I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

giovedì 26 settembre 2013

Sto MUOS-Tro s’ha dda fa’!


Così è detto, così è scritto. E la Costituzione? Piccolezze. I vincoli Paesaggistici? Scempiaggini. I gravi rischi per la salute? Idiozie. Gli amministratori smentiscono se stessi? Sciocchezze. L’elettore dimenticherà. Intanto come giustificazione viene esibito il risultato di uno studio sulle problematiche elettromagnetiche del sistema satellitare commissionato dal governo Monti all’Istituto Superiore di Sanità: preventivamente purgato dei rilievi e delle contestazioni dei docenti e degli esperti nominati dalla stessa giunta Crocetta, lo studio arriva a contraddire le rilevazioni dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) che avevano accertato preoccupanti indici d’inquinamento elettromagnetico generato dalle 46 antenne della base NRTF della marina militare Usa funzionanti a Niscemi da oltre vent’anni e che riporta giudizi inverosimilmente tranquillizzanti sui possibili rischi del MUOS.

Nessun ripensamento per il governo. Il MUOS s’ha da fare il più presto possibile anche al costo di violare la costituzione e le leggi, aggirare i vincoli paesaggistici e ignorare i gravi rischi per la salute della popolazione di Niscemi e dintorni. La potente lobby d’oltreoceano, capitanata dalla regina delle società produttrici di sistemi di morte Lockheed Martin, dopo Roma ha fatto breccia anche a Palermo, convertendo il governatore Rosario Crocetta in convinto assertore della sostenibilità politico-ambientale del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare Usa. Dopo aver vinto la tornata elettorale dell’autunno 2012 anche per le sue esternazioni contro le maxiantenne che dirigeranno le future guerre yankee, a metà luglio Crocetta ha formalizzato la revoca del provvedimento di blocco dei lavori d’installazione del MUOS firmato dai suoi funzionari regionali solo quattro mesi prima.

Quello che è stato vissuto da tutti i siciliani come un vile e inatteso tradimento, viene giustificato con le risultanze di uno studio sulle problematiche elettromagnetiche del sistema satellitare commissionato dall’allora governo Monti all’Istituto Superiore di Sanità. Preventivamente purgato dei rilievi e delle contestazioni dei docenti e degli esperti nominati dalla stessa giunta Crocetta, lo studio dell’ISS riporta giudizi inverosimilmente tranquillizzanti sui possibili rischi del MUOS. Inoltre arriva a contraddire le rilevazioni dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) che avevano accertato preoccupanti indici d’inquinamento elettromagnetico generato dalle 46 antenne della base NRTF della marina Usa funzionanti a Niscemi da oltre vent’anni.

A leggere con attenzione alcuni capitoli della controversa relazione dell’Istituto dipendente dal ministero della Sanità, le condizioni ambientali e di salute della popolazione a Niscemi sono tutt’altro che idilliache. Nell’ambito del gruppo di lavoro dell’ISS sul MUOS è stata eseguita infatti una valutazione del potenziale impatto sul territorio di Gela-Niscemi delle emissioni della Raffineria ENI tramite i dati di qualità dell’aria registrati negli anni 2010-12 da nove stazioni di monitoraggio (sette a Gela e due a Niscemi). Sono state analizzate in particolare le concentrazioni di PM10, inquinanti che presentano valori significativi di Idrocarburi Policiclici Aromatici e metalli pesanti derivanti dai processi di combustione, classificati come Cancerogeni di 1^ Categoria. La centralina di Niscemi ha registrato nel 2010 e 2012 valori medi annui superiori a quelli previsti dalla legge (40 μg/m3), mentre per tutti e tre anni è stato superato il valore limite giornaliero (50 μg/m3). In particolare, la stazione collocata nel centrale viale Mario Gori ha rilevato il superamento della soglia di 50 mg di PM10, 70 volte nell’anno 2009 e ben 95 nel 2010.

Sempre nel 2009 le centraline hanno rilevato pure la presenza di ozono superiore ai valori consentiti dalla normativa, mentre per gli ossidi di azoto, agenti inquinanti solitamente riconducibili alle attività antropiche giornaliere connesse al traffico, il valore limite annuo è superato in tutto il triennio considerato. L’ISS ha pure condotto le simulazioni di dispersione e ricaduta nel territorio delle emissioni in atmosfera degli inquinanti della raffineria di Gela. “Nonostante i rilievi siano stati parziali e le simulazioni incomplete - scrivono gli esperti dell’Istituto - i risultati preliminari hanno mostrato che il territorio di Niscemi può essere interessato dalle ricadute degli inquinanti SO2 e NO2 emessi dagli impianti”.

Nelle sue conclusioni, lo studio dell’ISS rileva come l’aria respirata dagli abitanti di Niscemi mostri una situazione d’inquinamento atmosferico non trascurabile, con particolare riferimento agli ossidi di azoto ed al particolato. “Per i microinquinanti analizzati, si può ragionevolmente supporre che le concentrazioni di SO2 misurate siano per la maggior parte dovute alle emissioni della Raffineria, mentre per l’NO2 e il PM10 il contributo industriale è di più difficile valutazione, essendo questi emessi da sorgenti diverse quali il traffico”, spiega il rapporto. “Per il PM10, oltre i valori di concentrazione, sarebbe importante effettuare la caratterizzazione chimica in termini di microinquinanti, in particolare di diossine, IPA e metalli pesanti, contenuti nella frazione inalabile di particolato sospeso. Tali inquinanti, che per le loro caratteristiche chimico-fisiche e tossicologiche sono particolarmente pericolose per la salute umana sia per esposizione inalatoria sia per ingestiva (diossine), dovrebbero essere valutate tramite campagne di misura ad hoc sia sul particolato sospeso sia su quello sedimentale”.

In attesa di una nuova e più specifica campagna di rilevamento degli agenti che ammorbano l’aria di Niscemi, l’Ufficio di statistica dell’ISS ha comunque redatto un profilo di salute della popolazione residente, a partire da alcuni indicatori come il numero dei decessi e dei ricoveri in ospedale. Il profilo di salute prende in considerazione, per mortalità ed ospedalizzazione, i grandi gruppi di patologie: malattie infettive, tumori maligni, sistemi nervoso, circolatorio, respiratorio, digestivo e urinario. Inoltre utilizza i cosiddetti indici SMR (Standardized Mortality Ratio) per la mortalità ed SHR (Standardized Hospitalisation Ratio) per le ospedalizzazioni; se sono maggiori di 100, gli indici indicano valori eccedenti la media.

Nel periodo compreso tra il 2003 e il 2009 sono state analizzate 56 cause di morte. Per il genere maschile, sono emersi eccessi significativi per mieloma multiplo (SMR 250), malattie infettive e parassitarie (SMR 215), in particolare per epatite virale (SMR 257) e per malattie cerebrovascolari (SMR 130). Relativamente al genere femminile, tra le cause che hanno presentato un eccesso significativo, l’ISS segnala le malattie infettive e parassitarie (SMR 196), le malattie cerebrovascolari (SMR 122), la cirrosi e altre malattie croniche del fegato (SMR 219).     

Per quanto riguarda invece le ospedalizzazioni, i ricercatori hanno esaminato le schede di dimissione ospedaliera in regime ordinario e day-hospital relative a 46 patologie indicate come diagnosi principale (anni 2005-2010). L’analisi ha fatto emergere in entrambi i generi un eccesso significativo di residenti ricoverati rispetto al riferimento regionale: SHR 147 per gli uomini e SHR per le donne. In entrambi i casi si osservano valori ben al di là delle medie per i tumori maligni primitivi del fegato (SHR 342 per gli uomini, SHR 278 per le donne), mieloma multiplo (SHR 190 e 187), malattie infettive e parassitarie (SHR 247 e 268), malattie del sistema nervoso centrale (SHR 114 e 115), malattie del sistema circolatorio (SHR 131 e 160) e tra queste ultime: malattie cardiache, ischemiche del cuore, cerebrovascolari. Inoltre sono stati evidenziati eccessi nelle malattie dell’apparato respiratorio (SHR 186 per gli uomini e SHR 189 per le donne) e in particolare nelle infezioni delle alte vie respiratorie. Pure in eccesso le malattie dell’apparato digerente (SHR 199 e 230) ed in particolare per cirrosi e altre malattie croniche del fegato (SHR 217 e 240), malattie dell’apparato urinario (SHR 176 e 210).

Per il genere maschile si sono evidenziati eccessi significativi per i tumori maligni nel loro complesso (SHR 111), tra cui il tumore al polmone (SHR 132) e i tumori maligni delle ossa e della cartilagine (SHR 246); inoltre si è registrato un eccesso di malattie polmonari cronico ostruttive (SHR 184). Per il genere femminile si è registrato invece un eccesso per tumori maligni del sistema linfoematopoietico (SHR 131). Di contro risulta significativamente inferiore al riferimento regionale l’ospedalizzazione per asma in entrambi i generi e negli uomini per nefrite/nefrosi e per tumori del pancreas e dell’encefalo ed altre non specificate parti del sistema nervoso. “L’aver trovato nel Comune di Niscemi alcune patologie in eccesso in entrambi i generi, non indica la presenza di rilevanti rischi prettamente occupazionali, ma piuttosto sembra indicare la presenza di esposizioni di varia natura”, riporta in conclusione lo studio dell’ISS senza però sbilanciarsi sulle possibili cause delle patologie riscontrate. “La presenza nella popolazione di Niscemi di una componente per età giovanile più accentuata che nell’intera Regione - avverte però l’ISS - richiede particolare attenzione e cautela, in linea anche con la Dichiarazione finale della V Conferenza ministeriale europea su Ambiente e Salute (Children’s Environment and Health Action Plan for Europe – CEHAPE); secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità c’è un’evidenza diretta che i bambini sono più suscettibili degli adulti ad almeno alcuni cancerogeni, incluse alcune sostanze chimiche e varie forme di radiazioni”. Attenzioni e cautele che dovrebbero includere soprattutto le onde elettromagnetiche sprigionate dalla grande stazione di telecomunicazioni della marina militare Usa e a cui si sommeranno quelle che saranno emesse dal MUOS autorizzato da Crocetta, assessori e dirigenti regionali.  

Quella dell’installazione in Sicilia del nuovo sistema satellitare non è però solo una storia di sopraffazioni, raggiri, soprusi, illegalità di Stato. È anche la narrazione di una vasta campagna di mobilitazione, azioni dirette non violente e di disobbedienza civile, blocchi dei mezzi militari e invasioni pacifiche di massa della grande base Usa. La storia di una resistenza di migliaia e migliaia di siciliani, comitati di base, associazioni socio-culturali e religiose, amministratori locali contro lo strapotere dei Signori di tutte le guerre. “Mentre siamo impegnati nella dura lotta contro le antenne NRTF e l’installazione delle parabole del MUOS, ascoltiamo le sirene del democratico occidente che sembrano volere annunciare un ennesimo massacro umanitario in Siria, malamente mascherato da intervento in difesa dei diritti umani”, scrivono i militanti No MUOS. “Noi però ci schieriamo in modo compatto e unanime contro ogni possibile intervento militare straniero in Siria e a favore della pace. E ci appelliamo a tutti i movimenti antimilitaristi italiani — pacifisti, non-violenti e contrari al riarmo — e a tutte le realtà sociali di lotta perché si dia vita insieme a una campagna nazionale di War Stopping volta a boicottare ogni attività e logistica bellica si svolga sul territorio del nostro Paese”.

Intanto i Comitati No MUOS, i centri sociali autogestiti e alcune associazioni culturali, antimafia ed ambientaliste siciliane si sono dati appuntamenti a Palermo sabato 28 settembre per far sentire forte la propria voce sin sotto ai palazzi del Potere che per ignavia o interesse hanno ridato ossigeno al progetto di costruzione del terminale terrestre satellitare di Niscemi. Per Bloccare il MUOS, sabotare la guerra, cacciare Crocetta. No alla mafia, alla guerra e alla militarizzazione. La Sicilia sia terra di pace...

Procedure di misurazione superficiali e incomplete; pericolose sottovalutazioni dei campi elettromagnetici esistenti; conclusioni contraddittorie e irragionevoli. E’ quanto emerge dalle campagne di monitoraggio di ARPA Sicilia dell’inquinamento elettromagnetico esistente nel territorio di Niscemi in conseguenza delle emissioni generate da più di vent’anni dalla grande stazione di telecomunicazione della Marina militare Usa di contrada Ulmo.

Per tutelare la popolazione dagli effetti di un’esposizione prolungata, la legislazione italiana prevede che in prossimità delle abitazioni il campo elettrico debba trovarsi al di sotto della soglia di 6 V/m. Nonostante gli esperti dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente si siano costantemente prodigati a tranquillizzare la popolazione e gli amministratori locali, a Niscemi il valore soglia viene però impunemente superato.

“Le analisi dell’ARPA hanno consentito di rilevare valori di campo elettrico prossimi al valore di attenzione stabilito dalla normativa”, riportano nei loro studi sui pericoli del MUOS i ricercatori del Politecnico di Torino Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. “Le misurazioni hanno provato in particolare la presenza di un campo elettrico intenso e costante in prossimità delle abitazioni, mostrando un sicuro raggiungimento dei limiti di sicurezza per la popolazione e, anzi, un loro probabile superamento”.

L’unica centralina che in questi ultimi quattro anni ha effettuato misurazioni prolungate nelle alte frequenze (la n. 2 di Contrada Ulmo) ha registrato valori assai variabili delle emissioni: tra i 5,9 e gli 0,6 V/m del periodo dicembre 2008 - marzo 2009 e tra i 4,5 e i 5,5 V/m nel periodo febbraio – settembre 2011. Le emissioni sono cresciute nei successivi mesi e i rilievi più recenti indicano superamenti sistematici della soglia di sicurezza. Nel luglio 2012 sono stati raggiunti i 5,8 V/m e dal 23 al 26 dello stesso mese i valori di campo sono oscillati tra 6 e 7 V/m. Tale andamento si è mantenuto poi per buona parte dei mesi di settembre e ottobre 2012; poi le emissioni hanno raggiunto un valore praticamente continuo di 7 V/m nel corso della giornata, tra dicembre 2012 e gennaio 2013, con un picco di emissione che è arrivato a superare per qualche ora i 9 V/m (quanto registrato il 19 dicembre 2012). Infine il campo elettromagnetico è tornato su valori poco al di sotto dei 7 V/m tra marzo e aprile 2013.

 
Articolo pubblicato in Casablanca, n. 31, agosto-settembre 2013.

lunedì 16 settembre 2013

MUOS: il voltafaccia di Crocetta, la resistenza dei pacifisti


Nel cosiddetto Decreto del Fare del 21 giugno 2013, il governo Letta ha introdotto il comma 4 all’articolo 39, consentendo la deroga alle norme che regolano il fragile rapporto tra la realizzazione di infrastrutture e la difesa dell’ambiente e del territorio. “Qualora i lavori siano iniziati nei cinque anni dal rilascio, l’autorizzazione paesaggistica si considera efficace per tutta la durata degli stessi e, comunque, per un ulteriore periodo non superiore a dodici mesi”, recita il comma. Da oggi è dunque sufficiente l’avvio dei cantieri per evitare l’effetto di decadenza dell’autorizzazione allo scadere del quinquennio. Se la deroga non fosse stata richiesta da tempo dall’associazione dei costruttori parrebbe essere pensata ad hoc per consentire la ripresa a Niscemi, Caltanissetta, dei lavori del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della marina militare degli Stati Uniti d’America.

L’autorizzazione paesaggistica per costruire il terminale terrestre del MUOS all’interno di una riserva naturale inserita nella rete ecologica “Natura 2000” come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) è scaduta a metà giugno ma grazie al Decreto del Fare le autorità militari e le società contractor hanno ripreso i lavori lo scorso 26 agosto. “I partiti al governo sono determinati a consentire alle forze armate Usa di completare al più presto il MUOS, violando i vincoli ambientali e paesaggistici e ignorando i gravi rischi per la salute della popolazione”, commenta il Coordinamento siciliano dei Comitati No MUOS. “Il comma 4 al decreto omnibus fornisce un escamotage per evitare ulteriori denunce e procedimenti giudiziari che andrebbero a sommarsi a quelli già in corso e ai nuovi avanzati in questi giorni dai legali del Movimento”.

Alla realizzazione del nuovo strumento di guerra globale concorrono l’amministrazione Usa, le maggiori aziende del complesso militare-industriale e finanziario internazionale, centri accademici e di ricerca. Una lobby onnipotente che punta ad affermare la propria superiorità in ogni angolo del pianeta sviluppando sistemi sempre più automatizzati e disumanizzati. Il MUOS (Mobile User Objective System) assicurerà il collegamento della rete militare statunitense (centri di comando, controllo e logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti; tutti gli utenti mobili come cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, aerei senza pilota, ecc.) decuplicando la velocità e il numero delle informazioni e dei dati audio e video trasmessi nell’unità di tempo. Il MUOS - nelle intenzioni del Pentagono - sostituirà il sistema satellitare UFO (Ultra High Frequency Follow-On) in funzione dal 1993, garantendo maggiore mobilità, facilità di accesso e migliore qualità del servizio agli utenti.

Il nuovo sistema di telecomunicazione comprenderà quattro impianti di stazione a terra, quattro satelliti attivi e uno di “riserva”. Le installazioni terrestri sono previste a Niscemi presso la stazione NRTF utilizzata da oltre vent’anni per le trasmissioni con le unità navali e i sottomarini nucleari; nella Defence Satellite Communications Station di Kojarena-Geraldton (nel sud-ovest dell’Australia); a Norfolk (Virginia) e nella stazione aeronavale di Wahiawa, isole Hawaii. La stazione mediterranea era prevista originariamente all’interno della base militare di Sigonella, alle porte di Catania. A seguito di uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dalle antenne, il progetto fu però dirottato a Niscemi. Nello specifico, due aziende statunitensi elaborarono nel 2005 un modello di verifica dei rischi di irradiazione del MUOS sui sistemi d’arma, munizioni, propellenti ed esplosivi ospitati nella grande base siciliana e sulle apparecchiature poste sugli aeromobili ivi operativi.

Ad analizzare dettagliatamente le criticità ambientali del nuovo sistema satellitare sono stati però i professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu del Politecnico di Torino. “C’è il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole del MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento”, avvertono i ricercatori. “I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti. Inoltre il fascio di microonde è in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito. I rischi d’interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il MUOS, dove si trovano ben tre scali: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi; Sigonella a 52 km e Catania-Fontanarossa a 67 Km”.

Allarmi analoghi sono giunti pure dai periti de “La Sapienza” di Roma, nominati dal TAR di Palermo nel contenzioso legale tra il Ministero della difesa da una parte, Regione Sicilia, Comune di Niscemi, Comitati No MUOS, Legambiente e WWF dall’altra. Nel rapporto depositato il 27 giugno 2013, gli esperti dell’ateneo romano hanno stigmatizzato l’inattendibilità degli studi della Marina Usa che avevano certificato l’innocuità del MUOS. Inoltre si è rilevato come le autorizzazioni dei lavori a Niscemi siano state emesse dalle autorità regionali senza un’adeguata valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza del traffico aereo. Il TAR, con ordinanze del 9 luglio 2013, ha rigettato la domanda di sospensiva dell’Avvocatura dello Stato contro il provvedimento di revoca delle autorizzazioni firmato dalla Regione Siciliana il precedente 29 marzo, ritenendo che vi fossero seri dubbi sulla nocività del nuovo impianto. La sentenza del TAR è stata però prontamente impugnata dal ministro Mauro innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa che ha fissato in tempi record la discussione per il 25 luglio. A meno di 24 ore dall’udienza, si è però verificato un colpo di scena che ha lasciato attonite le realtà sociali e politiche mobilitatesi in questi anni contro il MUOS. Il governatore Rosario Crocetta, vincitore della tornata elettorale dell’autunno 2012 anche per le sue esternazioni contro il nuovo sistema di guerra, ha formalizzato la revoca del provvedimento di blocco dei lavori firmato dai suoi funzionari qualche mese prima. Il voltafaccia della Regione viene giustificato con le risultanze di uno studio sulle problematiche elettromagnetiche del MUOS commissionato dal Governo all’Istituto Superiore di Sanità. Preventivamente purgato delle contestazioni dei docenti universitari e degli esperti nominati dalla giunta Crocetta, l’ISS ha espresso un giudizio tranquillizzante sul sistema satellitare. Inoltre è giunto a contraddire le rilevazioni dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) che avevano accertato valori preoccupanti sull’inquinamento elettromagnetico generato dalle 46 antenne della base NRTF di Niscemi.

Oltre a delegittimare gli esperti della Regione siciliana, Rosario Crocetta ha ignorato le considerazioni della Procura della repubblica di Caltagirone che il 6 ottobre 2012 aveva disposto il sequestro dei cantieri del MUOS per palesi violazioni delle normative urbanistiche ed ambientali. Durante i lavori erano state sbancate intere colline e sradicata la macchia mediterranea, sfregiando irrimediabilmente un’ampia area classificata come zona A (cioè inedificabile) della riserva “Sughereta” di Niscemi. Orecchie da mercante dell’antimafioso Crocetta anche relativamente alle denunce di giornalisti e parlamentari sull’infiltrazione mafiosa nei cantieri del MUOS, accertata dai rapporti della questura e della prefettura di Caltanissetta.

Quella dell’installazione in Sicilia del nuovo sistema satellitare non è però solo una storia di raggiri, soprusi, illegalità di Stato. È anche la narrazione di numerose iniziative e campagne di mobilitazione, azioni dirette non violente e di disobbedienza civile, blocchi dei mezzi militari e invasioni pacifiche di massa della grande base Usa. La resistenza di migliaia e migliaia di siciliani, comitati di base, associazioni socio-culturali e religiose, amministratori locali contro lo strapotere dei Signori di tutte le guerre. Per continuare a sognare un’Isola ponte di pace e dialogo in un Mediterraneo sempre più armato e diviso dalle flotte navali e dai muri anti-migranti. Per riportare Diritto e Giustizia dove l’illegalità è sistema di potere e dove vecchi e nuovi Gattopardi tradiscono speranze di rinnovamento e aspirazioni al bene comune.

Il Movimento No MUOS non si arrende. Il prossimo appuntamento è per sabato 28 settembre a Palermo per far sentire forte la propria voce sin sotto ai palazzi del Potere che per ignavia o interesse hanno ridato vita a un progetto di sterminio illegittimo. Poi - in ottobre - a Roma perché della questione sia finalmente investito il Parlamento. Un’assunzione di responsabilità dovuta nel pieno rispetto della Costituzione.
Articolo pubblicato in Adista, n. 32, 21 settembre 2013

mercoledì 11 settembre 2013

Marines Usa a Sigonella per nuove missioni in Libia


A un anno esatto dall’attentato contro il consolato Usa di Bengasi in cui persero la vita l’ambasciatore Christopher Stevens ed altri tre funzionari statunitensi, la forza speciale di pronto intervento dei Marines viene messa in stato d’allerta. Secondo quanto riferito dalla Cnn, 250 uomini della Special-Purpose Marine Air-Ground Task Force (SP MAGTF), l’unità per il combattimento aereo e terrestre in Africa del Corpo dei marines, sono stati trasferiti segretamente nei giorni scorsi nella base siciliana di Sigonella.

“Così, in caso di crisi, la task force potrà raggiungere la Libia in poco meno di tre ore”, hanno spiegato due ufficiali Usa ai giornalisti della Cnn. Altri 250 marines della MAGTF sono pronti a raggiungere Tripoli e Bengasi dalla base spagnola di Moròn, dove la task force è stata attivata la prima volta lo scorso anno. Una quarantina di marines hanno già raggiunto invece due capitali nordafricane (molto probabilmente Tripoli e Il Cairo) e Sanaa (Yemen) per rafforzare i dispositivi militari delle locali ambasciate Usa.

Secondo fonti del Pentagono, un altro contingente di 300 marines si troverebbe a bordo dell’unità da guerra USS San Antonio in rotta nelle acque del Mediterraneo orientale congiuntamente alle fregate lanciamissili e ai sottomarini nucleari della forza navale Usa anti-Assad.

martedì 10 settembre 2013

Italia alle guerre stellari con i satelliti d’Israele


Tagli per tutti ma non per le forze armate, specie se le spese rafforzano la partnership tra le industrie d’armi nazionali e quelle israeliane. Quarantuno milioni e 600.000 euro sul bilancio 2013; 96 milioni per il 2014 e 53,8 per il 2015. Il ministero della Difesa prevede di spendere quasi 192 milioni di euro in tre anni per dotarsi di un nuovo sistema satellitare ad alta risoluzione ottica per l’osservazione dell’intero globo terrestre, l’OPTSAT 3000, progettato e prodotto da Israele.

Leggero e di dimensioni assai ridotte, l’OPTSAT 3000 si caratterizza per l’agibilità e la manovrabilità da terra e per le notevoli capacità di definizione delle immagini raccolte dallo spazio. Il satellite è tuttavia programmato per funzionare per periodi brevi, non oltre i 6-7 anni dalla sua messa in orbita (prevista entro il 2016).

L’accordo italo-israeliano per il nuovo sistema di telerilevamento satellitare prevede che la società Telespazio, controllata da Finmeccanica e dalla holding francese Thales, operi in qualità di prime contractor per la fornitura del satellite e del segmento di terra, dei servizi di lancio e messa in orbita, della preparazione ed esecuzione delle attività operative e logistiche. Telespazio ha sottoscritto con il Ministero della difesa italiano un contratto del valore complessivo di 200 milioni di dollari. Personale della società sarà dislocato in Israele durante le fasi di preparazione al lancio del satellite, nonché presso il Centro di Controllo di Tel Aviv durante le fasi di post-lancio. Il completamento dei test in orbita dell’OPTSAT 3000 sarà realizzato successivamente dal Centro Spaziale del Fucino di Telespazio.

La realizzazione del satellite per un costo di 182 milioni di dollari sarà affidata alla Mbt Space Division delle Israel Aerospace Industries (IAI), le industrie aerospaziali e missilistiche israeliane. A produrre la telecamera spaziale ad “alta definizione” (valore 40 milioni di dollari) sarà invece Elbit Systems Electro-Optics Elop Ltd., una controllata della Elby Systems Ltd, altra azienda strategica israeliana nel campo dei sistemi di comando, controllo, comunicazione, intelligence e dei velivoli senza pilota.

L’acquisizione del satellite è stata formalizzata con l’accordo di cooperazione militare Italia-Israele firmato a Roma il 19 luglio 2012 dai ministri della difesa dei due paesi. Oltre all’OPTSAT 3000, l’accordo ha previsto la fornitura alle forze armate israeliane di 30 velivoli da addestramento avanzato M-346 prodotti da Alenia-Aermacchi (valore complessivo un miliardo di dollari circa, di cui 600 milioni di pertinenza dell’azienda del gruppo Finmeccanica). I primi velivoli saranno consegnati a partire dalla metà del 2014 e sostituiranno gli A-4 “Skyhawks” utilizzati da Israele per l’addestramento dei piloti dei cacciabombardieri strategici. Le attività di formazione, il supporto logistico e la manutenzione dei velivoli saranno affidate alla società privata TOR di proprietà dei due colossi Israel Aerospace Industries Ltd. ed Elbit Systems Ltd.. Elbit implementerà sui caccia-addestratori un nuovo software, il Vmts (Virtual Mission Training System) che simulerà le funzioni di un moderno radar di scoperta attiva capace di gestire numerose funzioni tattiche e scelte d’armamento complesse. “Utilizzando il software una volta in volo - spiegano i tecnici israeliani - il pilota in addestramento potrà esercitarsi in scenari avanzati, quali la guerra elettronica, la caccia alle installazioni radar e l’uso di sistemi d’arma all’avanguardia”. I sistemi di identificazione e comunicazione e i computer per il controllo di volo saranno forniti invece da Selex ES, altra azienda del gruppo Finmeccanica.

Sempre nell’ambito dell’accordo di cooperazione del luglio 2012, l’Italia si è impegnata ad acquistare due aerei radar “Eitam” del tipo “Gulfstream 550” CAEW (Conformal Aerial Early Warning), con relativi centri di comando e controllo (costo stimato 791 milioni di dollari). Prodotti da Elta Systems ed Israel Aerospace Industries su licenza della statunitense General Dynamics, gli “Eitam” sono operativi con le forze armate d’Israele e Singapore, mentre una variante del velivolo è stato fornito a Cile ed India. L’Aeronautica militare italiana ha già avuto modo di familiarizzarsi con questi sistemi di guerra: a partire del 2010 gli “Eitam” vengono periodicamente dislocati nell’aeroporto di Decimomannu (Cagliari) per partecipare ad esercitazioni congiunte italo-israeliane.

I nuovi aeri-radar consentiranno di monitorare lo spazio aereo e marittimo ed intercettare a diverse miglia di distanza l’arrivo di velivoli, missili e unità navali veloci. Le aziende israeliane doteranno pure gli “Eitam” di sistemi di geo-localizzazione e identificazione dei segnali elettromagnetici emessi dai radar e delle comunicazioni d’intelligence “nemiche”. L’accordo prevede che 750 milioni di dollari finiscano nelle casse di IAI ed Elta System, mentre 41 milioni di dollari andranno a Selex ES per la realizzazione dei sottosistemi di comunicazione, link tattici e identificazione a standard NATO dei due velivoli CAEW.
La reciproca collaborazione per lo sviluppo dei programmi OPSAT 3000, M-346 ed “Eitam” consentirà alle aziende d’armi italo-israeliane di rafforzare la propria presenza nei mercati internazionali. Selex ES ed AEL Sistemas S.A, società controllata da Elbit Systems Ltd, stanno per costituire ad esempio una joint venture per la produzione di tecnologie e sistemi radar a scansione meccanica da destinare ai velivoli d’attacco e di trasporto delle forze armate del Brasile e di altri paesi sudamericani. Ma all’orizzonte ci sono pure i floridi business dei sistemi missilistici e dei droni-spia e killer.

lunedì 9 settembre 2013

Pensati per uccidere


Armi di ultima generazione: i droni killer, senza pilota, marchingegni infernali per una guerra senza confini. Ecco le nuove frontiere della tecnologia di guerra

Vengono definiti con il termine “LAR” (Lethal Autonomous Robotics). Si tratta dei sistemi d’arma robotizzati che, una volta attivati, possono selezionare e colpire un obiettivo in piena autonomia, esautorando l’operatore umano da ogni intervento. Droni killer e spia, siluri e minisommergibili, fanti-robot che fulminano con raggi laser. Marchingegni infernali che segnano l’ultima frontiera delle tecnologie di guerra: la mente e la coscienza umana che lasciano il passo alle intelligenze artificiali di processori e terminali. Il potere di decretare la vita e la morte in mano a computer, teleobiettivi e satelliti.

“Se utilizzati, i LAR possono avere conseguenze di vasta portata sui valori della società, soprattutto quelli riguardanti la protezione della vita, e sulla stabilità e la sicurezza internazionale”. A richiamare l’attenzione della comunità internazionale sui nuovi sistemi di distruzione di massa automatizzati è il Consiglio per i Diritti Umani dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che il 9 aprile 2013 ha pubblicato uno specifico rapporto. “Raccomandiamo agli Stati membri di stabilire una moratoria nazionale sulla sperimentazione, produzione, assemblaggio, trasferimento, acquisizione, installazione e uso dei LAR, perlomeno sino a quando non venga concordato internazionalmente un quadro di riferimento giuridico sul loro futuro”, scrive il relatore Christof Heyns. “Essi non possono essere programmati per rispettare le leggi umanitarie internazionali e gli standard di protezione della vita previsti dalle norme sui diritti umani. La loro installazione non comporta solo il potenziamento dei tipi di armi usate, ma anche un cambio nell’identità di quelli che li usano. Con i LAR, la distinzione tra armi e combattenti rischia di divenire indistinto”.

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite spiega come l’odierna proliferazione di guerre asimmetriche e conflitti armati non-internazionali, anche in ambienti urbani, è un ulteriore elemento che dovrebbe scoraggiare l’uso di armi-robot, proprio perché è ancora più difficile in questi scenari la distinzione tra “non combattenti” (bambini, donne, anziani, ecc.) e obiettivi “legali”. Ciononostante si progettano e sperimentano LAR sempre più indipendenti dal controllo umano, mentre le ultime dottrine strategiche prefigurano la totale estromissione dei militari in carne ed ossa dalle catene decisionali in tempo di guerra. Un vicolo cieco che non potrà che condurre all’esplosione di conflitti sempre più disumanizzati e disumanizzanti, sancendo una cesura irreversibile con la Storia dell’umanità e la visione cosmica della responsabilità, della concezione stessa della pace e della guerra, della vita e della morte.

Il processo di transizione dall’uomo agli automi nella gestione dei conflitti è sempre più facilitato dalla riduzione dei tempi di risposta e dalla velocizzazione delle informazione e dei comandi trasmessi dai sistemi militari (computer, satelliti ecc.). In effetti il confine tra guerra pienamente automatizzata e guerra sotto il potenziale comando e controllo umano è già labilissimo, impercettibile. Alcuni sistemi d’arma sono già in grado ad esempio di individuare i sistemi bellici “nemici” in avvicinamento e di rispondere automaticamente per “neutralizzare” la minaccia. E quando è prevista la possibilità di un intervento umano per modificare i piani di azione dei computer esso può essere esercitato solo in una manciata di secondi.

Secondo alcuni esperti, la ricerca nel campo dei LAR è talmente avanzata  che i “killer robot” (armi che sceglieranno in piena autonomia gli obiettivi ordinando la loro distruzione senza alcun apporto dell’uomo) potrebbero essere sviluppati entro 20-30 anni. Il Dipartimento della difesa spende annualmente non meno di 6 miliardi di dollari per finanziare la sperimentazione e la produzione di sistemi da guerra senza pilota. La Unmanned Systems Integrated Roadmap FY2011-2036, il documento di politica militare che delinea il cronogramma per la “progressiva riduzione del livello di controllo umano” parallelamente allo sviluppo delle “assunzioni decisionali” da parte “della porzione automatizzata della struttura armata”, punta ad acquisire un’ampissima gamma di sistemi senza pilota da utilizzare nelle operazioni terrestri, aeree, navali e subacquee.

In ambito aeronautico è stato elaborato l’USAF Unmanned Aircraft Systems Flight Plan 2009-2047, il piano che definisce gli obiettivi strategici da perseguire entro metà secolo. Tre le tappe chiave: la prima, fissata per il 2020, vede la progressiva sostituzione dei cacciabombardieri con gli aerei senza pilota. La seconda, nel 2030, in cui i droni saranno i padroni assoluti dei cieli, teleguidati in “sciami” da un manipolo di superefficienti tecnici militari. L’ultima data, quella che celebrerà la follia dell’apocalisse bellica, nel 2047, quando gli attacchi convenzionali, chimici, batteriologici e nucleari saranno decisi in assoluta autonomia da sofisticati computer che riprodurranno artificialmente l’intelligenza umana.

La “rivoluzione strategica” nelle guerre aeree ha un suo primo protagonista, l’MQ-1 Predator, il drone da ricognizione e attacco missilistico che l’US Air Force e la CIA utilizzano quotidianamente nei principali scacchieri di guerra internazionali (Afghanistan, Pakistan, Yemen, Somalia, regione dei Grandi Laghi, Mali, Niger, ecc.) con un crescente sacrificio di vite umane. Nonostante sia dotato di sofisticatissime tecnologie d’intelligence e telerilevamento, il Predator non è in grado di distinguere i “combattenti” nemici dalla popolazione inerme e così è oggi uno dei sistemi bellici più stigmatizzati dalle organizzazioni non  governative umanitarie e dallo stesso Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Mentre cresce internazionalmente il dibattito sulla legittimità dei droni a livello giuridico, sociale, culturale, religioso, ecc., in Italia il tema è quasi del tutto ignorato da media, forze politiche e associazioni. Eppure proprio i famigerati droni-killer delle forze armate Usa vengono ospitati dallo scorso autunno nella stazione aeronavale siciliana di Sigonella. “La presenza temporanea di sei MQ-1 Predator è stata autorizzata dal Ministero della difesa italiano e ha fondamentalmente lo scopo di permettere alle autorità americane il loro dispiegamento qualora si presentassero delle situazioni di crisi nell’area nordafricana e del Sahel”, spiega l’Osservatorio di Politica Internazionale, un progetto di collaborazione tra il CeSI (Centro Studi Internazionali), il Senato della Repubblica, la Camera dei Deputati e il Ministero degli Affari Esteri.

Nei piani delle forze armate Usa e Nato la base siciliana è però destinata a fare da capitale mondiale dei droni, cioè in centro d’eccellenza per il comando, il controllo, la manutenzione delle flotte di velivoli senza pilota chiamati a condurre i futuri conflitti globali. Oltre ai Predator, dall’ottobre 2010 Sigonella ospita pure non meno di tre aeromobili teleguidati da osservazione e sorveglianza RQ-4B Global Hawk dell’US Air Force. Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 40, questi droni possono volare in qualsiasi condizione meteorologica per 32 ore sino a 18,3 km d’altezza e a migliaia di km dalla loro base operativa. Un modello più avanzato degli aerei-spia è in via di acquisizione da parte della Marina militare statunitense che, ovviamente, utilizzerà prevalentemente Sigonella per il loro schieramento avanzato.

Alla iperdronizzazione delle guerre si preparano pure i paesi membri dell’Alleanza Atlantica. Entro il 2017 sarà pienamente operativo il programma denominato Alliance Ground Surveillance (AGS) che punta a potenziare le capacità d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento della Nato. L’AGS fornirà informazioni in tempo reale per compiti di vigilanza aria-terra a supporto dell’intero spettro delle operazioni nel Mediterraneo, nei Balcani, in Africa e in Medio oriente. Il sistema AGS si articolerà in stazioni di terra fisse, mobili e trasportabili per la pianificazione e il supporto operativo alle missioni e da una componente aerea basata su cinque velivoli a controllo remoto RQ-4 “Global Hawk” Block 40 che verranno installati anch’essi a Sigonella. Conti alla mano, entro un quinquennio i grandi aerei-spia in Sicilia saranno non meno di una ventina a cui si aggiungeranno “stormi” di Predator armati di missili aria-terra e aria-nave.

L’Italia non intende però limitarsi a fornire un mero supporto alle azioni di first strike dei partner Usa. Così, dopo aver acquistato per 70 milioni di dollari sei velivoli-spia versione “RQ-1B” e due “MQ-9”, l’Aeronautica militare ha chiesto al Congresso degli Stati Uniti l’autorizzazione ad armare i Predator con missili e bombe a guida laser. I droni killer saranno consegnati agli avieri del 28° Gruppo Velivoli Teleguidati “Le Streghe” di Amendola (Foggia), il primo reparto militare in Europa ad avere utilizzato sistemi di guerra a pilotaggio remoto.

 
Articolo pubblicato in Mosaico di pace, n. 7 luglio 2013.

giovedì 5 settembre 2013

Sicily Against War: Resisting the Niscemi US Military Base


On 9 August, an estimated 5,000 people marched to protest against a new United States satellite communications base under construction in Niscemi, Sicily. At the conclusion of the march, a lot of them invaded the base to free eleven peace activists who had climbed antennas inside the day before. This was the latest popular initiative against the US Navy’s project to deploy in Sicily one of the four ground stations for their Mobile User Objective System (MUOS).

The Niscemi US military base (NRTF) is located in a nature reserve (a site of communitarian interest – sic- from 2000) called Sughereta, a natural cork oak forest. In order to protect this natural oasis and the surrounding population’s right to a healthy environment, and in order to denounce the increasing militarization of Sicilian land by the US Army, thousands of people have been protesting for two years against the MUOS project. Sicilian civil society does not want the MUOS and doesn’t want the use of their land for military purposes. The "No-Muos" group, including women who are fiercely opposed to the plan to build the new military system, blocked the road leading to the military base and cut off soldiers and construction workers' access to the site. In the face of this, protesters have been brutalized by the Italian police on several occasions and, under the pressure of the US command and of the US government, the Italian government is insisting on supporting the project. The project was authorized, without any sufficient documentation, in 2005 during Silvio Berlusconi’s government, but was supported by the later premiers (Prodi, Monti, Letta).

The multibillion-dollar MUOS system is a next-generation narrowband military satellite communication program, designed to significantly improve ground communication for US forces on the move and to facilitate the employment of “mobile user” warfighters (especially drones) worldwide. MUOS will provide simultaneous voice, video and data capability by leveraging 3G mobile communications technology. It’ll provide 10 times greater communications capacity than the legacy system. The MUOS spacecraft is the first in a satellite communications system that will replace the Ultra High Frequency Follow-On system.

The system consists of five geostationary earth orbit satellites—one an on-orbit spare—and a terrestrial network connecting the ground stations around the world (NRTF Niscemi and the three other US military bases in Virginia, Australia, and Hawaii). The station in Niscemi will be equipped with three parabolic 18.4-metre diameter antennas which transmit in the microwave range, and two 149-metre high helical antennas in the UHF spectrum.

According to a study conducted by physicists Massimo Zucchetti and Massimo Coraddu of the Polytechnic University of Turin, the electromagnetic waves emanating from MUOS will spread out over 135 kilometers, with serious risk of causing severe degenerative diseases such as leukemia and cancer in the surrounding population. The area, moreover, is already polluted since 1991 by the 41 antennas already housed by the NRTF facility. Finally, the main beam of microwaves emitted by the MUOS antennas would significantly increase the risk of accidental irradiation of aircraft and could cause accidents tens of kilometers away. All these risks have been openly recognized in a decision by the Sicilian Administrative Court, which ratified a provisional halt to the project. The new regional government led by Rosario Crocetta (member of the Democratic party and former communist leader) initially supported the struggle of No Muos Movement and blocked the authorizations to the work inside the ecological reserve. At the end of July Crocetta changed his decision and become a supporter of the project. He also accused the peace movement of being sponsored by the mafia. A lot of activists, members of anti-mafia grassroots organizations, denounced him to the judiciary court.

The truth is that the NO MUOS people denounced, time after time, a company from Niscemi which was to carry out most of the field work inside the base, preparing the platform for the MUOS antennas: this company has no anti-mafia certificate (which in Italy is compulsory, to sign any contract). The same company had been working all along without any intervention by either the civil or military authorities, supposed to fork it out. In February 2012, the Senator Giuseppe Lumia (Pd) – politically near to Sicilian President Crocetta - even presented a point of order in the Italian Parliament about this legality problem: the Government never gave an answer. The Member of Parliament Lumia wrote: “by the DDA (Antimafia District Directory) investigations, Vincenzo Piazza, owner of the company, was linked to the well-known boss of the Giugno-Arcerito clan, Giancarlo Giugno”. Journalists, politicians and local administrators denounced some heavy mafia threats towards NO MUOS people.

The regular presence that the No MUOS activists continue to maintain in the small town of Niscemi (30,000 inhabitants) is the only way to try to stop the works. Thanks to all the citizens who have answered the call, we are continuing the protest of the base US-Navy-8, but the repressive action against people that simply want to regain their sovereignty is strong. On 6 March the NO MUOS mother were at the base: some of them have been dragged forbly by the police in order to allow some Americans soldiers to cross. Unfortunately, one of the mother has even been hospitalized. It was a similar scene to the one that happened on 11 January, when some activists blocking the access to the base were attacked and injured by almost 100 policemen. On 22 April, 4 activists, two young men and two young women, cut the fence of the US base and they climbed on the giant antennas that were in operation. Police, military and firefighters went there to persuade them to get down. Two of them were arrested and accused of aggravated damage, resisting a public officer, and being disruptively present on a military site.

One month ago, twenty US intellectuals, professor and researchers (Noam Chomsky, Linda Alcoff, Dick Walker, Chris Hedges, etc) signed a public appeal to ask the Obama administration to immediately stop the installation of the MUOS station in Niscemi. They also firmly condemned the brutalization of the protesters and expressed their solidarity with Sicilian civil society protesting against the MUOS.

 
Published in The Broken Rifle, War Resister' International, London,  Britain, September 2013, No. 97. http://wri-irg.org/node/22256