I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 26 dicembre 2016

Una megatendopoli per migranti nella ex Caserma “Gasparro” di Messina

Qualche mese ancora e l’ex caserma “Gasparro” di Messina (rione Bisconte) sarà trasformata in uno dei maggiori centri in Italia per l’“accoglienza” forzata dei migranti in attesa che le autorità decidano su una loro eventuale ricollocazione in altre strutture per richiedenti asilo in Europa o – per la stramaggioranza di essi – la deportazione manu miliari ai paesi d’origine. Decine di tende e container saranno installati accanto all’edificio della “Gasparro” dove da tre anni circa sono stipati contemporaneamente sino a 200 giovani migranti, consentendo di triplicare e forse quadruplicare il numero degli “ospiti” e riprodurre a due passi dal centro storico della città dello Stretto il famigerato e fallimentare modello “Mineo” della malaccoglienza.
Lo scorso 13 giugno è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando di gara per la “fornitura e posa in opera, comprensiva di trasporto, installazione, montaggio, manutenzione e smontaggio finale per la realizzazione di una struttura  temporanea costituita da tendostrutture e moduli prefabbricati, recinzioni  e cancelli, pensiline, arredi e cartellonistica per l’accoglienza dei migranti presso il comprensorio Caserma Gasparro di Messina”. Sempre secondo il bando di gara, il contraente dovrà assicurare la manutenzione degli impianti per almeno due anni; l’importo complessivo dell’appalto è pari a 1.932.000 euro più IVA, di cui 1.921.000 per le forniture e la posa in opera e il resto per coprire gli oneri per la sicurezza. Il termine ultimo per il ricevimento delle offerte è stato fissato per il successivo 1° luglio ma ad oggi non è noto se l’iter per l’aggiudicazione è stato completato. Le opere dovranno essere realizzate entro 70 giorni dalla data di avvio dell’esecuzione del contratto.
Il Ministero dell’Interno ha prescelto Invitalia S.p.A., l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia, quale centrale di committenza per la gara, responsabile unico del procedimento l’avvocato Cristiano Galeazzi. Invitalia S.p.A. (presieduta da Claudio Tesauro, contestualmente presidente  di Save the Children Italia Onlus e già membro del consiglio di amministrazione di TNT Post Italia S.p.A. e sino al 2013 del board di Save the Children International) aveva sottoscritto in precedenza con il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale una specifica convenzione con l’obiettivo di “fornire il supporto per migliorare il sistema delle strutture per l’accoglienza e il soccorso dei migranti”. A tal fine, nel mese di febbraio, Invitalia aveva pubblicato un bando di gara per le “attività di rilievo e progettazione esecutiva e funzionale per adeguare il sistema di immobili all’interno dell’ex Caserma Gasparro a centro di accoglienza per migranti”. Il compenso previsto per i progettisti era stato fissato in 138.000 euro, valore “sottostimato perlomeno di 140.990 euro” secondo una nota inviata il 4 aprile 2016 a Invitalia dall’Ordine degli architetti della provincia di Messina e firmata del presidente Giovanni Lazzari e dal coordinatore lavori pubblici Filippo D’Arrigo. Il 7 aprile le richieste dell’Ordine furono però rigettate dall’Agenzia presieduta da Claudio Tesauro e fu riconfermata la data del 14 aprile come termine massimo per l’espletamento della procedura. Per la cronaca, il 20 aprile anche il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma, tramite il presidente Giuseppe Cappochin, aveva chiesto inutilmente alla stazione appaltante di “effettuare le opportune verifiche e integrazioni, mediante sospensione e riesame in autotutela, della procedura di gara, con riserva, in caso contrario, di valutare ogni opportuna azione tesa al ripristino della piena applicazione delle norme vigenti”.
Se i termini per la scelta dei progettisti lasciavano presupporre a un intervento di recupero e miglioramento dei numerosi stabili esistenti all’interno della vasta area in cui incide l’ex caserma dell’esercito italiano, la gara espletata il 1° luglio scorso rivela la cinica intenzione delle autorità di governo di procedere in direzione dell’emergenzialità e dell’assoluta precarietà nel sistema d’alloggio e accoglienza dei richiedenti asilo giunti a Messina. Ancora più grave che il tutto si sia svolto nel silenzio-assenso della Prefettura di Messina che pure aveva rilevato in altre sedi pubbliche gravi criticità all’interno della struttura “sorella” di Bisconte, la tendopoli creata nell’ottobre 2013 all’interno del campo di baseball dell’Università degli Studi di contrada Conca d’Oro, Annunziata e della stessa amministrazione comunale di Messina che in più occasioni aveva auspicato la conversione dell’ex infrastruttura militare in cittadella per servizi e l’abitazione popolare.
Nel bando di gara non sono contenuti i dati numerici sulla futura capienza del centro di “prima accoglienza”, ma secondo le indiscrezioni trapelate nei mesi scorsi è possibile che nell’hub di Bisconte saranno trattenuti tra i 500 e i 1.000 migranti alla volta. Unione europea, l’agenzia Frontex e il governo stanno rivedendo le modalità con cui verranno reinterpretati nei prossimi anni l’intervento di “contenimento” e la gestione dei flussi migratori ma è prevedibile che all’ex caserma di Messina saranno assegnate le stesse funzioni espletate attualmente dai centri di Mineo, Pozzallo e Lampedusa, cioè la semidetenzione dei migranti in vista della loro ricollocazione ed espulsione. In ambito europeo queste strutture sono state identificate con l’inquietante termine di “hotspot”: sotto la giurisdizione dell’Agenzia per il controllo delle frontiere dell’Unione Europea e della Polizia europea EASO, i migranti appena sbarcati vengono sottoposti alle operazioni di identificazione, fototesseramento e prelievo, anche forzato, delle impronte digitali, “ai fini di uno screening che distingua o richiedenti asilo dalle persone destinate al rimpatrio”.
Da qualche mese a questa parte, in palese violazione delle leggi e del diritto internazionale e con un vero e proprio colpo di mano della Prefettura di Messina (e le immancabili complicità dell’amministrazione comunale) Bisconte è stato riconvertito a “centro di primissima accoglienza” per soli minori stranieri non accompagnati. Muri scrostati e reti metalliche ovunque, container esterni utilizzati come bagni e docce, solo tre stanzoni adibiti ad alloggio con un centinaio di in letti a castello uno accanto all’altro, fanno di questa struttura una delle maggiori vergogne in termini di solidarietà e assistenza di tutta Italia. Un vero e proprio lager di funesta memoria, dove imperano sovraffollamento, precarietà e promiscuità e le giornate vengono trascorse dai giovani “ospiti” nell’inutile attesa del nulla. Un limbo, un non luogo per non persone che per tanti ha avuto una durata insostenibile di mesi e mesi. “Le peculiarità strutturali e la carenza di servizi che caratterizzano questo centro delineano un’accoglienza di tipo contenitivo che non solo si presenta in violazione delle leggi e della dignità della persona, ma che a fronte della prolungata permanenza, ha delle conseguenze molto gravi sulla vita dei migranti”, riportò l’onlus Borderline Sicilia dopo un’ispezione il 7 marzo 2016. Dello stesso tenore le denunce presentate da giornalisti, parlamentari ed altre organizzazioni non governative come la Campagna LasciateCIEntrare, l’associazione Migralab “A. Sayad”, l’Arci.
Dal 1° dicembre il centro di Bisconte e la tendopoli dell’Annunziata vedono come ente gestore le cooperative Senis Hospes di Senise, Potenza e Domus Caritatis di Roma, rappresentate dall’imprenditore della ristorazione collettiva Benedetto “Benny” Bonaffini, asso pigliatutto del business migranti peloritano. Le due coop hanno vinto a fine giugno la gara bandita dalla Prefettura per l’ospitalità di soli adulti migranti (importo base 30 euro al giorno per ogni “ospite” per la durata di un anno), ma il passaggio di consegne è avvenuto solo meno di un mese fa. Senis Hospe e Domus Caritatis hanno presentato economica con un ribasso del 10,7% (26,79 euro per migrante) e un’offerta  tecnica di 53,4 punti su 60. Insieme alle precarie strutture dei lager di Bisconte e dell’Annunziata, le due coop al centro di numerose inchieste giudiziarie e giornalistiche hanno ereditato dal vecchio ente gestore centinaia di minori stranieri non accompagnati, la cui accoglienza è regolamentata in modo del tutto diverso e più restrittivo dalle norme nazionali e per cui è inoltre prevista una spesa pro-capite non inferiore ai 45 euro al giorno.
Nell’“emergenza”, si sa, tutto è possibile e tutto è fattibile, anche violare fondamentali diritti umani, la legalità e il senso comune. Con l’hub-hostspot 2017, Messina si candida a laboratorio sperimentale delle più moderne e spietate pratiche di annientamento delle identità e dei bisogni.

Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 22 dicembre 2016, http://www.stampalibera.it/2016/12/22/il-nostro-reportage-fotografico-messina-una-megatendopoli-per-migranti-nella-ex-caserma-gasparro-sulla-gazzetta-ufficiale-il-bando-appalto-da-1-932-000-euro-e-intanto/ 

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