I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 6 luglio 2015

Iran, Libano e Siria nelle mire dei caccia italiani venduti a Israele


I caccia avanzati M-346 di Alenia Aermacchi (Finmeccanica) consentono ai piloti israeliani di addestrarsi meglio contro i velivoli da guerra e i missili posseduti da Iran, Siria e dagli Hezbollah libanesi. È quanto dichiarato a The Jerusalem Post dal maggiore Erez, vicecomandante dello squadrone d’addestramento israeliano di Hatzerim, base aerea a una decina di chilometri da Be’er Sheva, nel deserto del Negev. L’intervista è stata concessa il 23 giugno scorso durante la cerimonia di consegna del grado di ufficiale al primo gruppo di cadetti del 170th IAF (Israel Air Force) training course, a conclusione del periodo di addestramento sul nuovo velivolo di produzione italiana. “Grazie all’M-346, possiamo addestrare i nostri piloti in modo realistico, accrescendo le loro abilità in volo nell’affrontare le minacce e condurre al termine le missioni assegnate”, ha spiegato il maggiore Erez. “All’inizio i piloti apprendono come ingaggiare un singolo aereo nemico, poi si addestrano nel combattimento aria-aria contro caccia multipli e ad affrontare i missili terra-aria posseduti dagli Hezbollah, dalla Siria e dall’Iran. Adesso, dopo sei mesi di addestramento con i nuovi caccia, se ordino loro di abbattere un aereo, essi sanno cosa fare. In termini di strike aria-terra, possono localizzare un obiettivo e bombardarlo in maniera standard”. Nel prossimo stage addestrativo con gli M-346 di Alenia Aermacchi, i piloti israeliani affronteranno scenari di guerra ancora più complessi. “Ci addestreremo a un ampio ventaglio di missioni – ha concluso Erez - come intercettare un aereo passeggeri sequestrato o jet siriani che sono venuti a bombardare Tel Aviv; saranno simulati attacchi a lungo raggio che impongono tempi di volo prolungati per colpire bersagli che sono molto distanti e rientrare poi sani e salvi”.

Denominato dagli israeliani “Lavi” (leone in ebraico), l’Alenia Aermacchi M-346 è il velivolo da addestramento “più avanzato oggi disponibile sul mercato ed è l’unico al mondo concepito appositamente per i piloti destinati ai velivoli militari ad alte prestazioni di ultima generazione”, come affermano i manager dell’azienda del gruppo Finmeccanica. “Per la sua flessibilità, esso può essere configurato come un accessibile advanced defence aircraft per ruoli operativi. Il Sistema integrato d’addestramento (ITS) dell’M-346, oltre al velivolo, comprende anche un esaustivo Ground Based Training System (GBTS), che permette all’allievo pilota di familiarizzare con le procedure e anticipare a terra le attività addestrative che poi svilupperà in volo”. Così i cadetti IAF possono prepararsi all’utilizzo delle sofisticate tecnologie presenti a bordo dei cacciabombardieri delle principali forze aeree internazionali (F-15, F-16, Eurofighter, Gripen, Rafale, F-22, ecc.) e di quelli di “quinta generazione” come i Lockheed Martin F-35A Joint Strike Fighter, i cui primi esemplari saranno consegnati all’aeronautica israeliana entro la fine del 2016. I “Lavi” però non sono solo caccia-addestratori: armati con bombe e missili possono essere convertiti anche per attacchi contro obiettivi terrestri e navali. Sono gli stessi produttori italiani a rilevare la portata altamente distruttiva dell’M-346. “Dall’inizio del programma – spiega Alenia – il velivolo è stato concepito con l’aggiunta di capacità operative, con l’obiettivo di fornire un aereo da combattimento multiruolo molto capace, particolarmente adatto per l’attacco a terra e di superficie compreso il CAS (Close Air Support), COIN (COunter INsurgency) o anti-nave, nonché le missioni di polizia aerea”.

Oltre alla produzione nel proprio stabilimento di Venegono Superiore (Varese), Alenia Aermacchi cura parte della logistica e le attività di manutenzione e riparazione degli M-346 nel Ground Training Center realizzato nella base di Hatzerim da due aziende leader del complesso militare industriale israeliano, Elbit Systems e IAI - Israel Aircraft Industries. Elbit Systems ha pure sviluppato una parte dei simulatori di volo e i software dei “Lavi” che consentono ai piloti di esercitarsi alla guerra elettronica, all’individuazione delle installazioni radar nemiche e all’uso di sistemi d’arma avanzati. L’azienda ha pure messo a punto i futuristici elmetti da combattimento Targo per gli allievi piloti: essi forniscono immagini complete e a colori sia nelle missioni diurne che notturne, consentendo una ricognizione “immediata e intuitiva” di un velivolo alleato, nemico o ignoto e dello scenario aereo, terrestre o marittimo in cui si dovrà operare.
La decisione del governo israeliano di sottoscrivere un accordo preliminare con Alenia Aermacchi per l’acquisto di 30 caccia M-346 risale al febbraio 2012. Il prototipo del “Lavi” fu presentato ufficialmente il 23 marzo 2014 nel corso di una cerimonia a Venegono Superiore, alla presenza di alti ufficiali del ministero della Difesa e dell’aeronautica israeliana. I primi due caccia furono consegnati all’IAF nel luglio 2014, proprio quando le forze armate israeliane erano impegnate nella sanguinosa operazione “Bordo protettivo” nella striscia di Gaza. Alenia Aermacchi si è impegnata a consegnare i restanti esemplari degli M-346 alle Tigri volanti del 102° squadrone dell’Aeronautica d’Israele entro la fine del 2016.

mercoledì 1 luglio 2015

Decolla pure da Fontanarossa l’aereo USA che spia la Tunisia


Anche lo scalo aereo di Catania Fontanarossa, insieme a Pantelleria, è interessato dalle attività di spionaggio aereo delle forze armate Usa in Tunisia. Secondo il cronogramma pubblicato sul sito Flightradar24.com che registra i voli effettuati nell’ultima settimana, il bimotore Beech B300 Super King Air, numero di matricola N351DY, utilizzato per le operazioni d’intelligence top secret in Tunisia, ha effettuato almeno un decollo al giorno dall’aeroporto etneo, escluso sabato 27 giugno. Più specificatamente l’aereo nella disponibilità di US Africom, il Comando delle forze armate statunitensi per il continente africano, è decollato da Fontanarossa giovedì 25 alle ore 4.10; venerdì 26 alle 4.14; domenica 28 alle 5.41; lunedì 29 alle 5.27 (nella stessa giornata il bimotore ha operato alle 13.07 pure da Pantelleria); martedì 30 alle 5.12, mentre stamani 1° luglio il Beech Super King ha lasciato Catania un po’ più tardi del solito, alle 6.42.

Contemporaneamente all’utilizzo di un secondo aeroporto siciliano come base di supporto logistico, l’aereo spia ha esteso il proprio raggio d’azione ad altre regioni della Tunisia. Mentre inizialmente le missioni si erano concentrate infatti alle aree di Monte Chaambi, Djebal Salloum e Foussena, al confine con l’Algeria, dove sono in corso violenti combattimenti tra le forze armate tunisine e i gruppi ribelli islamico-radicali, nell’ultima settimana il velivolo Usa ha operato pure sui cieli di Sousse (la località turistica dove si è consumata l’efferata strage dei turisti in spiaggia), Hammamet e Bargou (governatorato di Siliana).

Nei giorni scorsi, il ministero della Difesa, nel rispondere a due interrogazioni parlamentari del M5S, aveva ammesso di aver autorizzato sin dall’ottobre 2014 il “rischieramento temporaneo” sulla base aerea di Pantelleria di “un assetto civile, identificato come King Air BE-350, non armato e gestito da una compagnia privata per conto di Africom”, al fine di “consentire l’esecuzione di missioni di riconoscimento e sorveglianza nel Nordafrica”. Il ministero della Difesa aveva dichiarato altresì che l’autorizzazione ai voli spia potrebbe essere prorogata sino alla fine del 2015 e che “l’Aeronautica militare italiana fornisce un limitato supporto tecnico-logistico, regolamentato da un apposito accordo tecnico di contingenza, denominato  Contingency  Technical  Arrangement”. Sempre per ammissione della Difesa, il rischiaramento del bimotore a Pantelleria è stato autorizzato anche se “non si è al corrente di specifici accordi fra la Tunisia e gli Stati Uniti”.

Queste ultime affermazioni hanno irritato particolarmente gli attivisti no war siciliani e il team di legali del Coordinamento dei comitati No Muos che in sede amministrativa e penale ha sollevato più di un dubbio sulla legittimità costituzionale degli accordi sulle basi Usa e Nato in Italia e quelli realtivi all’installazione in territorio italiano di strumenti di guerra ad uso esclusivo delle forze armate statunitensi. “La risposta alle interrogazioni del M5S, oltre a confermare l’utilizzo di Pantelleria per le suddette operazioni Usa, dimostra l’assoluta superficialità con la quale l’uso è stato autorizzato pur senza conoscere nulla di ciò che si stava autorizzando”, commentano gli avvocati Paola Ottaviano e Sebastiano Papandrea. “Affermare di non essere al corrente di specifici accordi fra la Tunisia e gli Stati Uniti, significa che è stata autorizzata un’attività della quale si sconoscono gli scopi, le modalità e gli accordi sottostanti”.

“Sconcerta poi che tutto questo sia stato fatto in base ad un semplice Accordo Tecnico”, aggiungono i due legali No MUOS.Consentire l’effettuazione di attività d’intelligence in una zona di guerra, per le ricadute che può avere e il possibile coinvolgimento del nostro territorio nel conflitto in corso, non può essere definito con un semplice accordo tecnico. Si tratta di una precisa scelta politica che andrebbe fatta, intanto conoscendo bene quali sono i termini della questione e quali gli accordi sottostanti (un supporto militare alla Tunisia? Solo attività di intelligence? Supporto tecnico con fornitura di attrezzature?). Va invece ribadito che una simile decisione, secondo la nostra costituzione, spetterebbe al Parlamento che, ai sensi dell’art. 80, ha il compito di approvare tutti quegli accordi internazionali che hanno rilevanza politica”.
Paola Ottaviano e Sebastiano Papandrea lamentano come la vicenda dei voli spia in partenza dagli scali di Pantelleria e Catania Fontanarossa sia del tutto simile a quella relativa all’installazione del terminale terrestre del MUOS a Niscemi. “Ancora una volta, dobbiamo constatare come di fronte ai diktat degli Stati Uniti si compiano violazioni di norme e principi costituzionali”, scrivono i due avvocati. “L’aeroporto di Pantelleria era destinato alla conversione civile, ma l’instabilità dell’area ha spinto verso la decisione di potenziarlo a fini militari. La logica della guerra sfrenata e fuori dai paletti  giuridici e politici a cui dovrebbe sottostare secondo regole nazionali e internazionali, mette sempre più a rischio la sicurezza e la salute delle persone, sacrifica l’economia della Sicilia, favorendo solo le lobby legate al commercio delle armi, settore sempre lautamente finanziato a discapito dei servizi essenziali”.