I Padrini del Ponte

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Affari di mafia sullo Stretto

lunedì 16 settembre 2013

MUOS: il voltafaccia di Crocetta, la resistenza dei pacifisti


Nel cosiddetto Decreto del Fare del 21 giugno 2013, il governo Letta ha introdotto il comma 4 all’articolo 39, consentendo la deroga alle norme che regolano il fragile rapporto tra la realizzazione di infrastrutture e la difesa dell’ambiente e del territorio. “Qualora i lavori siano iniziati nei cinque anni dal rilascio, l’autorizzazione paesaggistica si considera efficace per tutta la durata degli stessi e, comunque, per un ulteriore periodo non superiore a dodici mesi”, recita il comma. Da oggi è dunque sufficiente l’avvio dei cantieri per evitare l’effetto di decadenza dell’autorizzazione allo scadere del quinquennio. Se la deroga non fosse stata richiesta da tempo dall’associazione dei costruttori parrebbe essere pensata ad hoc per consentire la ripresa a Niscemi, Caltanissetta, dei lavori del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della marina militare degli Stati Uniti d’America.

L’autorizzazione paesaggistica per costruire il terminale terrestre del MUOS all’interno di una riserva naturale inserita nella rete ecologica “Natura 2000” come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) è scaduta a metà giugno ma grazie al Decreto del Fare le autorità militari e le società contractor hanno ripreso i lavori lo scorso 26 agosto. “I partiti al governo sono determinati a consentire alle forze armate Usa di completare al più presto il MUOS, violando i vincoli ambientali e paesaggistici e ignorando i gravi rischi per la salute della popolazione”, commenta il Coordinamento siciliano dei Comitati No MUOS. “Il comma 4 al decreto omnibus fornisce un escamotage per evitare ulteriori denunce e procedimenti giudiziari che andrebbero a sommarsi a quelli già in corso e ai nuovi avanzati in questi giorni dai legali del Movimento”.

Alla realizzazione del nuovo strumento di guerra globale concorrono l’amministrazione Usa, le maggiori aziende del complesso militare-industriale e finanziario internazionale, centri accademici e di ricerca. Una lobby onnipotente che punta ad affermare la propria superiorità in ogni angolo del pianeta sviluppando sistemi sempre più automatizzati e disumanizzati. Il MUOS (Mobile User Objective System) assicurerà il collegamento della rete militare statunitense (centri di comando, controllo e logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti; tutti gli utenti mobili come cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, aerei senza pilota, ecc.) decuplicando la velocità e il numero delle informazioni e dei dati audio e video trasmessi nell’unità di tempo. Il MUOS - nelle intenzioni del Pentagono - sostituirà il sistema satellitare UFO (Ultra High Frequency Follow-On) in funzione dal 1993, garantendo maggiore mobilità, facilità di accesso e migliore qualità del servizio agli utenti.

Il nuovo sistema di telecomunicazione comprenderà quattro impianti di stazione a terra, quattro satelliti attivi e uno di “riserva”. Le installazioni terrestri sono previste a Niscemi presso la stazione NRTF utilizzata da oltre vent’anni per le trasmissioni con le unità navali e i sottomarini nucleari; nella Defence Satellite Communications Station di Kojarena-Geraldton (nel sud-ovest dell’Australia); a Norfolk (Virginia) e nella stazione aeronavale di Wahiawa, isole Hawaii. La stazione mediterranea era prevista originariamente all’interno della base militare di Sigonella, alle porte di Catania. A seguito di uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dalle antenne, il progetto fu però dirottato a Niscemi. Nello specifico, due aziende statunitensi elaborarono nel 2005 un modello di verifica dei rischi di irradiazione del MUOS sui sistemi d’arma, munizioni, propellenti ed esplosivi ospitati nella grande base siciliana e sulle apparecchiature poste sugli aeromobili ivi operativi.

Ad analizzare dettagliatamente le criticità ambientali del nuovo sistema satellitare sono stati però i professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu del Politecnico di Torino. “C’è il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole del MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento”, avvertono i ricercatori. “I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti. Inoltre il fascio di microonde è in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito. I rischi d’interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il MUOS, dove si trovano ben tre scali: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi; Sigonella a 52 km e Catania-Fontanarossa a 67 Km”.

Allarmi analoghi sono giunti pure dai periti de “La Sapienza” di Roma, nominati dal TAR di Palermo nel contenzioso legale tra il Ministero della difesa da una parte, Regione Sicilia, Comune di Niscemi, Comitati No MUOS, Legambiente e WWF dall’altra. Nel rapporto depositato il 27 giugno 2013, gli esperti dell’ateneo romano hanno stigmatizzato l’inattendibilità degli studi della Marina Usa che avevano certificato l’innocuità del MUOS. Inoltre si è rilevato come le autorizzazioni dei lavori a Niscemi siano state emesse dalle autorità regionali senza un’adeguata valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza del traffico aereo. Il TAR, con ordinanze del 9 luglio 2013, ha rigettato la domanda di sospensiva dell’Avvocatura dello Stato contro il provvedimento di revoca delle autorizzazioni firmato dalla Regione Siciliana il precedente 29 marzo, ritenendo che vi fossero seri dubbi sulla nocività del nuovo impianto. La sentenza del TAR è stata però prontamente impugnata dal ministro Mauro innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa che ha fissato in tempi record la discussione per il 25 luglio. A meno di 24 ore dall’udienza, si è però verificato un colpo di scena che ha lasciato attonite le realtà sociali e politiche mobilitatesi in questi anni contro il MUOS. Il governatore Rosario Crocetta, vincitore della tornata elettorale dell’autunno 2012 anche per le sue esternazioni contro il nuovo sistema di guerra, ha formalizzato la revoca del provvedimento di blocco dei lavori firmato dai suoi funzionari qualche mese prima. Il voltafaccia della Regione viene giustificato con le risultanze di uno studio sulle problematiche elettromagnetiche del MUOS commissionato dal Governo all’Istituto Superiore di Sanità. Preventivamente purgato delle contestazioni dei docenti universitari e degli esperti nominati dalla giunta Crocetta, l’ISS ha espresso un giudizio tranquillizzante sul sistema satellitare. Inoltre è giunto a contraddire le rilevazioni dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) che avevano accertato valori preoccupanti sull’inquinamento elettromagnetico generato dalle 46 antenne della base NRTF di Niscemi.

Oltre a delegittimare gli esperti della Regione siciliana, Rosario Crocetta ha ignorato le considerazioni della Procura della repubblica di Caltagirone che il 6 ottobre 2012 aveva disposto il sequestro dei cantieri del MUOS per palesi violazioni delle normative urbanistiche ed ambientali. Durante i lavori erano state sbancate intere colline e sradicata la macchia mediterranea, sfregiando irrimediabilmente un’ampia area classificata come zona A (cioè inedificabile) della riserva “Sughereta” di Niscemi. Orecchie da mercante dell’antimafioso Crocetta anche relativamente alle denunce di giornalisti e parlamentari sull’infiltrazione mafiosa nei cantieri del MUOS, accertata dai rapporti della questura e della prefettura di Caltanissetta.

Quella dell’installazione in Sicilia del nuovo sistema satellitare non è però solo una storia di raggiri, soprusi, illegalità di Stato. È anche la narrazione di numerose iniziative e campagne di mobilitazione, azioni dirette non violente e di disobbedienza civile, blocchi dei mezzi militari e invasioni pacifiche di massa della grande base Usa. La resistenza di migliaia e migliaia di siciliani, comitati di base, associazioni socio-culturali e religiose, amministratori locali contro lo strapotere dei Signori di tutte le guerre. Per continuare a sognare un’Isola ponte di pace e dialogo in un Mediterraneo sempre più armato e diviso dalle flotte navali e dai muri anti-migranti. Per riportare Diritto e Giustizia dove l’illegalità è sistema di potere e dove vecchi e nuovi Gattopardi tradiscono speranze di rinnovamento e aspirazioni al bene comune.

Il Movimento No MUOS non si arrende. Il prossimo appuntamento è per sabato 28 settembre a Palermo per far sentire forte la propria voce sin sotto ai palazzi del Potere che per ignavia o interesse hanno ridato vita a un progetto di sterminio illegittimo. Poi - in ottobre - a Roma perché della questione sia finalmente investito il Parlamento. Un’assunzione di responsabilità dovuta nel pieno rispetto della Costituzione.
Articolo pubblicato in Adista, n. 32, 21 settembre 2013

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