I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

domenica 23 febbraio 2014

Antonio Mazzeo presenta il suo libro “Il MUOStro di Niscemi”


Ieri a Casa Febea, Antonio Mazzeo, giornalista e saggista, nonché ecopacifista e antimilitarista, è intervenuto per presentare, in diretta radiofonica, il suo nuovo libro “Il MUOStro di Niscemi”, che parla per l’appunto della costruzione del nuovo apparato di telecomunicazione della Marina Militare Statunitense. Una storia di appalti, mafia, inquinamento ambientale e diritti calpestati. Di seguito l’intervista:

Che cosa sta succedendo a Niscemi? Cos’è il MUOS? E come affronta questa tematica il suo libro?
A Niscemi, provincia di Caltanissetta, all’interno di una riserva naturale, protetta da normative europee, nazionali e regionali, stanno per essere completati i lavori di realizzazione di uno dei  4 terminali terrestri mondiali di un nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della marina militare statunitense. Si tratta di uno strumento di guerra che permetterà un po’ di governare le guerre del XXI secolo, fatte con droni, aerei senza pilota, missili intercontinentali, testata atomiche. Uno strumento di guerra pericolosissimo ma che ha un impatto sulle popolazioni e dal punto di vista ambientale drammatico. Si tratta di una vera e propria bomba elettromagnetica, con una potenza enorme, che andrà a colpire tra l’altro una delle popolazioni che ha già pagato enormemente i costi del processo di militarizzazione, perché proprio a Niscemi è sorta, venti anni fa, una delle principali basi di telecomunicazioni  con i sottomarini nucleari della marina militare americana. Si tratta di un sistema di quarantasei antenne che trasmettono in tutte le modulazioni di frequenza, con impatto drammatico in un area ha altre problematiche di tipo ambientale, perché sorge a due passi dal grande complesso petrolchimico di Gela, una delle aree più inquinate del Mar Mediterraneo. Il libro cerca un po’ di sistematizzare tutte le problematiche legate a questo strumento che possono essere di tipo militare, sociologico, ambientale e soprattutto l’impatto criminale. Si tratta di un’opera che ha destato l’attenzione delle organizzazioni criminali e mafiose che hanno collaborato alla realizzazione del Muos.

Gli altri impianti MUOS sono stati realizzati in aree desertiche. Perché ancora una volta il nostro governo si è piegato alle decisioni degli USA, dimostrando il suo basso o nullo potere contrattuale?
L’impianto creato in Australia è nel deserto, gli altri in Virginia e nelle Hawaii, sono all’interno di basi militari e sono sfuggite all’attenzione della popolazione. Ovviamente in Sicilia c’è un imposizione, non tenendo conto che l’intera popolazione siciliana, quattro consigli provinciali, la stessa Assemblea Regionale, decine e decine di consigli comunali, hanno più volte affermato il loro no a quest’opera, chiedendo al governo italiano ma anche ai due governi regionali di revocare le autorizzazioni. Ciò non è stato fatto e ha comportato purtroppo il completamento dei lavori di questa struttura, che comunque non significa la sconfitta del movimento NoMUOS, perché per l’attivazione dell’opera serviranno ancora due anni. Pertanto ci sono i tempi per rafforzare la mobilitazione a difesa dell’uomo, dell’ambiente e soprattutto per frenare in qualche modo la militarizzazione del sud Italia.

L’Europa in tutto questo cosa fa?
Si sente tantissimo la mancanza di risposte dell’Europa, anche perché è giusto dire che questo non è un progetto europeo, non è in ambito NATO,  ma è di uso esclusivo degli USA. A maggior ragione ci devono essere delle prese di posizione, anche perché l’opera ricade in un’area di interesse comunitario. Più volte il movimento NO MUOS ha tentato di far entrare a livello europeo questo importante tema, anche organizzando un convegno a Bruxelles e coinvolgendo vari parlamentari europei[…]. Ad un anno dal convegno però non abbiamo avuto risposte.

Quali sono i parallelismi tra Niscemi e Gioia Tauro?
La vicenda di Gioia Tauro conferma l’imposizione di scelte alle popolazioni. Crediamo che il governo italiano per evitare di fare ulteriori operazioni militari sulla Sicilia, che già paga col MUOS, con l’operazione Mare Nostro e tanto altro, abbia deciso di trasferire l’operazione al porto di Gioia Tauro. Un fatto gravissimo tenendo conto che tutta la comunità internazionale si era rifiutata di tenere sul proprio territorio queste armi pericolosissime per la salute della popolazione. Evidentemente ciò che è pericoloso per la comunità mondiale non è pericoloso per la popolazione della Piana, ancora una volta succube di scelte che sono fatte a migliaia di chilometri, tra l’altro sacrificando un territorio che ha pagato enormemente dal punto di vista dello sviluppo, con tutti i progetti governativi che non hanno risolto alcun problema, in primis quello della disoccupazione. A noi restano solo armi chimiche, rifiuti tossici, mega discariche,  testate nucleari e strutture, che dapprima erano strumenti di commercio e pace tra sponda sud e sponda nord del Mediterraneo, e ora sono diventate strumenti di guerra.
Intervista a cura di Radio Antenna Febea, trasmessa il 3 febbraio 2014: http://www.socialsud.it/socialsud/antonio-mazzeo-presenta-il-suo-libro-il-muostro-di-niscemi-a-casa-febea/

giovedì 20 febbraio 2014

MUOS… Non è solo colpa dell’imperialismo yankee


Le megaparabole del MUOS sono lì, nel cuore della “Sughereta” di Niscemi, erette a emblema di morte, distruzione, olocausto. Nulla hanno potuto contro l’arroganza dei Signori di tutte le Guerre, i cento - mille volti, sguardi e corpi che hanno sfidato il senso comune e le leggi per impedire l’ennesimo scempio nell’Isola portaerei-fortezza Usa e Nato. Il suo ruolo a livello mondiale? Servirà principalmente per dare

ordini bellici. È una struttura nociva per la salute delle persone e dell’ambiente. Per parecchi mesi intricate trattative, complicato e segreto carteggio… Lotte ad oltranza del movimento. Balletti delle istituzioni, decisioni dei Tribunali, il 24 luglio 2013 la giunta Crocetta revocò la sua revoca, consentendo l’installazione finale delle antenne del MUOS. La sua era stata tutta propaganda elettorale… il nostro un sogno…

 

Le mega-parabole del MUOS sono lì, nel cuore della “Sughereta” di Niscemi, erette a emblema di morte, distruzione, olocausto. Nulla hanno potuto contro l’arroganza dei Signori di tutte le Guerre, i cento-mille volti, sguardi e corpi che hanno sfidato il senso comune e le leggi per impedire l’ennesimo scempio nell’Isola portaerei-fortezza Usa e Nato. Stavolta, però, non è solo colpa dell’imperialismo yankee o di una borghesia nazionale affarista, vile e mafiosa. Se un giorno i siciliani riusciranno a liberarsi del MUOStro per le guerre globali del XXI secolo, come fecero già vent’anni fa con i missili nucleari di Comiso, ricorderanno certo ancora il nome di chi avrebbe potuto e dovuto ostacolarne, e non l’ha fatto, i lavori di costruzione, violando la Costituzione e le normative urbanistiche, ambientali e antimafia. Primo fra tutti il governatore della Regione siciliana Rosario Crocetta, bugiardo paladino della legalità, con la sua corte di assessori e parlamentari-sostenitori. Un megafono per amplificare servitù e ingiustizie in una terra che con le antenne del MUOS oggi è ancor di più meno libera.

Generali, ministri e governatori insieme appassionatamente

«Dire no al MUOS non è stata una passeggiata. Ci rendiamo conto di avere toccato interessi forti. Mi aspetto una reazione da parte di qualcuno. Chi? Gli stessi poteri magari che decisero di fare scomparire il presidente dell’Eni Enrico Mattei». L’11 marzo 2013 il neo presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ammetteva pubblicamente di temere le conseguenze della sua originaria presa di posizione contro l’installazione del MUOS a Niscemi. In campagna elettorale Crocetta aveva assunto l’impegno a impedirne la costruzione con ogni mezzo. «Uno dei primi atti che farò da governatore sarà quello di revocare le autorizzazioni ai lavori firmate dal mio predecessore Raffaele Lombardo» aveva ripetuto agli esponenti No MUOS incontrati ai comizi. Un impegno accolto con favore dall’elettorato e dai media siciliani e che contribuì non poco all’esito della competizione elettorale. Da presidente il No all’impianto USA divenne però sempre più tiepido e l’assunzione di qualsiasi atto amministrativo fu rinviata sine die. Al primo incontro ufficiale tra l’assessore all’Ambiente e Territorio Mariella Lo Bello e il Coordinamento dei Comitati No MUOS, tenutosi a Palermo il 30 dicembre 2012, le posizioni apparvero poco conciliabili e la richiesta di revoca delle autorizzazioni in autotutela fu respinta dalla Regione. Erano palpabili sin d’allora le pressioni politiche nazionali e statunitensi sui nuovi governanti siciliani. Il 3 gennaio 2013 la ministra degli Interni Annamaria Cancellieri inviò una missiva al presidente Crocetta preannunciando l’intervento repressivo della polizia contro i manifestanti di Niscemi. «La base MUOS è un sito di interesse strategico per la difesa militare della nazione e dei nostri alleati», scrisse la Cancellieri. Mentre alcuni parlamentari protestarono esprimendo contestualmente solidarietà ai No MUOS che presidiavano la stazione Usa di Niscemi, Crocetta preferì il silenzio.

L’8 gennaio l’Assemblea Regionale Siciliana approvò all’unanimità una mozione che impegnava la giunta ad adottare ogni iniziativa utile alla revoca delle autorizzazioni ai lavori del nuovo sistema satellitare. Per ottenere un primo atto formale del governo si dovette attendere però il successivo 11 gennaio, quando le forze dell’ordine caricarono ripetutamente centinaia di manifestanti che tentavano d’impedire l’arrivo in contrada Ulmo di un’autogrù della Comina S.r.l. di Belpasso per l’innalzamento delle antenne del MUOS. Lo sconcerto generale per la violenta repressione di una protesta del tutto legittima e pacifica, convinse Crocetta ad annunciare l’avvio del procedimento di revoca delle due autorizzazioni ambientali firmate dal governo Lombardo. «Noi non diciamo no al MUOS, diciamo alla Marina militare americana di presentare uno studio autorizzato da un organismo pubblico sanitario competente come l’Istituto Superiore di Sanità che dimostri che il MUOS non è dannoso», scrisse lo stesso Crocetta sul quotidiano Il manifesto del 13 gennaio 2013. L’idea di affidare all’Istituto dipendente direttamente dal ministero della salute non era nuova. Il governatore l’aveva espressa il 23 novembre 2012 quando i No MUOS avevano iniziato a presidiare i cancelli della base di Niscemi impedendo l’ingresso dei mezzi. «Proprio stamattina ho avuto una riunione in Regione per parlare di questo caso», spiegò Crocetta alla giornalista Antonella Sferrazza. «Incaricherò l’ISS di fare uno studio sulla pericolosità di queste antenne per la salute e per l’ambiente».

Ancora più sconcerto destò però il tenore di alcune dichiarazioni che l’assessore Mariella Lo Bello rilasciò a Livesicilia.it il 16 gennaio 2013. «Non siamo contrari all’opera in sé», esordì Lo Bello. «Non riteniamo che il MUOS sia dannoso, ma che la gente debba conoscere i dati di cui non siamo in possesso. Se venisse fuori che è nocivo dal punto di vista dell’inquinamento elettromagnetico o che non può stare così vicino ad un aeroporto chiederemo che venga spostato in un altro posto». Dopo l’audizione congiunta delle Commissioni ambiente e sanità dell’Assemblea Regionale del 5 febbraio a cui parteciparono esperti, docenti universitari e attivisti No MUOS, il governatore annunciò l’avvio del procedimento di revoca. L’azione amministrativa fu intrapresa solo sei giorni dopo ma si rivelò del tutto differente da quanto preannunciato. L’assessorato emise infatti un mero «invito» alla Marina USA a «sospendere» i lavori in attesa dell’acquisizione di pareri tecnico-scientifici che potessero offrire garanzie della non nocività del MUOS sulla salute della popolazione.

L’11 marzo una delegazione della Regione guidata dal governatore si recò a Roma per un vertice con l’esecutivo guidato da Mario Monti che si dichiarò favorevole all’affidamento a un «organismo tecnico indipendente» di uno studio sulle problematicità ambientali del MUOS: la scelta, come auspicato dalla giunta Crocetta, ricadde sull’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), organo del ministero dell’ambiente. Soddisfatto per il discutibile esito del summit romano, Crocetta invitò i manifestanti a sospendere blocchi e presidi nelle stradine di accesso alla base NRTF di contrada Ulmo. La richiesta fu però respinta anche perché il via vai di camion proseguiva nonostante le assicurazioni di sospensione dei lavori. Il 15 marzo le forze dell’ordine caricarono ancora una volta i giovani e le mamme No MUOS.

Il 29 marzo 2013 – un giorno prima della manifestazione nazionale che vide la partecipazione a Niscemi di più di 15.000 persone - l’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente revocò le autorizzazioni rilasciate l’1 e 28 giugno 2011, rispettivamente di valutazione ambientale ed esecuzione dei lavori del MUOS. Com’era già avvenuto nell’ottobre 2012 con il ricorso al Tribunale della libertà di Catania contro il provvedimento di sequestro preventivo dei cantieri da parte del Gip del Tribunale di Caltagirone per il reato di abusivismo edilizio, il Ministero della Difesa, nell’interesse della Marina Usa, chiese al TAR di Palermo l’annullamento previa sospensione dell’atto della Regione e il ristoro dei presunti danni conseguenti al procedimento, indicati in 25.000 euro al giorno dalla data del 29 marzo 2013.

L’amorevole carteggio Governo-Regione-Ambasciata Usa

La crescente mobilitazione a Niscemi e in tutta la Sicilia e la revoca delle autorizzazioni da parte della Regione impensierirono i militari e il corpo diplomatico Usa; fu così deciso di rafforzare il pressing sul governo e le forze armate italiane, la Regione Sicilia e gli amministratori locali. Gli statunitensi invocarono la riapertura d’imperio dei cantieri e un’azione energica contro i No MUOS. Ovviamente il governo Monti si prodigò per non deludere l’alleato d’oltreoceano: fu chiesto alle forze dell’ordine di esercitare la tolleranza zero con le proteste, mentre il prefetto fu sollecitato a trovare una soluzione con il presidente Crocetta che consentisse di completare l’installazione delle mega-antenne. Parte del circuito pro-MUOS attivato al di fuori dei canali politico-istituzionali ufficiali è stato rivelato dagli hacker di Anonymus Italia che intercettarono nel maggio 2013 centinaia di e-mail e comunicazioni riservate del Viminale con la Prefettura di Caltanissetta, la Farnesina, il Ministero della Difesa e l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma con oggetto la costruzione del sistema satellitare in Sicilia.

L’obiettivo generale fu quello di aggirare il divieto ai lavori in verità mai realmente sospesi. Il prefetto di Caltanissetta Carmine Valente s’impegnò in una difficile opera di mediazione con gli amministratori siciliani e le forze armate Usa. «Dopo la riunione a Palazzo Chigi sembra che la situazione di empasse in cui ci si trova sul MUOS possa essere superata, anche alla luce di una conversazione informale avuta oggi con Crocetta», riportò il prefetto in una e-mail inviata il 16 aprile al viceministro Staffan de Mistura. «Il Presidente in effetti ha manifestato imbarazzo a ritirare la revoca in quanto non sarebbe sostenuta da alcuna motivazione plausibile e perché, alla luce dell’accordo politico raggiunto lo scorso 11 marzo, è stata accettata pubblicamente anche dal Governo nazionale la tesi che le autorizzazioni rilasciate precedentemente dalla Regione Siciliana presentassero vistose lacune sotto il profilo ambientale e sanitario». Carmine Valente assicurò comunque che a Palermo «vi sarebbero poche remore a concedere una deroga alla revoca per la prosecuzione di alcuni lavori ben definiti, nelle more della decisione della Commissione istituita presso l’ISS». A tal fine suggerì di presentare alle autorità siciliane una richiesta di autorizzazione «di un numero limitato di lavori» da portare a termine entro il 31 maggio.

Giorno 18 aprile il Capo di gabinetto del Ministero della Difesa, ammiraglio Vanni Nozzoli, inviò al prefetto il documento stilato in accordo con il viceministro De Mistura e l’Ufficio di Cooperazione per la Difesa dell’Ambasciata Usa per consentire regolarmente l’ingresso ai contractor USA sia agli impianti MUOS che alle antenne della stazione NRTF. «Stamani ho parlato con l’assessore Lo Bello che sa tutto e aspetta questa lista», rispose Carmine Valente. Il 22 aprile fu stilato il testo finale dell’accordo da sottoporre all’Assessorato Ambiente e Territorio. La mattina del 24 Valente scrisse all’ammiraglio Nozzoli. «Ho avuto modo di parlare con l’Assessore Lo Bello, mi ha assicurato che la scheda è condivisibile e che rispecchia esattamente quello che ci eravamo detti a Roma nell’ultima riunione». Il 3 maggio il dirigente generale dell’assessorato Vincenzo Sansone firmò il provvedimento che consentì la riappacificazione tra Regione, governo nazionale e Washington. «Relativamente alla scheda proposta – vi si legge - fermo restando che questo Assessorato non ha mai impedito alcuna azione all’interno della base, nulla osta a che vengano effettuati interventi di manutenzione e messa in sicurezza degli impianti, demandando al Prefetto e al Comandante di Sigonella la vigilanza sulle attività svolte all’interno della base».

Il tradimento del Governatore

Nonostante il pressing del governo Monti e dei militari Usa o i pareri scientifici assai poco indipendenti, il 9 luglio 2013 il TAR di Palermo respinse la domanda di sospensiva del Ministero della Difesa, ritenendo che vi fossero seri dubbi sulla nocività dell’impianto MUOS per la salute pubblica, l’ambiente e la sicurezza del traffico aereo negli scali siciliani. Il ministro Mauro diede subito mandato all’Avvocatura dello Stato d’impugnare innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) le ordinanze emesse dal TAR e la discussione fu fissata d’urgenza per il successivo 25 luglio. Il 18 luglio, però, l’ennesimo colpo di scena. Alcuni organi di stampa pubblicarono stralci del Rapporto sul sistema MUOS predisposto dal Comitato d’esperti dell’Istituto Superiore di Sanità. L’esito delle valutazioni era ovviamente del tutto riduzionista e tranquillizzante. «Non sono prevedibili rischi dovuti agli effetti noti dei campi elettromagnetici e anche nell’ipotesi, poco probabile, di un puntamento delle antenne paraboliche a livello del terreno o comunque nelle direzioni di persone che potrebbero essere esposte al fascio principale, tali rischi possono essere considerati del tutto trascurabili», riportò l’ISS. Gli esperti invitarono però ad assumere un atteggiamento prudenziale, in quanto «la natura puramente teorica delle valutazioni riportate impone comunque la necessità di verifiche sperimentali, successive alla messa in funzione delle antenne del MUOS, qualora quest’ultime vengano affettivamente installate».

Com’era prevedibile, il 24 luglio 2013 – un giorno prima del pronunciamento del CGA – la giunta Crocetta revocò i provvedimenti di revoca delle autorizzazioni ai lavori, consentendo l’installazione finale delle antenne del MUOS. «Sulla base del parere estremamente positivo espresso dall’Istituto Superiore di Sanità, non era più perseguibile mantenere alcun divieto senza causare il default della Sicilia», affermò il governatore siciliano. «Le autorizzazioni del governo Lombardo avevano prodotto responsabilità e legittimi interessi a favore di terzi che, in caso di diniego ad effettuare l’istallazione, hanno diritto di essere risarciti. Gli americani, infatti, sostengono che l’intero complesso MUOS a livello mondiale costi 18 miliardi di dollari e che tale istallazione non può funzionare senza l’impianto di Niscemi. Non avevamo altra scelta se non quella del rispetto delle leggi». Dove Crocetta avesse tratto l’astronomico costo del MUOS non è dato sapere. Che la non installazione in Sicilia degli impianti (costati appena una quarantina di milioni di dollari) possa comportare il blocco del sistema a livello planetario è poi un’invenzione di sana pianta del governatore. Nei momenti più critici del contenzioso tra Washington e la Regione siciliana, i tecnici Usa avevano prospettato finanche di trasferire il terminale terrestre in un altro luogo del Mediterraneo.

Per sancire il nuovo corso pro-MUOS, il 19 settembre 2013 Rosario Crocetta e l’assessore alla sanità Lucia Borsellino incontrarono a Roma il ministro della Difesa Mario Mauro. I cronisti diedero un volto e un nome all’inatteso accompagnatore della delegazione siciliana: il senatore Pd-il Megafono Giuseppe Lumia, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, eletto . Proprio colui che qualche tempo prima aveva interrogato il governo sull’irregolarità dei lavori d’installazione del terminale MUOS di Niscemi, eseguiti nello specifico da un’azienda in odor di mafia. Ma c’è mafia è mafia. Come c’è certo antimafia e antimafia. Quella che si limita alla presenza nelle parate delle tragiche ricorrenze. E quella sociale che lotta e paga in prima persona per ottenere libertà e diritti, pace, disarmo e giustizia.

A futura memoria.
Articolo pubblicato in Casablanca, n. 33. gennaio-febbraio 2014

giovedì 13 febbraio 2014

Il 1° marzo di nuovo a Niscemi contro il MUOS per una Sicilia di pace


A Comiso, trent’anni fa, i missili Cruise della Nato trasformarono la Sicilia in avamposto atomico nel Mediterraneo. Oggi, le tre mega-antenne del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare Usa, erette nel cuore della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi, consacrano l’Isola in spettrale laboratorio delle guerre globali del XXI secolo. Guerre che saranno sempre più disumanizzate e disumanizzanti, iper-robotizzate e iper-dronizzate. Come allora, non sono bastate le mobilitazioni di migliaia di siciliani, i cortei, le petizioni, le azioni dirette non violente, gli scioperi autoorganizzati, i blocchi dei cantieri, per impedire l’ennesimo scempio del territorio perpetrato dai moderni signori della morte bellica. A fine anni ’80, la crisi del mondo bipolare consentì il progressivo smantellamento dei Cruise e la smilitarizzazione della base di Comiso. Gli scenari geo-strategici contemporanei sono molto più complessi ed articolati ed è in atto una corsa al riarmo generale planetario che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Difficile vedere all’orizzonte chi, come e quando potrà imporre un cambiamento epocale nella direzione della pace, del disarmo e della giustizia sociale. Ovvio allora che il completamento dei lavori di realizzazione del MUOS abbia causato uno scoramento diffuso tra tutti coloro che, nella disattenzione di buona parte dei grandi media nazionali, hanno dato vita a una straordinaria stagione di lotte antimilitariste, contro un progetto di mera supremazia militare, devastante per il territorio, l’ambiente e la salute.
Il Movimento No MUOS, però, non si arrende ed è già stata messa in cantiere un’agenda piena di iniziative ed eventi. Nei giorni scorsi, i parlamentari per la pace, primi firmatari Erasmo Palazzotto (Sel), Gianluca Rizzo (M5S), Paolo Beni (Pd), Mario Sberna (Scelta civica), Massimo Artini (vicepresidente della Commissione difesa della Camera dei deputati) e Claudio Fava (vicepresidente della Commissione antimafia) hanno depositato alle Camere il testo di una mozione che impegna il Governo a sospendere la realizzazione del MUOS e “rimettere ogni accordo al riguardo al Parlamento ai fini dell’approvazione preventiva ai sensi degli articoli 80 e 87 della Costituzione, previa informativa riguardo le reali caratteristiche e condizioni d’uso dell’impianto di trasmissione, la sua possibile esclusione in occasione di eventi bellici e i costi sostenuti per le basi militari statunitensi e lo stazionamento dei militari Usa in Italia”. L’appello perché in sede parlamentare venisse finalmente affrontato il tema del MUOS di Niscemi era stato lanciato nell’ottobre 2013 nel corso di un incontro promosso a Roma dall’Intergruppo dei Parlamentari per la Pace in collaborazione del Coordinamento dei Comitati No MUOS, ARCI, Legambiente, COBAS, Associazione Antimafie “Rita Atria”, Rete Disarmo, Emergency e Pax Christi.Per la sua rilevanza strategica, il nuovo sistema satellitare sarà usato dagli Stati Uniti in tutti i conflitti, anche in quelli palesemente in contrasto con l’art. 11 della Costituzione italiana che afferma i principi fondamentali della pace e del ripudio delle guerre”, spiegano i legali del Coordinamento No MUOS, Paola Ottaviano e Sebastiano Papandrea. “L’accordo che ha consentito l’installazione del MUOS nel territorio nazionale è del tutto illegittimo”, aggiungono i due avvocati. “Secondo la Costituzione, il Governo avrebbe dovuto richiedere la ratifica dell’accordo da parte del Presidente della Repubblica, previa autorizzazione del Parlamento. Invece si è adottata una prassi semplificata con la sottoscrizione di un protocollo solo da parte del rappresentante del Ministero della Difesa, non ratificato dal Capo dello Stato e non approvato dalle Camere”.
Sabato 1 marzo, i No MUOS si ritroveranno a Niscemi, per una grande manifestazione regionale di fronte ai cancelli della stazione di radiocomunicazione satellitare. “Ci muoveremo ancora una volta tutte e tutti verso la base attraverso cui governi e militari credono di poter raggiungere i propri fini di guerra e controllo passando sulle nostre vite”, scrivono i Comitati nell’appello d’indizione dell’evento.Determinati come abbiamo imparato ad essere, così come fu lo scorso 9 agosto quando in centinaia invademmo pacificamente l’installazione di morte, torneremo a riprenderci ciò che è nostro, sempre più convinti che l’occupazione militare non sia più tollerabile e che le scelte sui territori debbano essere determinate dalle esigenze delle popolazioni che li abitano e non dai disegni geopolitici delle potenze economiche”. Nell’Utopia, come lo fu per Comiso, che la Sicilia si trasformi in Ponte di Pace in un Mediterraneo dei Popoli.


Articolo pubblicato in Arcireport, n. 6, 13 febbraio 2014.

mercoledì 12 febbraio 2014

MUOS di Niscemi, il futuro delle guerre passa dalla Sicilia


Svettano spettrali su una collina della riserva naturale di Niscemi le tre mega-antenne del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari che guiderà le guerre globali delle forze armate Usa. Anni di mobilitazioni popolari, decine di cortei, sit-in, azioni dirette nonviolente, blocchi stradali, uno sciopero generale autogestito, invasioni di massa di una delle più grandi installazioni della Marina militare degli Stati Uniti nel Mediterraneo, non sono stati sufficienti a impedire la conclusione dei lavori del quarto terminale terrestre di uno dei programmi strategicamente più rilevanti del Pentagono. Politici e ministri di centrodestra e centrosinistra, generali, manager e azionisti del complesso militare, industriale e finanziario nazionale hanno fatto fronte comune con la borghesia mafiosa contro la popolazione siciliana e i numerosi comitati di base locali sorti in opposizione alle logiche di guerra e in difesa della salute, dell’ambiente e del territorio. Le azioni dei militanti No MUOS sono stato brutalmente represse dalle forze dell’ordine, centinaia di giovani e donne sono stati oggetto di vergognosi provvedimenti penali e sono fioccate multe e sanzioni per migliaia di euro. Nell’Isola sempre più fortezza armata, sono stati pesantemente ridotti gli spazi di agibilità politica e democratica e limitati le libertà e i diritti d’espressione.

I governi succedutisi alla guida del paese nell’ultima decade hanno fatto a gara per accontentare qualsivoglia richiesta strategica del partner d’oltreoceano. L’Italia ha contributo alle guerre permanenti in Iraq, Afghanistan e Corno d’Africa; ha autorizzato il trasferimento della brigata aviotrasportata Usa dalla Germania a Vicenza e la creazione della grande base al “Dal Molin”; ha legittimato la trasformazione di Sigonella in capitale mondiale dei droni; ha trasformato il Nord-Est e la Sicilia in piattaforme avanzate per gli interventi armati di USAFRICOM nel continente africano; ha acquistato i famigerati cacciabombardieri a capacità nucleare F-35; ha spianto la strada al MUOS di Niscemi. Né impavido filo-atlantismo né supina subordinazione allo strapotere economico di Washington quello delle classi dirigenti italiane. Ma solo e semplicemente una logica di scambio ineguale sulla pelle, la salute e le tasche degli italiani, in nome del perseguimento di facili profitti da parte dei produttori bellici di casa nostra - a capitale pubblico e/o privato - come Finmeccanica, Fincantieri, Beretta, Iveco, ecc.. Un do ut des che ha consentito l’apertura del mercato statunitense ai mercanti di morte del Bel Paese, favorendo intrepide e dispendiose alleanze con i giganti del complesso militare industriale Usa. Prima fra tutte Lockheed Martin, poco meno di 50 miliardi di dollari di fatturato l’anno, artefice di fittissime reti d’interessi corruttivi in più di un continente, produttrice del MUOS e degli F-35, nonché partner di Finmeccanica nell’affaire dei cacciabombardieri, del sistema missilistico “anti-missili” MEADS e, da qualche giorno, di un sofisticato sistema di controllo e comunicazioni per il nuovo comando Nato di Bruxelles.

Un’incomparabile differenza di forze in campo: il Golia a stelle e strisce con i suoi mercenari a Roma e nel governo regionale della Sicilia (fra tutti, gli ultimi due presidenti-governatori, l’“autonomista” Raffaele Lombardo e l’“antimafioso” Rosario Crocetta, più l’intero stato maggiore del Pd isolano); i cento-mille David che non si sono piegati neanche di fronte le intimidazioni e le minacce delle cosche più efferate di Cosa Nostra, le cui imprese sono state chiamate a realizzare le piattaforme di cemento armato per i tralicci e antenne satellitari nella “Sughereta”, in palese violazione delle normative ambientali, urbanistiche e antimafia. Intorno, l’indifferenza delle forze politiche, sociali e sindacali e i silenzi interessati o le omissioni dei grandi network editoriali e radiotelevisivi. L’esito del primo round del conflitto contro il MUOStro di Niscemi, in fondo, era scontato. Ma le mega-antenne montate (ma non ancora funzionanti) non rappresentano la fine dell’Utopia di una Sicilia ponte di pace e dialogo tra i popoli del Mediterraneo. Quello in atto è uno scontro epocale, per la stessa sopravvivenza della specie umana, mai come adesso minacciata dai folli piani di totale automatizzazione, dronizzazione e robotizzazione dei conflitti armati. Comitati e attivisti sanno bene che la mobilitazione non può che essere a medio e lungo termine e che sarà necessario affiancare il No al MUOS al No ai Droni e il NO alle guerre alle migrazioni scatenate dall’Italia e dall’Unione europea con l’Operazione Mare Nostrum e il trasferimento in Sicilia e a Lampedusa e Pantelleria di un enorme dispositivo militare aeronavale e di velivoli senza pilota anti-migranti. Un impegno a 360 gradi contro militarizzazioni, militarismi e guerre, in rete con tutte le soggettività in lotta contro il neoliberismo, le brutali politiche di austerità e annientamento della spesa sociale e i tagli all’occupazione, all’istruzione e alla sanità.

Il Movimento ha fissato le prossime tappe per la controffensiva No MUOS. Depositato in Parlamento il testo di una mozione per la sospensione immediata del progetto, nei prossimi giorni si rafforzerà il pressing perché finalmente le Camere, in ottemperanza agli articoli 11, 80 e 87 della Costituzione, deliberino contro l’installazione di un sistema di distruzione di massa, di proprietà ed uso esclusivo delle forze armate Usa. Sabato 22 febbraio, a Caltanissetta, un corteo e un presidio No MUOS ribadiranno il sacrosanto diritto ad opporsi ai piani di morte Usa, Nato e Ue, denunciando altresì il ciclone repressivo scatenato dalle forze di polizia e dall’autorità giudiziaria - dalla Val di Susa a Niscemi - ai danni dei singoli e delle realtà auto-organizzate che si oppongono alle Grandi Opere e ai processi di militarizzazione dei territori. L’appuntamento per tutti, infine, è per sabato 1 marzo ancora una volta a Niscemi, per una manifestazione di fronte la megastazione di radiocomunicazione NRTF e satellitare MUOS. “L’installazione all’interno della riserva naturale di Niscemi è da oltre vent’anni attiva con le sue 46 antenne apportando gravi danni all’ambiente e alla salute delle persone” denunciano i Comitati No MUOS. “Il primo di marzo ci muoveremo ancora una volta tutte e tutti verso la base attraverso cui governi e militari credono di poter raggiungere i propri fini di guerra e controllo passando sulle nostre vite. Determinati come abbiamo imparato ad essere, torneremo a riprenderci ciò che è nostro, sempre più convinti che l’occupazione militare non sia più tollerabile e che le scelte sui territori debbano essere determinate dalle esigenze delle popolazioni che li abitano e non dai disegni geopolitici delle potenze economiche”.


Articolo pubblicato in http://ghigliottinapuntoit.wordpress.com/2014/02/10/muos-di-niscemi-il-futuro-delle-guerre-passa-dalla-sicilia/ 

lunedì 10 febbraio 2014

L`omicidio dell'urologo Attilio Manca. L`asse Corleone-Messina

C`è più di un legame tra l`operazione alla prostata a Marsiglia del boss Bernardo Provenzano (allora latitante) e la morte a Viterbo dell`urologo barcellonese Attilio Manca. Nello sfondo i traffici di morte di una delle cosche di mafia più potenti di tutta la Sicilia.

Si nasconde a Barcellona Pozzo di Gotto la chiave per svelare due dei misteri di mafia più inquietanti degli ultimi anni. Primo mistero: l’intervento chirurgico a cui si sottopose in Francia il superlatitante Bernardo Provenzano nell`ottobre del 2003. Secondo mistero: l’omicidio in un appartamento di Viterbo – il 12 febbraio 2004 – dell’urologo barcellonese Attilio Manca. Il suo cadavere fu rinvenuto seminudo sul letto, riverso in una pozza di sangue, il setto nasale deviato, il corpo pieno di macchie emostatiche. Stando agli inquirenti, Manca – mancino – si sarebbe iniettato due volte nel polso sinistro una miscela letale di “eroina, tranquillanti e alcol”. E il caso archiviato.

Personaggi differenti, mondi distanti, ma un’unica storia, forse coincidente. Provenzano giunse in Francia l’1 ottobre 2003. Dopo aver trascorso una ventina di giorni in un appartamento di Marsiglia, il 24 ottobre venne ricoverato nella clinica Casamance di Aubagne, sotto il nome di Gaspare Troia. Provenzano subì una delicata operazione alla prostata e la degenza si protrasse sino al 31. Poi rientrò a Marsiglia e il successivo 4 novembre era già in Sicilia.

Attilio Manca è uno dei primi urologi in Italia ad eseguire un intervento alla prostata per via laparoscopica, una tecnica appresa nell`ospedale Montsouris di Parigi e che si realizza insufflando anidride carbonica nell`addome attraverso l`ombelico. Secondo i genitori, mai rassegnatisi agli esiti delle indagini sin troppo superficiali, potrebbe essere stato Attilio a visitare e assistere il boss in quella trasferta d’oltralpe e successivamente. L’ipotesi dei Manca è rafforzata anche sulla scorta di segnalazioni fatte loro in ambiente barcellonese. All’insaputa dei colleghi, il giovane urologo aveva effettuato un viaggio in Costa Azzurra proprio nell’ottobre 2003. In una telefonata egli aveva spiegato al padre che si trattava di un “viaggio di lavoro finalizzato ad effettuare una visita per un intervento chirurgico”. In una successiva comunicazione telefonica, il medico aveva detto ai genitori di trovarsi “dalle parti di Marsiglia”.

Una missione volutamente tenuta nell’ombra. Come misterioso il comportamento dell’urologo negli ultimi giorni prima della sua morte. L’11 febbraio 2004 aveva fissato una cena con il professore Gerardo Ronzoni, primario di Urochirurgia al Policlinico di Roma, alla quale però non si era presentato. La mattina aveva chiamato i genitori, chiedendo loro di riparare una moto tenuta a Terme Vigliatore. “Attilio ci parve preoccupato”, raccontano i coniugi Manca. “Altre volte ci aveva fatto intendere di avere preoccupazioni legate alla professione. Ma quel colloquio ci parve strano. Dopo la sua morte portammo in un’officina la moto. Funzionava regolarmente”.

Preoccupato dunque, non depresso al punto di decidere il suicidio, come ipotizzato in un primo momento dagli inquirenti che non avevano notato l’ineliminabile contraddizione con l’uso della mano destra, per lui innaturale. Attilio Manca aveva in programma un periodo di volontariato in Bolivia con Medici senza Frontiere, a cui sarebbe seguito un training a Cleveland (Stati Uniti), presso un istituto altamente specializzato. Il problema è però che di quella telefonata non c’è traccia nei tabulati in mano agli inquirenti. “C’è un’altra telefonata abbastanza lunga che non compare nei tabulati, fatta dalla madre al figlio l’8 febbraio”, dichiara l’avv. Fabio Repici, legale dei coniugi Manca. Misteri nel mistero di una morte violenta.

Ugo Manca è cugino di primo grado di Attilio e abita accanto alla casa dei genitori. È stato recentemente condannato dal Tribunale di Barcellona a nove anni di reclusione per traffico di stupefacenti nel procedimento Mare Nostrum. È sua l’unica impronta presente nella casa di Viterbo in cui venne ritrovato il corpo dell’urologo. Così lo descrive l’ex collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto: “è il braccio destro di Giulio Calderone e si occupa del ritiro della droga e degli eventuali trattamenti della stessa. Gli ordinativi, il prezzo e la ripartizione delle zone di spaccio sono gestite da Giulio in accordo con Manca e con il fratello Mario Calderone, elemento indispensabile per le frequentazioni che ha a Barcellona. Mario Calderone è il factotum dell’avvocato Giuseppe Santalco”. Quest’ultimo è figlio dello scomparso sen. Carmelo, ex sindaco Dc della città del Longano. Imputato per mafia al processo Mare Nostrum, il legale è tra gli esponenti di punta della locale Margherita. A Barcellona – secondo la Questura di Messina – Giulio Calderone avrebbe militato nell’organizzazione di estrema destra “Terza Posizione”, per poi candidarsi alle elezioni comunali del 1985 per l’MSI-DN insieme al boss mafioso Giuseppe Gullotti, all’odierno sindaco Candeloro Nania ed a Giuseppe Buzzanca, segretario provinciale di An. Tra i neofascisti del Longano in odor di mafia, Rosario Cattafi, legato da lunga amicizia ad Ugo Manca e sottoposto sino al 2005 alla misura antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno “per la pericolosità dei suoi contatti, particolarmente intensi proprio nella stagione delle stragi” con Benedetto Santapaola, Giuseppe Gullotti e Pietro Rampulla. Secondo Giovanni Brusca, fu Gullotti a consegnargli il telecomando per l’attentato di Capaci, mentre Rampulla, artificiere ‘nero’ di Cosa nostra, allestì l’ordigno.
lI patto di sangue Corleone-Barcellona si sviluppò sotto l’ala protettiva di Provenzano, latitante tra Bagheria e il messinese. Sin dalla fine degli anni ’70 in questa provincia si insediarono vere e proprie “cellule” corleonesi. Per la gestione dei traffici di droga e degli appalti, fu inviato a Messina Michelangelo Alfano, imprenditore vicino a Leonardo Greco, capomandamento di Bagheria. Le cosche della vicina Milazzo sono tra le più fedeli alleate dei clan nisseni diretti da Giuseppe Madonia: il cugino Luigi Ilardo fu incaricato direttamente da Provenzano di contattare i colletti bianchi del triangolo Bagheria-Messina-Barcellona. “Ricordo che i fratelli Sebastiano e Pietro Rampulla si nascosero in una masseria di Antonio Ferro, tra Gela e Butera”, raccontò Luigi Ilardo al tenente colonnello Riccio dei Ros, qualche giorno prima di essere assassinato. Il mafioso Antonio Ferro era uno dei pochi a conoscere l’identità del “ragioniere” che incontrava periodicamente a Bagheria nella fabbrica di Leonardo Greco. Dal “ragioniere” si recava pure Santapaola, già latitante nel barcellonese, arrestato nel ’93 a Caltagirone a due passi da una tenuta dei Rampulla. Quel “ragioniere” era Provenzano…


sabato 8 febbraio 2014

MUOS. Egemonia transatlantica


Per la sua rilevanza strategica e architettura di funzionamento, il MUOS potrà essere usato dagli Stati uniti in tutti i conflitti, anche in quelli non conformi all’art. 11 della Costituzione italiana che afferma i principi fondamentali della pace e del ripudio delle guerre. Il progetto avanza, nel silenzio dei mass media e di fronte a un Paese inconsapevole dei suoi rischi e dei suoi obiettivi. Ecco cosa vuol dire sovranità limitata.

Invierà ordini d’attacco ai reparti militari ovunque essi si trovino, in Africa, Asia, Europa o Oceania. Dirigerà le operazioni dei droni killer e dei missili da crociera, il first strike dei sottomarini e dei missili intercontinentali. Uno strumento per consolidare l’egemonia degli Stati Uniti d’America nel pianeta e nello spazio e accelerare la transizione verso una gestione interamente automatizzata dei conflitti del XXI secolo. Senza più limiti giuridici e imperativi morali. Guerre globali e permanenti. Convenzionali, chimiche, batteriologiche, nucleari. Sino all’olocausto finale.

Servirà a questo il MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari delle forze armate USA. Cinque satelliti geostazionari nello spazio e quattro terminali terrestri: uno di essi sorgerà in Sicilia, nel comune di Niscemi, nel cuore della riserva naturale che le leggi europee e nazionali vorrebbero protetta. Un sistema di distruzione di massa, di proprietà e uso esclusivo di Washington, che legherà però indissolubilmente l’Italia alle politiche belliche statunitensi. Il MUOS, per questo, viola i valori fondanti della nostra Costituzione.

«Per la sua rilevanza strategica e architettura di funzionamento, il MUOS potrà essere usato dagli Stati Uniti in tutti i conflitti, anche in quelli non conformi all’art. 11 della Costituzione italiana che afferma i principi fondamentali della pace e del ripudio delle guerre», ha dichiarato il professore Agatino Cariola, docente di Diritto costituzionale dell’Università di Catania, in un recente seminario di studio su MUOS e basi USA e NATO in Italia organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’ateneo siciliano.

Per l’avvocato Sebastiano Papandrea, consulente legale del Coordinamento siciliano dei Comitati No MUOS, è del tutto illegittimo lo stesso accordo tra le autorità italiane e statunitensi che ha consentito l’installazione del MUOS nel territorio nazionale, perché formalizzato al di fuori delle procedure disciplinate dalla Costituzione. «Il MUOS costituisce una questione di rilevanza politica cruciale e che non può certo essere regolato da meri accordi tecnici», ha spiegato il legale. «Secondo la Costituzione, il Governo avrebbe dovuto richiedere la ratifica dell’accordo da parte del Presidente della Repubblica, previa autorizzazione del Parlamento. Invece si è adottata una prassi semplificata con la sottoscrizione di un protocollo solo da parte del rappresentante del Ministero della Difesa, non ratificato dal Capo dello Stato e non approvato dalle Camere».

Tutte le decisioni riguardanti il nuovo sistema d’arma sono state assunte da istituzioni secondarie e/o periferiche delle forze armate italiane. Diversamente è avvenuto in Australia, l’altro Paese no USA che ospiterà uno dei terminali terrestri del MUOS. Ottenuto dal Parlamento un voto favorevole al programma, nel novembre 2007 l’esecutivo stipulò con gli Stati Uniti un accordo bilaterale per disciplinare l’installazione degli impianti satellitari all’interno dell’Australian Defence Satellite Communications Ground Station di Kojarena. In Italia, invece, in quegli stessi anni il governo secretò il progetto militare statunitense, rifiutando ogni confronto in Aula con i parlamentari che chiedevano chiarimenti e verità su di esso.

Washington governa a Niscemi

Come hanno rilevato però i costituzionalisti e i giuristi siciliani che hanno denunciato l’illegittimità del MUOS, è la stessa concessione della base di Niscemi agli Stati Uniti a porre seri dubbi costituzionali. “La Naval Radio Transmitter Facility NRTF della Marina USA di Niscemi è stata costruita vent’anni fa senza la necessaria preventiva autorizzazione del Parlamento, in evidente contrasto con quanto previsto dagli artt. 11, 80 e 87 della Costituzione», ha ricordato il professore Agatino Cariola. «L’art. 80, in particolare, regola l’articolazione dei trattati internazionali e deriva dall’art. 5 dello Statuto Albertino, in cui era stabilito che spettasse al governo presieduto dal re ratificare i trattati internazionali stessi. Il nostro costituente ha modificato il vecchio ordinamento stabilendo il bisogno di una ratifica in co-adesione con il Parlamento». Secondo il giurista siciliano, l’art. 80 della Costituzione ha prodotto nell’ordinamento una completa trasformazione di senso della materia. «La politica internazionale non è più riservata nelle mani del Governo, ma è sottoposta all’approvazione del Parlamento e dunque del corpo elettore», afferma Cariola. «Il procedimento che ha portato agli accordi segreti Italia - Stati Uniti del 1954 con cui si giustifica oggi l’esistenza della stazione NRTF di Niscemi è incostituzionale. Lo è perché dal 1948 la Costituzione esige, per l’appunto, una partecipazione del Parlamento alle scelte di politica estera e non la possibilità di stringere accordi esclusivamente interni».

La base di Niscemi è un’infrastruttura a uso esclusivo delle forze armate statunitensi, su cui non c’è modo di esercitare la sovranità e alcun controllo da parte delle autorità italiane. Ciò è quanto si desume dall’Accordo tecnico tra il Ministero della Difesa e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America riguardante le installazioni in uso alle forze USA di Sigonella, firmato a Roma il 6 aprile del 2006 dall’ammiraglio N. G. Preston, comandante US Navy per la regione europea e dal generale Mario Marioli dell’esercito italiano. Secondo quanto espressamente riportato nel testo dell’accordo, l’uso esclusivo «significa l’utilizzazione dell’infrastruttura da parte della forza armata di una singola Nazione, per la realizzazione di attività relative alla missione e/o a compiti assegnati a detta forza dallo Stato che l’ha inviata».

Lo scorso mese di ottobre, il Coordinamento siciliano dei Comitati No MUOS ha sottoposto all’attenzione delle forze politiche, sociali, sindacali e religiose la necessità che il Parlamento italiano affronti finalmente il tema degli accordi che regolamentano l’uso delle infrastrutture USA e NATO in Italia e che si pronunci a proposito delle autorizzazioni all’installazione del MUOS nella riserva naturale di Niscemi. Nel corso di un incontro dal titolo “MUOS: Sicilia tra ponte di pace e avamposto militare”, promosso a Roma il 23 ottobre 2013 con l’Intergruppo dei Parlamentari per la Pace e la collaborazione di ARCI, Legambiente, COBAS, Associazione Antimafie “Rita Atria”, Rete Disarmo, Emergency e Pax Christi, i Comitati No MUOS hanno presentato il testo di una possibile proposta di mozione parlamentare contro il nuovo sistema satellitare. «Con la proposta di mozione formulata con alcuni giuristi siciliani, si chiede al Parlamento di riappropriarsi di una sua prerogativa ineliminabile», spiega l’avvocato Sebastiano Papandrea. «Le Camere devono impegnare il Governo all’annullamento o, in via subordinata, alla sospensione dei trattati internazionali non autorizzati nelle forme dell’art. 80 della Costituzione che riguardano la realizzazione del sistema di trasmissione MUOS. Su questi accordi sarà poi il Parlamento stesso a doversi pronunciare, nel rispetto dei principi e dei valori della Costituzione».

L’Intergruppo Parlamentari per la Pace raccoglie 68 tra senatori e deputati provenienti da Sel, Pd, Scelta civica e M5S. Portavoce è l’on. Giulio Marcon, deputato indipendente eletto nelle liste di Sel. Nel coordinare i lavori del convegno di Roma sul MUOS accanto all’on. Erasmo Palazzotto, Marcon ha assunto l’impegno di porre all’ordine del giorno dei futuri lavori dell’Intergruppo le problematiche riguardanti il MUOS e agli altri programmi militari che stanno investendo pesantemente la Sicilia: dall’Operazione “Mare Nostrum” attivata dal Ministero della Difesa in funzioni anti-migranti alla trasformazione della stazione aeronavale di Sigonella in Hub operativo dei droni spia e killer delle forze armate USA e NATO.
Articolo pubblicato in Mosaico di Pace, n. 1, gennaio 2014.

mercoledì 5 febbraio 2014

Il grande affare del MUOStro di Niscemi


Per coloro che non lo sapessero il M.U.O.S. (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, composto da cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra (di cui una a Niscemi), dotate ognuna di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri.

La sua finalità è quella di coordinare in modo capillare tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare i droni, aerei senza pilota che saranno allocati anche nella vicina Sigonella.
A Niscemi nonostante la strenua opposizione degli attivisti, i lavori del M.u.o.s. non si sono fermati, anzi; alla data odierna tutte e tre le parabole sono state installate.

Del M.u.o.s. parliamo con Antonio Mazzeo, giornalista, scrittore ed attivista antimilitarista, che dal 2005 ha raccolto in un dossier le informazioni sull’opera Usa; dossier poi diventato un libro dal titolo Un eco Muostro a Niscemi.

- Mazzeo, ci spiegherebbe in sintesi quali sono gli interessi che si celano dietro il Muos?

In primo luogo interessi bellici: è ovvio che siano gli Usa ad avere l’interesse primo ad ultimare e rendere funzionante questa installazione, funzionale ai propri progetti di supremazia nella gestione dei conflitti del 21° secolo. Gli interessi di tipo economico poi sono enormi, basti pensare che per la multinazionale Lockeed Martin (Prime Contractor del sistema), il Muos rappresenta un affare da 10 miliardi di dollari. L’Italia invece non ci guadagnerà nulla, ma in compenso le società produttrici di tecnologie belliche avranno la strada spianata negli accordi commerciali col Pentagono e tra le aziende più accreditate in tal senso ci sarà sicuramente la Finmeccanica.

- L’installazione delle parabole di cui abbiamo letto in questi giorni, non rischia di estirpare il già provato entusiasmo del movimento No Muos?

Sicuramente questo rappresenta un duro colpo per il movimento, ma in momenti come questi occorre essere razionali; chi è addentro la protesta sa bene che questa è una strada in salita. Ma una battaglia persa non implica che sia persa anche la guerra: tutt’ora il Muos non è ancora ultimato e funzionante. Ci vorranno almeno altri due anni prima che diventi operativo: ci sono tutte le condizioni per far sì che si innesti un’ inversione di tendenza. L’esempio a cui guardare è Comiso, prescelta come base in cui installare missili nucleari: anche lì in un primo momento si parlò di sconfitta, ma alla lunga il movimento pacifista la ebbe vinta.

-La politica regionale e nazionale sembrano intenzionalmente disinteressarsi della questione, avvallando così facendo le posizioni americane. Crocetta che nelle sue dichiarazioni iniziali si era mostrato così ostico al Muos, sembra aver progressivamente invertito la rotta. Insomma perché secondo lei un cosi rapido dietrofront?

E’ stato appena pubblicato il mio libro “Il MUOStro di Niscemi. Per le guerre globali del XXI secolo”, in cui dedico proprio a Crocetta un intero capitolo. Io non definisco il suo un dietrofront, anzi: il suo è un percorso lucidamente portato avanti e l’iniziale revoca delle autorizzazioni non era altro che una mossa propagandistica per ottenere consenso popolare. Crocetta sapeva già quali sarebbero state le prossime mosse. Non si spiegherebbe altrimenti la scelta di delegare all’Istituto Superiore di Sanità, anziché ad un altro soggetto terzo, la relazione sulla pericolosità del Muos sulla salute pubblica. L’Istituto che dipende direttamente dal Ministero della Sanità ha avuto sempre posizioni notoriamente moderate sulla pericolosità dell’elettromagnetismo. E questo, nonostante ci siano state relazioni scientifiche condotte da enti autorevoli che abbiano affermato l’esatto contrario.

-Nella manifestazione nazionale tenutasi Palermo alcuni mesi fa, il numero dei partecipanti niscemesi sembrava esiguo. Cittadinanza niscemese dunque e politica sembrano essere un po’ distanti; ma davvero si può lasciare la prerogativa di una lotta così ardua solo sulle spalle di un movimento, per quanto organizzato lo stesso possa essere?

Non sono d’accordo in merito al punto della bassa partecipazione popolare niscemese: lo scorso 31 maggio a Niscemi c’è stato uno sciopero generale che ha visto il totale blocco delle attività economiche e la chiusura delle scuole. La partecipazione della gente è stata massiccia. La totalità dei Niscemesi è contro il Muos e lo si è visto anche nel corso delle altre manifestazioni. A Comiso invece lì si che la popolazione era spaccata. Chiaramente la prosecuzione dei lavori ha portato sconforto e demoralizzazione. Sull’assenza della politica sono d’accordo: quello che sta accadendo è principalmente una sconfitta delle organizzazioni politiche e sindacali ed anche di molti rappresentanti di enti locali che si sono limitati a dichiarazioni di principio senza però voler entrare nel conflitto. Sono queste le componenti che dovranno rispondere in futuro di quello che sta accadendo a Niscemi.
Intervista a cura di Francesco Fustaneo, pubblicata in Link Sicilia il 28 gennaio 2014 ,  http://www.linksicilia.it/2014/01/m-u-os-intervista-al-giornalista-antonio-mazzeo/