe determinare l’aggravamento di danni per i quali, poi, la Pizzarotti, anche al termine della locazione, potrà chiedere il ripristino o il risarcimento”.
L’intervento di INVITALIA nella progettazione e realizzazione di nuove infrastrutture pro-accoglienza è stato segnato di recente dalla pubblicazione di due nuovi bandi milionari: quello per riconvertire e adeguare un edificio del comune di Trinitapoli (Bitonto) in centro per migranti (15 dicembre 2016) e quello per l’affidamento del servizio di “fornitura e posa in opera, comprensiva di trasporto, istallazione, montaggio, manutenzione e smontaggio finale per la realizzazione di una struttura temporanea costituita da moduli prefabbricati presso il Porto di Reggio Calabria” (19 maggio 2017), con un importo di gara di 1.382.935 euro.
L’ottobre scorso, INVITALIA ha rafforzato la propria collaborazione con il Ministero dell’Interno nelle politiche di gestione dei flussi migratori, firmando una convenzione per la definizione del bando per l’affidamento del servizio di mediazione linguistico-culturale destinato alla Polizia di Stato, da effettuare nelle fasi di soccorso ed identificazione dei migranti sbarcati sul territorio italiano. “Tra i principali obiettivi del servizio c’è quello di favorire la comunicazione tra stranieri e operatori della Polizia di Stato e di facilitare le attività degli Uffici Immigrazione delle Questure nelle procedure di identificazione degli stranieri, compilazione delle istanze di protezione internazionale e nel rilascio dei permessi di soggiorno o altri provvedimenti che si rendano necessari”, spiega in una nota la S.p.A. presieduta da Claudio Tesauro. “INVITALIA offrirà alla Direzione Centrale dell’Immigrazione del Ministero un servizio di committenza ausiliaria per l’attuazione delle procedure di appalto, svolgendo attività di definizione della cornice normativa dell’intervento; predisposizione dei documenti di gara; supporto all’aggiudicazione definitiva ed alla stipula del contratto”.

venerdì 30 giugno 2017

Countdown per la grande baraccopoli migranti di Messina

Bocche cucite in Prefettura a Messina, ma alla fine qualcuno si lascia andare e tra i denti conferma che a breve prenderanno il via i lavori di realizzazione di una baraccopoli all’interno del Centro di “prima accoglienza” per richiedenti asilo nell’ex caserma “Gasparro” di Bisconte Messina, dove da quasi quattro anni sono stipati sino a 200 giovani migranti alla volta. “Al Ministero dell’Interno la decisione è stata presa da tempo e non ci sono più spazi di manovra per bloccare l’iter del progetto”, ci spiegano. “Nonostante le diverse prese di posizione contro l’istituzione di un hotspot in città, non sono state esercitate pressioni di alcun genere a Roma per ottenere lo stop al progetto. Opporsi oggi è una battaglia del tutto persa in partenza”.    
Dopo un lungo e tormentato iter della gara d’appalto (contraddistinto tra l’altro da un primo affidamento ad una nota azienda modenese di prefabbricati in legno, seguito da due ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale di Catania da parte delle imprese escluse, la loro riammissione, un secondo affidamento poi sospeso per l’offerta anomala della nuova azienda risultata vincitrice), salvo imprevisti dell’ultima ora, sarà l’azienda “Tomasino Metalzinco Srl” di Cammarata (Agrigento) a eseguire a breve i lavori del nuovo Centro-hub (e/o hotspot) di Bisconte. Da quanto si evince dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 6 febbraio 2017, alla fine sembra aver prevalso la logica del risparmio a tutti i costi, ovviamente sulla pelle dei futuri “ospiti” stranieri: l’azienda siciliana infatti ha ottenuto l’affidamento dei lavori con un’offerta per 1.249.550 euro più IVA, con con un ribasso di circa il 35,3% rispetto al valore complessivo a base d’asta di 1.932.000 euro.
Secondo il bando di gara, il contraente dovrà assicurare la “fornitura e posa in opera, comprensiva di trasporto, installazione, montaggio, manutenzione e smontaggio finale per la realizzazione di una struttura temporanea costituita da tendostrutture e moduli prefabbricati, recinzioni e cancelli, pensiline, arredi e cartellonistica per l’accoglienza dei migranti presso il comprensorio Caserma Gasparro di Messina”. Le opere dovranno essere realizzate entro 70 giorni dalla data di avvio dell’esecuzione del contratto; inoltre, la “Tomasino Metalzinco” dovrà assicurare la manutenzione degli impianti per almeno due anni.
Alla pubblicazione del bando di gara in molti avevano ipotizzato la realizzazione nell’ex caserma di Bisconte di una nuova tendopoli per richiedenti asilo, una sorella-gemella della struttura che aveva trovato posto per circa tre anni presso il centro sportivo di contrada Conca d’Oro dell’Università degli Studi di Messina e che la Prefettura aveva chiuso per le gravissime carenze igienico-infrastrutturali e per le sempre più numerose denunce sulle disumane condizioni di vita dei richiedenti asilo ospitati. Quando la gara fu assegnata in via provvisoria alla Sistem Costruzioni Srl di Solignano di Castelvetro, società attiva nella ricostruzione dei centri delle regioni Abruzzo ed Emilia Romagna colpiti dai recenti eventi sismici, si pensò che a Messina sarebbero stati allestiti alloggi in prefabbricati in legno come quelli utilizzati per i terremotati; oggi, invece, è molto più probabile che i migranti saranno costretti a vivere in monoblocchi in profilato di acciaio-zincato, trasformando così il Centro di prima accoglienza di Bisconte in una grande zinco-baracappoli, dove le escursioni termiche, il superaffollamento e l’assenza di spazi sociali renderanno ancora più inaccettabili e insostenibili le condizioni di vita.
“Siamo specializzati nella progettazione, produzione e installazione chiavi in mano di prefabbricati per campi di lavoro, uffici, sale riunioni, attività sportive, servizi igienici, servizi per disabili, mense e refettori, laboratori, strutture sanitarie e ludiche, postazioni per guardiania o di controllo, magazzini”, riporta il sito internet della “Tomasino Metalzinco Srl”. Fondata nel 1979 come società Artigiana costruzioni metalliche in provincia di Palermo, l’azienda si è insediata nel 1985 nella zona industriale di Cammarata. Suoi i container recentemente forniti all’AMAT e al Comune di Palermo per ospitare biglietterie trasporti e i centri di assistenza turisti.
Il Ministero dell’Interno ha prescelto Invitalia S.p.A., l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia, quale centrale di committenza per la gara d’appalto di Messina (responsabile unico del procedimento l’avvocato Cristiano Galeazzi). Invitalia S.p.A. (presieduta da Claudio Tesauro, contestualmente presidente di Save the Children Italia Onlus e già membro del consiglio di amministrazione di TNT Post Italia S.p.A. e sino al 2013 del board di Save the Children International) ha sottoscritto con il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale una specifica convenzione con l’obiettivo di “fornire il supporto per migliorare il sistema delle strutture per l’accoglienza e il soccorso dei migranti”. A tal fine, nel febbraio 2016, Invitalia aveva pubblicato un bando di gara per le “attività di rilievo e progettazione esecutiva e funzionale per adeguare il sistema di immobili all’interno dell’ex Caserma Gasparro a centro di accoglienza per migranti”. Il compenso previsto per i progettisti era stato fissato in 138.000 euro, valore “sottostimato perlomeno di 140.990 euro” secondo una nota inviata il 4 aprile 2016 a Invitalia dall’Ordine degli architetti della provincia di Messina. Il 7 aprile le richieste dell’Ordine furono però rigettate dall’Agenzia presieduta da Claudio Tesauro e fu riconfermato il 14 aprile 2016 come termine massimo per l’espletamento della procedura. Per la cronaca, il 20 aprile dello stesso anno anche il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma aveva chiesto inutilmente alla stazione appaltante di “effettuare le opportune verifiche e integrazioni, mediante sospensione e riesame in autotutela, della procedura di gara, con riserva, in caso contrario, di valutare ogni opportuna azione tesa al ripristino della piena applicazione delle norme vigenti”.
Nel bando di gara non sono contenuti i dati numerici sulla futura capienza del centro di “prima accoglienza”, ma secondo le indiscrezioni trapelate nei mesi scorsi è possibile che nell’hub di Bisconte saranno trattenuti tra i 500 e i 1.000 migranti alla volta. Unione europea, l’agenzia Frontex e il governo stanno rivedendo le modalità con cui verranno reinterpretati nei prossimi anni l’intervento di “contenimento” e la gestione dei flussi migratori ma secondo quanto annunciato da alcuni dirigenti del Ministero dell’Interno, a Messina sarà realizzato uno dei nuovi hotspot previsti in Sicilia, dove, sotto la giurisdizione dell’Agenzia per il controllo delle frontiere dell’Unione Europea e della Polizia europea EASO, i migranti appena sbarcati saranno sottoposti alle operazioni di identificazione, fototesseramento e prelievo, anche forzato, delle impronte digitali, “ai fini di uno screening che distingua i richiedenti asilo dalle persone destinate al rimpatrio”. Con la nuova zinco-baraccopoli è prevedibile che sarò proprio l’ex caserma “Gasparro” ad essere riconvertita in struttura per la semidetenzione dei migranti in vista della loro ricollocazione ed espulsione, come già accade nei centri di Trapani-Milo, Mineo (Catania), Pozzallo (Ragusa) e nell’isola di Lampedusa.
Il CPA di Bisconte è stato più volte utilizzato anche come “centro di primissima accoglienza” per minori stranieri non accompagnati, in palese violazione delle leggi nazionali e regionali in materia e del diritto internazionale. Nell’ex caserma ci sono ovunque muri scrostati e reti metalliche, per bagni e docce sono utilizzati un paio di container esterni e solo tre stanzoni sono adibiti ad alloggio con un centinaio di letti a castello, uno accanto all’altro. Come documentato in diverse ispezioni di parlamentari, avvocati, organizzazioni non governative, giornalisti, ecc., la “Gasparro” è già oggi una delle peggiori strutture in termini di solidarietà e assistenza migranti di tutta Italia: un vero e proprio lager di funesta memoria, dove imperano sovraffollamento, precarietà e promiscuità e le giornate vengono trascorse dai giovani “ospiti” nell’inutile attesa del nulla. Un limbo, un non luogo per non persone che per tanti ha avuto una durata insostenibile di mesi e mesi. “Le peculiarità strutturali e la carenza di servizi che caratterizzano questo centro delineano un’accoglienza di tipo contenitivo che non solo si presenta in violazione delle leggi e della dignità della persona, ma che a fronte della prolungata permanenza, ha delle conseguenze molto gravi sulla vita dei migranti”, riportò l’onlus Borderline Sicilia dopo un’ispezione il 7 marzo 2016. Dello stesso tenore le denunce presentate dalla Campagna LasciateCIEntrare, dall’associazione Migralab “A. Sayad” e dall’Arci.
Dal 1° dicembre 2016 il centro di Bisconte vede come ente gestore le cooperative Senis Hospes di Senise, Potenza e Domus Caritatis di Roma, rappresentate dall’imprenditore della ristorazione collettiva Benedetto “Benny” Bonaffini, asso pigliatutto del business migranti peloritano. Le due coop hanno vinto a fine giugno 2016 la gara bandita dalla Prefettura per l’ospitalità di soli adulti migranti (importo base 30 euro al giorno per ogni “ospite” per la durata di un anno), ma il passaggio di consegne è avvenuto solo cinque mesi dopo. Senis Hospes e Domus Caritatis hanno presentato un’offerta economica con un ribasso del 10,7% (26,79 euro per migrante) e un’offerta  tecnica di 53,4 punti su 60. La cooperativa di Senise gestisce a Messina anche il centro di primissima accoglienza per minori stranieri non accompagnati “Ahmed” e uno Sprar per categorie vulnerabili; si è candidata inoltre alla gestione di altri due centri Sprar per minori stranieri e avrebbe manifestato l’intenzione di collaborare alle attività che saranno realizzate dal Centro polifunzionale per soli “immigrati regolari” che il Comune di Messina ha realizzato in uno stabile della centrale via Felice Bisazza, nell’ambito del PON (Programma Operativo Nazionale) Sicurezza per lo sviluppo - Obiettivo Convergenza 2007-2013.
Nonostante l’amministrazione comunale e buona parte delle forze politiche, sociali e sindacali di Messina abbiano ripetutamente espresso la loro contrarietà alla conversione in hotspot dell’ex Caserma “Gasparro”, alla pubblicazione della notizia sull’affidamento dell’appalto per la realizzazione della zinco-baraccopoli non sono seguite prese di posizione o reazioni pubbliche. Ad oggi solo il circolo “Peppino Impastato” di Rifondazione comunista si è dichiarato contrario alle nuove “gabbie per migranti” nel futuro hotspot di Bisconte. “Se invece di un centro per inscatolare migranti avessero deciso di aprirne uno per inscatolare tonni o sgombri, siamo certi che già sarebbero insorti furiosi, animalisti e gruppi di vegetariani”, è stato l’amaro commento degli attivisti anti-razzisti peloritani. “Ancora una volta è l’ipocrisia a caratterizzare i comportamenti degli amministratori e dei ceti dirigenti della città dello Stretto in tema accoglienza. Tra tonni e migranti, Messina ha scelto ancora una volta i tonni…”.
Intanto i dati ufficiali del Ministero dell’Interno relativamente ai porti italiani maggiormente interessati nei primi cinque mesi del 2017 dalle operazioni di sbarco dei migranti recuperati in mare da unità delle marine da guerra Ue o di quelle di proprietà delle ONG, confermano il ruolo chiave di Messina, al settimo posto nella classifica nazionale con 3.183 arrivi. In pole position c’è il porto di Augusta (base strategica delle flotte USA, NATO e della marina militare italiana nel Mediterraneo) con 11.100 arrivi; seguono poi in ordine Catania con 7.385; Trapani con 4.442; Pozzallo con 3.954. In notevole crescita il ruolo dei porti della Calabria: la città di Reggio Calabria, infatti, con 3.702 sbarchi si posiziona al 5° posto nazionale, seguita da Vibo Valentia (3.656). Dopo Messina, i porti più utilizzati per gli sbarchi nel corso del 2017 sono stati quelli di Palermo (3.059); Cagliari (2.647); Salerno (2.355); Lampedusa (2.317); Crotone (1.821); Napoli (1.443); Taranto (802); Porto Empedocle (699); Corigliano Calabro (565); Bari (249). Quasi a conferma del processo di ipermilitarizzazione in atto delle operazioni di sbarco in sud Italia, si tratta in buona parte di città dove sono operativi importanti porti o basi militari o porti “civili” prossimi ai centri hotspot per l’identificazione forzata e la reclusione dei migranti.

martedì 27 giugno 2017

Spada di Damocle ipersicuritaria sul nuovo centro migranti di Messina

Mercoledì 28 giugno sarà inaugurato alla presenza delle maggiori autorità civili e militari il nuovo “Centro Polifunzionale” per migranti del Comune di Messina, realizzato all’interno di uno stabile della centrale via Bisazza. Prima che media, forze politiche e sociali e cittadini prendano per buone le narrazioni dell’amministrazione comunale guidata da Renato Accorinti (assessora competente Nina Santisi) è opportuno soffermarsi sulle pesanti ombre del progetto, presentato come il fiore all’occhiello delle politiche cittadine nel settore “accoglienza”. In verità la filosofia che ha condotto al finanziamento e alla realizzazione della nuova struttura è intrinsecamente legata alla visione sicuritaria, fortemente criminalizzante e discriminatoria, di mera gestione dell’ordine pubblico e/o “contenimento” militare del fenomeno migrazione, così come si è affermata in tutti questi anni nell’Unione europea e in Italia.
Innanzitutto va rilevato come i servizi che saranno forniti dal Centro e le attività che si svolgeranno al suo interno saranno riservati esclusivamente agli “immigrati regolari”, come si legge nell’Avviso Pubblico per manifestazione di interesse alla co-progettazione e co-gestione delle attività del Centro Polifunzionale per Immigrati pubblicato qualche mese fa dall’Amministrazione comunale. Sempre nello stesso avviso si specifica che il Centro è “finalizzato all’inserimento sociale e lavorativo degli immigrati regolari” e  “alla realizzazione di interventi finalizzati a sviluppare punti di aggregazione ad accesso aperto per gli immigrati regolari”. Di fatto ci troviamo di fronte ad un grave arretramento culturale nel settore dell’assistenza e dell’accompagnamento della persona migrante: in questi anni, alcuni enti locali e numerose associazioni si sono opposte alle logiche poliziesche e xenofobe che tendevano a differenziare strumentalmente “regolari e “irregolari”, rifiutandosi di legittimare differenze di trattamento e servizi a favore dei migranti e rivendicando il diritto-dovere alla difesa, protezione e assistenza di tutte le donne e agli uomini giunte/i nel nostro paese. L’opposizione alle pratiche di discriminazione e di divisioni tra buoni e cattivi (regolari e non regolari) è stata dettata in tutti questi anni anche a seguito delle disastrose conseguenze degli atti normativi dei governi che hanno reso sempre più indeterminata la demarcazione tra i due diversi status, ma soprattutto per un’architettura repressiva che ha reso sempre più facile – per i migranti -precipitare dalla condizione di “regolarità” a quella di “irregolarità”.
Faranno comunque bene i migranti “irregolari” di Messina a tenersi in futuro lontani dal Centro polifunzionale di Via Bisazza. Come infatti si evince ancora dall’Avviso pubblico del Comune di Messina, insieme agli sportelli orientativi e alle sale destinate ad attività di formazione e socializzazione, al secondo piano sorgeranno gli “uffici utilizzati dalla questura per le attività dedicate all’accoglienza e integrazione degli immigrati”. “Nello specifico – si legge ancora - il Centro Polifunzionale per immigrati dovrà prevedere al suo interno l’offerta dei seguenti servizi e lo svolgimento delle seguenti attività amministrative: Prefettura; Questura – Uff. immigrazione; Circoscrizione – Anagrafica”. Per ovvie ragioni, ONG e associazioni antirazziste si sono opposte da sempre a condividere spazi e attività di ascolto, formazione, supporto, assistenza migranti con quelli destinati alle procedure di identificazione, schedatura e “regolarizzazione” in mano alle forze dell’ordine e agli apparati sicuritari. A Messina, invece, si andrà in direzione opposta e contraria.
Il Centro Polifunzionale è stato ereditato da Accorinti & C. dalla precedente amministrazione di centro-destra, sindaco Giuseppe Buzzanca (già esponente del Msi-Dn e poi di Alleanza Nazionale) e dell’assessore ai servizi sociali Dario Caroniti (cattolico ultraconservatore). Nel novembre 2010, il Ministero dell’Interno approvò un finanziamento di 751.600 euro a favore del Comune di Messina per la realizzazione di un “Centro Polifunzionale per l’integrazione degli immigrati”, nell’ambito del PON (Programma Operativo Nazionale) Sicurezza per lo sviluppo - Obiettivo Convergenza 2007-2013 - finanziato con fondi strutturali europei - che si è proposto di “migliorare le condizioni di sicurezza nelle regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia” e “contrastare i fenomeni di illegalità e di esclusione sociale”. Due anni più tardi, sempre nell’ambito del PON Sicurezza – Obiettivo Convergenza 2007-2013, il Ministero dell’Interno ha autorizzato il finanziamento del progetto “Messina Sicura” (350.000 euro), relativo alla “fornitura di un sistema di video sorveglianza territoriale del Comune di Messina”; il bando di gara per la videosorveglianza è stato preposto dall’Amministrazione nel dicembre 2013.
A riprova della visione esclusivamente di controllo dell’ordine pubblico” e ipersicuritaria del PON, il Ministero dell’Interno specifica che “in particolare l’obiettivo globale del programma è quello di diffondere migliori condizioni di sicurezza, giustizia e legalità per i cittadini e le imprese, in quelle regioni in cui i fenomeni criminali limitano fortemente lo sviluppo economico, contribuendo alla riqualificazione dei contesti caratterizzati da maggiore rilevanza e pervasività dei fenomeni criminali nonché all’incremento della fiducia da parte della cittadinanza e degli operatori economici”. Il Programma si è articolato in tre assi di intervento, di cui l’Asse 2 ha avuto come fine la “diffusione di migliori condizioni di legalità e giustizia ai cittadini ed alle imprese, anche mediante il miglioramento della gestione dell’impatto migratorio”. “Particolare attenzione – si aggiunge - è posta alle iniziative in materia di impatto migratorio promuovendo procedure di inclusione sociale degli immigrati e rafforzando le azioni di prevenzione e contrasto al favoreggiamento della manodopera immigrata, in particolar modo quella clandestina”. Ogni commento è superfluo. Ci limitiamo solo a ricordare che titolare del PON Sicurezza è il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno; esso vede inoltre la collaborazione di tutte le Forze di Polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, e Corpo Forestale dello Stato) ed il coinvolgimento delle realtà istituzionali locali.
Motivi sufficienti, riteniamo, perché le associazioni di volontariato antirazziste si tengano lontane dalla cogestione del nuovo Centro per migranti regolari di Messina; attività certamente lodevoli non possono né devono essere strumentalizzate, mai, per legittimare lo stato di guerra - interno ed esterno - alle migrazioni.

martedì 23 maggio 2017

Educazione alla pace o preparazione alla guerra? I protocolli d’intesa MIUR-Ministero della Difesa

18 maggio 2017. L’Aula Magna dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Carlo Gemmellaro” di Catania ospita il Corso di formazione nazionale per insegnanti Le Guerre e i grandi processi migratori: l’impegno della scuola per comprendere il presente, promosso dal CESP, il Centro Studi per la Scuola Pubblica. Due anni prima, purtroppo, il 21 gennaio 2015, lo stesso istituto tributava i massimi onori ad una squadra del reparto Operazioni della US Navy (la Marina militare degli Stati Uniti d’America), di stanza nella stazione aeronavale di Sigonella, nell’ambito del progetto educativo-didattico denominato Gymnasium Joint Team US Navy – Gemmellaro, comprensivo di “scambi di esperienze tra docenti, studenti e i militari Usa di Sigonella” e una “giornata di lavoro volontario” a favore dell’istituto etneo per riqualificare gli spazi destinati alle attività fisico-sportive.
Un anno fa circa, il 4 aprile 2016, all’Istituto Professionale “Enrico Fermi” di Catania, il dirigente scolastico consegnava una targa di ringraziamento ai responsabili dell’Ufficio relazioni esterne della Naval Air Station (NAS) di Sigonella, per “l’impeccabile coordinamento delle attività di volontariato civico svolte dai militari americani nel territorio siciliano”. La discutibile premiazione avveniva a conclusione di un incontro di formazione degli studenti sulle “attività di soccorso dei migranti in mare”, relatore il Contrammiraglio Nunzio Martello, direttore marittimo della Sicilia Orientale della Guardia costiera, nell’ambio del progetto Segui una rotta sicura, volto ad “inculcare il concetto di legalità e moralità nei giovani studenti e promuovere la cittadinanza attiva, valori condivisi dalle forze armate Usa di Sigonella che si sono spesso alleati con gli studenti del Fermi per portare a termine iniziative congiunte di volontariato”.
Ancora nel capoluogo etneo, lo scorso anno scolastico i marines di Sigonella erano ospiti dell’Istituto Comprensivo “Dusmet-Doria” dove incontravano gli studenti per “incoraggiarli a mangiare sano e mostrar loro alcuni semplici esercizi per mantenersi in forma”. Al Comprensivo “Guglielmo Marconi” di Paternò, il collegio dei docenti ha pensato invece di dar vita al “progetto educativo di cittadinanza” Scuola bella: insieme si può fare, previo protocollo d’intesa con il comando Usa di Sigonella. “Dopo la festosa accoglienza e i saluti, i militari – affiancati dalle docenti di inglese – indossato l’abito di lettori di lingua inglese, hanno incontrato gli alunni delle scuole primaria e media per fare conversation nelle aule, un modo originale per instaurare uno scambio interculturale”, riporta il cronista locale. Interventi di manutenzione dell’edificio scolastico e delle aree circostanti e qualche lezione di lingua inglese, quanto realizzato invece dai militari a stelle e strisce a favore dei frequentatori della scuola media “Ugo Foscolo” di Taormina. “Questo è un primo passo costruttivo per sviluppare nel modo migliore una più ampia sinergia che possa determinare benefici alla nostra scuola e alla comunità locale”, ha spiegato la dirigente Carla Santoro.
Tributi, ringraziamenti, elogi. Mai una parola invece sul ruolo assunto dalla più grande base statunitense nel Mediterraneo o sugli interventi dei suoi reparti nei teatri bellici di mezzo mondo (dalla Libia all’Africa sub sahariana, dal Corno d’Africa al Medio oriente, dai Balcani al Caucaso). Né tantomeno su quanto avverrà a breve termine a Sigonella: la base, in particolare, è destinata ad interpretare le funzioni di vera e propria capitale mondiale dei droni, i velivoli di distruzione di massa interamente automatizzati. Nella stazione siciliana sta per essere completata l’UAS SATCOM Relay Pads and Facility, per supportare le telecomunicazioni via satellite e le operazioni di tutti i droni dell’Aeronautica e della Marina militare Usa. A Sigonella saranno installati 12 ripetitori satellitari con antenne, macchinari e generatori di potenza con la possibilità di aggiungerne altri 8 della stessa tipologia. A lavori ultimati, la base supporterà la trasmissione di tutti i dati necessari ai piani di volo e di attacco dei nuovi sistemi di guerra (Reaper, Predator, Global Hawk) e opererà come “stazione gemella” del sito Usa di Ramstein, Germania, in link con la grande base aerea di Creech (Nevada). Entro la fine dell’anno, diverrà pienamente operativo anche il sofisticato sistema di comando, controllo, telerilevamento ed intelligence AGS (Alliance Ground Surveillance) della Nato. L’AGS dovrà fornire informazioni in tempo reale per compiti di vigilanza aria-terra a supporto dell’intero spettro delle operazioni alleate nel Mediterraneo, nei Balcani, in Africa e in Medio oriente. Il nuovo sistema si articolerà in stazioni di terra fisse, mobili e trasportabili per la pianificazione e il supporto operativo alle missioni e da una componente aerea basata a Sigonella con 5 droni Global Hawk. Altro che pace o valori di solidarietà, cooperazione, volontariato.
Per i giovani del comprensorio di Niscemi (Caltanissetta), dove all’interno di una riserva naturale e in aperta violazione delle normative ambientali, urbanistiche e antimafia è sorta una delle più grandi installazioni per le telecomunicazioni delle forze armate degli Stati Uniti d’America, dal 2012 il Consolato generale di Napoli ha promosso congiuntamente all’Associazione americana degli insegnanti d’italiano un Sister School Program. “Il Dipartimento di Stato Usa – spiegano al Consolato - ha stabilito un’interessante opportunità di scambio educativo, identificando una scuola superiore statunitense da gemellare con il Liceo scientifico Leonardo da Vinci di Niscemi. Si tratta di un’iniziativa per migliorare le odierne relazioni Usa-Italia riguardo a specifici sforzi militari e diplomatici e favorire gli interessi reciproci”. Ignorando lo straordinario contributo di studenti e docenti alle campagne di mobilitazione contro il MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari strategiche della Marina Usa, il 29 febbraio 2016, il dirigente del liceo di Niscemi ha invitato gli allievi del 3° e 4° anno a concorrere al programma Youth Leadership indetto dal Consolato di Napoli. “Anche quest’anno è stato rinnovato l’invito per due studenti per partecipare al programma di scambio culturale nell’università dell’Indiana. Criteri di selezione: merito scolastico, attitudine alla leadership e propensione al volontariato”. Proprio a Indianapolis, capitale dello Stato dell’Indiana, sorge una delle principali sedi del colosso Lockheed Martin, la società che ha realizzato il MUOS. Lockheed ha progettato pure i famigerati cacciabombardieri F-35 a capacità nucleare, alcuni dei quali in costruzione nel complesso Alenia di Cameri, meta ad inizio anno scolastico 2015-16 di un viaggio premio degli studenti dell’Istituto aeronautico di Ragusa. Il tour ha preso il via da Sigonella con un volo per il Piemonte a bordo di un velivolo Atlantic del 41° Stormo Antisom dell’Aeronautica militare italiana che da oltre 50 anni opera per “contrastare la minaccia delle unità navali subacquee e di superficie potenzialmente ostili” e in supporto delle operazioni “contro il terrorismo internazionale e di controllo del traffico mercantile e dei flussi d’immigrazione clandestina”.
Il reparto dell’Aeronautica italiana di stanza a Sigonella si è distinto per attivismo nella formazione civile-militare degli studenti siciliani. Lo scorso 7 aprile si è concluso il progetto di “tirocinio ed orientamento” gestito dal Comando del 41° Stormo a favore di 150 studenti dell’Istituto Tecnico Aeronautico “Arturo Ferrarin” di Catania e dell’I.S.S. “Ettore Majorana” di Gela (Caltanissetta). Le attività si sono articolate per oltre un mese con percorsi teorici e pratici “al fine di sviluppare e valorizzare le vocazioni personali degli studenti, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali, per avvicinarli alle attività della Difesa e dell’Aeronautica Militare”. Gli allievi sono stati ricevuti all’interno della base di Sigonella approfondendo i temi del “controllo dello spazio aereo, della meteorologia, della manutenzione e dell’attività dei Gruppi Volo del 41° Stormo”.
E la Buona Scuola va alla guerra…
Anche la buona scuola di Renzi & C. sta consolidando la subalternità dell’educazione formale alle logiche di guerra e agli interessi politico-militari e geostrategici interalleati. Alle città d’arte, ai musei e ai siti archeologici, presidi e docenti sembrano preferire sempre più numerosi le visite alle basi Usa e Nato “ospitate” in Italia in barba alla Costituzione e alle caserme, agli aeroporti e ai porti militari, alle installazioni radar e alle industrie belliche “nazionali”. Ci sono poi le videoconferenze con i militari in missione in Iraq, Afghanistan e Libano; le attività di formazione per gli studenti in campo storico-militare o di informazione sul bullismo e il cyberbullismo presso il centro dell’Aeronautica di Vigna di Valle (Bracciano); i mini-corsi di pilota con gli avieri della scuola dell’Aeronautica di Guidonia (Roma) o dei reparti di Istrana, Pescara e Cameri; le classi di vela per gli studenti “più meritevoli” delle superiori presso l’Accademia navale di Livorno, la Scuola militare “Morosini” di Venezia o a bordo delle unità della Marina nel Tirreno o nel Mediterraneo centrale; gli orientamenti professionali, gli stage e le alternanze scuola-lavoro presso i reparti di guerra nazionali o nei consorzi industriali chiamati alla realizzazione di bombardieri, elicotteri, missili e altri mille sistemi di distruzione e di morte.
Settore da tempo attenzionato è quello delle attività motorie e sportive a favore degli studenti delle scuole dell’obbligo e delle superiori. Da decenni, in particolare, viene proposto il Concorso esercito-scuola che prevede l’organizzazione di corse campestri all’interno di infrastrutture, basi e poligoni militari. Più recentemente, le forze armate si sono ritagliate uno spazio significativo anche nella promozione dei campionati sportivi studenteschi e dei Giochi della Gioventù, affiancandosi o sostituendosi agli enti locali che un tempo contribuivano finanziariamente a questi eventi. In Puglia, la base di Amendola (Foggia), sede del 32° Stormo Ami, ospita ininterrottamente da dieci anni la fase provinciale dei campionati studenteschi di corsa campestre, riservata agli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Il 32° Stormo coordina tutte le attività operative, addestrative e tecniche dei droni da guerra Predator e Reaper dell’Aeronautica italiana, utilizzati a partire del 2005 in Iraq, Afghanistan, nei Balcani e più recentemente in Libia, dove mantengono un ruolo chiave nelle attività d’intelligence della coalizione internazionale a guida Usa. Le ultime missioni all’estero hanno preso il via nel 2014: due velivoli-spia sono stati schierati a Gibuti, Corno d’Africa, nell’ambito della missione antipirateria dell’Unione Europea “Atalanta”, mentre nello scalo aereo di Kuwait City sono stati rischierati due droni appositamente riconfigurati per operare con la coalizione anti-Isis in Iraq e Siria. Per la loro capacità e flessibilità d’impiego, i droni di Amendola sono utilizzati pure in funzioni d’ordine pubblico e per il controllo anti-immigrazione alle frontiere terrestri e marittime.
A Caserta sempre più scuole partecipano alla Flick Flok, la manifestazione di corsa istituita nel 1991 dalla Brigata bersaglieri “Garibaldi” per la preparazione fisico-militare dei propri uomini e successivamente estesa ai civili e agli studenti. “La Flick Flock è una manifestazione che si fonda su tre pilastri: la famiglia, quale base della nostra società e futuro della stessa, lo sport e la solidarietà”, ha spiegato il generale Nicola Terzano, comandante della “Garibaldi”. All’ultima edizione i giudici di gara sono stati 85 alunni del Liceo “Alessandro Manzoni” di Caserta, nell’ambito di un progetto con l’esercito di alternanza scuola-lavoro. Ospite d’onore della Flick Flock 2017 la banda della Marina militare Usa di stanza all’Allied Joint Force Command Naples, il Comando congiunto per il Sud Europa di Napoli da qualche anno trasferito nella moderna infrastruttura di Lago Patria, nel territorio comunale di Giugliano. Ogni due anni al JCF di Lago Patria è attribuito il comando e il coordinamento delle attività della NATO Response Force, la forza di pronto intervento dell’Alleanza Atlantica con più di 30.000 militari, in grado di essere schierata in poche ore in qualsiasi scenario di guerra planetario.
Tutti in coda per il più grande comando Nato del sud Europa  
Secondo quanto pubblicato nel sito ufficiale del Joint Force Command di Napoli, sono centinaia gli studenti e i docenti italiani che nell’ultimo biennio sono stati ospiti dei reparti della Nato che operano presso il comando di Lago Patria. L’elenco degli istituti di secondaria e delle scuole medie è lunghissimo: il liceo scientifico “Elio Vittorini” e il classico “Giambattista Vico” di Napoli, il 4 dicembre 2015; lo scientifico “Niccolò Braucci” di Caivano, Napoli, il 12 febbraio 2016; lo scientifico “Nino Cortese” di Maddaloni, Caserta, il 18 febbraio 2016; il classico Torquato Tasso” di Salerno, l’11 marzo 2016; le scuole medie “Nicola Romeo – Pietro Cammisa” di Sant’Antimo e “Gneo Nevio” di Napoli, il 15 aprile 2016; “San Giovanni Bosco” di  Somma Vesuviana e “Salvatore Di Giacomo” di Qualiano, il 29 aprile 2016; gli istituti superiori “Giuseppe Mazzini” di Napoli e “Alfred Nobel” di Torre del Greco, il 6 maggio 2016; la scuola “Paolo Parzanese” di Ariano Irpino, Avellino, il 28 novembre 2016; la “Gaetano De Bottis” di Torre del Greco, il 2 dicembre 2016; “Alfonso Gallo” di Aversa, il 6 febbraio 2017; ancora la “Torquato Tasso” di Salerno, il 14 novembre 2016; la media “Don Salvatore Vitale” di Giugliano, il 20 febbraio 2017; l’istituto “Edoardo Amaldi” di Santa Maria Capua Vetere, Caserta, il 3 aprile 2017; il “Giuseppe Mercalli” di Napoli, l’8 maggio 2017. Di norma il pacchetto comprende una visita guidata alle strutture ricettive e sportive del Comando Nato e ai mezzi del 2nd Nato Signal Battalion e del Communication Information Systems Group (NCIS), due reparti specializzati al comando, controllo e alle comunicazioni satellitari dell’Alleanza atlantica. In chiusura il breafing con le massime autorità del Joint Force Command sugli obiettivi strategici e le attività del personale militare e civile di stanza a Lago Patria. “Siamo un comando operativo direttamente sotto il Comando supremo delle forze armate alleate in Europa e la nostra missione è quella d’intervenire prontamente ovunque lo richieda il North Atlantic Council”, si legge nella scheda informativa che viene consegnata a tutti gli studenti e ai docenti in vista al JFC Naples. “Abbiamo il compito di addestrarci, monitorare e analizzare la situazione globale e anticipare i futuri sviluppi nel campo della sicurezza. Tra le nuove emergenze delle forze Nato c’è anche quella di contrastare la migrazione illegale dei rifugiati (testuale: to counter illegal refugee migration)”. Il messaggio “educativo” che gli ufficiali trasmettono agli allievi è chiaro e diretto: “Si vis pacem, para bellum, che si traduce con se vuoi la pace, devi essere pronto alla guerra”, spiegano i responsabili del Comando Nato di Lago Patria.
Verso il complesso scolastico-militare-industriale
Un’altra menzione per l’alto profilo “educativo militare” merita certamente l’ispezione nell’ottobre 2015 degli allievi dell’Istituto Tecnologico “Leonardo da Vinci” di Viterbo all’aeroporto cittadino “Fabbri” e il successivo incontro con il personale del 1° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Antares” e i responsabili del progetto industriale del distretto tecnologico aerospaziale della Regione Lazio. “Ai giovani sono state illustrate tutte le novità tecnologiche, rimarcando, nel contempo, il ruolo educativo della scuola e lo stretto legame che intercorre fra crescita culturale, formazione ed istituzioni, anche alla luce dei progetti di alternanza scuola/lavoro previsti nella legge 107/2015 Buona Scuola”, riporta il comunicato emesso dall’ufficio stampa dell’Esercito. “Il 1° reggimento Antares ha ospitato la NH-90 Users Conference 2015, l’evento annuale organizzato dal consorzio industriale NHI e ciò ha permesso di offrire una panoramica tecnologica particolarmente qualificata nonché un’opportunità per i giovani studenti dell’indirizzo di Costruzioni Aeronautiche”. Per la cronaca, l’NH-90 è il cosiddetto NATO Helicopter per gli anni novanta, l’elicottero multiruolo medio-pesante sviluppato dal consorzio internazionale NHIndustries, costituito da AgustaWestland (Leonardo-Finmeccanica) e dalle aziende Eurocopter e Stork Fokker Aerospace. L’elicottero da guerra è stato acquistato a partire dal 2008 dall’Esercito italiano e dalle forze armate di Francia, Germania, Grecia, Olanda, Portogallo, Australia, Nuova Zelanda, Oman, ecc.. L’Italia ha ordinato sino ad oggi 116 NH-90 spendendo complessivamente 3,2 miliardi di euro.
Proprio l’aeroporto militare di Viterbo, il 7 aprile 2016, ha ospitato un incontro-dibattito tra la ministra Roberta Pinotti e 500 studenti delle scuole superiori della città. “Quello che svolgono le forze armate è un lavoro di protezione che spesso si conosce poco e si conoscono poco anche le esigenze finanziarie e le risorse che sono necessarie per tenere in piedi questa organizzazione vitale per il Paese”, ha esordito la ministra Pinotti. “Nell’addestramento dei nostri militari ci sono dei valori che sono davvero quelli di cui oggi abbiamo bisogno (…) La diffusione della cultura della Difesa tra i giovani è un mezzo fondamentale per far sviluppare nelle future generazioni un maggiore senso civico e una maggiore consapevolezza dei propri doveri…”.
Dal 20 al 22 marzo 2017 gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale “Dionigi Scano” di Cagliari sono stati ospiti invece del Reparto Sperimentale Standardizzazione al Tiro Aereo e della Sala radar dello scalo aeroportuale di Decimomannu (Villasor). Compito del RSSTA Decimomannu è quello di garantire il supporto tecnico e logistico ai reparti di volo dell’Aeronautica militare in attività di addestramento al tiro aereo nei martoriati - inquinati e inquinanti - poligoni di Perdasdefogu e Capo San Lorenzo, importantissimi per la sperimentazione delle nuove tecnologie di guerra globale in ambito Nato ed extra-Nato. Situato a pochi chilometri da Cagliari, Decimomannu è uno dei più trafficati scali militari di tutta Europa: si stima che dal 1955 ad oggi vi siano stati rischierati più di 400 reparti appartenenti a 21 Nazioni, con 150 differenti tipi di aeromobili. Esso rientra tra le basi italiane concesse segretamente nell’ottobre 1954 alla Nato e agli Stati Uniti, congiuntamente ad Aviano, Camp Darby (Livorno), Napoli-Capodichino e Sigonella, ma oggi il suo status giuridico si è fatto più ibrido e articolato, così da essere utilizzato anche da paesi non aderenti all’Alleanza Atlantica o da grandi aziende private del comparto militare-industriale, italiano e internazionale. Da Decimomannu è decollato per la prima volta il prototipo di robot-killer volante nEUROn, l’aereo senza pilota da combattimento coprodotto da Italia, Francia, Svezia, Spagna, Svizzera e Grecia. Il nEUROn è il primo drone-killer europeo dotato di materiali con accentuate caratteristiche stealth che gli consentiranno di penetrare nello spazio aereo nemico senza essere individuato. Con un costo unitario superiore ai 25 milioni di euro, il nEUROn può raggiungere la velocità di 980 chilometri l’ora e volare per più di otto ore consecutive. Opererà a tutti gli effetti per colpire e uccidere a distanza grazie agli ordigni di precisione per gli attacchi aria-suolo a guida laser, che saranno trasportati in volo nel vano bombe interno.
Banche e Marina contro la “dispersione”
Il nome del programma è ambizioso: Per non perdere la rotta ed è promosso da Mentoring Usa-Italia Onlus, in collaborazione con le forze armate, Fondazione Carisal, Fondazione della Comunità Salernitana, Banco Napoli, Banca Sella, Be Fit ed altri soggetti privati, per “prevenire e contrastare il preoccupante e diffuso fenomeno della dispersione scolastica” in alcune realtà della Campania. Attività clou la crociera nel Tirreno di studenti “a rischio” di età compresa tra gli 11 e i 16 anni a bordo di Nave Italia, il brigantino di proprietà della Fondazione Tender to Nave Italia (una “onlus” costituita nel 2007 dalla Marina militare e dallo Yacht Club Italiano), il cui equipaggio è composto da militari. Per non perdere la rotta ha già premiato una decina di giovani provenienti da scuole medie della provincia di Salerno, ma quest’anno le “attività contro la dispersione scolastica” di Mentoring Usa-Italia si sono estese alla scuola primaria. Il 22 marzo scorso si è tenuta presso il 1° Circolo didattico “Guglielmo Marconi” di Pozzuoli, la cerimonia di apertura del programma che vede la collaborazione della locale Accademia dell’Aeronautica e del Rotary Club. Una quindicina di cadetti dell’Accademia affiancheranno altrettanti piccoli studenti con l’obiettivo di “accrescerne l’autostima, sviluppare capacità di valutazione e di autovalutazione delle proprie potenzialità e risorse, migliorare il rendimento scolastico generale per scoprirsi più fiduciosi sul proprio futuro”.
Agli iscritti alle scuole dell’infanzia della regione Friuli Venezia Giulia, l’Aeronautica militare offre invece annualmente lo show I bambini sognano le Frecce Tricolori: una giornata di maggio da trascorrere interamente nella base aerea di Rivolto, Udine, sede del 2° Stormo e del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico. “Centinaia di bambini entusiasti sulle tribune e sul prato dell’aeroporto per godere dello spettacolo di un volo di addestramento della Pattuglia Acrobatica Nazionale e salutare i propri beniamini sventolando il tricolore”, riporta l’ufficio stampa del Comando dell’Aeronautica.
Il Ministero della difesa ha invece occupato quasi per intero il Festival dei Bambini che si tiene ogni anno in primavera a Firenze. “Il Festival rappresenta un appuntamento importante per trasmettere ai bambini il senso della cultura della Difesa, seppur in un contesto ludico e spensierato”, ha dichiarato il portavoce dell’Esercito, Giuseppe Saponaro. “Tante le attività previste e con le quali misurarsi: dalla parete di roccia al percorso sportivo militare, dalla simulazione di atterraggio con elicottero all’apprendimento delle tecniche per maneggiare le sostanze pericolose”. Nuovi Mondi – Insieme è meglio, il tema scelto per l’edizione 2017. “Insieme è meglio è un concetto decisamente caro alle Forze Armate che operano, sempre di più, in Italia e all’estero, con una connotazione interforze”, il commento dei responsabili della Difesa.
Nel corso dell’anno scolastico 2015-16, la componente terrestre della forze armate, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR), ha promosso L’Esercito Combatte, iniziativa articolatasi nazionalmente con mostre, concerti di bande e fanfare, convegni, attività museali, un concorso grafico (La Grande guerra a colori), per “diffondere la cultura e la conoscenza storica della Prima Guerra Mondiale e ricordare il processo identitario e il ruolo svolto dall’Esercito nella creazione dello spirito di unità nazionale, mantenendo al contempo vivo, il ricordo e la commemorazione di tutti i caduti”. L’Esercito combatte si è concluso il 25 maggio 2016 a Padova con un meeting a cui hanno partecipato 11 delegazioni composte da militari e studenti provenienti da altrettante località italiane (Caserta, Pordenone, Roma, Sassari, Messina, Udine, Gorizia, Livorno, Torino, Bologna, Lecce), previo tour ai principali sacrari e cimiteri militari della Prima guerra mondiale (Pasubio, Pocol, Asiago, Monte Grappa, Montello, Fagarè, Oslavia, Caporetto, Redipuglia, Prosecco e Monte San Michele). A Padova c’erano pure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la ministra della Difesa Roberta Pinotti e il capo di Stato maggiore della Difesa Claudio Graziano e la manifestazione si è conclusa con il lancio dei paracadutisti della brigata “Folgore” e la “mostra statica” di mezzi ed equipaggiamenti delle forze armate (elicotteri A-129 “Mangusta”, sistemi lanciarazzi Mlrs, blindati e carri armati, ecc.).
Sempre nell’ambito delle manifestazioni commemorative del Centenario del Primo Conflitto Mondiale, l’Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito ha promosso per le scuole la mostra itinerante La Grande Guerra. Fede e Valore, composta da pannelli didattici, stampe, cimeli, uniformi ed elmetti d’epoca. Le scuole secondarie sono state invitate ad accogliere l’esposizione e a mettere a disposizione gli “accompagnatori” per le visite guidate. Lo scorso 6 maggio, la cerimonia d’inaugurazione della mostra itinerante presso il liceo “De Sanctis – Galilei” a Manduria, Taranto, con la supervisione del Comando Militare dell’Esercito “Puglia”.
MIUR e Difesa, le relazioni pericolose
Per poter comprendere il ruolo svolto quotidianamente dalle forze armate per la “salvaguardia della legalità, la difesa delle libere Istituzioni e la sicurezza dei cittadini”, oltre 300.000 studenti italiani sono stati impegnati nel progetto Insieme per la Legalità, istituito cinque anni fa dal MIUR in collaborazione con il Ministero della Difesa. Nel settembre 2014, le ministre Stefania Giannini e Roberta Pinotti hanno istituzionalizzato la partnership libro-moschetto sottoscrivendo un Protocollo d’Intesa che ha dato il via una serie di iniziative “didattiche e formative” per gli studenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, statali e paritarie, così da “favorire l’approfondimento della Costituzione italiana e dei principi della Dichiarazione universale dei diritti umani per educare gli alunni all’esercizio della democrazia e di una cittadinanza attiva a tutti i livelli del sistema sociale”. Con la circolare del 15 dicembre 2015, il MIUR ha specificato le iniziative per gli anni scolastici 2015-2016 e 2016-1017 che hanno consentito alle forze armate di occupare quasi tutti i campi disciplinari: dalla storia alle scienze, dalle nuove tecnologie al diritto, dallo sport all’educazione stradale.
Per celebrare i 70 anni della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, MIUR e forze armate hanno promosso il concorso Nazioni Unite per la pace con cui  gli studenti sono stati chiamati a presentare composizioni scritte o figurative, progetti multimediali e/o interattivi sulle “sfide relative alla sicurezza di tutti gli Stati”. “Le tracce proposte dal bando di concorso costituiscono l’occasione per una riflessione sulla più grande organizzazione intergovernativa mondiale, con particolare riferimento all’impulso che essa ha esercitato nel tempo e ancora oggi esercita nella cooperazione internazionale, in difesa dei diritti umani e della sicurezza internazionale”, riporta il comunicato a firma del MIUR e della Difesa. Negli elaborati gli studenti dovevano focalizzare la loro attenzione sul “contributo specifico fornito dai caschi blu dell’ONU, ivi compreso il concorso delle Forze Armate italiane in missioni di pace nelle aree di crisi, nella promozione e salvaguardia della stabilità e della pacifica convivenza internazionale”. Sino al prossimo anno proseguiranno contestualmente gli incontri con gli studenti di ogni ordine e grado del personale militare interforze fornito dai Comandi di Regione competenti a livello territoriale sui temi della Costituzione e della cittadinanza attiva, “con particolare attenzione al ruolo che le Forze Armate svolgono al servizio della crescita sociale, politica, economica e democratica del Paese”.
Agli alunni delle scuole primarie è riservato un ciclo di lezioni di educazione stradale della durata di 8 ore, denominato La buona strada della sicurezza, sempre a cura di esperti con tanto di stellette. “Questo progetto sperimentale – spiega la circolare del MIUR – è finalizzato ad educare i bambini al tema della sicurezza stradale, incentivando il senso di responsabilità individuale e collettiva e uno stile di comportamento che pone al centro il rispetto per la vita e per la persona”. Per gli studenti delle classi IV e V delle superiori è stato promosso invece il concorso dal titolo Scuola: spazio al tuo futuro. La ISS: innovatio, scientia, sapientia. “Il Ministero della Difesa intende offrire la propria collaborazione anche nella realizzazione di progetti di prestigio e ad alta valenza istituzionale a favore dei giovani”, si legge nel bando. “Attraverso il concorso, gli studenti vengono chiamati ad elaborare proposte di sperimentazione innovative (manufatti veri e propri e/o protocolli di sperimentazione), da portare a bordo della International Space Station (ISS) nazionale”. Per la “sperimentazione” in campo aerospaziale e dell’astronautica viene sollecitata ovviamente la partnership “con realtà di ricerca in campo aziendale, universitario e laboratori di Ricerca pubblici o privati”.
Quello relativo alla Stazione spaziale internazionale è certamente uno dei programmi più controversi e dispendiosi della recente storia mondiale: avviato nel 1998 con la firma di un accordo tra Stati Uniti d’America, Giappone, Canada, Russia e i Paesi europei membri dell’agenzia spaziale europea (ESA), l’ISS punta a sviluppare la ricerca e la sperimentazione scientifica e tecnologica in ambito civile-militare. Il contributo diretto italiano all’International Space Station è assicurato dall’Aeronautica militare, dalle industrie del settore aerospaziale e dall’Agenzia spaziale italiana, grazie soprattutto alle risorse finanziarie attinte dal bilancio annuale del MIUR. Ai primi tre classificati nella graduatoria di merito del concorso Scuola: spazio al tuo futuro sono andati rispettivamente 2.000, 1.000 e 500 euro, denaro messo a diposizione da Thales Alenia Space S.p.A., azienda aerospaziale controllata dai colossi militari-industriali Thales e Leonardo-Finmeccanica, partecipante al progetto anche in veste di tutor tecnico.
Meglio l’alternanza scuola-forze armate
Abbiamo avuto già modo di accennare come alla cosiddetta alternanza scuola-lavoro, il provvedimento sicuramente peggiore e più pericoloso della “Buona scuola” del governo Renzi-Giannini, concorrono con sempre maggiore aggressività le forze armate e le maggiori industrie belliche italiane e internazionali. Nel febbraio 2017, ad esempòio, è stata firmata a Catania una convenzione tra la Guardia Costiera e l’Istituto Tecnico Aeronautico “Ettore Majorana” di Gela, per effettuare tirocini e stage della durata di 36 ore presso il 2º Nucleo Aereo con sede all’aeroporto di Fontanarossa. Un progetto formativo similare è in corso pure con il Politecnico del Mare “Duca degli Abruzzi”, altro istituto superiore etneo dove, tra l’altro, il 7 aprile 2017, nell’ambito del “percorso didattico mirato a creare una forte intesa con il mondo del lavoro”, gli studenti hanno incontrato ufficiali della Marina militare per approfondire il tema de L’affascinante mondo dei sottomarini.
Sempre lo scorso aprile, 200 studenti di tre istituti scolatici pugliesi (“Liside”, “Pacinotti” e “Righi”) hanno intrapreso un percorso di alternanza presso l’Arsenale della Marina militare di Taranto, affiancando le maestranze civili e militari nelle varie lavorazioni navali. Il 2 maggio 2017, la Marina ha avviato presso la Scuola Sottufficiali de La Maddalena, un progetto di Alternanza scuola lavoro con il locale Istituto d’istruzione superiore “Giuseppe Garibaldi” che consentirà agli studenti di affiancare il personale della Scuola e “apprendere le tecniche impiegate nella manutenzione di imbarcazioni a vela e motore, motori fuoribordo, ecc”. Ad inizio anno scolastico è stata firmata pure una convenzione triennale con il Convitto Nazionale “Vittorio Emanuele II” per percorsi formativi di piccoli gruppi di studenti presso le varie strutture della Marina militare a Roma.
Il Comando del Reparto Sistemi Informativi Automatizzati dell’Aeronautica militare (Re.S.I.A.) ha sottoscritto un protocollo con l’Istituto Tecnico Tecnologico “Enrico Fermi” di Frascati e il Centro Studi Militari Aeronautici (Ce.S.M.A.) per realizzare attività pratico-teoriche per una decina di studenti al fine di “sviluppare dei software gestionali utili alla Forza Armata”. Il Re.S.I.A. si occupa della formazione del personale dell’Aeronautica nel settore informatico, della realizzazione e manutenzione dei sistemi di gestione e controllo delle banche dati e della loro interoperabilità interforze e internazionale; assicura, inoltre, la funzionalità delle infrastrutture di rete Aeronet, nonché la gestione contro le minacce cibernetiche. Il Centro Studi Militari Aeronautici e lo Stato Maggiore dell’Aeronautica hanno firmato una convenzione triennale Alternanza scuola lavoro anche con il Liceo classico “Dante Alighieri” di Roma al fine di “valorizzare le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali, avvicinando gli studenti al mondo della Difesa per toccare con mano nuove dinamiche organizzative e di rapporto”. Altri tirocini formativi e di orientamento sono in fase di svolgimento presso il Servizio telematico e radar del 36° Stormo dell’Aeronautica militare con gli alunni delle quinte classi dell’Istituto Industriale “Leonardo Da Vinci - Galileo Galilei” di Gioia del Colle (Bari) e presso il 41° Stormo Antisom di Sigonella con gli allievi dell’Istituto Tecnico Commerciale e Aeronautico “Fabio Besta” di Ragusa (attività di controllo dello spazio aereo e della meteorologia, manutenzione dei velivoli in forza ai Gruppi Volo). Ancora il 41° Stormo, con l’11° Reparto manutenzione velivoli dell’Aeronautica di Sigonella, ha partecipato con propri mezzi militari all’11ª edizione dell’Orient@giovani, evento di orientamento universitario e al mondo del lavoro organizzato a metà gennaio dall’Istituto Tecnico “Ettore Majorana” di Milazzo (Messina), rivolto a tutte le scuole secondarie siciliane. Nel corso della giornata dell’Orient@giovani è stato tenuto pure un laboratorio formativo sul tema della cyberscurity, in collaborazione con la transnazionale informatica civile-militare Cisco.
Altro istituto superiore siciliano distintosi nella predisposizione di percorsi di alternanza-lavoro con aziende del complesso militare-industriale è l’Istituto Nautico “Caio Duilio” di Messina che in partnership con Intermarine S.p.A. (gruppo leader nella progettazione e produzione di imbarcazioni per uso commerciale e militare che ha incorporato i Cantieri navali “Rodriquez”) ha ottenuto lo scorso novembre il primo premio nazionale ex aequo al concorso Didattiva: la didattica per l’alternanza scuola-lavoro, promosso da Confindustria e Assoimprenditori dell’Alto Adige in collaborazione con il MIUR. Il riconoscimento ha consentito la stipula di una convenzione che “porterà il Caio Duilio a diventare istituto di riferimento di una delle più importati società italiane di costruzioni navali, al fine di formare figure professionalizzate da inserire più rapidamente nel mondo del lavoro”.
Scuole armate o scuole smilitarizzate?
Contro il dilagante processo di militarizzazione delle scuole italiane, Pax Christi-Italia ha lanciato nel 2013 la campagna Scuole smilitarizzate per chiedere alle scuole primarie e secondarie di rifiutare ogni attività in partenariato con le forze armate, propagandare l’arruolamento o far sperimentare la vita militare, organizzare visite a strutture riferibili ad attività militari, ecc.. “La scuola italiana da sempre si è mostrata sensibile alle forze armate e spesso piuttosto ancorata alla retorica militarista, naturalmente con la dovuta eccezione dei tanti insegnanti che si adoperano, per iniziativa propria, nella promozione di una cultura della nonviolenza”, spiega Antonio Lombardi di Pax Christi Napoli. “Nell’ultimo decennio la relazione scuola-forze armate ha avuto un’accelerazione che può essere letta attraverso due lenti: l’impegno esteso delle FFAA italiane in operazioni internazionali, che richiede personale addestrato a disposizione, e la sospensione della leva obbligatoria a partire dal 1° luglio 2005, che ha, di fatto, allontanato i giovani dalla conoscenza diretta – potenzialmente attrattiva – della vita militare. Ciò ha reso ancor più necessario cercare sempre nuove vie per attingere al mondo dei giovani e rifornire di personale la struttura militare. La scuola, pertanto, è stata vista come il luogo ideale per creare consenso intorno alla figura del soldato che porta la pace e della guerra come missione di pace. Anziché opporre un rifiuto in nome di una pedagogia della pace, la scuola ha aperto le porte alle forze armate violando il suo mandato di luogo in cui si educano i giovani a relazioni senza violenza e al rispetto della Costituzione”.
“Ogni volta che la scuola spalanca le porte a chi propaganda la guerra, tradisce la sua specifica missione educativa e non tutela la propria sopravvivenza ed efficienza”, aggiunge Lombardi. “È così che si è creato il paradosso di una scuola che, da un lato, denuncia giustamente i tagli continui cui è sottoposta, dall’altro collabora con quella struttura militare che ingoia somme faraoniche per i suoi strumenti di morte, sottratte all’istruzione”.
Aderendo alla campagna Scuole smilitarizzate, ogni istituto s’impegna formalmente a rafforzare il proprio impegno nell’educazione alla pace e alla risoluzione nonviolenta dei conflitti; sottolineare e valorizzare l’educazione alla pace tra le finalità educative dei POF, nelle discipline educative e didattiche e nella programmazione; proporre uno spazio di confronto tra docenti per evidenziare l’incidenza dell’educazione alla pace nella formazione degli studenti; escludere dall’offerta formativa le attività proposte dalle Forze Armate, “essendo in contrasto con gli orientamenti fondamentali educativi e didattici della scuola”; non accogliere progetti in partenariato con strutture militari o aziende coinvolte nella produzione di materiali bellici; prevedere la possibilità di arricchire la biblioteca di nuovi strumenti didattici per l’educazione alla pace e alla risoluzione nonviolenta dei conflitti.
I collegi dei docenti e ogni singolo insegnante sono oggi chiamati a scegliere da che parte stare e per chi operare: a fianco dei signori della guerra e dei mercanti di morte, come chiedono con sempre più forza generali e ministri; ripudiando la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (art. 11 della Costituzione), rivendicando in ogni sede le libertà di espressione ed insegnamento (artt. 21 e 33), a difesa della scuola pubblica e dei valori fondamentali di uguaglianza formale e sostanziale e di giustizia sociale.

Relazione al Corso di formazione nazionale per insegnanti Le Guerre e i grandi processi migratori: l’impegno della scuola per comprendere il presente”, promosso dal CESP, il Centro Studi per la Scuola Pubblica – Catania, 18 maggio 2017.