I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

martedì 29 settembre 2015

La Nato sbugiarda il governo Renzi: Trident Juncture pure a Napoli


Anche il Comando delle forze congiunte NATO di Napoli - Lago Patria avrà un ruolo chiave nella mega esercitazione militare Trident Juncture 2015 che avrà luogo ad ottobre e novembre negli spazi aerei, terrestri e marittimi di Portogallo, Spagna e Italia. La conferma ufficiale è giunta il 28 settembre a conclusione del vertice alleato tenutosi proprio nel quartier generale del JFC – Joint Force Command di Napoli, a cui hanno partecipato l’ammiraglio della Marina militare USA Mark Ferguson (Comandante in capo di JFC Naples), il generale dell’esercito britannico Adrian Bradshaw (vicecomandante supremo delle forze alleate in Europa – DSACEUR) e il generale tedesco Lothar Domroese, comandante del Joint Force Command di Brunssum (Olanda). “Nel corso del meeting sono state discusse le implicazioni strategiche relative al Readness Action Plan e alla NRF, la Forza di Risposta della NATO”, si legge nel comunicato emesso dall’ufficio stampa di JFC Naples. “Il vertice tra i tre leader militari ha avuto luogo alla vigilia dell’esercitazione Trident Juncture 2015, che consentirà di dare la certificazione al Comando di Brunssum per guidare nel 2016 la Forza di Risposta NATO NRF, in qualità di quartier generale di comando e controllo. Attualmente è il Joint Force Command di Napoli a fungere da comando e controllo per la NRF 2015 ed esso sta supportando l’esercitazione mediante assistenza e potenziale umano aggiuntivo”.

Affermazioni che sbugiardano in toto quanto riferito in Parlamento dal governo italiano lo scorso 17 settembre. “Si sottolinea che la città di Napoli non è coinvolta ad alcun titolo nella esercitazione”, riportava il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, nella risposta scritta all’interrogazione presentata da alcuni deputati del Movimento 5 Stelle sul ruolo delle installazioni militari italiane interessate da Trident Juncture 2015. “A livello nazionale, il coinvolgimento prevede l’invio di elementi dell'Esercito in Spagna, Portogallo e a Capo Teulada, di assetti aerei dell’Aeronautica presso le basi di Trapani, Decimomannu, Pratica di Mare, Pisa, Amendola e Sigonella, mentre per la Marina Militare saranno presenti assetti navali inclusi nell'esercitazione nazionale Mare Aperto”, aggiungeva il sottosegretario Alfano. “L’esercitazione sarà guidata dal Joint Force Command Brunssum (Olanda) e non dal Joint Force Command di Napoli come riportato in premessa all’interrogazione parlamentare”.

Grazie a Trident Juncture 2015, la NATO potrà sperimentare per la prima volta in scala continentale quella che è destinata a fare da corpo d’élite della propria forza di pronto intervento NRF, la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), opportunamente denominata Spearhead (punta di lancia). La VJTF sarà pienamente operativa a partire dal prossimo anno e verterà su una brigata di terra di 5.000 militari, supportata da forze aeree e navali speciali e, in caso di crisi maggiori, da due altre brigate fornite a rotazione e su base annuale da alcuni paesi dell’Alleanza. “La Spearhead force sarà in grado di essere schierata in meno di 48 ore”, afferma il Comando NATO. “In particolare, essa potrà essere di grande aiuto nel contrastare operazioni irregolari ibride come ad esempio lo schieramento di truppe senza le insegne nazionali o regolari e contro gruppi d’agitatori. Se saranno individuati infiltrati o pericoli di attacchi terroristici, la VJTC potrà essere inviata in un paese per operare a fianco della polizia nazionale e delle autorità di frontiera per bloccare le attività prima che si sviluppi una crisi”. Proprio in vista della creazione della nuova task force, sono stati riorganizzati i quartier generali e i comandi operativi alleati: la Forza di pronto intervento NRF, nello specifico, è stata posta gerarchicamente sotto il controllo del Joint Force Command di Brunssum e del Comando per il Sud Europa di Napoli - Lago Patria.
Crescono intanto le adesioni di associazioni e comitati alla manifestazione nazionale No Trident Juncture che si terrà nel capoluogo campano sabato 24 ottobre. “La NATO è uno strumento di convergenza e di coordinamento degli interessi dominanti dell’imperialismo euro-atlantico, uno strumento offensivo al servizio delle mire espansionistiche ed interventistiche delle grandi potenze occidentali, a scala planetaria, che tanti disastri stanno provocando in giro per il mondo”, scrivono i promotori dell’appello, il missionario comboniano Alex Zanotelli, il Comitato napoletano “Pace e disarmo” e la Rete Napoli No War. “E’ per questo che a partire dalla Sicilia (dove il governo tenta d’imporre l’entrata in funzione del micidiale Muos a Niscemi), dalla Sardegna, da Poggio Renatico (Ferrara), da Pratica di Mare e Pisa, tutti coinvolti nell’esercitazione, proponiamo di costruire insieme una forte mobilitazione contro la Trident Juncture, la militarizzazione dei territori e le politiche di guerra, su tutto il territorio nazionale”.

lunedì 28 settembre 2015

Trampolino Italia per i giochi di guerra NATO nel Mediterraneo


“Per Trident Juncture 2015, l’attività addestrativa multinazionale che verrà effettuata il prossimo autunno, la NATO prevede al momento di impiegare, in Italia, complessivamente 41 aeromobili (di cui 15 appartenenti a Paesi dell’Alleanza e 26 italiani), un totale di circa 3.500 militari italiani (schierati tra Spagna, Portogallo e Italia), vari assetti navali in corso di definizione”. Lo ha precisato il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, rispondendo in commissione a un’interrogazione di alcuni deputati del Movimento 5 Stelle (primo firmatario l’on. Gianluca Rizzo).

Trident Juncture, come espressamente dichiarato per bocca del Comando generale dell’Alleanza Atlantica, sarà “la più grande esercitazione NATO dalla fine della Guerra fredda ad oggi” e interesserà un’area geografica imponente, compresa tra il nord America, l’Oceano Atlantico, il Mediterraneo e i poligoni di guerra di Spagna, Portogallo, Italia, Belgio, Germania, Olanda e Norvegia. “L’esercitazione – ha spiegato il sottosegretario Alfano - effettuata con cadenza triennale, ogni volta con denominazione e luoghi di svolgimento diversi, costituisce un momento di coesione fondamentale e irrinunciabile per mantenere e, possibilmente, incrementare, l’interoperabilità tra i 28 Paesi dell’Alleanza e con i Partners. Quest’anno la sua valenza è di particolare importanza poiché rappresenta un tangibile segno di attenzione dell’Alleanza Atlantica verso i rischi presenti nell’area mediterranea ed è finalizzata, infine, a dimostrare la volontà collettiva di garantire una più ampia cornice di sicurezza ai Paesi del cosiddetto fianco Sud”.

Sempre secondo il governo, “a livello nazionale, il coinvolgimento prevede l’invio di elementi dell’Esercito in Spagna, Portogallo e a Capo Teulada, di assetti aerei dell’Aeronautica presso le basi di Trapani, Decimomannu, Pratica di Mare, Pisa, Amendola e Sigonella, mentre per la Marina Militare saranno presenti assetti navali inclusi nell’esercitazione nazionale Mare Aperto, collegata alla Trident Juncture 2015”. I giochi di guerra vedranno pure il coinvolgimento del Comando integrato della componente aerea (Joint Force Air Component Command - JFACC) dell’Aeronautica militare di Poggio Renatico (Ferrara), l’installazione che più di tutte ha assunto un ruolo strategico chiave nella gestione delle operazioni aeree e di controllo radar dell’Alleanza atlantica.

Trident Juncture 2015 sarà guidata dal Joint Task Force Command (JFC) di Brunssum (Olanda) e vedrà complessivamente la partecipazione di 36.000 militari, quasi duecento tra cacciabombardieri, aerei-spia e grandi velivoli cargo e una sessantina di unità navali di superficie e sottomarini. “Trident Juncture è finalizzata all’addestramento e alla verifica delle capacità dei suoi assetti aerei, terrestri, navali e delle forze speciali, nell’ambito di una forza ad elevata prontezza d’impiego e tecnologicamente avanzata, da utilizzare rapidamente ovunque sia necessario”, spiegano i vertici militari dell’Alleanza. “L’esercitazione simula uno scenario adattato alle nuove minacce, come la cyberwar e la guerra asimmetrica e rappresenta, inoltre, per gli alleati ed i partner, l’occasione per migliorare l’interoperabilità della NATO in un ambiente complesso ad alta conflittualità”.

Trentatre le nazioni presenti (i 28 membri NATO più 5 partner internazionali) e, in qualità di osservatori, dodici tra le maggiori organizzazioni internazionali, agenzie di cooperazione e Ong. La presenza delle maggiori istituzioni internazionali e di alcune organizzazioni non governative è stata fortemente voluta dai vertici alleati in vista dell’elaborazione delle nuove strategie militari globali. Il 15 luglio scorso, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2015 di Trident Juncture, il generale Hans-Lothar Domröse ha fatto esplicito riferimento alla necessità che “attori militari e non-militari lavorino insieme, cercando di vincere la pace”. Come segnalato dal Comitato sardo No basi che ha programmato una serie di iniziative contro la mega esercitazione NATO, nella prima brochure ufficiale di Trident Juncture 2015 si poteva leggere che “l’obiettivo di ottenere la partecipazione di organizzazioni internazionali/ONG/Organizzazioni Governative serve a migliorare la capacità della NATO di interagire con i principali attori civili”. In precedenza, era stato anche diffuso un elenco delle istituzioni civili che avrebbero offerto la propria disponibilità a partecipare all’esercitazione, poi misteriosamente sparito dal sito web NATO. Nella special list comparivano  l’Unione Europea, l’Unione africana, il Comitato internazionale della Croce Rossa, diverse agenzie delle Nazioni Unite (OCAH - Coordinamento degli affari umanitari; PNUD  - Programma per lo Sviluppo; UNDSS - Dipartimento di Sicurezza delle Nazioni Unite; UNICEF; PMA - Programma Mondiale di Alimentazione; OIM - Organizzazione Internazionale per le Migrazioni); le ONG Save the Children, Assistência Médica Internacional Foundation, Human Rights Watch, World Vision; le agenzie nazionali alla “cooperazione” United States Agency for International Development (USAID), Department for International Development (DFID), Deutsche Gesellschaft für internationale Zusammenarbeit (GIZ), l’Agencia Española de Cooperación Internacional para el Desarrollo.

La prima fase di Trident Juncture ha preso il via il 26 settembre con l’allestimento nello scalo aereo spagnolo di Zaragoza di un polo logistico dove sono stati stipati sistemi d’arma, munizioni e viveri per le truppe NATO. Dal 3 al 16 ottobre sono previsti gli incontri di pianificazione dei principali Comandi alleati europei, mentre le esercitazioni vere e proprie si svolgeranno dal 21 ottobre al 6 novembre, principalmente nello spazio aereo e terrestre di Italia, Spagna e Portogallo e nelle acque del Mediterraneo centrale.

Il centro nodale delle operazioni aeree è stato affidato all’Italia. Le ultime misure per il coordinamento delle esercitazioni aeree sono state decise l’8 e il 9 settembre presso il Comando generale della attività aeree alleate (HQ AIRCOM) di Ramstein, Germania. “Più di 180 aerei di 16 paesi NATO e di 3 paesi partner NATO opereranno dalle basi aeree militari di Italia, Spagna e Portogallo”, riporta il comando di Ramstein. “Il direttore del Joint Force Air Component - JFAC di Poggio Renatico sarà l’ufficiale responsabile della direzione e del controllo delle esercitazioni aeree. Egli sarà supportato dai tre capi dei cosiddetti Controlli Operativi Locali o LOPSCON Air cells che saranno operativi nelle basi di rischiaramento di Beja, Albacete e Trapani per la gestione dei piani addestrativi. I LOPSCON Air dirigeranno e controlleranno localmente le esercitazioni aeree, monitoreranno quotidianamente il ritmo delle battaglie e si coordineranno con la nazione ospitante”.

“Gli assetti aerei - aggiunge l’HQ AIRCOM Ramstein – saranno utilizzati a supporto delle forze terrestri, marittime e speciali, conducendo missioni d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento, di supporto aereo chiuso e trasporto truppe. Sono previste inoltre missioni di ricerca e soccorso del personale militare. Gli aerei NATO e dei paesi partner che condurranno l’addestramento a livello tattico includeranno i cacciabombardieri Eurofighter/Typhoon, Tornado, F-16, F-18, L-159, Mirage 2000, JAS-39 Gripen, i convertiplano MV-22, gli aerei da trasporto C-130, C-160 e Casa C-295, diversi aerei per il rifornimento di carburante in volo, quattro aerei radar di pronto allarme più alcuni elicotteri”.

Secondo quanto riferito in commissione difesa dal sottosegretario Alfano, a Trapani Birgi saranno rischierati, dal 21 ottobre al 6 novembre, 18 aerei italiani e 12 dell’Alleanza. “L’attività di volo si svolgerà, principalmente, nelle aree del mare Tirreno meridionale, limitando soltanto ai decolli e agli atterraggi l’impegno dello spazio aereo attestato sull’aeroporto di Trapani”, ha aggiunto Alfano. “Sin dalle prime fasi di pianificazione, a fine 2013, l’Italia aveva anticipato all’Alleanza una prima offerta di assetti, basi e poligoni che comprendevano anche l’aeroporto di Trapani per soddisfare le esigenze avanzate dalla NATO di disporre di adeguata capienza logistico-operativa e di evitare una eccessiva concentrazione di assetti in una sola Nazione o base”.

Appena tre mesi fa, la ministra della difesa Roberta Pinotti, rispondendo a un’interrogazione della senatrice Pamela Orrù (Pd), aveva fornito un dato diverso sulle componenti aeree NATO che opereranno dallo scalo aereo siciliano. “Presso la base del 37° Stormo dell’Aeronautica militare di Trapani-Birgi saranno rischierati 19 aerei italiani e 8 dell’Alleanza”, scrisse la ministra. “Gli aeromobili che prenderanno parte all’esercitazione decolleranno verso spazi aerei dedicati, il cui utilizzo è stato da tempo coordinato con l’Ente nazionale dell’aviazione civile (ENAC). Al fine di minimizzare l’impatto con l’attività di volo dell’aviazione commerciale si è concordato con l’ENAC di evitare lo svolgimento di attività addestrativa durante il fine settimana interessato e nel relativo arco notturno, ivi incluso il venerdì notte. I decolli avverranno in modo scaglionato, senza interferire in maniera significativa con il traffico aereo locale, peraltro, in una stagione dell’anno che registra bassa affluenza turistica”.

“La NATO – concludeva Roberta Pinotti - nell’ambito delle attività preparatorie di ogni esercitazione e, ovviamente, anche di quelle complesse a livello multinazionale, pone la massima attenzione nel definire ogni aspetto relativo alla sicurezza delle operazioni e dei voli, in ottemperanza di quanto previsto da fonti normative di diritto internazionale e nazionale attualmente in essere. Si ritiene opportuno evidenziare che nel periodo dell’esercitazione è prevista la presenza nei territori di Trapani e Marsala di circa 1.000 militari italiani e di altri militari provenienti da diversi Paesi della Nato, con positive ricadute per l’indotto economico dell’area”. In Sardegna, sui disastrosi effetti sul territorio, l’ambiente e l’economia generati dalle esercitazioni militari italiane, NATO ed extra-NATO esiste una bibliografia infinita. Ma anche in Sicilia occidentale in tanti ricordano ancora come le operazioni di bombardamento aereo in Libia del 2011 scatenate proprio da Trapani-Birgi - e la conseguente chiusura (prima totale e poi parziale) dello scalo al traffico passeggeri - causarono il crollo nell’affluenza annuale dei turisti e la perdita di decine di milioni di euro per gli operatori locali.

domenica 20 settembre 2015

"MUOS, sentenza assurda"


“La sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) sul Muos di Niscemi può essere definita come un’ulteriore picconata ai più sacrosanti principi costituzionali e un gravissimo attacco al diritto alla salute di migliaia e migliaia di siciliani”.

Sono indignati gli attivisti No Muos dopo che il Cga ha annullato la sentenza del Tribunale amministrativo regionale, il quale lo scorso 13 febbraio aveva giudicato illegittime le autorizzazioni rilasciate dalla Regione siciliana in merito all’installazione del Muos di Niscemi.

Va ricordato che la struttura è stata costruita dagli Stati Uniti (63 milioni di dollari la spesa sostenuta finora) per completare la quarta stazione di terra che dovrebbe essere preposta – attraverso un sistema satellitare – alle comunicazioni delle forze militari nella trasmissione e nell’acquisizione dei dati emessi dai droni addetti alla sicurezza. Le altre stazioni – dotate di tre parabole del diametro superiore a 18 metri – sono ubicate in Virginia, alle Hawaii e in Australia. A Niscemi, dal 1991, sono operative 41 antenne della Marina militare americana per le comunicazioni navali. Il problema – secondo gli oppositori che si sono avvalsi di esperti molto autorevoli – è che le tre parabole, una volta entrate in funzione, saranno in grado di emettere delle onde elettromagnetiche talmente potenti che potrebbero causare malformazioni infantili e malattie come tumori, leucemie ed altro in quasi tutto il territorio siciliano.

Il timore dei No Muos è che adesso, anche se i cantieri dovessero restare sotto sequestro per ordine della Procura della Repubblica di Caltagirone (che ha ravvisato nella costruzione dell’opera dei reati urbanistico-ambientali), un verdetto del genere potrebbe condizionare il futuro iter giudiziario.

Il giornalista e scrittore Antonio Mazzeo, uno degli attivisti più impegnati contro l’impianto di Niscemi, è indignato: “Più che di contraddizioni della sentenza, parlerei di mistificazioni e di falsità, con un epilogo (quello di affidare l’ennesima verifica sulle emissioni del Muos a un comitato di cinque ‘valutatori’ – tre ministri del Governo Renzi – e due ‘esperti’ nominati dal Cnr e dal Consiglio Universitario Nazionale) che conferma la totale subalternità dei giudici all’esecutivo. Si fa tabula rasa di decine di studi scientifici indipendenti e di due perizie tecniche ordinate dal Tar di Palermo, che hanno evidenziato le gravissime criticità del progetto e i pericoli per la salute, per l’ambiente e per il traffico aereo. È stata provata processualmente e in sede scientifica la pericolosità delle emissioni del Muos e delle 46 antenne, senza che mai alcuna istituzione si sia preoccupata di informare la gente”.

Per capire quanto sia delicata la vicenda Muos, basta leggere ciò che scrive lo scorso 7 luglio Emanuela Fontana de ilgiornale.it: “Nei giorni scorsi il consolato americano a Napoli aveva fatto sapere che, in caso di un ennesimo ‘no’ al Muos da parte dei giudici italiani, la vicenda sarà gestita dagli Stati Uniti ‘con minore pazienza”.

Infatti, prosegue il quotidiano della famiglia Berlusconi, “nell’eventualità in cui il Cga dovesse confermare i rilievi del Tar, per il governo Renzi si aprirebbe una strada irta di difficoltà”.

I No Muos contestano la sentenza anche su un piano costituzionale?

“Certamente. Con l’istituzione delle basi Nato si è in presenza di gravi violazioni degli articoli 11, 80 e 87. I giudici del Cga arrivano a mettere in dubbio le stesse funzioni del Muos per la conduzione delle guerre moderne con droni e sistemi di guerra di distruzione di massa, giungendo a ignorare che il sistema satellitare non è un programma discusso e finanziato all’interno dell’Alleanza Atlantica, ma bensì di proprietà e uso esclusivo delle forze armate degli Stati Uniti d’America. Per non dimenticare come sia stato svilito il cosiddetto ‘principio di precauzione’, uno dei capisaldi del diritto internazionale a difesa della salute umana e dell’ambiente, arrivando perfino a capovolgere l’onere della prova dell’eventuale pericolosità dell’impianto”.

In che senso?

“Per i giudici dovevano essere gli amministratori locali e gli attivisti del No Muos a provare la pericolosità delle onde elettromagnetiche emesse dalle antenne e non le aziende produttrici, la Marina militare Usa o le autorità governative italiane. Quella del Cga è indubbiamente una sentenza gravissima, regressiva da ogni punto di vista sul piano giuridico e politico”.

Con quali motivazioni il Cga contraddice la sentenza del Tar?

“Il Cga, con affermazioni inaccettabili e fondate sul nulla, si spinge a dichiarare illegittimi gli atti di annullamento delle autorizzazioni regionali (marzo 2013), malgrado siano state più volte accertate le gravi carenze istruttorie da parte di numerosi soggetti. Accertamenti fatti, ricordo, non solo durante il lungo procedimento davanti al Tar di Palermo, ma dalla stessa Procura della Repubblica di Caltagirone, che per due volte ha ordinato il sequestro dei cantieri Muos per manifesta violazione delle normative urbanistiche e ambientali. Il Cga non fa alcun accenno al luogo in cui il Muos è stato realizzato, la riserva naturale ‘Sughereta’, area protetta dalle normative europee, nazionali e regionali, e allo straordinario patrimonio naturale. Non fa un accenno neanche ai rilievi delle emissioni esistenti nell’area, ben al di sopra dei parametri di legge, e ciò senza che sia ancora entrato in funzione il Muos, come provato dalla stessa Arpa Sicilia, dagli studi indipendenti del Politecnico di Torino e dall’equipe scientifica che ha collaborato con i No Muos, costituita dai maggiori esperti in campo mondiale sui pericoli dell’elettromagnetismo”.

Qual è attualmente la situazione del Muos dal punto di vista giuridico?

“La sentenza del Cga non ha effetti perlomeno diretti sul decreto di sequestro dei cantieri emesso dai giudici di Caltagirone, atto su cui presto dovrà esprimersi nel merito il Tribunale della libertà di Catania. Si tratta di organi giudiziari – sulla carta – ‘autonomi’ e ‘indipendenti’ dal potere politico. Ciò ci consente di sperare che ci siano ancora margini di manovra in campo tecnico-giuridico per bloccare il programma di morte. Voglio ricordare però che i No Muos non hanno mai hanno privilegiato la battaglia in sede giudiziaria, coscienti che la questione è di valenza politica. Solo la mobilitazione dal basso e le azioni dirette possono contribuire a imporre un cambio di direzione nelle gravi scelte in ambito militare dei diversi governi succedutisi alla guida del paese”.

Con la sentenza del Cga cosa succederà?

“La sentenza impone al Movimento No Muos un’ampia riflessione su quanto accaduto in tutti questi anni e sulla ferma volontà del Governo di andare avanti nel progetto, in violazione del dettato costituzionale, delle leggi e della volontà popolare. Mi auguro un rapido rilancio della mobilitazione a tutti i livelli, locali e nazionale, perché il Muos di Niscemi, i droni di Sigonella e l’asfissiante processo di militarizzazione che investe la Sicilia e le isole minori non sono questioni di interesse meramente ‘locale’ o ‘regionale’. Ovviamente nessuno può farsi da parte, e proprio ora non ci possono essere più alibi. In gioco non è solo il futuro dei siciliani, ma le stesse possibilità di sopravvivenza dell’intera umanità”.

Articolo e intervista di Luciano Mirone, pubblicata su L’informazione, il 4 settembre 2015, http://www.linformazione.eu/2015/09/muos-sentenza-assurda/

giovedì 17 settembre 2015

Minori stranieri richiedenti asilo alla parata della Brigata Aosta diretta in Afghanistan


Dal sito dei Congedati della Brigata dei parà Folgore apprendiamo che in occasione dell’evento di “saluto” dei militari della Brigata Aosta in partenza da Messina per l’Afghanistan dove guideranno la missione di guerra Nato, (presenti il Prefetto di Messina, l’on. Ardizzone Udc per la Regione e l'assessore comunale Sebastiano Pino con fascia tricolore e delega del sindaco Renato Accorinti), era presente pure “un gruppo di minori stranieri non accompagnati, attualmente ospiti del Centro Ahmed di Messina”.

Come riporta il sito del Ministero della difesa, “ll2lll’Aosta, comandata dal generale Mauro D’Ubaldi, sostituisce la Brigata Julia alla guida del Train Advise Assist Command West, il comando NATO multinazionale e interforze a guida italiana che opera nella regione Ovest dell’Afghanistan nell’ambito della missione Resolute Support”. “L’attività dei militari italiani – specifica la Difesa - non è più connessa a compiti diretti di partecipazione alle operazioni ma si estrinseca attraverso attività di addestramento, consulenza e assistenza condotte da team di specialisti a favore dei vertici operativi delle Afghan National Defence and Security Forces (ANDSF)”.

Per la Brigata “Aosta” si tratta di un ritorno in Afghanistan dove, nel 2013, ha operato nell’ambito della missione NATO-ISAF (International Security Assistance Force), formalmente conclusasi il 31 dicembre 2014.

La gravità della partecipazione alla cerimonia di Messina dei minori stranieri si commenta da sé: invece di contribuire all’elaborazione dei lutti e delle immane violenze subite dai giovani in fuga dalle guerre scatenate in Africa e Medioriente, il moderno sistema di “assistenza” emergenziale (in mano a Messina anche ad alcune aziende indagate per l’affaire del CARA di Mineo), contribuisce ad alimentare la cultura della sopraffazione, della violenza e della guerra, sponsorizzando una missione che viola l’art. 11 della Costituzione.

Mi viene da pensare che in fondo si è voluto avviare a Messina la sperimentazione di quello che è auspicato da alcune forze politiche di destra e da alcuni settori militari italiani: condizionare l’attribuzione della cittadinanza italiana agli “stranieri” – come negli USA – alla loro partecipazione diretta alle operazioni di guerra in mezzo mondo, nei reparti d’élite delle forze armate nazionali.

Chi ha autorizzato la partecipazione dei minori del Centro Ahmed alla parata-cerimonia della Brigata Aosta? Erano stati avvisati previamente gli avvocati tutor di questi giovani? Ha qualcosa da dire il Garante comunale all’infanzia? E il sindaco pacifista e antimilitarista Renato Accorinti ritiene che partecipare (per interposta persona) a queste vergognose manifestazioni di propaganda di morte sia un dovere istituzionale inderogabile?

Quanto poi riguarda il Centro Ahmed, continuo a sostenere, quasi in perfetta solitudine, che si tratta di una struttura che viola apertamente i criteri e gli standard strutturali imposti dalla Regione Siciliana per i centri di prima accoglienza dei minori stranieri non ac scompagnati e che le “emergenze” non consentono a nessuno (Prefetture in testa) di bypassare il diritto, la logica e i presupposti pedagogici-educativi (proprio quelli violati con la “visita-premio” alla cerimonia pro-guerra NATO in Afghanistan).
Con l’indignazione e l’amarezza di questi tempi infami.

mercoledì 9 settembre 2015

Denuncia rischi d’infiltrazione mafiosa nel Comune di Falcone, giornalista rinviato a giudizio


Il Pubblico ministero del Tribunale della Repubblica di Patti ha disposto il rinvio a giudizio del giornalista Antonio Mazzeo, querelato dal Comune di Falcone per un’inchiesta pubblicata sul periodico I Siciliani giovani (n. 7 luglio-agosto 2012), dal titolo “Falcone comune di mafia fra Tindari e Barcellona Pozzo di Gotto”. Nell’inchiesta giornalistica venivano descritte alcune vicende che avevano interessato la vita politica, sociale, economica ed amministrativa della piccola cittadina della costa tirrenica del messinese (speculazioni immobiliari dalle devastanti conseguenze ambientali e paesaggistiche; lavori di somma urgenza post alluvione del 2008 dal forte impatto sul fragilissimo territorio; ecc.) nonché le origini e le dinamiche evolutive delle organizzazioni criminali presenti nel territorio, organicamente legate alle potenti cosche mafiose di Barcellona Pozzo di Gotto.

Dopo che l’8 luglio scorso il Giudice per le indagini del Tribunale di Patti, dott.ssa Ines Rigoli, aveva rigettato la richiesta di archiviazione nei confronti del giornalista a firma del Pm Francesca Bonanzinga, ordinando di formulare l’imputazione a carico dell’indagato, il Pubblico ministero ha disposto la citazione a giudizio per il reato di cui agli artt. 81 e 595 comma 3 del codice penale, fissando l’udienza davanti al Giudice di Patti per il 10 dicembre 2015. Nella sua richiesta di archiviazione, depositata il 7 febbraio 2013, la dott.ssa Bonanzinga aveva riportato che il giornalista Antonio Mazzeo, “seppur utilizza toni particolarmente forti ed espressioni suggestive, a parere di quest’ufficio, non travalica il limite di critica politica/storica posto che nella ricostruzione della storia del Comune di Falcone richiama fatti da sempre ricollegati al paese nonché problematiche sociali che attengono alla realtà del territorio locale”. “Nel caso di specie – proseguiva il Pm– la critica mossa dal giornalista non si risolve in un attacco sterile e offensivo nei confronti del denunciante ma in una amara riflessione sulla storia del Comune di Falcone, ove, il denunciante viene menzionato solo perché facente parte della gestione dell’Amministrazione Comunale”. Per tutto questo, concludeva la dott.ssa Bonanzinga, “non sussistono, pertanto, elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio nei confronti dell’odierno indagato per il reato di diffamazione a mezzo stampa”. Contro la richiesta d’archiviazione, il legale incaricato dal Comune di Falcone aveva presentato opposizione il 29 dicembre 2012.

“Provo profonda amarezza per il rinvio a giudizio”, commenta Mazzeo. “Ancora una volta in Italia un giornalista subisce un processo per aver svolto il proprio dovere di denuncia sui pericoli d’infiltrazione criminale nella vita sociale e amministrativa di un Comune, su querela di quegli amministratori che avrebbero avuto il dovere invece di interrogarsi sul proprio agire e sulla drammaticità del fenomeno mafioso nella realtà del comprensorio tirrenico compreso tra Barcellona Pozzo di Gotto, Mazzarrà Sant’Andrea e Patti. Non nascondo il mio sconcerto per quanto oggi contestatomi. Nel decreto di rigetto della richiesta d’archiviazione nei miei confronti, il Gip rileva – testualmente – che la connotazione gravemente diffamatoria del giudizio di disvalore espresso nello scritto rispetto al sindaco di Falcone, Santi Cirella, appare specificatamente confermata dall’auspicio di uno scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, nonché dall’allusione a illecite interferenze nella gestione degli appalti pubblici. Sono cioè reo di aver richiesto che le autorità dello Stato esercitassero il proprio dovere di verifica della sussistenza di eventuali criticità nella conduzione amministrativa del Comune di Falcone, come del resto in questi anni è stato fatto da diversi esponenti politici nazionali di opposte tendenze politiche (tra gli altri l’ex ministro Antonio Di Pietro e l’ex europarlamentare Rita Borsellino)”.

“Sulla discutibile gestione di alcuni appalti pubblici a Falcone – aggiunge il giornalista Mazzeo - voglio solo ricordare che il 12 gennaio 2015, un altro giudice del Tribunale di Patti, il dott. Ugo Molina, ha fissato per il prossimo 16 settembre l’udienza preliminare in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio del Pubblico ministero Bonanzinga, nei confronti dell’odierno sindaco Cirella e degli ex assessori comunali Pasquale Bucolo, Sebastiano Calabrese, Francesco Giuseppe Cannistraci e Mariano Antonino Gitto. Nello specifico, ai suddetti viene contestato il reato di cui agli artt. 81, 110 e 323 c.p. perché, in concorso tra loro con più atti esecutrici di un medesimo disegno criminoso, con ordinanza del 14.12.2008 n. 30 a firma di Cirella e con delibere di approvazione dei lavori della Giunta Municipale n. 203 del 31.12.2008 e n. 59 dell’8.5.2009 precettando, quale ditta esecutrice dei lavori di intervento a seguito dell’alluvione verificatasi in Falcone l’11 dicembre 2008, la ditta individuale di Trifilò Carmelo Salvatore nonostante quest’ultimo, originario di Terme Vigliatore, risultasse gravato da precedenti penali e all’epoca sottoposto a misura della custodia cautelare in carcere (giusta ordinanza del G.i.p. del Tribunale di Messina a seguito dell’operazione antimafia “Vivaio” della Procura Distrettuale Antimafia di Messina), intenzionalmente procuravano a questi un ingiusto vantaggio consistito nell’affidamento di lavori per un ammontare pari a 70.660 euro”.
Il giornalista Antonio Mazzeo è difeso dall’avv. Carmelo Picciotto del Foro di Messina.