I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

mercoledì 30 dicembre 2015

Le mani sulla città. Lo strano caso dell’ingegnere De Cola e mister Hyde


L’inserimento del progetto di riqualificazione del Pilone a Capo Peloro da parte dell’amministrazione comunale di Messina tra i 12 progetti del Masterplan della Città Metropolitana ha scatenato una serie di polemiche sui media locali dato che tra i firmatari del progetto c’è lo studio degli ingegneri De Cola, tra cui l’odierno assessore comunale all’urbanistica Sergio De Cola.

L’ingegnere De Cola ha prontamente risposto alle critiche su un possibile “conflitto d’interessi” con una nota inviata alla Gazzetta del Sud e a Tempostretto.it. “Conflitto di interessi è la possibilità di trarre vantaggi, anche economici, da una decisione che dipende in qualche modo dallo stesso soggetto”, scrive l’assessore della Giunta Accorinti. “L’inserimento o meno, del progetto Pilone nel Masterplan non porterà un solo centesimo nelle mie tasche né di nessuno dei soggetti che hanno a qualsiasi titolo collaborato con il mio studio, né produrrà alcun altro vantaggio, neppure in prospettiva. L’inserimento mira a finanziare le somme necessarie all’espletamento della gara e ai collaudi che in nessun modo potrebbero essere assegnati al soggetto che ha redatto il preliminare; il lavoro fatto a suo tempo (2011-2012), anche dal mio studio, si è definitivamente concluso con la validazione da parte del RUP avvenuta nel febbraio 2013 e la parcella relativa sarà pagata (o non pagata) indipendentemente dal Masterplan o da qualunque altra cosa l’Amministrazione presente o futura deciderà di fare del progetto”. Per l’ing. de Cola, dunque l’argomento è chiuso, con buona pace – secondo lui - di chi ha sollevato una questione che invece pesa come un macigno sulla credibilità della “rivoluzione dal basso” tanto decantata dal sindaco Renato Accorinti.

Nei mesi scorsi, abbiamo presentato insieme ai consiglieri comunali Nina Lo Presti e Gino Sturniolo uno studio sui maggiori creditori del Comune di Messina alla luce del Piano di riequilibrio finanziario lacrime e sangue varato dall’amministrazione Accorinti. Ebbene, tra questi creditori comparivano insieme i progettisti “Buffi Giampiero - Pier Paolo Baldo di Vinadio e Studio De Cola Associati” per un valore complessivo di 424.467,27 euro relativamente al pagamento dovuto a prestazioni professionali espletate per la “Sistemazione del basamento del Pilone per la realizzazione di opere per la fruizione del mare e attrezzature turistiche”; “competenze tecniche lavori di riqualificazione Capo Peloro Transazione G.M. 770/2012” e “Incarico progettazione definitiva dei parcheggio a raso di Torre Faro”. Anche in quell’occasione l’assessore De Cola e lo stesso sindaco Accorinti negarono qualsivoglia esistenza di “conflitti d’interesse” tra il contribuire alla stesura di un piano di riequilibrio e trovarsi poi, nel momento della sua approvazione, a beneficiarne e poter finalmente riscuotere il credito. Valutazioni quelle degli amministratori certamente discutibili, perlomeno sotto il profilo etico-politico.

Oggi con la pubblicazione della lista dei progetti presentati dallo Studio de Cola e delle opere già realizzate, in via di realizzazione o in attesa di approvazione, incidenti sul territorio comunale di Messina, il tema “conflitto d’interessi” e comunque dell’opportunità che uno dei maggiori progettisti della (detestabile) storia urbanistica peloritana continui a fare da assessore all’urbanistica della stessa città diventa ancora più preponderante. Non fosse altro per la portata di alcuni progetti e di alcune opere progettate e realizzate, sicuramente assi discutibili dal punto di vista della compatibilità paesaggistica e ambientale (e per questo in passato osteggiate dagli ambientalisti e da gruppi politici e associazioni che hanno dato vista al progetto elettorale di Renato Sindaco): la cementificazione di Capo Peloro e della Zona Falcata, porti e porticcioli ovunque, il deturpante Centro Neurolesi sui Peloritani, ecc.

La lista dei progetti e delle opere a firma della famiglia De Cola testimonia poi le ingombranti prestazioni professionali a favore di alcuni dei gruppi economici e finanziari che più hanno contribuito al consolidamento del blocco di potere che ha dominato e domina Messina, con impatti eco-insostenibili anche e soprattutto sul profilo urbanistico e del territorio (gruppo Franza, Russotti, SES-Fondazione Bonino Pulejo, ecc.), con l’aggravante che alcuni di questi soggetti sono contestualmente creditori per centinaia di milioni di euro dello stesso Comune di Messina. Dulcis in fundo colpisce il ruolo di vero e proprio asso pigliatutto del gruppo de Cola nella progettazione di infrastrutture nei settori chiave della sanità pubblica e privata di Messina e di partner fiduciario dell’Università degli Studi, come del resto era già stato rilevato a fine anni ’90 dal volume “Le mani sull’Università” pubblicato dal Comitato messinese per la pace e il disarmo unilaterale.

 

 

ECCO PERCHE' CREDIAMO CHE CI SIA PIU' DI UN CONFLITTO D'INTERESSI PER L'ASSESSORE ALL'URBANISTICA DEL COMUNE DI MESSINA ING. SERGIO DE COLA E CHIEDIAMO DA SEMPRE CHE LASCI LA GIUNTA ACCORINTI:

 

 

Lo studio De Cola opera a Messina dal 1946 per attività dell’ing. Giuseppe De Cola (1917-2004). Rispettivamente dal 1977 e dal 1979, partecipano all’attività dello studio Bruno e Sergio De Cola, costituendo nel 1988 la DE COLA ASSOCIATI (associazione tra i professionisti ingg. Giuseppe, Bruno e Sergio De Cola).

 

Opere a Capo Peloro

anno 2014: Progetto esecutivo per la realizzazione di parcheggi a raso nel villaggio Torre Faro ex P.U.P. Del. Consiglio Comunale n. 109 del 30/11/2006. Con: prof. arch. Giampiero Buffi, prof. arch. Pier Paolo Balbo di Vinadio: Committente: Comune di Messina; Prestazione: progettazione esecutiva, direzione lavori, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione; Stato dei lavori: in fase di approvazione; Importo dei lavori: € 4.232.659.

 

anno 2012 - Progetto preliminare delle opere di riqualificazione funzionale e strutturale del basamento del pilone ex ENEL di Capo Peloro; Committente: Comune di Messina; Con: Buffi Associes s.a., Arch. P.P. Balbo di Vinadio. Importo dei lavori: € 8.923.150.

 

anno 2010- Progetto definitivo per la realizzazione dei parcheggi a raso nel villaggio di Torre Faro; Committente: Comune di Messina; Importo dei lavori: € 1.851.000.

 

anno 2010: Progetto generale definitivo di una nuova viabilità di collegamento tra strada comunale Granatari e la Via Marina di Fuori nel Villaggio di Torre Faro – Committente: Comune di Messina; Importo dei lavori: € 1.494.990.

 

anni 2004-2008: Interventi di modellazione del suolo e ricostituzione della vegetazione dunale nella zona di Capo Peloro - Torre Faro a Messina; Committente: Comune di Messina; Con: arch. Jean Pierre Buffi (Parigi) prof. arch. P. P. Balbo di Vinadio (Roma); Prestazione: progetto preliminare, definitivo, esecutivo, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, direzione lavori. Importo dei lavori: € 646.423.

 

anno 2003: Piano Particolareggiato dell’area di Capo Peloro; Con: arch. Jean Pierre Buffi (Parigi) prof. arch. P. P. Balbo di Vinadio (Roma); Prestazione: piano particolareggiato esecutivo.

 

anno 2003 - Progetto di una nuova viabilità di collegamento tra la strada comunale Granatari e la via Marina di fuori nel villaggio Torre Faro a Messina; Con:  arch. Jean Pierre Buffi (Parigi) prof. arch. P. P. Balbo di Vinadio (Roma); Prestazione: progetto preliminare e definitivo

 

anno 2000: Parco Letterario dello stretto Horynus Orca, restauro e risanamento conservativo del Forte degli Inglesi e degli edifici ex Tiro a Volo a Capo Peloro; Con: Arch. S. Pandolfo, arch. G. Sindoni;

Committente: CRIC - Centro Regionale d’intervento per la cooperazione; Prestazione: progetto esecutiva strutturale ed impiantistica; Importo dei lavori: Non dichiarato.

 

anno 2000: Concorso Europeo di idee per la riqualificazione ambientale e funzionale dell’area di Capo Peloro a Messina - Progetto vincitore; con arch. Jean Pierre Buffi (Parigi), prof. arch. P. P. Balbo

di Vinadio e dott. Michele Buffa (naturalista)

 

Altre opere che incidono nel territorio del Comune di Messina

 

anno 2008: Progetto: Ampliamento di una struttura per la nautica da diporto a Messina; Committente:

Prestazione: Comet s.r.l; Prestazione: progetto preliminare, definitivo, esecutivo; Importo dei lavori: Non comunicato.

 

anno 2007: Concorso di progettazione per la riqualificazione e rifunzionalizzazione degli uffici e padiglione di ingresso del quartiere fieristico di Messina. progetto di gara, 2° classificato. Committente:

Autorità Portuale di Messina; Importo stimato dei lavori: € 3.500.000.

 

anno 2003: Studio di fattibilità e progetto di riqualificazione area falcata; Committente: MYB

 

anno 2001: Caratterizzazione meteomarina di un tratto di costa a Messina e pontile per varo/alaggio imbarcazioni per la zona della riviera Pace; Committente: Impremar s.r.l. (ME); Prestazione: studio meteo marino: Importo dei lavori: Non comunicato.

 

anno 1999: Progetto per un terminal per navi da crociera a Messina; Committente: Compagnia del Mare - Messina Hub Navale S.r.l. (ME); Prestazione: progetto preliminare e definitivo; Stato dei lavori: progetto inserito nel PRUSST del Comune di Messina; Importo dei lavori: € 1.549.370.

 

anno 1999: Progetto per una concessionaria e un’officina per automobili a Tremestieri (ME); Committente: Sava Leasing S.p.A. (TO); Prestazione: Progettazione preliminare, definitiva, esecutiva; Importo dei lavori: L. 8.000.000.000.

 

anni 1998-99: Piano di lottizzazione per insediamenti produttivi, Tremestieri (ME); Committente: Sava Leasing S.p.A.; Prestazione: Progettazione; Stato dei lavori: Piano approvato e convenzionato.

 

anno 1998: Approdo turistico Marina del Nettuno a Messina; Committente: COMET S.r.l. (ME);

Prestazione: progetto preliminare, definitivo, esecutivo e direzione lavori; Importo dei lavori: € 1.807.599.

 

anno 1995: Ristrutturazione Uffici Flavourint S.p.A, Gruppo Terme di San Pellegrino, Tremestieri (ME); Committente: Flavourint S.P.A; Prestazione: progetto generale e progetto 1° stralcio; Importo dei lavori: Non comunicata.

 

anni 1994-95: Piano di lottizzazione per insediamenti produttivi, Tremestieri (ME); Committente: Flavourint S.p.A. (gruppo San Pellegrino); Prestazione: Progettazione; Stato dei lavori: Piano approvato e convenzionato.

 

anni 1985-94: Gara di affidamento in concessione quartiere per 400 alloggi in contrada S. Lucia Sopra Contesse a Messina; Committente: R.T.I. Russotti e altri; Prestazione: progetto offerta e progetto esecutivo;

Importo dei lavori: € 13.985.652.

 

anno 1985: Ampliamento di un complesso industriale a Tremestieri (ME); Committente: PI.MAG. S.r.l.; Prestazione: progetto esecutivo; Importo dei lavori: Non dichiarato.

 

anno 1983: Residence dei Laghi a Messina 30 alloggi; Committente: Privato (Gruppo Franza); Prestazione: progetto esecutivo; Importo dei lavori: Non dichiarato.

 

anno 1983: Studio per la localizzazione e progetto di un porto turistico nella Riviera Ionica di Messina; Committente: Comune di Messina; Prestazione: progetto di massima; Stato dei lavori: progetto approvato; Importo dei lavori: € 16.526.620.

 

anno 1971: Progetto per la realizzazione di un porto turistico per 1000 imbarcazioni nel lago Faro a Messina; Committente: Camera di Commercio della Provincia di Messina; Prestazione: progetto di massima ed esecutivo; Stato dei lavori: progetto approvato (concessione rilasciata per 99 anni); Importo dei lavori: € 2.324.056.

 

Le Mani sull’Università…

 

anno 2000: Sistemazione arredi Facoltà di Lettere e Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Messina; con: ing. Aldo D’Amore per Università degli Studi di Messina; Prestazione: consulenza ai progetti. Importo dei lavori: € 3.624.587.

 

anni 1988-98: Nuova Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Messina; con ing. Aldo D’Amore;

Prestazione: Progetto preliminare, definitivo ed esecutivo; Importo dei lavori: € 30.016.475.

 

anno 1987: Laboratori di informatica per la Facoltà di Scienze dell’Università di Messina; Prestazione: progetto e direzione lavori; Importo dei lavori: € 148.739.

 

anno 1987: Progetto per il completamento della Facoltà di Scienze dell’Università di Messina; Prestazione: progetto e direzione lavori; Importo dei lavori: € 1.575.193.

 

anno 1986: Sistemazioni esterne della Facoltà di Scienze dell’Università di Messina; Prestazione: progetto e direzione lavori; Importo dei lavori: € 619.748.

 

anno 1981: Edificio interdipartimentale e polifunzionale (aula magna da 650 posti, presidenza e segreterie) della Facoltà di Scienze dell’Università di Messina; Con: ing. Aldo D’Amore, arch. Antonino Tricomi; Prestazione: progetto per concorso appalto, 1° classificato; Importo dei lavori: € 1.187.850.

 

anno 1981: Dipartimento di Medicina Età evolutiva nel Policlinico Universitario di Messina (I e II Clinica Pediatrica - Clinica di Chirurgia Pediatrica ed Istituto di Neuropsichiatria Infantile e Centri C.R.M. e C.M.P.P.): Con: capogruppo ing. Giuseppe De Cola, ing. A. D’Amore, ing. N. Cutrufelli;

Prestazione: progetto e direzione lavori; Importo dei lavori: € 7.075.459.

 

I grandi affari con la Sanità….

 

anno 1980: Concorso appalto per la costruzione di due edifici per uso didattico, mensa per 2000 posti e servizi da realizzare nell’area della Facoltà di Scienze dell’Università di Messina in c.da Papardo; Con: ing. Sergio Bonamico, ing. Aldo D’Amore, arch. Nicola Tricomi; Prestazione: progetto per concorso appalto, 1° classificato; Importo dei lavori: € 723.039.

 

anno 2006: Progettazione per la ristrutturazione del reparto di cardiorianimazione al Piano 5° nel Corpo “A1” del Presidio Ospedaliero di Papardo in Messina; Committente: Azienda Ospedaliera Papardo in Messina; Prestazione: progetto preliminare, definitivo ed esecutivo; Stato dei lavori: non realizzato; Importo dei lavori: € 511.205.

 

anno 2005: Appalto concorso per la realizzazione del Polo Oncologico di Eccellenza in Contrada Papardo Messina; Committente: Cofatech spa; Prestazione: progettazione architettonica e strutturale definitiva ed esecutiva; Importo dei lavori: € 12.732.575.

 

anno 1997: Completamento Ospedale Regionale Generale di Messina; Committente: Azienda Ospedaliera Papardo; Prestazione: Progetto esecutivo e direzione lavori; Importo dei lavori: € 26.031.348,05.

 

anno: 1996: Progetto di completamento per la ristrutturazione e manutenzione straordinaria della divisione di Cardiochirurgia dell’Ospedale Piemonte di Messina; Committente: Azienda Ospedaliera Piemonte; Prestazione: progetto definitivo e progetto esecutivo; Importo dei lavori: € 327.950,13.

 

anno 1996: Centro Neurolesi Lungodegenti in Messina - Ampliamento e ristrutturazione della sede in c.da Casazza; Con: ing. Adriano Crinò; Committente: Fondazione Bonino Puleio; Prestazione: Progetto preliminare, definitivo, esecutivo: Importo dei lavori: € 3.098.741.

 

anno 1994: Ristrutturazione divisione di cardiochirurgia Ospedale Piemonte a Messina; Committente:

Prestazione: Azienda Ospedaliera Piemonte; Prestazione: progetto esecutivo e direzione lavori; Importo dei lavori: € 389.633.

 

anno 1993: Ristrutturazione di parte dei padiglioni 2 e 11 dell’Ospedale Regina Margherita in Messina;

Committente: A.U.S.L. n° 5 Messina (ex U.S.L. n° 41); Prestazione: progetto di massima, esecutivo; Importo dei lavori: € 1.213.208.

 

anno 1993: Progetto: Ristrutturazione generale dell’Ospedale Regina Margherita in Messina (250 letti); Con: arch. Nicola Tricomi; Committente: A.U.S.L. n° 5 Messina (ex U.S.L. n° 41); Prestazione: progetto di massima; Importo dei lavori: € 34.602.612.

 

anno 1992: Padiglione per malattie infettive in Messina; Con: arch. Massimo Autore; Committente: Azienda Ospedaliera Papardo; Prestazione: Progetto esecutivo; Importo dei lavori: € 7.540.270.

 

anni 1989-90: Nuova sede per l’Ospedale Piemonte a Messina (650 letti); Con: ing. Aldo D’Amore, ing. Giuseppe Rodriguez, ing. Francesco Leto, arch. Nicola Tricomi; Committente: Azienda Ospedaliera Piemonte; Prestazione: progetto di massima; Stato dei lavori: approvato ma non realizzato: Importo dei lavori: € 121.883.828.

 

anni 1982-86: Ampliamento e ristrutturazione del 1° Padiglione dell’Ospedale “Regina Margherita” in Messina; Con: arch. N. Tricomi; Committente: A.U.S.L. n° 5 Messina (ex U.S.L. n° 41); Prestazione: progetto e direzione lavori; Importo dei lavori: 929.622.

 

anno 1982: Progetto: Nuovo Ospedale Regionale di Messina (800 letti): Con: ing.A.D’Amore, arch. M.Autore, prof.arch .R.Calandra, ing.N.Cutrufelli, prof.ing. N.Vicari; Committente: Amministrazione Provinciale di Messina; Prestazione: progetto esecutivo di sette lotti dal 1982 al 1998 e direzione lavori (capogruppo ing. Giuseppe De Cola); Importo dei lavori: € 107.732.799.

 

Lavori in anni precedenti

 

I lavori svolti dal 1967 al 1975 sono svolti nell’ambito della Sismiconsult, quelli dal 1976 al 1980 nell’ambito della Sismotecnica e/o per attività personale dell’ing. Giuseppe De Cola.

- Sede e poliambulatorio INAM in Messina, opera realizzata

- Clinica “S. Camillo” per la Chirurgia Toracica - (105 letti) - Messina, opera realizzata

- Ospedale Psichiatrico “L. Mandalari” - (500 letti) - Messina, opera realizzata

- Istituto di Neuropsichiatria infantile dell’Università di Messina, opera realizzata

       

   

lunedì 28 dicembre 2015

Primo volo per il drone NATO di Sigonella


Primo test di volo di uno dei cinque droni previsti dal nuovo programma AGS - Alliance Ground Surveillance della NATO che avrà come centro di comando e controllo la base aerea di Sigonella in Sicilia. I manager del colosso statunitense Northrop Grumman hanno annunciato che il velivolo senza pilota, modello “Global Hawk” ammodernato, è decollato il 19 dicembre scorso dalla base californiana di Palmdale; dopo aver raggiunto i 40.000 piedi d’altezza, il drone è atterrato due ore e mezzo dopo nella grande base dell’US Air Force di Edwards, anch’essa in California.

“Si tratta di un passo significativo perché la NATO possa conseguire le sue piene capacità operative nel campo dell’intelligence, della sorveglianza e del riconoscimento”, ha dichiarato Dietmar Thelen, responsabile della NATO Alliance Ground Surveillance Management Agency (NAGSMA), l’agenzia che sovrintende al programma AGS. “Il nuovo sistema consentirà all’Alleanza di acquisire e analizzare dati e informazioni, assicurando la sorveglianza in tempo reale su ampie zone, da una grande altezza e in ogni condizione ambientale e meteorologica. L’AGS fornirà un quadro completo delle condizioni del campo di battaglia”.

“Il successo del volo ha confermato la validità e il perfetto funzionamento dei sistemi di controllo e di volo del sistema AGS della NATO, sei medi dopo che il velivolo senza pilota è stato presentato al pubblico”, ha dichiarato Rob Sheehan, manager di Northrop Grumman. “Il Global Hawk, in funzione con l’aeronautica e la marina militare degli Stati Uniti d’America, ha già dimostrato di essere capace di adempiere alle sue funzioni d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento in Iraq e durante i recenti attacchi aerei in Siria contro lo Stato islamico. L’AGS - Alliance Ground Surveillance supporterà un ampio ventaglio di missioni NATO come la protezione delle forze terrestri e delle popolazioni civili, il controllo delle frontiere, la sicurezza navale e l’assistenza umanitaria”.

Il prossimo impegno per l’azienda produttrice dei Global Hawk versione AGS sarà quello d’integrare e mettere in rete i diversi apparati radar e sensori assegnati ai velivoli senza pilota, come ad esempio il nuovo sistema avanzato Multi-Platform Radar Technology Insertion Program (MP-RTIP), che consentirà di individuare e tracciare in ogni momento tutti gli oggetti in movimento e di fornire ai comandi NATO le immagini dei campi di battaglia e delle potenziali aree di crisi. “L’integrazione dei sensori e i test a terra saranno realizzati nei prossimi due mesi”, ha aggiunto Rob Sheehan. L’azienda statunitense prevede di trasferire i primi droni nella main operating base di Sigonella entro la fine del 2016, mentre per l’avvio delle operazioni del sistema AGS NATO si dovrà attendere il 2017. “La principale stazione operativa del sistema di sorveglianza terrestre – ha concluso il manager di Northrop Grumman - sarà supportata a Sigonella da due stazioni terrestri mobili e trasportabili che assicureranno la connessione dei data link, il processamento delle informazioni e lo sfruttamento delle funzioni del sistema da parte di molteplici usuari”.

I cinque “Global Hawk” AGS che opereranno dalla base siciliana saranno i primi velivoli acquistati direttamente dalla NATO dopo gli aeri radar AWACS entrati in funzione con la NATO Airborne Early Warning & Control Force ai primi anni ‘80. Al programma AGS NATO, il più costoso nella storia dell’Alleanza (1,7 miliardi dollari secondo le previsioni del 2008), hanno contribuito finanziariamente però solo 15 paesi alleati: Bulgaria, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti.

Tra le aziende contrattate dalla statunitense Northrop Grumman per la realizzazione delle componenti aeree e terrestri dell’AGS compaiono, tra le altre, Airbus Defence & Space, EADS Deutschland GmbH (Cassidian), Kongsberg e l’italiana Selex Es (Finmeccanica). Nelle scorse settimane le industrie partner hanno consegnato le apparecchiature e le attrezzature destinate al segmento terrestre del nuovo sistema di “sorveglianza” dell’Alleanza. Il 5 novembre, Airbus Defence & Space ha testato l’operatività del Mobile General Ground System (MGGS) a Immenstaad (Germania). Il 3 dicembre, Selex ES ha invece verificato nel proprio stabilimento di Torino Caselle le modalità di funzionamento delle stazioni terrestri trasportabili (Transportable General Ground System - TGSS). L’azienda del gruppo Finmeccanica è stata contrattata inoltre per la progettazione e la realizzazione della centrale operativa di Sigonella e degli apparati di comunicazione e trasmissione dati e immagini, per un valore complessivo di 140 milioni di euro.
“Il programma AGS non è soltanto militare, ma consente la sorveglianza anche per scopi umanitari: basti pensare al problema del trasporto illegale dei migranti”, ha dichiarato Fabrizio Giulianini, amministratore delegato di Selex Es. “Si potranno assistere le popolazioni civili, migliorando la gestione delle crisi e degli aiuti in situazioni di emergenza. Ma Selex Es guarda già avanti, in particolare a tutti i programmi di supporto logistico che saranno indispensabili quando Sigonella sarà interamente operativa. Ovviamente è ancora prematuro valutare le ricadute economiche per l’azienda di Finmeccanica, poiché devono essere definiti i limiti e le particolarità della nuova fase. Ma, in ogni caso, essa sarà estremamente positiva per lo stabilimento di Torino Caselle dove operano 350 persone che hanno rappresentato il cuore del programma NATO AGS per la parte italiana. Sostenuti anche dagli oltre 16 mila lavoratori dell’azienda nelle altre sedi e dalle aziende coinvolte in Bulgaria e Romania”.

mercoledì 23 dicembre 2015

Una Frontex 2 contro migranti e cittadini europei “sospetti”


Dopo l’operazione Triton e il varo della forza navale EUNAVFOR MED, l’Unione europea pensa a nuovi strumenti militari per garantire una gestione forte e condivisa delle frontiere esterne” e fare la guerra ai migranti nel Mediterraneo. Il 15 dicembre la Commissione europea ha infatti deciso di potenziare il mandato e le risorse finanziarie di Frontex, l’agenzia di vigilanza e controllo dei confini Ue ed istituire una Guardia costiera e frontaliera europea che sovrintenda con piena autonomia alla gestione delle operazioni anti-migrazioni.

“È giunto il momento di passare a un sistema di gestione delle frontiere realmente integrato”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans. “La Guardia costiera e di frontiera europea riunirà l’agenzia europea per la guardia costiera e di frontiera istituita da Frontex e le autorità degli Stati membri responsabili della gestione delle frontiere, che continueranno a occuparsi delle attività giornaliere di gestione delle frontiere esterne. Il sistema proposto avrà la possibilità di attingere a una squadra di persone e a un parco di attrezzature di riserva e permetterà di individuare in tempo reale eventuali carenze, che potranno così essere risolte rapidamente, migliorando anche la nostra capacità collettiva di intervenire in modo efficace in situazioni di crisi. Ciò contribuirà a gestire più efficacemente la migrazione, a rafforzare la sicurezza interna dell’Unione europea e a salvaguardare il principio della libera circolazione delle persone”.

Le misure adottate dalla Commissione comporteranno la riorganizzazione istituzionale di Frontex e uno smisurato ampliamento delle sue funzioni e dei suoi costi. I limiti di Frontex, hanno impedito sino ad oggi un suo efficace intervento per porre rimedio alle situazioni create dalle crisi dei rifugiati”, ha spiegato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. “L’agenzia Ue non può acquisire le proprie risorse, non ha un proprio staff operativo e fa riferimento sui contributi degli Stati membri; non è in grado di svolgere le proprie operazioni di gestione delle frontiere senza la richiesta prioritaria di uno Stato membro e non ha un esplicito mandato per condurre operazioni di ricerca e soccorso. Con la nuova agenzia si potrà fare molto di più”.

A specificare compiti e mezzi di Frontex 2 è Dimitris Avramopoulos, commissario europeo per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza. “La nuova agenzia per la guardia costiera e di confine verificherà che le regole di gestione integrata delle frontiere siano rispettate, potrà agire autonomamente per prevenire situazioni di crisi e intervenire subito sulle frontiere esterne con azioni urgenti sul campo. Altre misure proposte consentiranno la velocizzazione del rimpatrio dei migranti irregolari: ci sarà uno speciale ufficio rimpatri che collaborerà con gli stati membri finanziando o co-finanziando le operazioni per rimandare indietro gli irregolari”.

L’istituzione di una Guardia costiera e di frontiera europea era stata anticipata il 9 settembre 2015 da Jean-Claude Juncker nel suo discorso sullo stato dell’Unione, ma il colpo di acceleratore alla riforma delle agenzie Ue anti-migranti è stato giustificato dallo stesso presidente della Commissione europea con la necessità di “dare una risposta ai recenti attentati di Parigi ed alla crescente minaccia posta dai terroristi combattenti stranieri”.

Secondo il documento pubblicato dalla Commissione europea il 15 dicembre, la nuova guardia di frontiera avrà una “squadra di riserva rapida di guardie costiere” e potrà contare su almeno 1.500 esperti, il cui dispiegamento in una zona a rischio migranti potrà essere effettuato entro tre giorni. “Essi costituiranno la Forza Europea di Pronto Intervento rischierabile a ridosso delle frontiere in situazioni di crisi”, scrivono i commissari di Bruxelles. “Per la prima volta l’agenzia potrà procurarsi le attrezzature autonomamente e attingere a un parco di attrezzature tecniche messo a disposizione dagli Stati membri”. Entro il 2020 la nuova agenzia potrà contare su un migliaio di dipendenti a tempo indeterminato, un numero due volte maggiore di quanto è impiegato attualmente da Frontex.

Sarà attivato inoltre un Centro di monitoraggio ed analisi dei rischi per controllare i flussi migratori verso l’Unione europea e al suo interno e “svolgere valutazioni obbligatorie della vulnerabilità, volte a individuare i punti deboli ed a porvi rimedio”. L’agenzia includerà la “criminalità transfrontaliera” e il “terrorismo” nelle analisi dei rischi e collaborerà con altre agenzie dell’Unione e le maggiori organizzazioni internazionali nella “prevenzione del terrorismo”. Funzionari di collegamento verranno distaccati negli Stati membri per garantire una presenza dove si riterrà che le frontiere siano a rischio pressione migratoria. “L’agenzia potrà valutare la capacità operativa, le attrezzature tecniche e le risorse di cui dispongono gli Stati membri per fronteggiare le sfide alle loro frontiere esterne e potrà imporre agli Stati membri di adottare misure entro un termine prestabilito”.

Il documento della Commissione europea fa esplicito riferimento al diritto d’intervento sovranazionale della nuova superagenzia Ue. “Gli Stati membri potranno richiedere operazioni congiunte e interventi rapidi alle frontiere, nonché il dispiegamento di squadre della guardia costiera e di frontiera europea a sostegno di tali operazioni”, spiega Bruxelles. “In caso di persistenza delle carenze o di ritardo o inadeguatezza dell’azione nazionale qualora uno Stato membro sia sottoposto a una forte pressione migratoria che rappresenti una minaccia per lo spazio Schengen, la Commissione potrà adottare una decisione di esecuzione per stabilire che la situazione in un particolare tratto delle frontiere esterne richiede un intervento urgente a livello europeo. Ciò permetterà all’Agenzia di intervenire, dispiegando le squadre della guardia costiera europea, per assicurare l’azione sul campo anche quando uno Stato membro non può o non vuole prendere le misure necessarie”. Frontex 2 potrà pure inviare funzionari di collegamento ed avviare operazioni congiunte con Paesi terzi confinanti, anche sul loro territorio.

Le attività di controllo delle frontiere effettuate sino ad oggi dalle Guardie costiere nazionali saranno poste gerarchicamente sotto il comando-gestione della nuova Guardia costiera e di frontiera europea; congiuntamente anche i mandati dell’Agenzia europea di controllo della pesca e dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima “saranno allineati” a quello della neonata istituzione. “Le tre agenzie saranno in grado di avviare operazioni di sorveglianza congiunte, ad esempio utilizzando sistemi aerei a pilotaggio remoto (droni) nel Mar Mediterraneo”, scrive la Commissione Ue.
Nell’ambito della nuova agenzia sarà istituito pure un Ufficio europeo dei rimpatri che “permetterà di dispiegare squadre europee di intervento per il rimpatrio, composte da personale di scorta e di sorveglianza nonché da specialisti in materia di rimpatrio, che lavoreranno con efficacia per rimpatriare i cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare”. Bruxelles ha previsto inoltre di introdurre “controlli sistematici” - basati sul raffronto con le banche dati esistenti - dei cittadini Ue che entreranno o usciranno dall’Unione. “Per accrescere la sicurezza nello spazio Schengen, si propone una modifica mirata del codice frontiere Schengen volta a introdurre controlli sistematici obbligatori dei cittadini dell’Ue alle frontiere esterne terrestri, marittime ed aeree”, riporta il paper del 15 dicembre. “Saranno introdotti controlli obbligatori dei cittadini dell’Ue basati sul raffronto con banche dati, quali il sistema d’informazione Schengen, la banca dati dell’Interpol sui documenti di viaggio rubati e smarriti e i pertinenti sistemi nazionali, al fine di verificare che le persone in arrivo non rappresentino una minaccia per l’ordine pubblico e la sicurezza interna”. La Commissione Ue propone inoltre di rafforzare l’obbligo di verificare gli identificatori biometrici nei passaporti dei cittadini europei “in caso di dubbi sull’autenticità del passaporto o sulla legittimità del titolare”. La valutazione dei rischi sarà comunicata alla nuova superagenzia di controllo delle frontiere, “che potrà giudicare il modo in cui è applicata l’eccezione nella sua valutazione della vulnerabilità”. Sempre secondo la Commissione, i controlli sistematici nelle banche dati saranno eseguiti secondo un sistema cosiddetto Hit/no hit, sulla base cioè di valutazioni meramente soggettive dei funzionari di Frontex 2 sulla presunta pericolosità sociale del cittadino Ue. “Se la persona controllata non rappresenta un rischio, il controllo non viene registrato e i suoi dati non subiscono un ulteriore trattamento”, conclude la Commissione. L’ennesimo colpo di piccone allo stato di diritto e alle libertà individuali nel nome dell’Europa lager e fortezza armata.

lunedì 21 dicembre 2015

Il Montenegro, ventinovesima stella della NATO


Nei primi mesi del 2017 il piccolo Montenegro entrerà a far parte della grande NATO. La decisione è stata assunta il 2 dicembre scorso in occasione del vertice dei ministri degli esteri dei 28 paesi membri dell’Alleanza. Una settimana prima, il Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg e il vice Alexander Vershbowsi si erano incontrati in Belgio con il ministro per gli affari esteri montenegrino Igor Lukšić e il titolare del dicastero della difesa Milica Pejanović-Đurišić per sottoscrivere un pre-accordo tra le parti. “Si tratta di un giorno importante per il Montenegro, i Balcani occidentali e l’Alleanza”, ha enfatizzato Jens Stoltenberg. “I progressi fatti dal Montenegro facilitano pure la possibilità che diventi membro dell’Unione europea. I paesi NATO e EU costituiscono una comunità delle moderne democrazie. Noi condividiamo gli stessi valori e nove cittadini dell’Unione europea su dieci vivono in un paese NATO. Insieme, l’open door NATO e l’allargamento EU hanno rafforzato la sicurezza e la stabilità in tutta Europa”.

Per il Segretario generale della NATO, grazie al lavoro con i partner dell’Alleanza, “le forze armate del Montenegro sono ora più forti e più capaci nel proteggere il popolo montenegrino”. “L’ingresso di questo paese porterà benefici alla NATO”, ha aggiunto Stoltenberg. “Rafforzerà la sicurezza e la stabilità dei Balcani occidentali, una regione per lungo tempo caratterizzata dall’instabilità e dai conflitti. Il Montenegro ha una consolidata tradizione militare e si è specializzato in settori come la guerra in montagna e la sicurezza marittima. È importante che il paese continui nel cammino delle riforme interne soprattutto sull’adeguamento della Difesa e sullo stato di diritto”. Sui tempi necessari per l’adesione del Montenegro, Jens Stoltenberg ritiene che le procedure di ratifica dell’accordo da parte dei parlamenti dei ventotto paesi NATO richiederanno almeno un anno e che comunque il tutto si possa concludere entro l’inizio del 2017. “Nel frattempo coinvolgeremo il Montenegro in tutte le attività dell’Alleanza, compreso il summit in programma l’8 e il 9 luglio 2016 a Varsavia, dove potrà partecipare, senza diritto di voto, a tutti gli incontri istituzionali”, ha concluso il segretario generale dell’Alleanza Atlantica.

La rilevanza geostrategica dell’incorporazione del Montenegro nella NATO è stata sottolineata dallo studioso Luca Susic di Analisi difesa. “L’ingresso del piccolo Montenegro ha in realtà un peso politico ben superiore a quello militare”, spiega Susic. “Si tratta infatti di un risultato importante della NATO, innanzitutto perché permette di sferrare l’ultimo e decisivo colpo al già moribondo storico legame fra il paese e la Russia e, in secondo luogo, perché Bruxelles ottiene praticamente il controllo totale delle coste settentrionali del Mediterraneo, realizzando un continuum dalle Colonne d’Ercole ad Antiochia”. Per l’analista, inoltre, la NATO consolida ulteriormente la propria presenza nell’area ex-jugoslava ed “incrementa la già forte pressione esercitata sulla Serbia, che si trova ad essere letteralmente circondata da stati membri dell’Alleanza o da territori controllati da questa (si pensi al Kosovo)”.

Il forte rischio che l’adesione del Montenegro esasperi le tensioni tra la NATO e Mosca è stato rilevato dall’esperto di questioni militari Gianandrea Gaiani. “Elementari ragioni di opportunità diplomatica e prudenza consiglierebbero la NATO a rimandare l’adesione del Montenegro, decisione che non muterebbe gli assetti strategici, non indebolirebbe l’Alleanza occidentale ma favorirebbe quei Paesi europei (Italia inclusa) impegnati a ricucire lo strappo con la Russia determinato dalla crisi a Kiev e dall’annessione della Crimea”, scrive Gaiani su Il Mattino. “Con un po’ di malizia è facile pensare che l’invito al Montenegro punti a creare un clima sfavorevole alla nascita della nuova inattesa alleanza tra Russia e Francia contro lo Stato Islamico in Siria. (…) In prospettiva avere i montenegrini come alleati potrebbe rivelarsi un pessimo affare anche per l’Italia. La base navale di Bar, l’aeroporto di Golubovci o una delle quattro basi aeree militari oggi non più impiegate dalle piccole forze armate montenegrine potrebbero in futuro ospitare forze aeree e navali statunitensi oggi schierate in Italia, Spagna e Germania offrendo costi decisamente più contenuti”.

Dal dicembre 2006, il Montenegro è uno dei membri della NATO Partnership for Peace. Al summit dei Capi di Stato dell’Alleanza a Bucarest nell’aprile 2008, il paese balcanico fu invitato ad intensificare il dialogo con Bruxelles nella prospettiva di un rapido ingresso nella grande alleanza militare. Le prime consultazioni si realizzarono il 24 giugno dello stesso anno in occasione di un incontro tra i viceministri degli esteri e della difesa montenegrini Dragana Radulović e Drasko Jovanović e il vicesegretario NATO per la sicurezza, la cooperazione e la partnership, Robert F. Simmons. A Partire del 2009, la NATO e il Montenegro iniziarono a operare congiuntamente nell’ambito del cosiddetto Membership Action Plan, il programma che “aiuta le nazioni partner a prepararsi in vista di un loro possibile futuro ingresso nella NATO”. Nel 2010, le autorità di Podgorica autorizzarono la partecipazione di un plotone di fanteria e di un piccolo staff di addestratori dell’esercito alla missione militare NATO in Afghanistan. Nello specifico, i militari montenegrini furono impiegati nella protezione del centro di “formazione” della polizia e delle forze armate afgane a Kabul e dello scalo militare di Mazar-e-Sharif, quartier generale del Comando regionale Nord della coalizione internazionale.

Nel marzo 2012, l’allora comandante in capo delle forze NATO, l’ammiraglio statunitense James Stavridis, si recò in visita ufficiale in Montenegro. “Colgo l’occasione per ringraziare il paese per la professionale cooperazione militare e l’eccellente supporto alla missione di peacekeeping NATO in Afghanistan; militarmente, il Montenegro è pronto a fare ingresso nell’Alleanza”, dichiarò allora James Stavridis. Un ulteriore passo verso la completa integrazione nella NATO fu compiuto il 16 ottobre 2013 in occasione della visita del Presidente del Montenegro Filip Vujanovic al quartier generale dell’Alleanza in Belgio, dove incontrò l’allora segretario generale NATO, il generale Anders Fogh Rasmussen.

Nel settembre 2014 il vertice dei Capi di stato e di governo dei paesi membri dell’Alleanza, tenutosi in Galles, assunse la decisione di intensificare i colloqui con le autorità montenegrine; il mese seguente, il NATO Military Committee, la maggiore autorità militare NATO, presieduta dal generale Bartels, si recò in visita a Podgorica per incontrare i vertici delle forze armate locali e verificare la sostenibilità dei nuovi programmi strategici adottati. Nel corso della visita, i membri del Comitato militare NATO parteciparono come osservatori ad alcune esercitazioni militari navali e terrestri e al trasferimento di armi e munizioni nell’installazione “Milovan Šaranović” di Danilovgrad.

Il 5 marzo 2015, il comandante della Kosovo Force (KFOR), generale Francesco Paolo Figliuolo, incontrava a Pogdorica il ministro degli interni Rasko Konjevic e il ministro della difesa Milica Pejanovic Djurisic per discutere sull’evoluzione della situazione socio-politica e della sicurezza in Kosovo. Nel corso del meeting, il Montenegro ribadiva la disponibilità a collaborare con la NATO e le autorità kosovare nella gestione del controllo delle aree di confine e della “lotta alla criminalità organizzata”. Lo scorso 4 settembre, infine, quattro unità assegnate al gruppo navale NATO di contromisure mine (Standing NATO Mine Countermeasures Group TWO - SNMCMG2), schierato nel Mediterraneo a supporto dell’operazione Active Endeavour di “contrasto al terrorismo internazionale”, effettuavano una breve sosta nel porto di Bar. La “visita” della flotta NATO coincideva con una tavola rotonda sulla Sicurezza nell’Adriatico organizzata nella città montenegrina dal NATO Defense College e dalle forze armate locali, in collaborazione con l’Unione Europea. A conclusione della visita, lo Standing NATO Mine Countermeasures Group TWO prendeva parte a un’esercitazione in mare aperto con alcune unità della flotta del Montenegro.
Dal 2011 al 2014, il paese balcanico è stato pure partner del progetto di “studio” GEPSUS (Geographical Information Processing for Environmental Pollution-Related Security within Urban Scale Environments) sugli effetti in ambito urbano degli agenti inquinanti “specialmente nel contesto di un attacco terroristico”, finanziato dal NATO Science for Peace and Security (SPS) Programme e realizzato da un equipe di scienziati provenienti da Italia, Israele e Slovenia. Il progetto si è concluso con la realizzazione di un apposito centro di formazione e simulazione GEPSUS a Podgorica.

lunedì 7 dicembre 2015

Comune di Falcone vs giornalista Mazzeo. Al via il processo


Comune di Falcone vs giornalista Mazzeo. Al via il processo

di Antonio Mazzeo

Giovedì 10 dicembre alle ore 9 prenderà il via davanti al Tribunale di Patti (Messina) il processo contro il giornalista Antonio Mazzeo, imputato del reato di cui agli artt. 81 e 595 comma 3 (diffamazione a mezzo stampa) a seguito di una querela presentata dal Comune di Falcone per l’inchiesta pubblicata sul periodico I Siciliani giovani (n. 7 luglio-agosto 2012), dal titolo “Falcone comune di mafia fra Tindari e Barcellona Pozzo di Gotto”. Nella lunga inchiesta venivano descritte alcune vicende che avevano interessato la vita politica, sociale, economica ed amministrativa della piccola cittadina della costa tirrenica del messinese (speculazioni immobiliari dalle devastanti conseguenze ambientali e paesaggistiche; lavori di somma urgenza post alluvione del 2008, ecc.) nonché le origini e le dinamiche evolutive delle organizzazioni criminali presenti nel territorio, organicamente legate alle potenti cosche mafiose di Barcellona Pozzo di Gotto.

Il 24 agosto 2012, una settimana dopo la pubblicazione dell’inchiesta, la Giunta comunale di Falcone con il Sindaco avv. Santi Cirella e gli assessori Pietro Bottiglieri, Giuseppe Battaglia e Giuseppe Sofia, deliberò - onde tutelare l’immagine e la rispettabilità del paese – di conferire l’incarico all’avv. Rosa Elena Alizzi del foro di Barcellona per sporgere querela nei confronti di Antonio Mazzeo. Il 7 febbraio 2013, il Pubblico ministero Francesca Bonanzinga depositò una richiesta di archiviazione per il giornalista, contro cui fu presentata opposizione da parte della legale del Comune. L’8 luglio 2015, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Patti, dott.ssa Ines Rigoli, decideva di rigettare la richiesta di archiviazione e ordinava al Pm di formulare l’imputazione a carico del giornalista. Quattordici giorni dopo la Procura di Patti disponeva il rinvio a giudizio e fissava l’apertura del processo per il 10 dicembre.

Nella sua richiesta di archiviazione, il Pm Bonanzinga aveva riportato che Antonio Mazzeo, “seppur utilizza toni particolarmente forti ed espressioni suggestive, a parere di quest’ufficio, non travalica il limite di critica politica/storica posto che nella ricostruzione della storia del Comune di Falcone richiama fatti da sempre ricollegati al paese nonché problematiche sociali che attengono alla realtà del territorio locale”. “Nel caso di specie – proseguiva il Pm – la critica mossa dal giornalista non si risolve in un attacco sterile e offensivo nei confronti del denunciante ma in una amara riflessione sulla storia del Comune di Falcone, ove, il denunciante viene menzionato solo perché facente parte della gestione dell’Amministrazione Comunale”. Per tutto questo, concludeva la dott.ssa Bonanzinga, “non sussistono, pertanto, elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio nei confronti dell’odierno indagato”.

La penetrazione criminale nel tessuto sociale di quella parte della fascia tirrenica del messinese che da Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto si estende sino a Furnari, Falcone e Mazzarrà Sant’Andrea è stata documentata in centinaia di atti giudiziari, ordinanze di custodia cautelare, operazioni antimafia e sentenze anche passate in giudicato (vedi ad esempio quelle scaturite dalle operazioni Mare Nostrum, Torrente, Vivaio, Gotha, ecc.). Numerose indagini hanno poi accertato come ville e villini a Falcone e nel vicinissimo villaggio turistico di Portorosa (Furnari) siano stati utilizzati nel tempo come comodi rifugi per le latitanze di boss e gregari di mafia, anche provenienti dal palermitano e dal catanese. A Falcone, in particolare, ha risieduto stabilmente il mafioso Gerlando Alberti Junior, condannato in via definitiva per aver assassinato, nel dicembre del 1985, la diciassettenne Graziella Campagna di Saponara, testimone inconsapevole degli affari di droga e armi della borghesia mafiosa peloritana. Fatti storici inconfutabili dimenticati dagli odierni amministratori di Falcone, come è stato pure ignorato che gli ultimi tre reggenti della brutale cosca operante tra Patti, Furnari, Mazzarrà e Montalbano Elicona, alleata della mafia barcellonese (in ordine, Carmelo Bisognano e Santo Gullo, odierni collaboratori di giustizia, e Salvatore Calcò Labruzzo, condannato all’ergastolo in primo grado il 19 dicembre 2014 al processo Gotha-Pozzo 2) sono nati o hanno risieduto per periodi più o meno lunghi proprio a Falcone, dove, tra l’altro, hanno pure insediato alcune delle loro attività economiche più o meno lecite.

Nel decreto di citazione a giudizio di Antonio Mazzeo, il Tribunale di Patti afferma altresì che egli avrebbe offeso “l’onore e il decoro di Cirella Santi, quale Sindaco del Comune di Falcone”, perché nell’inchiesta giornalista pubblicata nell’estate 2012 compare in particolare l’affermazione che “a Falcone si sospetta che Salvatore Calcò Labruzzo possa aver condizionato l’esito delle elezioni comunali del 29 e 30 maggio 2011, che hanno confermato Sindaco l’avvocato Santi Cirella (…) Malavitosi, per lo più sconosciuti agli ambienti falconesi, avrebbero percorso il paese, casa per casa, per fare incetta di voti…”. Ebbene, quanto allora riportato dal giornalista, era stato più volte denunciato pubblicamente dal candidato a sindaco sconfitto alle elezioni amministrative, il bancario Marco Filiti, presidente del Comitato Rinascita Falconese, sostenuto elettoralmente da Sel, Fli ed ex Pdl. In un documento inviato il 3 agosto 2011 al Ministero degli interni e al Prefetto di Messina, pure i consiglieri del gruppo d’opposizione Falcone città futura scrivevano che “da notizie di stampa maturate a seguito di indagini giudiziarie, si è avuta conferma che elementi che hanno partecipato attivamente e fattivamente alla determinazione dell’esito elettorale amministrativo, risultano coinvolti in tali fatti criminali”. Alcuni di essi sarebbero stati successivamente riconosciuti nei volti comparsi sui quotidiani del 25 giugno 2011, con gli arresti delle operazioni antimafia Gotha e Pozzo 2. “Durante i giorni della campagna elettorale – ha dichiarato Marco Filiti - ho personalmente segnalato sia alla locale Stazione dei Carabinieri di Falcone che alla Questura di Barcellona, il ripetersi di atti vandalici e intimidatori nei nostri confronti, con il danneggiamento sistematico del nostro materiale elettorale e con la comparsa di scritte ingiuriose sui nostri manifesti: il tutto è evidentemente verificabile dagli atti depositati”.

A destare una certa inquietudine fu in particolare la presenza tra i candidati alle amministrative nel gruppo pro-Cirella di Maria Calcò Labruzzo, nipote di primo grado proprio di Salvatore Calcò Labruzzo (è figlia del fratello, anch’esso allevatore), avvocata con laurea alla prestigiosa Bocconi di Milano, e risultata poi la consigliere comunale più votata di tutti i 36 candidati delle tre liste partecipanti, con ben 159 preferenze personali. Madrina al battesimo della figlioletta di uno dei figli dello zio Salvatore, Maria Calcò Labruzzo è sorella di Antonio Calcò Labruzzo, imprenditore edile con diversi lavori effettuati a favore del Comune di Falcone. In molti ricordano ancora come il giorno delle nozze, proprio Antonio fu accompagnato all’altare dalla zia Concetta Maggio, moglie di Salvatore Calcò Labruzzo.

In un verbale zeppo di omissis, in data 28 settembre 2011, il collaboratore di giustizia (ex boss), Santo Gullo, nato e residente a Falcone, ad una specifica domanda degli inquirenti rispose che “la nipote di Calcò Labruzzo Salvatore è stata eletta al Comune di Falcone anche con i voti provenienti dalla sua famiglia”. “Calcò Labruzzo Salvatore mi chiese di raccogliere voti per lei, ma in questo caso non ricorremmo all’organizzazione, né ci avvalemmo di alcun mezzo illecito”, aggiunse Gullo. “Mi risulta che il fratello, però, pretendesse di ottenere dei lavori nell’ambito di tale Comune”. Numerosi tra i falconesi i testimoni del pressing elettorale a favore della candidata Maria Calcò Labruzzo da parte del chiacchierato zio Salvatore e di altri appartenenti alla famiglia allargata dei Calcò Labruzzo. Il 24 settembre 2013, il capogruppo di minoranza al Comune di Falcone, Carmelo Paratore (componente del direttivo provinciale del Pdl), ne ha parlato all’udienza del procedimento contro cinque consiglieri comunali “rei” di aver sottoscritto un documento che rilevava sospette anomalie nella vita amministrativa locale (il processo si è concluso con una sorprendente condanna degli imputati, nonostante originariamente il Pm ne avesse chiesto il non luogo a procedere). “Il signor Calcò Labruzzo Salvatore ha partecipato attivamente alla campagna elettorale con tutta la famiglia, l’ho visto con i miei occhi e lo posso dimostrare”, ha dichiarato Carmelo Paratore. “Ho visto altri elementi implicati nel procedimento Gotha partecipare alla campagna elettorale (…) Io stesso sono stato circondato dalla famiglia Calcò nell’ufficio elettorale comunale. Quel giorno loro ci volevano buttare, insieme all’attuale vicesindaco, allora assessore Pietro Bottiglieri, fuori dall’ufficio elettorale. Di questa mia affermazione c’è traccia per la denunzia fatta alla Caserma dei Carabinieri, che sono intervenuti nell’immediatezza e può essere confermato dai dipendenti comunali che lì erano presenti. Ad assediare il Comune di Falcone non c’era solo la famiglia Calcò. Basta prendere la stampa degli ultimi due anni per capire che i personaggi sono tanti. Io sono a conoscenza che molte delle persone, di cui la stampa dice di essere mafiose e sono oggi incriminate, hanno preso parte alla campagna elettorale. Faccio riferimento anche ai Campanino, alla famiglia del collaboratore di giustizia Gullo, il cui cugino primo è consigliere comunale dell’attuale amministrazione, al Bisognano, la cui nipote era sposata con un consigliere comunale della precedente amministrazione…”.

Un’inquietante vicenda si registrò lunedì 30 maggio 2011, secondo giorno di elezioni, quando a meno di un quarto d’ora dalla chiusura dei seggi, all’ufficio elettorale erano presenti numerosi congiunti dei Calcò Labruzzo (tra gli altri, lo “zio” Salvatore con la moglie; il di loro figlio Antonino, veterinario presso l’ASP di Barcellona e titolare di un ambulatorio a Falcone; Sebastiano Calcò Labruzzo, altro fratello di Maria, immortalato qualche ora dopo dai fotoreporter mentre sosteneva sulle proprie spalle il riconfermato sindaco Santi Cirella). Essi intendevano supportare la “richiesta” dei certificati elettorali da parte di una decina di cittadini stranieri residenti nel comune. “Davanti al seggio di Falcone e in quello di contrada Belvedere stazionarono in pianta stabile per tutti i due giorni di elezioni tanti componenti della famiglia Calcò Labruzzo insieme a diversi allevatori-sostenitori nebroidei”, riferiscono alcuni testimoni. “Quando la domenica mattina mi recai in visita al seggio di Belvedere ebbi un’amara sorpresa”, ricorda Marco Filiti. “Al tavolo della presidenza c’era tranquillamente seduta Maria Calcò Labruzzo. Mi recai subito all’uscita per invocare l’intervento del carabiniere che presidiava l’ingresso del seggio. Constata la presenza al tavolo della Calcò, egli ordinò a noi tutti candidati di allontanarci immediatamente dai locali di voto”.

Relativamente alle criticità registrate alle amministrative 2011 e più in generale sul rischio d’infiltrazione criminale nella vita politica-amministrativa di Falcone, sono state presentate tre dettagliate interrogazioni parlamentari: la prima il 12 novembre 2012 da parte dell’on. Antonio Di Pietro (Idv), la seconda il 24 ottobre 2013 dal sen. Domenico Scilipoti (Forza Italia), la terza e ultima il 25 settembre 2015 dai deputati del Movimento 5 Stelle Francesco D’Uva (membro della Commissione Parlamentare Antimafia), Villarosa, Lorefice, Mannino, Dadone, Lupo, Sarti, Rizzo e Cancelleri. “È necessario rilevare come nel territorio falconese sia emerso, nel corso degli anni, un preoccupante quadro di legami tra politica e criminalità organizzata, a seguito di numerose indagini e alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia, i quali, deponendo in sede di alcuni procedimenti giudiziari denominati Gotha e riguardanti il sistema mafioso di gestione degli appalti nel territorio barcellonese, avrebbero denunciato un sistema illecito attraverso il quale garantire l’affidamento dei lavori ad aziende legate alla criminalità organizzata”, scrivono i parlamentari di M5S. “In seguito alle numerose indagini portate avanti in questi anni dalle varie procure siciliane dal 2008 a oggi, tali dichiarazioni hanno potuto trovare effettivo riscontro nei numerosi arresti per associazione mafiosa a danno di imprenditori titolari di alcune delle ditte risultate vincitrici degli appalti; tra questi avvenimenti particolare rilievo assume proprio l’affidamento di parte dei lavori per la rimozione dal territorio dei fanghi causati dall’alluvione del 2008 a un imprenditore ritenuto legato ad ambienti di tipo malavitoso…”. Guai però a riportare tali fatti in un articolo di cronaca. A Falcone la mafia non esiste e affermare il contrario è profondamente lesivo dell’immagine e dell’onorabilità della città, ritengono sindaco e amministratori. Da qui il processo contro il giornalista Antonio Mazzeo che a Patti sarà difeso dall’avvocato Carmelo Picciotto.