I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

domenica 28 aprile 2013

Happening pacifista a Niscemi: liberiamoci dal Muos


Sicilia. Centinaia di cittadini alla “Giornata partigiana” contro le antenne satellitari Usa. Le nuove azioni del movimento dopo il ricorso del governo al Tar contro lo stop regionale al cantiere.

Per liberarsi dall’orrore delle guerre e dalle servitù delle basi Usa e Nato. A Niscemi centinaia di attivisti No MUOS si sono dati appuntamento nella riserva naturale “Sughereta” per una giornata di festa che ha unito simbolicamente la Resistenza partigiana al fascismo con il movimento di opposizione all’installazione del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare della Marina militare statunitense. L’happening si è aperto con un’escursione ecologica tra i “sentieri partigiani No Muos”, a destra i campi in fiore, le querce plurisecolari e gli ultimi sugheri di Sicilia, a sinistra il filo spinato e le 46 antenne dell’impianto di telecomunicazioni con i sottomarini che l’US Navy gestisce dal 1991 e le cui emissioni elettromagnetiche hanno superato costantemente nel 2013 i limiti imposti dalle leggi italiane.

Presso il Presidio permanente di contrada Ulmo è stata inaugurata la mostra sulla Brigata Stella Rossa che operò contro i nazifascisti tra Marzabotto e Monte Sole e quella sulla Resistenza No MUOS che in questi mesi ha visto protagonisti in Sicilia migliaia di donne e giovani con l’organizzazione di marce, azioni dirette, blocchi stradali e finanche invasioni ed occupazioni simboliche delle aree militari. Il 22 aprile, cinque attivisti No MUOS, dopo aver scavalcato le recinzioni, sono riusciti a scalare una delle antenne statunitensi, piantando la bandiera No Muos. Per due di loro, il pacifista Turi Vaccaro e il milanese Nicola Arboscelli è scattato l’arresto ma nel pomeriggio il Tribunale di Caltagirone ha ordinato la loro liberazione non ritenendo ammissibili le misure cautelari preposte dalle autorità di polizia. Rientrati a Niscemi, Vaccaro e Arboscelli sono stati festeggiati nel corso di un’affollata assemblea popolare tenutasi in serata nella piazza centrale. “La nostra è stata un’azione di testimonianza nonviolenta e di amore per un territorio straordinario che i Signori della guerra hanno deturpato e derubato alla popolazione locale”, hanno spiegato.

Ospite d’onore dell’incontro il partigiano di origini niscemesi Giuseppe Bennici, nome di battaglia “Ursus”. Militare di stanza ad Alessandria, dopo l’8 settembre 1943 Ursus si rifiutò di operare a fianco delle truppe di occupazione nazista scegliendo di far parte della Brigata Garibaldi. Accanto a lui Massimo Zucchetti, ordinario del Politecnico di Torino che ha documentato l’insostenibilità ambientale e i gravissimi rischi alla salute delle emissioni elettromagnetiche delle antenne del MUOS. “Ho appreso con amarezza dalla stampa che il governo ha deciso di disattendere la richiesta di istituire una commissione indipendente per valutare le caratteristiche tecniche e i pericoli del nuovo sistema Usa”, ha dichiarato Zucchetti. “Individuare nell’Istituto Superiore di Sanità l’entità che avrà l’ultima parola sul MUOS è un fatto gravissimo sia dal punto di vista formale che sostanziale. L’ISS ha sempre assunto posizioni negazioniste in tema di elettromagnetismo. Adesso che il governo ha impugnato la revoca delle autorizzazioni ai lavori della Regione siciliana, l’Istituto che dipende dal Ministero della Sanità perde ogni aspetto di neutralità. Noi scienziati indipendenti faremo in modo di costituire una commissione di studio che produca in tempi brevi uno studio che inchiodi le autorità civili e militari alle loro responsabilità. Sempre ammesso che la Marina Usa fornisca tutti i dati tecnici sul sistema di guerra, cosa che non ci risulta abbia fatto ancora con gli esperti dell’Istituto di Sanità”.

“Il voltafaccia del governo che dopo aver sottoscritto e disatteso l’impegno a sospendere i lavori si è costituito contro la Regione chiedendo un cospicuo risarcimento per i presunti ritardi causati all’installazione del MUOS inficia definitivamente il rapporto del nostro Movimento con le istituzioni”, ha concluso Peppe Cannella del Coordinamento dei Comitati No MUOS. “Così non si fa altro che dare legittimità e rafforzare le nostre pratiche di azione diretta che hanno consentito effettivamente di ritardare i lavori e sancire la revoca dal basso delle autorizzazioni. Apriremo una nuova fase di lotte per giungere all’approvazione in sede parlamentare di una mozione che imponga l’uscita da un progetto che trasforma il nostro paese in avamposto bellico per le operazioni Usa in Africa e Medio oriente”.    

 
Articolo pubblicato in Il Manifesto del 26 aprile 2013.

martedì 23 aprile 2013

Sicilia avamposto di strategie militari


Tra i giornalisti italiani, Antonio Mazzeo è stato il primo ad approfondire la vicenda del Mobile User Objective System (Muos) di Niscemi. “Questa vicenda – dice Mazzeo – non riguarda solo il Muos, ma anche i droni, ossia gli aerei senza pilota. Sigonella è ormai considerata, nei programmi del Pentagono e della Nato, come la futura capitale mondiale degli aerei senza pilota, che rappresentano, insieme al nuovo sistema di telecomunicazione satellitare due anelli importanti nelle strategie militari globali. Rispetto a queste due scelte, le istituzioni nazionali avevano il dovere di prendere posizione, come previsto dalla Costituzione: ma in Italia non vi è stato dibattito parlamentare sul Muos, né sui droni”.

Un silenzio complice, frutto di una partita di giro tra interessi strategici ed economici, secondo Mazzeo: “L’Italia accoglie il Muos a Niscemi, i droni a Sigonella, la 173esima brigata aviotrasportata a Vicenza, i comandi Africom a Vicenza e a Napoli, la grande base della Nato a Giugliano in Campania, e in cambio il complesso militare industriale italiano può finalmente operare negli usa e ottenere commesse da parte del pentagono, che sappiamo essere enormi e infinite, perché i modelli di guerra statunitensi sono permanenti”. Questo, secondo il giornalista, spiega “il silenzio dei media”.

Tornando al Muos, le ragioni che hanno portato alla scelta della Sicilia secondo Mazzeo sono chiare, e storiche: “I processi di militarizzazione e di americanizzazione del territorio siciliani hanno avuto ben poche opposizioni, se non quelle dei gruppi anti-militaristi, non violenti, ecologisti, perché purtroppo è mancata sempre un’attenzione da parte delle forze politiche e sociali della regione. In Sicilia, gli americani hanno avuto alleati non soltanto nella borghesia politica, ma ovviamente anche nei gruppi criminali mafiosi, che sono stati fondamentali per il controllo politico-sociale dei territori, facilitando consenso e controllo. a reazione della gente non era prevista: non è possibile controllare al computer come sui evolvono i movimenti sociali, anche in realtà disgregate dal punto di vista politico e sociale come l’area di Niscemi”.

I cittadini si sono opposti a un progetto che s’immaginava di realizzare senza resistenze: “Questa non è una battaglia contro un impianto, ma il frutto di una presa di coscienza collettiva sulla perversione di un sistema dentro cui si muovono anche interessi poco trasparenti. L’azienda che ha ricevuto il subappalto per l’esecuzione degli sbancamenti e la costruzione della piattaforma in cemento armato, ad esempio, nel settembre del 2011 si è vista togliere dalla prefettura di Caltanissetta il certificato antimafia. Nonostante la comunicazione della prefettura e l’interrogazione parlamentare del senatore Giuseppe Lumia a febbraio 2012, però, questa società ha continuato a operare all’interno della base e ha completato i suoi lavori, violando la normativa La Torre-Rognoni che vieta la concessione in subappalto a imprese sfornite di certificato antimafia”.

Infine, una previsione sugli scenari futuri: “Secondo il cronogramma, il Muos doveva essere operativo già nel 2010 – conclude Mazzeo -. Ma a marzo 2013 è stato lanciato un satellite, dei 5 previsti, e sono stati completati i lavori di un solo terminale terrestre, alle Hawaii, dei 4 previsti. L’opera è in netto ritardo e l’investimento da 2 miliardi e mezzo di dollari passerà a 6, o forse 8 a fine progetto. Abbiamo tempo, almeno 2 anni, per imporre l’argomento Muos, droni e nuove scelte di guerra globale all’interno del dibattito politico nazionale e costringere il governo a un cambio di rotta, riguardo al Muos e le scelte di militarizzazione, soprattutto nel Sud Italia, funzionali a un modello di guerra che non è sostenibile”.

 
Intervista a cura di Massimiliano Perna pubblicata in Altreconomia, n. 148, aprile 2013

sabato 20 aprile 2013

Le bugie del governo Monti sul MUOS di Niscemi


Un “disguido”. Cioè un mero errore d’interpretazione o di valutazione degli atti predisposti dalla Regione Siciliana che ha consentito al Pentagono di fare un piccolo passo avanti nella costruzione del terminale terrestre del MUOS di Niscemi. Così, in barba al decreto di revoca delle autorizzazioni ai lavori d’installazione delle tre mega-antenne del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari all’interno della riserva naturale “Sughereta”, firmato a Palermo lo scorso 29 marzo, tecnici ed operai hanno ottenuto l’Ok a completare pure il terzo traliccio dell’impianto di morte della Marina militare Usa.

Secondo il viceministro degli Esteri Staffan de Mistura e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, si è trattato però di un semplice malinteso. “I due uomini di governo che abbiamo incontrato a Roma lunedì 15 aprile ci hanno comunicato che c’è stato un disguido con la revoca dei lavori del MUOS”, spiega il sindaco di Niscemi Francesco La Rosa. “Ci hanno però assicurato che i lavori sono stati bloccati almeno fino al prossimo 31 maggio, quando sarà depositato lo studio sull’impatto elettromagnetico delle antenne che è stato commissionato all’Istituto Superiore della Sanità. Sino ad allora verranno garantite solo le attività di manutenzione della stazione di telecomunicazione e gli unici ingressi nella base saranno quelli dei militari statunitensi preposti al suo funzionamento”.

Con o senza revoca, i lavori del MUOS potranno ripartire dunque l’1 giugno se l’ISS darà il suo star bene all’impianto. L’ipotesi di assegnare a quest’organismo l’ultima parola sull’installazione del sistema satellitare è stata fortemente caldeggiata proprio dalla giunta Crocetta, nonostante in tanti avessero espresso dubbi sull’effettiva “indipendenza” dell’istituto noto per le sue posizioni negazioniste in tema di rischio elettromagnetico. I giornalisti Alessio Ramaccioni e Pablo Castellani ricordano nel volume Onde Anomale (Editori Riuniti, Roma, 2012) come Radio Vaticana per difendersi dalle accuse d’inquinamento ambientale nel procedimento penale che l’ha vista poi condannata, si sia affidata alla consulenza tecnica della dottoressa Susanna Lagorio dell’Istituto Superiore di Sanità. Né Rosario Crocetta né il governo Monti hanno poi tenuto conto delle richieste dei No MUOS e del Movimento 5 Stelle di far partecipare ai lavori della commissione il professore Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino che insieme al fisico Massimo Coraddu ha provato l’insostenibilità ambientale del MUOS. “Anche se non ne farò parte perché non mi hanno voluto vi scrivo io già ora le conclusioni a cui giungerà la Commissione dell’Istituto Superiore di Sanità”, ironizza il docente del Politecnico. “Allo stato dell’arte, non risulta in letteratura alcuna prova di correlazione dimostrabile fra campi elettromagnetici ed effetti sulla salute. Quindi non vi è il minimo rischio per la popolazione. I rappresentanti istituzionali a livello territoriale si accorgeranno così come da Roma li hanno beffati…”.      

L’impegno dell’esecutivo a congelare l’affaire MUOS sino a fine maggio contrasta poi con quanto dichiarato il 10 aprile scorso dal Ministero della Difesa in un comunicato stampa. Dopo aver ribadito che l’installazione delle parabole “potrà iniziare soltanto quando saranno resi noti i risultati dello studio indipendente”, il dicastero retto da Giampaolo Di Paola ha inteso far sapere che a Niscemi proseguiranno comunque i “lavori di predisposizione” del MUOS. Un gioco di parole per mascherare la violazione dello stop alle attività del cantiere concordato a metà marzo da Mario Monti e il presidente Crocetta, violazione documentata con foto e filmati dai militanti e dalle Mamme No MUOS. Con la conseguenza che il Movimento che si oppone al progetto ha dovuto riprendere le azioni di blocco della base militare di contrada Ulmo per impedire l’ingresso degli automezzi delle aziende contractor. “Il successo della grande manifestazione nazionale del 30 marzo a Niscemi ed il provvedimento di revoca delle autorizzazioni da parte della Regione Sicilia non hanno fermato, ma anzi ringalluzzito l’arroganza della Marina militare statunitense nella prosecuzione dei lavori di costruzione del MUOS, umiliando ancora una volta la sovranità popolare e l’ARS”, commenta Alfonso Di Stefano del Comitato No MUOS – No droni di Catania. “Vista l’inefficacia pratica dei provvedimenti istituzionali e giuridici è solo grazie alla vigilanza e alla prosecuzione dei blocchi che è stato impedito in questi giorni il transito dei mezzi, praticando così dal basso la revoca dei lavori”.

La resistenza non violenta dei giovani e delle donne No MUOS ha ridato ancora una volta i suoi frutti. Da alcuni giorni i cantieri sono tornati ad essere deserti. Scortati da decine di volanti della polizia e dei carabinieri solo i furgoni che trasportano i militari hanno fatto ingresso nella Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi. Gli attivisti lamentano però la prosecuzione delle azioni di provocazione da parte dei tutori dell’ordine con spintonamenti, identificazioni, schedature di massa e finanche un placcaggio da rugby per bloccare un attivista diretto ai cancelli della base.

“Il fatto che la polizia italiana scorti gli operai che entrano al cantiere, ci fa capire purtroppo che le direttive che partono da Roma vanno nella direzione opposta a quella dell’atto di revoca della Regione Siciliana”, commenta Paola Ottaviano del Comitato No MUOS di Modica. “Quello che davvero ci ha stupito è stato però il silenzio assordante da parte delle istituzioni regionali di fronte alle palesi violazioni del governo. L’assessore all’Ambiente, Maria Lo Bello, anziché spiegare in che modo la Regione avrebbe garantito l’efficacia e la messa in atto della revoca, rivolgendosi  alla magistratura dopo aver constatato l’avanzamento dei lavori, si è limitata a chiedere un chiarimento al ministero della difesa. E per supplire per l’ennesima volta alle mancanze degli organi istituzionali, cittadini e attivisti hanno presentato diversi esposti alla Procura di Caltagirone”. Le illegalità verificatesi nei cantieri del MUOS ad aprile sono state stigmatizzate dall’avvocato catanese Sebastiano Papandrea. “I provvedimenti di revoca, pur essendo soggetti all’ordinario termine di impugnazione di 60 giorni, hanno efficacia immediata sin dalla loro notificazione e pertanto, ove essi siano stati regolarmente notificati, appare illegittima la prosecuzione dei lavori che avrebbero dovuto essere immediatamente arrestati”.

Il Movimento No MUOS s’interroga intanto su come rilanciare la lotta contro l’installazione del nuovo sistema di guerra planetario Usa, consapevole che i giri di valzer e le ipocrisie del governo continuano anche per sfiancare le proteste e rafforzare i dispositivi di repressione. Per superare l’empasse e imporre il cambio di rotta sul MUOS è necessario che il Parlamento, prima possibile, si pronunci apertamente sul sistema satellitare e approvi una mozione che dica chiaramente “No” alla sua installazione nel territorio italiano, vincolando l’esecutivo a revocare tutte le autorizzazioni alle forze armate statunitensi. Un pronunciamento dal rilevante valore storico che consentirebbe di riaprire il dibattito politico generale sulla presenza delle installazioni militari Usa e Nato in Italia e sulla loro chiara incostituzionalità.
Non a caso per lanciare la campagna di primavera No MUOS è stata scelta la data simbolica del 25 aprile, giornata di Liberazione dalle basi di guerra. Il Presidio permanente di contrada Ulmo sarà la sede-laboratorio di dibattiti, iniziative ecologiche, artistiche e culturali per valorizzare la riserva orientata protetta, praticare e socializzare il rispetto di un ambiente unico nel Mediterraneo e rendere permanente la mobilitazione popolare contro la militarizzazione e i conflitti che insanguinano il pianeta. La partita è apertissima a condizione di mantenere la massima unità attorno agli obiettivi strategici comuni.

giovedì 18 aprile 2013

Fermare il MUOS una volta per tutte


La Regione ha decretato il blocco, ma i lavori continuano… Intervista al giornalista Antonio Mazzeo, esponente del Comitato NO MUOS

A Niscemi (Sicilia) i lavori per l’ultimazione dell’apparato militare MUOS sono stati bloccati a fine marzo da un decreto della Regione. Nell’attuale base di comunicazione militare, già sospettata di inquinamento elettromagnetico,  dovrebbero essere installate  tre nuove antenne alte 150 metri,  in grado di sparare onde fino a 31 Ghz. Ignorando il blocco, le autorità militari statunitensi hanno provato a continuare i lavori, ma si sono trovati di fronte il presidio permanente dei comitati, decisi a contrastare l’installazione  del mega impianto di antenne, ritenuto altamente nocivo per la salute, l’ambiente e lo sviluppo economico-turistico dell’area.  Ma la battaglia dei comitati va oltre, chiedendo che l’isola sia liberata dalle numerose servitù militari che oggi la vedono al centro dei programmi del governo statunitense, con  Sigonella che si appresta a diventare la capitale dei droni e Niscemi, che vorrebbero trasformare in  un nodo nevralgico a livello globale per le comunicazioni militari e la guerra ambientale.  Se la sovranità è stata fino ad oggi un tabù per i governi che si sono succeduti in Italia, potrebbe crearsi, in questa fase politica, convulsa e incerta, uno spiraglio sull’onda della battaglia contro il MUOS?

 Il decreto della Regione Sicilia ha imposto il blocco dei lavori, ma i lavori continuano. E così?

Sì, perlomeno sino a venerdì 12 aprile la situazione era questa.  Però all’inizio di questa settimana gli operai non si sono per il momento presentati al cantiere.

Lo stato di avanzamento dei lavori a che punto è?  Sono già state installate le antenne?

Non ancora. Sono però ormai pronti i tralicci e le antenne sono già completate. A questo punto ciò che manca è innalzarle sui piedistalli e connetterle.

Se i lavori dovessero continuare, nonostante il decreto che impone lo stop,   quali altri strumenti legali sono possibili per far rispettare il blocco?

Nei giorni scorsi sono stati presentati degli esposti alla Procura della Repubblica di Caltagirone sulla prosecuzione dei lavori. Bisogna vedere cosa farà adesso al Procura. Tuttavia ci appare grave che l’esposto non sia stato fatto dalla Regione  stessa che aveva la piena titolarità per farlo, coerentemente a quanto aveva disposto nel decreto.

E quindi l’esposto da chi è stato fatto?

Dai rappresentanti dei Comitati No MUOS.

Avete chiesto spiegazioni a qualche rappresentante della Regione? Avete avuto qualche incontro o comunque qualche contatto?

Nei giorni scorsi no, ma i filmati e le foto con gli operai nei cantieri sono stati trasmessi all’Assessore regionale all’ambiente. Ampio risalto ne hanno dato anche la stampa e le TV siciliane.

Il movimento di protesta contro il MUOS sembra cresciuto in questi ultimi mesi? Quali sono le iniziative in campo in questo momento?

La crescita è stata enorme sia quantitativamente che qualitativamente. Penso in particolare al radicamento ormai presente in ogni angolo della Sicilia.

C’è la presa di coscienza che si tratta di un sistema di distruzione di massa planetario e non solo di un impianto militare che inquina e fa ammalare le persone. Il presidio di 24 ore al giorno della base e i blocchi continuano. Dal 21 al 28 aprile ci sarà una settimana di mobilitazione nell’isola con dibattiti, eventi culturali e spettacoli No MUOS. Il 25 aprile 2013 (data in cui si celebra La Liberazione ndr) ci sarà una giornata di mobilitazione a Niscemi per liberarsi dalle basi. Appena tutti gli eventi saranno definiti sarà pubblicato il programma.

Quando sei intervenuto alla conferenza “La guerra ambientale è in atto” tenutasi a Firenze nell’ottobre 2012 (1) , avevi evidenziato il fatto che c’è un disinteresse a livello nazionale verso la questione. E’ cambiato qualcosa? A livello parlamentare intravedete qualche nuova possibilità di avere ascolto?

Beh, è cambiato tanto. Sono sorti comitati d’appoggio ai NO MUOS in Emilia, Veneto, Lombardia, e poi a Torino, Roma, Napoli. Sono stati organizzati incontri e dibattiti in tutto il paese e diverse testate nazionali e televisive ne hanno parlato. A livello parlamentare puntiamo a che venga presentata e approvata una mozione che dichiari il fermo e incondizionato No all’installazione del MUOS nel territorio italiano, e imponga al governo il cambio di rotta e la revoca agli USA del permesso di installazione.

Questo potrebbe creare più di un problema in termini di rapporti Italia-Usa. Vi siete posti il problema?

Molti altri paesi in ambito NATO ed extra NATO hanno rifondato le loro relazioni con gli Stati Uniti, imponendo lo smantellamento di basi, testate nucleari e altri apparati militari. Perché l’Italia non dovrebbe seguire questa strada?

A tal proposito a che punto sono i lavori delle altre 3 basi a terra (Virginia, Hawaii, Australia) che dovrebbero  completare, assieme ai quattro satelliti in orbita, il sistema che comprende il MUOS di Niscemi? Ci sono stati dei movimenti di protesta in questi paesi?

Alle Hawaii sono stati completati da tempo, in Australia e in Virginia (Stati Uniti) continuano. No, purtroppo non ci sono stati movimenti. In Australia e alle Hawaii hanno scoperto del MUOS  e delle problematiche ambientali  e sanitarie connesse dalle lotte in Sicilia. Però ci sono stati piccoli eventi di solidarietà negli Stati Uniti.

E’ necessario costruire delle relazioni con i movimenti d’oltreoceano: guardo in questo senso con favore al movimento che si sta sviluppando negli USA contro i droni. E la Sicilia, con Sigonella, sarà la capitale mondiale dei droni.

Tornando alla situazione parlamentare, intravedete qualche possibilità in più dopo le ultime elezioni che, in termini di risultati, hanno ricalcato ciò che si è verificato in Sicilia qualche mese prima?

Sì, paradossalmente sì, nonostante la gravissima crisi politico-istituzionale. Oggi ci sono i numeri per votare una mozione NO MUOS, ma anche contro le basi Usa e NATO, le missioni internazionali delle forze armate italiane, le spese militari, i nuovi sistemi d’arma come gli F35, ecc

E i numeri dovrebbero venire da Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle?

Certo, da M5S, SEL e PD.  Mi chiedo poi come potrebbero  giustificare i parlamentari del PDL un orientamento diverso da quello espresso dai loro colleghi di partito in Sicilia nelle amministrazioni regionali, provinciali e comunali.

Non è la prima volta però che a livello locale succedono delle cose e a livello nazionale delle altre? La TAV per esempio. Anche se in quel caso la Regione si è espressa a favore.

Ci sono molte differenze tra MUOS e TAV, tra la Val di Susa e Niscemi, tra gli interessi politici ed economici in gioco nelle due realtà e, ovviamente, nell’atteggiamento di enti locali e partiti. Ma c’è un grande filo comune: la volontà popolare di liberare i territori, di difenderli, di appropriarsene, di amarli e farli amare.

Di recente sei stato invitato a una conferenza presso il Parlamento Europeo a  Bruxelles in cui si parlava di geoingegneria , guerra ambientale ecc. Del resto la stessa conferenza di Firenze trattava lo stesso argomento.  Quale ruolo potrebbe giocare il sistema di cui fa parte il MUOS in questo senso?

Ho cercato di delinearlo nella relazione che ho presentato (2). I legami potenziali ad esempio tra il sistema HAARP e il MUOS sono evidenti. La potenza elettromagnetica del MUOS e il range di trasmissione delle micro-onde (sino a 31Ghz) ci lascia assai perplessi rispetto all’impiego esclusivo dell’apparato in campi solo legati alle comunicazioni. D’altronde la base militare di Niscemi, che contava già un importante apparato di antenne, è stata già utilizzata nell’ambito di “studi” militari sulla ionosfera e sulle attività solari.

Vi siete fatti un’idea alla luce anche della battaglia contro il Muos di cosa sarà la guerra nel prossimo futuro ? Il Muos, come tante altre apparecchiature sparse per il mondo, sembra studiato per garantire un maggiore controllo sulla popolazione e una rapidità di intervento che rende sempre più simile la guerra ad un’operazione di polizia internazionale. E’ così?

E’ così e molto di più. E’ un ulteriore tassello verso una totale disumanizzazione delle guerre: le macchine, i computer, i satelliti non solo dirigeranno gli attacchi, ma decideranno sempre più quando, come e dove farli,  by-passando qualsivoglia controllo umano. Questo è il passo ulteriore, direi epocale,  verso il baratro e l’olocausto.

Quanto ha pesato nel rendere più accettabili questi passaggi la questione della lotta al terrorismo internazionale?

L’11 settembre 2001 e la cosiddetta guerra globale al terrorismo hanno facilitato il processo e hanno contribuito a creare artificialmente il consenso generale alle guerre e alla loro ulteriore tecnolocizzazione. Oggi i droni e la delega totale della guerra alle macchine sono la nuova e ultima frontiera

Quindi,  a parte la questione rilevante sul chi ha architettato l’11 settembre, per chi sta alla guida di questi processi di militarizzazione e di sfruttamento economico degli stessi, l’11/9  si è rivelato un grande investimento di lungo periodo, contribuendo di fatto a tacitare quei movimenti critici che anche in Occidente avevano preso forza alla fine degli anni ’90?

Non solo in funzione di controllo sociale e di contrasto dei movimenti, ma anche di affermazione del neoliberismo a livello planetario e di rafforzamento del blocco politico-militare-finanziario e industriale dominante.

 Un bell’investimento, che di fatto ha ricreato consenso intorno ad un’idea che mostrava tutti i suoi limiti (penso a Seattle, Genova, ai movimenti in Sud America, ecc.), ma forse più che consenso ha creato un clima di paura che ha spinto le persone a piegare la testa, a nascondere le proprie idee, a subire un sistema di controllo sociale sempre  più pervasivo.

Lo definirei un consenso artificiale, condizionato dai timori e dalle fobie create artificialmente dall’establishment militare e dai media alleati.

Vuoi aggiungere qualcosa sul Muos?

Che non è solo uno strumento di guerra globale per affermare la superiorità politico-militare degli Stati Uniti a livello planetario e uno strumento per condurre le guerre ambientali, nonché  un crimine contro l’ambiente e la salute dell’uomo, ma che si tratta anche dell’ennesimo business a uso e consumo della numero uno del complesso militare-industriale mondiale,  la Lockheed Martin, che nonostante le gravissime pecche progettuali e i ritardi accumulati nel programma, ha visto quadruplicare i profitti per la costruzione del MUOS.  Dai 2 miliardi di dollari preventivati nel 2000 agli 8 miliardi che si prevede di spendere entro il 2016. Insomma prima delle guerre e dei crimini ci sono gli affari, che si fanno col drenaggio di immense risorse pubbliche a favore degli speculatori privati.

 Note:



 
Intervista a cura della Redazione di nogeoingegneria.com, pubblicata il 18 aprile 2013 in http://www.nogeoingegneria.com/interviste/intervistata-al-giornalista-antonio-mazzeo-esponente-del-comitato-no-muos/

martedì 16 aprile 2013

Droni. Frontiere tecnologiche


L’uso indiscriminato dei droni rende le guerre sempre più violente e illegittime. Da radar a spie, un utilizzo spietato che vuol coinvolgere anche l’Italia, ponendo una base di controllo del programma Nato a Sigonella.

Il loro uso indiscriminato in Afghanistan, Pakistan e Yemen ha determinato un’inattesa crisi politico-istituzionale a Washington. Da una parte l’amministrazione Obama che li difende, dall’altra numerosi congressisti bipartisan e le organizzazioni non governative di difesa dei diritti umani che ne denunciano le operazioni di guerra sempre più illegittime e sanguinarie. I droni, l’ultima frontiera delle tecnologie di morte e business plurimiliardario per i contractor del Pentagono. Velivoli senza pilota guidati da operatori davanti a un terminale a migliaia di chilometri di distanza, macchine infernali programmate alcune per spiare e coordinare gli attacchi aerei e missilistici, altre per inseguire, colpire e uccidere autonomamente. Le forze armate statunitensi li utilizzano ormai comunque, dovunque e contro chiunque. Un’escalation di omicidi selettivi di presunti guerriglieri e “terroristi” e di stragi “per errore” di civili, donne e bambini. Tra i maggiori strateghi delle guerre dei droni, il neodirettore della Cia John Brennan, benvoluto e corteggiato dal Presidente, poco stimato dalla società civile democratica Usa che ne chiede la rimozione dalla guida dell’onnipotente centrale d’intelligence.

“Con l’uso dei droni vengono messi a rischio cinquant’anni di diritto internazionale”, ha dichiarato l’avvocato sudafricano Christof Heyns, relatore speciale Onu sui temi del controterrorismo e delle esecuzioni extragiudiziali. Le Nazioni Unite hanno dato vita ad una commissione d’inchiesta per documentare come i velivoli teleguidati siano stati realmente utilizzati nelle guerre globali e permanenti degli Stati Uniti d’America, dai militari britannici in Afghanistan e dagli israeliani a Gaza. “Il danno collaterale può essere minore rispetto a un bombardamento aereo, ma poiché si elimina il rischio di perdite militari, l’utilizzo dei droni può diventare smodato”, ha aggiunto Philip Alston, altro relatore speciale delle Nazioni Unite.

Nei mesi scorsi anche Pax Christi International si è espressa per la proibizione dell’utilizzo dei velivoli senza pilota come armi belliche. “Il loro uso crescente ha inaugurato una nuova fase nelle guerre moderne e sta ponendo pesanti questioni morali e legali che richiedono un’attenzione immediata a livello generale”, scrive l’organizzazione con sede a Bruxelles. “Gli attacchi dei droni Usa hanno assassinato centinaia di civili e feriti molti altri. Inoltre, i le loro operazioni di volo 24 ore al giorno sulla testa di intere comunità non ne hanno assicurato la protezione ma hanno soprattutto terrorizzato uomini, donne e bambini. Esse hanno causato tremendi traumi psicologici e gravi stati d’ansietà tra la popolazione civile; hanno frantumato le attività comunitarie essenziali come quelle scolastiche, pregiudicando gli sforzi di risoluzione delle dispute tribali”. Pax Christi rileva poi come l’utilizzo dei droni si sia dimostrato tutt’altro che utile anche sul fronte prettamente militare. In Pakistan, in particolare, i bombardamenti sempre più massicci contro i villaggi hanno reso assai critiche le relazioni di Washington con le autorità politico-militari locali, mentre la rabbia e il dolore delle vittime hanno accresciuto il consenso popolare verso le azioni dei gruppi armati anti-governativi.

“L’oggettivazione degli esseri umani colpiti e la loro distanza riduce probabilmente la soglia entro cui si sceglie di utilizzare la violenza armata per risolvere i conflitti”, aggiunge l’organizzazione internazionale. “Nel prossimo futuro, nei campi di battaglia si punterà all’opzione di rendere pienamente autonomi i droni, trasformandoli in veri e propri killer robot, capaci di prendere loro stessi la decisione di uccidere, senza che ci sia un operatore umano in rete”.

Mentre a livello internazionale, tra differenti settori sociali, culturali, religiosi, politici e giuridici si è aperto un dibattito serrato sulla legittimità dei droni come arma d’eccellenza per i conflitti del XXI secolo, in Italia il tema è quasi del tutto ignoto. Eppure le nostre forze armate usano da tempo i droni-spia nel conflitto afgano e attendono dal Congresso Usa l’autorizzazione ad armare i Predator con sofisticati missili e bombe teleguidate. Nel corso della recente guerra in Libia, il governo italiano ha autorizzato la coalizione a guida Nato a utilizzare lo scalo siciliano di Sigonella come avamposto per i droni-killer anti-Gheddafi. Inoltre da quattro anni sempre a Sigonella l’Us Air Force ha schierato tre velivoli senza pilota “Global Hawk” per le operazioni di sorveglianza in una vasta area geografica che dal Mediterraneo si estende sino all’intero continente africano. Nell’assoluto disinteresse dei media e delle forze politiche e sociali, il Dipartimento della difesa ha dichiarato la grande base siciliana capitale mondiale dei droni: entro il 2015 buona parte dei velivoli in dotazione ad aeronautica e marina militare opererà da Sigonella. Nella base funzionerà inoltre un grande centro di manutenzione e riparazione dei “Global Hawk” e dei droni killer tipo “Predator” e “Reaper”.

Entro il 2017 diventerà pienamente operativo in Sicilia pure il           programma Nato denominato Alliance Ground Surveillance (AGS) che punta a potenziare le capacità d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento dei paesi dell’Alleanza atlantica. L’AGS fornirà informazioni in tempo reale per compiti di vigilanza aria-terra a supporto dell’intero spettro delle operazioni alleate nel Mediterraneo, Balcani, Africa e Medio oriente. Al programma, il più costoso della storia dell’Alleanza, hanno aderito in verità solo 13 paesi: Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti. Il sistema AGS si articolerà in stazioni di terra fisse, mobili e trasportabili per la pianificazione e il supporto operativo alle missioni e da una componente aerea basata su cinque velivoli a controllo remoto RQ-4 “Global Hawk” Block 40 (una versione modificata del Block 30 già operativo a Sigonella). Lunghi 14,5 metri e un’apertura alare di 40, i velivoli voleranno in qualsiasi condizione meteorologica per 32 ore sino a 18,3 km d’altezza. “I potentissimi sistemi radar a bordo dei droni saranno in grado di scansionare ampie porzioni di terreno fissando i potenziali bersagli con un’affidabilità inferiore al metro”, annunciano gli alti comandi Nato di Bruxelles. I radar saranno anche capaci di fornire una “capacità aeroportata di indicazione del bersaglio per missili da crociera”.

A Sigonella, dove giungeranno nei prossimi mesi 800 militari dei paesi dell’Alleanza, opererà il centro di coordinamento e controllo del sistema AGS in cooperazione con i “Global Hawk” Usa e potrà contare pure sul supporto dei velivoli senza pilota “Sentinel” in dotazione alle forze armate britanniche ed “Heron R1” che la Francia ha prodotto congiuntamente ad Israele. Successivamente l’AGS s’interfaccerà con il programma di ricognizione marittima su larga scala Bams (Broad Maritime Area Surveillance) che la Marina militare Usa attiverà grazie ad una generazione di droni-spia ancora più sofisticata e ai costruendi pattugliatori P-8 “Poseidon”.

Il consenso del governo italiano alla iperdronizzazione della base di Sigonella è stato dato in cambio dell’impegno Usa e Nato ad affidare un paio di modeste commesse alle aziende leader del complesso militare industriale nazionale. Nello specifico, Selex Galileo (una controllata Finmeccanica confluita qualche mese fa in Selex Es) ha sottoscritto un contratto del valore di 140 milioni di euro con la Northrop Grumman Corporation - capocommessa del programma AGS - per predisporre la componente fissa e mobile del segmento di terra del nuovo sistema di sorveglianza. L’azienda italiana dovrà poi fornire il proprio contributo alla “suite” di telecomunicazioni, assicurando il collegamento dati su banda larga (prodotto da Selex Elsag, altra società Finmeccanica) con le piattaforme aeree.

L’importo della commessa AGS di Selex Galileo è poco superiore al 10% del valore complessivo del contratto (1,2 miliardi di euro) che la Northrop Grumman ha sottoscritto con la Nato il 20 maggio 2012. Le logiche di guerra sono inique e spietate: in cambio di pochi spiccioli nelle tasche dei manager e degli azionisti del gruppo Finmeccanica, l’asse Washington-Bruxelles-Roma ordina l’invasione dei cieli siciliani da parte di stormi di droni-avvoltoi, imponendo pesanti limitazioni al traffico aereo civile e al diritto alla mobilità di milioni di abitanti.

 
Articolo pubblicato in Mosaico di pace, n. 4-5, aprile-maggio 2013.

giovedì 11 aprile 2013

Il MUOS di Niscemi, un’arma ambientale


A Niscemi (Sicilia), all’interno di una riserva naturale (area SIC), sono in corso i lavori di realizzazione di uno dei quattro terminali terrestri del MUOS (Mobile User Objective System), il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare degli Stati Uniti d’America.

Il MUOS dovrà assicurare il collegamento della rete militare Usa (centri di comando, controllo e logistici, le migliaia di utenti mobili come cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, aerei senza pilota, ecc.), decuplicando la velocità e la quantità delle informazioni trasmesse nell’unità di tempo e rendendo sempre più automatizzati e disumanizzati i conflitti del XXI secolo. Con la conseguenza di accrescere sempre più il rischio di guerra (convenzionale, batteriologica, chimica e/o nucleare) anche per un mero errore di elaborazione da parte dei computer.

Il terminale MUOS di Niscemi sarà costituito da tre grandi antenne paraboliche del diametro di 18,4 metri per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari con frequenze che raggiungeranno i 31 GHz e da due trasmettitori di 149 metri d’altezza per il posizionamento geografico con frequenze tra i 240 e i 315 MHz. Un mixer di onde elettromagnetiche che penetreranno la ionosfera con potenziali effetti devastanti per l’ambiente e la salute dell’uomo. Originariamente il progetto era stato previsto per Sigonella, la principale stazione aeronavale della Marina militare Usa nel Mediterraneo alle porte di Catania. Poi fu deciso di dirottare l’impianto una settantina di chilometri più a sud, nella stazione utilizzata dal oltre vent’anni dal Pentagono per le comunicazioni con i sottomarini atomici in navigazione negli oceani. A determinare il cambio di destinazione le risultanze di uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dal MUOS che accertò l’alto rischio che le emissioni potessero avviare la detonazione degli ordigni ospitati a Sigonella. Ovviamente senza tenere assolutamente in considerazione gli effetti del sistema sulla salute e la sicurezza delle popolazioni che abitano nei pressi della base di Niscemi.

A denunciare l’insostenibilità ambientale del MUOS e le “gravi carenze” degli studi effettuati dagli statunitensi ci ha pensato nel novembre 2011 il Politecnico di Torino, attraverso un report dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. Con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente”, scrivono i due ricercatori. “C’è poi il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti.

Le onde elettromagnetiche avranno pesantissimi effetti pure sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sull’aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura. Il fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente, spiegano Zucchetti e Coraddu. Gli incidenti provocati dall’irraggiamento di aeromobili distanti anche decine di Km. sono eventualità tutt’altro che remote e trascurabili ed è incomprensibile come non siano state prese in considerazione dagli studi progettuali. I rischi d’interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il MUOS. Nel raggio di 70 Km si trovano ben tre scali aerei: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi, e gli aeroporti militare di Sigonella e civile di Fontanarossa (Catania), che si trovano rispettivamente a 52 Km e a 67 Km. Sigonella, tra l’altro, è oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei droni a disposizione delle forze armate Usa e Nato.

Nonostante i rilievi del Politecnico e in aperta violazione delle norme di attuazione del Piano territoriale paesistico della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi entro cui ricade la base statunitense, l’1 giugno 2011 la Regione siciliana ha autorizzato l’avvio dei lavori del MUOS. I cantieri hanno generato sbancamenti di colline e sradicamenti della macchia mediterranea, sfregiando irrimediabilmente un’ampia area classificata come zona A cioè inedificabile. L’entità delle trasformazioni in atto denotano una gravissima manomissione dell’ambiente con l’aggravante di esplicarsi a danno di un’area protetta di interesse internazionale”, commenta amaramente il responsabile del Centro di educazione e formazione ambientale di Niscemi, Salvatore Zafarana. Ad essere definitivamente compromessi sono alcuni lotti boscati di limitate estensioni ma di indiscusso pregio naturalistico e paesaggistico.

Sui crimini ambientali commessi ai danni della riserva, la Procura di Caltagirone ha aperto un’inchiesta e, il 6 ottobre 2012, ha pure ordinato il sequestro dei cantieri del MUOS. Dopo il ricorso dell’avvocatura dello Stato, il Tribunale di Catania ha però annullato il provvedimento ordinando il dissequestro degli impianti. D’allora diverse centinaia di cittadini di Niscemi e di tutta la Sicilia hanno intrapreso una campagna di azioni non violente finalizzate a bloccare il transito dei mezzi che operano all’interno della base, in particolar modo i camion gru chiamati ad innalzare le tre maxi-antenne satellitari. In più occasioni le risposte delle autorità di pubblica sicurezza sono state durissime: i manifestanti sono stati caricati, manganellati, spintonati, strattonati e denunciati per svariati reati.

Il MUOS, l’HAARP e le guerre climatiche

Nel Movimento No MUOS si avverte il timore che il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare delle forze armate Usa possa essere in qualche modo legato all’HAARP (High Frequency Active Auroral Research Program), il Programma di Ricerca Attiva Aurorale con Alta Frequenza che dal 1994 la US Air Force e la US Navy portano avanti dalla base di Gakona, in Alaska. L’HAARP vede operative centinaia di antenne che trasmettano nella banda bassa, da 2,8 a 7 MegaHerz, e nella banda alta, da 7 fino 10 MegaHerz, capaci di trasmettere onde elettromagnetiche fino a quote di 350Km. Si tratta di un range delle frequenze di poco inferiore a quelle previste per il MUOS e corrispondente a quello delle 46 antenne della NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) della stazione Usa di Niscemi che da più di vent’anni assicurano le comunicazioni con le unità navali e i sottomarini a capacità e propulsione nucleare in immersione negli oceani.

Ufficialmente Washington affermava che l’HAARP ha la funzione di studiare la ionosfera ed evitare gravi fenomeni atmosferici, ma più di uno studioso ipotizza che i test e le attività della megastazione dell’Alaska servano invece a creare enormi perturbazioni ambientali e climatiche. Il fisico indipendente Corrado Penna, tra i sostenitori dell’ipotesi di utilizzo delle antenne MUOS per fini non dichiarati di modificazione ambientale in sinergia con il sistema HAARP, ha più volte denunciato come queste tecnologie possono servire “a causare terremoti o altri fenomeni come siccità, uragani, inondazioni, ecc., sia indirizzando le emissioni sul nucleo della terra (influendo così sul magnetismo terrestre), sia indirizzandole sulla ionosfera.

Il 5 febbraio 1998, la Commissione per gli affari esteri, la sicurezza e la politica di difesa del Parlamento europeo sentì il dovere di convocare un’audizione pubblica sull’HAARP a cui NATO e forze armate USA scelsero di non partecipare. I parlamentari Ue riuscirono a sapere che i programmi di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza sono condotti congiuntamente dai militari degli Stati Uniti d’America e dall’Istituto di geofisica dell’Università dell’Alaska di Fairbanks. Progetti analoghi sarebbero condotti pure in Norvegia, probabilmente in Antartide, e nell’ex Unione Sovietica. Attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera dove si trovano enormi campi magnetici protettivi denominati “fasce di Van Allen”, i quali intercettano protoni, elettroni e particelle alfa. L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali.

L’HAARP può essere impiegato per molti scopi”, scrive l’on. Maj Britt Theorin, relatrice della proposta di risoluzione (mai adottata) sull’uso potenziale delle risorse di carattere militare per le strategie ambientali della commissione sulla sicurezza del Parlamento europeo (14 gennaio 1999). Manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si è in grado di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico. Attraverso l’HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L’energia può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico…”. Forse per questo, Washington ha perfezionato la tecnologia HAARP nell’ambito dell’Iniziativa di Difesa Strategica (IDS), quella dello Scudo spaziale e delle Guerre stellari.

Il progetto USA consente anche di potenziare le comunicazioni con i sommergibili atomici e di manipolare la situazione meteorologica globale. Ma è possibile anche il contrario, cioè disturbare le comunicazioni”, aggiunge l’europarlamentare. Manipolando la ionosfera è possibile ostacolare le comunicazioni globali facendo però arrivare a destinazione le proprie. Un’altra applicazione del sistema è quella di scandagliare a raggi X la terra per vari chilometri di profondità, con un’apposita tomografia a effetto penetrante, per esplorare campi di petrolio e di gas, ma anche attrezzature militari sotterranee. Radar in grado di vedere oltre l’orizzonte e di definire gli oggetti a grande distanza sono un’altra delle applicazioni del sistema HAARP.

È certo che a partire dagli anni ‘50 gli Stati Uniti hanno effettuato esplosioni di materiale nucleare nelle fasce di Van Allen per sondare gli effetti ad un’altezza così elevata sulle trasmissioni radio e le operazioni radar in virtù dell’intenso impulso elettromagnetico scatenato dalle deflagrazioni. Gli esperimenti hanno creato nuove fasce di radiazione magnetica comprendenti quasi tutta la terra. Gli elettroni correvano lungo linee di campo magnetiche creando un’aurora boreale artificiale sopra il Polo Nord”, aggiunge Maj Britt Theorin. Con questi test militari si rischia seriamente di danneggiare per molto tempo la fascia di Van Allen. Secondo gli scienziati americani ci vorranno probabilmente molte centinaia di anni prima che essa si stabilizzi nella sua posizione normale. L’HAARP può anche influenzare tutto l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica. Inoltre le potenti onde radio possono causare buchi ionosferici, pregiudicando il sistema che ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo.

Proprio a causa dell’implementazione del sistema HAARP come arma per manipolare l’ambiente, la Commissione presieduta da Maj Britt Theorin ha chiesto inutilmente la sospensione di tutte le attività sperimentali e che le conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche fossero analizzate da un organismo internazionale indipendente. “Tutta una serie di atti normativi internazionali (Convenzione sul divieto dell’utilizzo a scopi militari o ad altri scopi ostili delle tecniche di modificazione dell’ambiente, The Antarctic Treaty, Trattato recante principî per il comportamento degli Stati nell’esplorazione dello spazio esterno e la Convenzione dell’ONU sulle leggi del mare) fanno risultare l’HAARP assai dubbio non soltanto dal punto di vista umano e politico, ma anche da quello giuridico”, concludeva l’europarlamentare.

In un suo recente saggio sulle guerre climatiche (“Owning the weather”, Limes, ), il generale Fabio Mini, già comandante delle forze NATO in Kosovo, rileva come da ormai diversi anni la ricerca militare si sia rivolta sia alle bassissime frequenze (ELF) sia a quelle alte. “In entrambi i casi lo scopo è quello d’interferire con la ionosfera in modo da aumentare o diminuire fino alla soppressione le capacità di trasmissione di segnali radiomagnetici”, scrive il militare. “Le e missioni dei trasmettitori HAARP che avvengono quasi regolarmente in quattro periodi dell’anno sono in grado di inviare nella ionosfera raggi di potenza superiore al gigawatt. Gli scienziati che si occupano del programma negano che la loro attività abbia una qualsiasi valenza militare o che interferisca con l’ambiente naturale. Tuttavia, il termine auroral che fa parte del suo acronimo si riferisce al fenomeno delle aurore boreali che si determinano nella zona di confine tra ionosfera e atmosfera quando emissioni ad altissima energia provenienti dal sole  vengono convogliate dal  magnetismo terrestre verso i poli e vanno a collidere  con le particelle più rarefatte dell’atmosfera. HAARP nega che le sue emissioni siano in brado di produrre artificialmente questo fenomeno, anche se le emissioni sono dirette esattamente verso la stessa zona e hanno caratteristiche molto simili a quelle ad alta energia provenienti dal sole”.

Il generale Mini ricorda poi come gli esperimenti militari per alterare la ionosfera risalgano perlomeno alla seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso. Nel 1958 le forze armate Usa fecero esplodere  tre ordigni atomici a a fissione nella parte inferiore della fascia di Van Allen e due ordigni a fusione nella parte alta dell’atmosfera, alterando l’equilibrio della ionosfera. tali esperimenti continuarono fino al 1962, quando le dirompenti poteste della comunità scientifica internazionale costrinsero Washington a sospenderli. Nello stesso periodo iniziarono però le sperimentazioni nucleari sovietiche nella ionosfera e nelle fasce di Van Allen. “Oggi sono proprio i radar meteorologici ad individuare – spesso in corrispondenza di aree colpite da gravi fenomeni atmosferici – le segnature circolari tipiche delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza come quelle generate dalle emittenti di onde longitudinali, onde scalari, silent sound e di quelle delle trasmittenti HARP”, conclude Fabio Mini.

Per l’economista Michel Chossudovsky, l’HAARP è un vera e propria arma di distruzione di massa. Oltre ad interferire sulle comunicazioni radio ad alta frequenza, televisive e radar, le sue antenne possono influenzare i circuiti elettrodinamici delle aurore, consistenti in una corrente naturale di elettricità che varia da 100 mila ad 1 milione di megawatt. In questo modo è possibile utilizzare il vento solare per danneggiare i satelliti e le apparecchiature installate sui sistemi missilistici dei paesi nemici. Anche in questo caso il programma di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza s’incrocia con le attività dell’NRTF di Niscemi. Alcuni dei trasmettitori della stazione dell’US Navy di contrada Ulmo operano in VLF (Very Low Frequency), con bande di frequenze comprese tra i 3 kHz - 30 kHz, all’interno del sistema planetario di “Sorveglianza dell’attività solare” e per il monitoraggio delle cosiddette SID - Sudden Ionospheric Disturbances, i disturbi delle comunicazioni radio originati nella ionosfera dalle attività eruttive del sole. Nella lista dei trasmettitori in VLF utilizzabili per il monitoraggio SID, predisposta dalle forze armate statunitensi, oltre alla stazione di Niscemi, compare anche quella dell’isola di Tavolara in Sardegna.

 

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Antonio Mazzeo, peace-researcher e giornalista, ha pubblicato numerosi saggi ed inchieste sui processi di riarmo e militarizzazione in Italia e nel Mediterraneo. Nel 2012 ha pubblicato il volume Un EcoMuostro a Niscemi. L’arma perfetta per i conflitti del XXI secolo (Sicilia Punto L, Ragusa) in cui si descrivono le problematiche di tipo militare, ambientale, sociale e criminogeno relative all’installazione in Sicilia del terminale terrestre del MUOS. Nel 2010 ha conseguito il Primo premio “Giorgio Bassani” di Italia Nostra per il giornalismo. È attivista della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella e del Movimento No MUOS. Per consultare articoli e pubblicazioni: http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/

 
Relazione presentata alla Conferenza Beyond Theories of Weather Modification – Civil Society versus Geoengineering, European Parliament, Bruxelles 9 aprile 2013.